Alien: Covenant e la sessualità nelle opere di Hans Ruedi Giger

In occa­sio­ne del nuo­vo film Alien: Cove­nant di Rid­ley Scott si sono riac­ce­si i riflet­to­ri sul­la crea­tu­ra più ico­no­gra­fi­ca del cine­ma: Alien, che a voler esser pigno­li si chia­me­reb­be “Xeno­mor­fo” (dal gre­co, “For­ma straniera”).

È una pan­de­mia: su inter­net, oltre alle recen­sio­ni dei cri­ti­ci, abbon­da­no com­men­ti e teo­rie di fan del­la saga. In tele­vi­sio­ne vie­ne ripro­po­sto il ciclo com­ple­to dei pre­quel. Come se non bastas­se, nel­le libre­rie ci si imbat­te in qual­che Alien assai bavo­so (que­sti esse­ri sali­va­no più dei cani di Pavlov ), nel­la zona dei fumet­ti o in un pic­co­lo ango­li­no dedi­ca­to. Per far­la bre­ve, è scop­pia­ta una nuo­va “feb­bre per lo Xeno­mor­fo”.

Una particolarità dello Xenomorfo risiede nella profonda connessione tra sesso ed orrore, che caratterizza il ciclo vitale di questa creatura malefica.

Pri­ma del 1979, quan­do il capo­sti­pi­te del­la for­tu­na­ta serie è arri­va­to nel­le sale, il pub­bli­co non ave­va mai assi­sti­to a qual­co­sa di simi­le: il miste­rio­so svi­lup­po di un ciclo vita­le per­ver­so che por­ta alla nasci­ta di un fami­ge­ra­to bestio­ne. Il ciclo è sem­pli­ce: in un pri­mo momen­to da un uovo alie­no sal­ta fuo­ri un Face­hug­ger, un esse­re somi­glian­te ad un incro­cio tra una mano ed un ragno che ino­cu­la un embrio­ne den­tro il cor­po uma­no. L’em­brio­ne, noto come Chest­bug­ger (che tra­dot­to suo­na un po’ come “Spac­ca­pet­to”, ma a dir­la tut­ta esce dal­lo sto­ma­co), dopo un perio­do d’in­cu­ba­zio­ne per­fo­ra il cor­po del­l’o­spi­te dal­l’in­ter­no per poi dar­se­la a gam­be leva­te. Anco­ra piut­to­sto iner­me, vive un’a­do­le­scen­za di dodi­ci ore per poi tra­sfor­mar­si defi­ni­ti­va­men­te in uno Xeno­mor­fo adulto.

Ogni aspet­to di que­sto ciclo vita­le può richia­ma­re in qual­che manie­ra la ses­sua­li­tà, a comin­cia­re dal modo in cui vie­ne iniet­ta­to l’em­brio­ne in cor­po. Inse­ri­to tra­mi­te una spe­cie di tubo vaga­men­te fal­li­co, que­sta fase di ino­cu­la­zio­ne richia­ma mol­to espli­ci­ta­men­te la fel­la­tio e ren­de la don­na una mera incu­ba­tri­ce del feto alie­no (il face­hug­ger depo­si­ta un embrio­ne det­to Chest­bur­ster nel­la gola del­l’o­spi­te che, dopo un bre­ve perio­do, emer­ge vio­len­te­men­te dal tora­ce del­l’o­spi­te, ndr) Vista in que­sto modo sem­bra un cir­co­lo di una gra­vi­dan­za dell’orrore.

Que­sto aspet­to del­la gra­vi­dan­za che evo­ca ter­ro­re è un topos che ricor­re in vari film ispi­ra­ti alla saga di Alien. Pro­prio recen­te­men­te il film Alien: Pro­me­theus, di cui è regi­sta lo stes­so Rid­ley Scott, ren­de pale­se que­st’a­spet­to del­la gesta­zio­ne di un mostro extra­ter­re­stre con il per­so­nag­gio di Eli­za­beth Shaw che, dopo un rap­por­to ses­sua­le con il suo part­ner, infet­ta­to da un agen­te alie­no aggres­si­vo, diven­te­rà a sua insa­pu­ta un reci­pien­te pas­si­vo di una crea­tu­ra. Dopo una serie di stra­ne con­tra­zio­ni, la don­na sco­pri­rà con sgo­men­to di por­ta­re in grem­bo un feto miste­rio­so che si sta agi­tan­do più del dovu­to. Pre­sa dal pani­co, Eli­za­beth si pre­ci­pi­ta in infer­me­ria per rimuo­ve­re l’em­brio­ne e riu­sci­rà ad estrar­lo solo dopo un’an­go­scian­te sce­na dove la pro­ta­go­ni­sta si fa taglia­re, dila­ta­re e ricu­ci­re il ven­tre da una “cabi­na chi­rur­gi­ca”. Il fat­to che sul­lo scher­mo sia mostra­ta una don­na incin­ta che abor­ti­sce sup­por­ta un’interpretazione del­lo Xeno­mor­fo come crea­tu­ra sessuale.

In tut­ti i film di Alien, uno sguar­do “por­no­gra­fi­co”, foca­liz­za­to su imma­gi­ni det­ta­glia­te con un’at­ten­zio­ne mor­bo­sa, emer­ge quan­do spun­ta fuo­ri il Chest­bug­ger, il cor­ri­spon­den­te del pre­a­do­le­scen­te per lo svi­lup­po di uno Xeno­mor­fo. Infat­ti, che si lan­ci fuo­ri dal­la pan­cia, dal­la schie­na o dal­la gola, il momen­to in cui la crea­tu­ra si apre un var­co tra ossa, musco­li e ner­vi vari è sem­pre ogget­to di gran­de atten­zio­ne. Più che di una pra­ti­ca ero­ti­ca, si trat­ta di ritua­le che ha come sco­po l’en­tra­ta in sce­na del ter­ri­bi­le esse­re alieno.

Per quanto questa lettura “erotica” della saga possa sembrare una forzatura, la sessualità è un tema ricorrente nelle opere di  Hans Ruedi Giger, l’artista svizzero che ha creato lo Xenomorfo come lo conosciamo.

Giger, infat­ti, pre­di­li­ge rap­pre­sen­ta­zio­ni mor­ti­fe­re e ses­sua­li che si fon­do­no tra loro crean­do un sen­so pro­fon­do d’an­go­scia. Ne sono un esem­pio le sue ope­re Penis Land­sca­pe e Ero­to­me­cha­nics, dal­le qua­li si può con­sta­ta­re per­ché lo Xeno­mor­fo abbia una con­no­ta­zio­ne che si bar­ca­me­na tra il gene­re hor­ror ed erotico.

Se si scri­ve “Alien ori­gi­nal con­cept” su Goo­gle imma­gi­ni note­re­te come lo Xeno­mor­fo fos­se più ses­sua­liz­za­to di quan­to non sia ades­so: il Face­hug­ger sem­bra ave­re una boc­ca mol­to simi­le ad una vul­va, men­tre Chest­bug­ger e il cra­nio del­lo Xeno­mor­fo sono deci­sa­men­te fallici.

Lo Xeno­mor­fo è una crea­tu­ra biz­zar­ra, in cui mol­ti vedo­no il rifles­so di pau­re diver­se, tra cui anche un’in­con­te­sta­bi­le pau­ra ses­sua­le mista al ter­ro­re del­l’ir­re­ver­si­bi­li­tà di un pro­ces­so che è desti­na­to a distrug­ge­re l’individuo.

For­se, nel­la crea­tu­ra di Giger non tro­ve­re­mo solo un’i­co­na cine­ma­to­gra­fi­ca ma anche un emble­ma del­le nostre paure.

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Giorgio Longhi
Vignet­ti­sta male­det­to. Sof­fre di una sin­dro­me che lo por­ta a leg­ge­re solo sag­gi… Per­ciò per­do­na­te­lo se non ha mai let­to Tol­stoj, però sicu­ra­men­te potrà par­lar­vi del­la pro­sti­tu­zio­ne duran­te l’e­po­ca degli anti­chi greci.

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