Alien: trentotto anni e non sentirli

In pochi gior­ni Alien: cove­nant è sali­to in cima al box offi­ce ita­lia­no e segue di pochis­si­mo Guar­dia­ni del­la galas­sia vol. 2 al bot­te­ghi­no ame­ri­ca­no: il suc­ces­so era annun­cia­to, il ritor­no del­lo xeno­mor­fo sul gran­de scher­mo era infat­ti atte­so dai nume­ro­sis­si­mi fan in tut­to il mon­do da anni e final­men­te sono sta­ti accon­ten­ta­ti. Il nuo­vo film di Scott, che ave­va diret­to Pro­me­theus, il sequel di Cove­nant, nel 2012 ripren­de l’universo fan­ta­scien­ti­fi­co da lui crea­to nel lon­ta­nis­si­mo 1979, ben 38 anni fa.

Cosa è suc­ces­so in que­sti 38 anni? I fan del­lo xeno­mor­fo han­no avu­to modo di stu­dia­re la for­ma di vita più evo­lu­ta (e temu­ta) del­la galas­sia in mol­te occa­sio­ni: dopo il film ori­gi­na­le di Scott, pri­ma James Came­ron poi David Fin­cher, han­no diret­to i sequel, fino al quar­to epi­so­dio (Alien resur­rec­tion, in ita­lia­no La clo­na­zio­ne); dopo di che il fran­chi­se ha pre­so una pie­ga mol­to più com­mer­cia­le, inse­ren­do la crea­tu­ra nei film di Preda­tors — esat­to, quei film con Swhar­ze­neg­ger- in par­ti­co­la­re nel secon­do, e in ter­ri­bi­li film in cui le due spe­cie alie­ne com­bat­to­no per il gusto del­lo spet­ta­to­re; da non dimen­ti­ca­re poi i diver­si video­gio­chi tra cui spic­ca l’ultimo, dav­ve­ro mol­to apprez­za­to dagli appas­sio­na­ti, Alien iso­la­tion capa­ce di resti­tui­re al gio­ca­to­re l’ansia e la pau­ra che si sono vis­su­te nei pri­mis­si­mi film, gra­zie una gra­fi­ca eccel­len­te e un siste­ma di gio­co in pri­ma per­so­na che fa del cita­zio­ni­smo la sua arma vincente. 

Tra alti e bassi però una cosa mette tutti d’accordo: lo xenomorfo, un «perfetto organismo, la cui perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità […] un superstite, non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità» come viene descritto dal dottor Ash nel primo film.

Per le sue carat­te­ri­sti­che l’alieno risul­ta rico­no­sci­bi­lis­si­mo anche a chi il film non lo ha mai visto: il desi­gn del­la crea­tu­ra fu idea­to da Hans Giger ma ha anche un po’ di vena ita­lia­na por­ta­ta da Car­lo Ram­bal­di (tre vol­te pre­mia­to all’Oscar come miglior tec­ni­co per gli effet­ti spe­cia­li): per dise­gnar­lo si è ispi­ra­to più di quan­to ci si potes­se aspet­ta­re al mon­do ter­re­stre: l’aspetto dell’alieno non piac­que subi­to al regi­sta anche per via del­le allu­sio­ni ses­sua­li (cela­te ma non trop­po) e fu con­si­de­ra­to addi­rit­tu­ra trop­po distur­ban­te, ma Scott si fece con­vin­ce­re dal­le insi­sten­ti rac­co­man­da­zio­ni degli arti­sti. In par­ti­co­la­re Giger si era ispi­ra­to a diver­si aspet­ti del mon­do ani­ma­le e soprat­tut­to agli inset­ti che cau­sa­no fobie mol­to comuni.
Gli xeno­mor­fi ad esem­pio sono simi­li in un cer­to sen­so alle api e alle for­mi­che per come si orga­niz­ze­reb­be­ro nel­la sca­la socia­le, cioè vivo­no divi­si per caste (in natu­ra ci sono ad esem­pio api/formiche ope­ra­ie e quel­le uti­li alla ripro­du­zio­ne) il cui vero sco­po è con­ser­va­re la colo­nia. Oltre alle fami­ge­ra­te uova di alie­no gli xeno­mor­fi han­no dimo­stra­to di saper­si clo­na­re come alcu­ne spe­cie di for­mi­che o di api, esclu­si­va­men­te fem­mi­ne. In natu­ra tut­ta­via una scar­sa varie­tà gene­ti­ca equi­va­le a una scar­sa capa­ci­tà di adat­ta­men­to (ecco per­ché solo pochis­si­me spe­cie di inset­to si “clo­na­no”), ma ecco tro­va­ta la solu­zio­ne: i pic­co­li Alien pos­so­no diven­ta­re paras­si­ti di un cor­po ospi­tan­te e quin­di assor­bi­re un po’ di cor­re­do gene­ti­co in manie­ra non mol­to dif­fe­ren­te da come si svi­lup­pa­no alcu­ni inset­ti che, depo­si­ta­ti dal­la madre diret­ta­men­te den­tro al cor­po di un altro ani­ma­le, resta­no incu­ba­ti nel cor­po del­lo sven­tu­ra­to ospi­te che farà l’infelice fine di John Hurt nel­la pel­li­co­la originale.

La paro­dia di Alien in Bal­le Spa­zia­li di Mel Brooks, in cui lo xeno­mor­fo ucci­de il sosia di Hurt.

Anche il san­gue aci­do dell’alieno, capa­ce di buca­re mol­ti stra­ti di qual­sia­si navi­cel­la spa­zia­le, è riscon­tra­bi­le in alcu­ni ani­ma­li che gra­zie alla loro tos­si­ci­tà allon­ta­na­no i pre­da­to­ri, ma quel­lo che cer­ta­men­te ren­de più carat­te­ri­sti­co l’alieno è la sua secon­da boc­ca: que­sto è un caso più par­ti­co­la­re per­ché seb­be­ne alcu­ni pesci pre­da­to­ri, come le mure­ne, la pri­ma spe­cie su cui si è nota­to que­sta stra­na for­ma­zio­ne del­le fau­ci, abbia­no un secon­do paio di man­di­bo­le estro­fles­si­bi­li, que­sta par­ti­co­la­ri­tà è dive­nu­ta nota alla comu­ni­tà scien­ti­fi­ca solo nel 2007. Lo xeno­mor­fo poi cam­bie­rà leg­ger­men­te for­ma a secon­da del regi­sta che gui­da il film: Fin­cher lo vole­va più “ani­ma­le­sco ed ero­ti­co” men­tre Came­ron nel suo Scon­tro fina­le lo ha adat­ta­to per una con­for­ma­zio­ne più aggres­si­va e bel­li­ca. La com­bi­na­zio­ne di un mostro tan­to affa­sci­nan­te quan­to distur­ban­te e le inno­va­zio­ni che i film han­no sapu­to por­ta­re nel gene­re del­la fan­ta­scien­za e dell’horror sono sta­ti la for­mu­la per una serie di suc­ces­so come poche altre e che con­ti­nua nono­stan­te ormai dal pri­mo capi­to­lo sia pas­sa­to diver­so tem­po e che potreb­be con­ti­nua­re anco­ra a lungo.

Scott, che ha diret­to anche gli ulti­mi due film, ha defi­ni­to che il vero e pro­prio cano­ne resta com­po­sto dal pri­mo ori­gi­na­le, che nel­la linea tem­po­ra­le del­le vicen­de si svol­ge dopo le due pel­li­co­le più recen­ti: Pro­me­theusCove­nant infat­ti sono pre­quel del film che ha lan­cia­to la tan­ta for­tu­na­ta saga e che si è affer­ma­ta come pie­tra milia­re del cine­ma per esse­re sta­ta ai tem­pi inno­va­ti­va, sia nel cam­po del­la fan­ta­scien­za che in par­te anche dell’horror. Le ulti­me pel­li­co­le, tut­ta­via, sem­bra­no voler dare una svol­ta deci­sa rispet­to ai film classici: 

se prima infatti il punto forte delle pellicole era il senso di angoscia creato da ambienti claustrofobici, ora sembra essere l’esplorazione spaziale e la ricerca delle origini della specie aliena, ma anche umana (ricerche che al contrario nei film più vecchi portavano inesorabilmente alla morte degli scienziati ed dell’equipaggio). 

In que­sto sen­so i pre­quel si pon­go­no come film anco­ra ambi­zio­si e non mol­to meno pio­ne­ri­sti­ci rispet­to al cano­ne: anzi­ché con­ti­nua­re sul­la scia degli ormai clas­si­ci hor­ror a tema fan­ta­scien­ti­fi­co (che devo­no la loro for­tu­na pro­prio ad Alien) Rid­ley Scott pro­po­ne un viag­gio, sem­pre a tin­te hor­ror, ver­so i miste­ri dell’universo che l’autore ha imma­gi­na­to: con que­sto “secon­do” capi­to­lo (par­ten­do dal 2012) si ripren­do­no lo sti­le e le ricer­che che gli argo­nau­ti ave­va­no intra­pre­so, rima­neg­gian­do con dia­lo­ghi e ambien­ta­zio­ni simi­li a quel­li da Pro­me­theus, nuo­ve tema­ti­che inse­ri­te mol­to corag­gio­sa­men­te (for­se un po’ trop­po) qua­li il crea­zio­ni­smo, dan­do una dire­zio­ne a un pro­get­to che potreb­be veni­re con­clu­so solo con le pros­si­me pel­li­co­le. Il regi­sta non ha esclu­so la pos­si­bi­li­tà di con­ti­nua­re la saga anche per diver­si anni: chis­sà che non por­ti anco­ra qual­che inno­va­zio­ne al gene­re, cer­to è che in mol­ti sono curio­si di sco­pri­re altre carat­te­ri­sti­che dell’alieno ma for­se le ricer­che di Pro­me­theus e di Cove­nant potreb­be­ro por­ta­re a risul­ta­ti anche più sor­pren­den­ti di quan­to non pos­sia­mo immaginare.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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