Decreto Minniti: l’obiettivo è espellere

Una mat­ti­na autun­na­le, pres­so l’Aula Magna di via Roent­gen dell’Università Boc­co­ni, si sta­va­no riu­nen­do per­so­na­li­tà di spic­co del mon­do del­la scien­za e del­la politica.
Era il 18 novem­bre 2016, si trat­ta­va del­l’ot­ta­va con­fe­ren­za mon­dia­le di Scien­ce For Pea­ce, un pro­get­to del­la fon­da­zio­ne Umber­to Vero­ne­si. Il tema da affron­ta­re era uno dei più spi­no­si e dibat­tu­ti degli ulti­mi tem­pi: il feno­me­no del­le migra­zio­ni e il futu­ro dell’Europa.

Non ci si è limi­ta­ti a for­ni­re una descri­zio­ne del feno­me­no, che risul­ta­va dram­ma­ti­co a tut­ti, si è ten­ta­to, inve­ce, di dimo­stra­re scien­ti­fi­ca­men­te come essa non sia un’e­mer­gen­za prov­vi­so­ria, ma un pro­ces­so desti­na­to a pro­trar­si nel tem­po, biso­gno­so quin­di di solu­zio­ni dura­tu­re e non emer­gen­zia­li. Come era sta­to sot­to­li­nea­to dall’intervento di Gui­do Bar­bu­ja­ni, pro­fes­so­re di gene­ti­ca all’università di Fer­ra­ra, e da Lau­ra Zan­fri­ni pro­fes­so­res­sa di socio­lo­gia del­le migra­zio­ni dell’Università Cat­to­li­ca del Sacro Cuo­re, le migra­zio­ni sono un feno­me­no con­ge­ni­to dell’essere uma­no. Duran­te un’altra con­fe­ren­za — Tedx Mila­no 2016 -,Bar­bu­ja­ni ave­va emble­ma­ti­ca­men­te affermato: 

discen­dia­mo da un pic­co­lo grup­po di afri­ca­ni che 70.000 anni fa al momen­to giu­sto, ha fat­to la scel­ta giu­sta: è emigrato.

Secon­do i dati for­ni­ti da UNHCR — Uni­ted Nations High Com­mis­sio­ner for Refu­gees — in Euro­pa si è assi­sti­to ad una cre­sci­ta di sbar­chi fino al 2015 (1.015.079 di cui 857 mila in Gre­cia e 154 mila in Ita­lia) per poi affie­vo­lir­si nel 2016 (362.653) e rag­giun­ge­re la cifra aggior­na­ta a mag­gio 2017 di 55.215.

Nel ten­ta­ti­vo di inter­pre­ta­re que­sti nume­ri pos­sia­mo sup­por­re che sia­no una con­se­guen­za dell’accordo tro­va­to con la Tur­chia, più vol­te denun­cia­to di esse­re in pie­na vio­la­zio­ne del dirit­to inter­na­zio­na­le. Esso rispec­chia per­fet­ta­men­te le logi­che di bre­ve ter­mi­ne e scoor­di­na­te, attua­te nel pano­ra­ma euro­peo. Ne è una ripro­va la mal con­ge­gna­ta rifor­ma dei rego­la­men­ti di Dublino.

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La poli­ti­ca ita­lia­na non si distac­ca par­ti­co­lar­men­te da que­ste pro­spet­ti­ve e spo­sa anch’es­sa solu­zio­ni di bre­ve perio­do, con­tra­rie a visio­ni di più ampio respi­ro. Per spez­za­re una lan­cia in favo­re del nostro pae­se, biso­gna pur sem­pre riba­di­re l’enorme pres­sio­ne a cui sia­mo sot­to­po­sti nel­la gestio­ne dei migranti.

In questo scenario si inserisce la legge di conversione del decreto-legge 17/02/2017, n. 13, più consciuto come Decreto Minniti. 

Esso si col­lo­ca nel­la disci­pli­na det­ta­ta dal Testo Uni­co sull’immigrazione modi­fi­ca­to nel 2002 dal­la leg­ge Bos­si-Fini e, suc­ces­si­va­men­te, dal pac­chet­to sicu­rez­za ema­na­to duran­te il gover­no Ber­lu­sco­ni del 2008.

Il tito­lo reci­ta «Dispo­si­zio­ni urgen­ti per l’ac­ce­le­ra­zio­ne dei pro­ce­di­men­ti in mate­ria di pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le, non­ché per il con­tra­sto del­l’im­mi­gra­zio­ne illegale».

Dall’analisi del­le nor­me, si appren­de, con favo­re, che ven­go­no isti­tui­te 26 sezio­ni di tri­bu­na­le spe­cia­liz­za­te in mate­ria di immi­gra­zio­ne e pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le (nel testo ini­zia­le del decre­to-leg­ge era­no 14). Esse avran­no sede pres­so i capo­luo­ghi di Cor­te d’Appello e i magi­stra­ti che le com­por­ran­no dovran­no, nel­l’ar­co di un bien­nio, sot­to­por­si a cor­si di spe­cia­liz­za­zio­ne per una miglio­re com­pren­sio­ne del­la mate­ria. Tra le com­pe­ten­ze asse­gna­te a tali sezio­ni figu­ra­no: le impu­gna­zio­ne dei prov­ve­di­men­ti di tra­sfe­ri­men­to ema­na­ti dal­le com­mis­sio­ni ter­ri­to­ria­li, pre­po­ste all’esame del­le doman­de di pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le, e il rico­no­sci­men­to del­la pro­te­zio­ne internazionale.

È nei riguardi di queste materie che la semplificazione risulta eccessiva, arrivando fino ad assumere profili di evidente incostituzionalità.

Vie­ne pre­vi­sto, per il rico­no­sci­men­to del­la pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le (per inten­der­si, lo sta­tus di rifu­gia­to), un model­lo pro­ces­sua­le di tipo came­ra­le (sen­za udien­za pub­bli­ca), con udien­za ora­le (ossia pre­sa visio­ne del­la video­re­gi­stra­zio­ne del col­lo­quio effet­tua­to pres­so la com­mis­sio­ne ter­ri­to­ria­le) di dura­ta mas­si­ma di 4 mesi, che si con­clu­de con un decre­to non recla­ma­bi­le (abo­li­zio­ne del secon­do gra­do di giu­di­zio) ma ricor­ri­bi­le per cassazione.

Vie­ne quin­di eli­mi­na­ta la pos­si­bi­li­tà di usu­frui­re di un pro­ces­so nel rispet­to del prin­ci­pio del con­trad­dit­to­rio, in nome del­la semplificazione.

Riguar­do ai giu­di­zi di impu­gna­zio­ne del­le deci­sio­ni di tra­sfe­ri­men­to adot­ta­te dal­le com­mis­sio­ni ter­ri­to­ria­li, que­sti ven­go­no svol­ti sem­pre in came­ra di con­si­glio e, con­clu­si con un decre­to non recla­ma­bi­le, impu­gna­bi­le solo con ricor­so per cassazione.

Inol­tre, vie­ne poten­zia­ta la rete dei cen­tri di iden­ti­fi­ca­zio­ne ed espul­sio­ne che ven­go­no rino­mi­na­ti “cen­tri di per­ma­nen­za per il rimpatrio”.

Si evin­ce, da que­sta bre­ve ana­li­si, che l’intento del legi­sla­to­re è sta­to, più che una sem­pli­fi­ca­zio­ne, un irri­gi­di­men­to del­le pro­ce­du­re di espul­sio­ne, tra­sfor­man­do quel­li che dove­va­no esse­re dei pro­ces­si in meri pro­ce­di­men­ti.

In aggiunta, si capisce che la principale preoccupazione sia quella di espellere e non di cercare quelle tanto agognate soluzioni di lungo periodo.

C’è biso­gno di una rispo­sta poli­ti­ca che non sia esclu­si­va­men­te atten­ta alla riso­lu­zio­ne dei pro­ble­mi posti sul­la pun­ta dell’iceberg, approc­cio caro ai quei movi­men­ti defi­ni­ti da Emma Boni­no come “l’internazionale popu­li­sta”, ma che cer­chi piut­to­sto, di pren­de­re deci­sio­ni di cui pro­ba­bil­men­te non potrà apprez­za­re con­se­guen­ze e risultati.
Cer­to, tali pro­po­ste pre­sup­pon­go­no una coe­sio­ne poli­ti­ca inter­na­zio­na­le che al momen­to pare esse­re un fie­vo­le miraggio.

 

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Federico Sarchiapone
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za, appas­sio­na­to di poli­ti­ca e del­le sue riper­cus­sio­ni sul dirit­to. Amo l’i­ta­lia­ni­tà ma cer­co di ave­re una visio­ne cosmopolita.
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Studente di giurisprudenza, appassionato di politica e delle sue ripercussioni sul diritto. Amo l'italianità ma cerco di avere una visione cosmopolita.

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