Popoli mostruosi e dove trovarli

Con il ter­mi­ne “popo­li mostruo­si” nel­la mito­lo­gia gre­co-lati­na e medie­va­le si indi­ca­va un grup­po di popo­li sco­no­sciu­ti che abi­ta­va­no ter­re lon­ta­ne e ine­splo­ra­te. Que­sti popo­li era­no sche­ma­tiz­za­ti e descrit­ti in cor­pus, simi­li ai bestia­ri medie­va­li, che indi­ca­va­no le carat­te­ri­sti­che degli abi­tan­ti miste­rio­si, accom­pa­gnan­do­si con minia­tu­re. Ognu­no di que­sti ave­va una pre­ci­sa defor­mi­tà fisi­ca, che si mani­fe­sta­va poi in devia­zio­ni com­por­ta­men­ta­li o morali.

Di que­sti popo­li era segna­ta anche la col­lo­ca­zio­ne geo­gra­fi­ca, anche se a quei tem­pi la con­ce­zio­ne del­le ter­ra era anco­ra lon­ta­na dal defi­nir­si esat­ta: c’erano inte­re zone ine­splo­ra­te, che i lati­ni desi­gna­va­no con la dici­tu­ra hic sunt leo­nes, che suo­na come un ammo­ni­men­to a non supe­ra­re i con­fi­ni già esplo­ra­ti, per­ché al di là si tro­va il peri­co­lo. E i popo­li mostruo­si, ovviamente.

Que­sti cor­pus si avvi­ci­na­no più alla mito­lo­gia che a una ricer­ca antro­po­lo­gi­ca ante lit­te­ram sui popo­li sco­no­sciu­ti. Alcu­ni per­so­nag­gi che si pos­so­no incon­tra­re sono gli Agi­pa­ni, uomi­ni con le cor­na e le zam­pe capri­ne; i Fomo­ri, uomi­ni con la testa di capra; i Naga, uomi­ni ser­pen­te; i Pano­zi, uomi­ni con gran­di orec­chie; o le Goril­le, popo­lo com­po­sto esclu­si­va­men­te di don­ne con il cor­po rico­per­to di peli.

Da destra a sinistra: un monopodo, un ciclope, un bambino a due testa, un blemmo e un cinocefalo conversano amabilmente.
Da destra a sini­stra: un mono­po­do, un ciclo­pe, un bam­bi­no a due teste, un blem­mo e un cino­ce­fa­lo con­ver­sa­no amabilmente.

Chi ha scrit­to que­sti cor­pus non ha mai visto que­ste popo­la­zio­ni fan­ta­sti­che, le ha solo imma­gi­na­te mostruo­se per­ché lon­ta­ne da sé e dal let­to­re e per­ché sconosciute.

In altre parole questo si chiama pregiudizio.

Per­ché il pre­giu­di­zio è un giu­di­ca­re pri­ma di cono­sce­re, un com­por­ta­men­to a cui si può rime­dia­re facil­men­te cer­can­do il più pos­si­bi­le di pen­sa­re e infor­mar­si pri­ma di dire o scri­ve­re qual­sia­si cosa.

I gre­ci, i lati­ni, gli uomi­ni medie­va­li ave­va­no pau­ra, ma, d’altra par­te, non gli si può dar tor­to: non ave­va­no i mez­zi suf­fi­cien­ti per esplo­ra­re, e quin­di com­pren­de­re; non c’era istru­zio­ne se non per gli uomi­ni e per i ric­chi; la Chie­sa domi­na­va il pen­sie­ro dell’uomo.

Ma oggi che scu­sa abbia­mo? Oggi che ci sono i voli low cost per esplo­ra­re il mon­do, oggi che le infor­ma­zio­ni gira­no su inter­net in manie­ra imme­dia­ta, oggi che l’istruzione è (bene o male) acces­si­bi­le a tut­ti, oggi che vige la libe­ra cir­co­la­zio­ne di idee e saperi?

La pau­ra del diver­so e del­lo sco­no­sciu­to aleg­gia anco­ra su di noi. Ma diver­so non signi­fi­ca miglio­re o peg­gio­re di noi; e l’i­gno­to è il tram­po­li­no di lan­cio ver­so la cono­scen­za e l’ar­ric­chi­men­to per­so­na­le. Non cono­sce­re tut­to è una gran­de for­tu­na, per­ché signi­fi­ca che sia­mo dei vasi vuo­ti, del­le spu­gne, pron­ti a (ac)cogliere nuo­vi stimoli.
Epit­te­to, filo­so­fo del­la Gre­cia anti­ca, ha scrit­to nel Manua­le«Dio ci ha dato due orec­chie e una boc­ca per ascol­ta­re il dop­pio e par­la­re la metà». Tene­re le orec­chie tese è il modo miglio­re per supe­ra­re la pau­ra, vali­ca­re il con­fi­ne e rag­giun­ge­re le ter­re segna­te da hic sunt leo­nes, per sco­pri­re (final­men­te!) che non c’è nul­la da teme­re e che i leo­ni in real­tà sono solo gros­si gat­ti a cui pia­ce fare le fusa se non hai pau­ra di accarezzarli.

Quan­do pen­sia­mo di esse­re evo­lu­ti, lon­ta­ni dal quel perio­do oscu­ro chia­ma­to Medioe­vo, ricor­dia­mo­ci dei popo­li mostruosi.

Sheila Khan

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.