Vago, la Statale e la battaglia del numero chiuso

Con diciot­to voti a favo­re, undi­ci con­tra­ri e sei aste­nu­ti, ieri alle 16.36 il Sena­to acca­de­mi­co del­la Sta­ta­le ha deli­be­ra­to sul­la que­stio­ne del nume­ro chiu­so nel­la facol­tà di Stu­di Uma­ni­sti­ci. E anche se il nume­ro chiu­so – che sareb­be più cor­ret­to defi­ni­re “pro­gram­ma­to” – non s’aveva da fare, in mol­ti han­no spin­to per­ché la pro­po­sta pas­sas­se, ret­to­re in pri­mis. Già set­ti­ma­na scor­sa, duran­te la pri­ma sedu­ta del Sena­to, un pre­si­dio orga­niz­za­to dagli stu­den­ti ave­va cer­ca­to di fer­ma­re la deci­sio­ne, che, effet­ti­va­men­te, non era sta­ta pre­sa pro­prio a cau­sa dell’interruzione del­la sedu­ta. Ogni qual­vol­ta il Sena­to vie­ne inter­rot­to ed ester­ni entra­no duran­te la sedu­ta, infat­ti, essa vie­ne auto­ma­ti­ca­men­te annul­la­ta e ogni que­stio­ne posti­ci­pa­ta. In modo paci­fi­co, gli stu­den­ti ave­va­no fat­to leva pro­prio su que­sto. Mos­sa che ieri ha spin­to il ret­to­re Vago a bar­ri­car­si in ret­to­ra­to per evi­ta­re ulte­rio­ri interruzioni.

Che la deci­sio­ne del nume­ro chiu­so pas­sas­se era già nell’aria e mol­ti se lo aspet­ta­va­no, nono­stan­te la nume­ro­sa par­te­ci­pa­zio­ne di stu­den­ti, pro­fes­so­ri, dot­to­ran­di e per­so­na­le ammi­ni­stra­ti­vo. Nem­me­no per la rifor­ma degli appel­li si era regi­stra­ta una così for­te pre­sen­za. Tut­ta­via, né i nume­ri dei pre­si­dian­ti né il coin­vol­gi­men­to del­la stam­pa mila­ne­se (ma non solo) sono basta­ti per sen­si­bi­liz­za­re abba­stan­za su un pro­ble­ma che è più gran­de di quan­to pos­sa sembrare.

La mobi­li­ta­zio­ne stu­den­te­sca, inol­tre, non solo non è sta­ta abbrac­cia­ta da mol­ti, ma è anche sta­ta incom­pre­sa e a tor­to iden­ti­fi­ca­ta come «una rivo­lu­zio­ne per il sem­pli­ce gusto del­la rivo­lu­zio­ne». Tan­ta ama­rez­za rima­ne negli sguar­di di chi, inve­ce, nel­le ulti­me set­ti­ma­ne si è spe­so in una ricer­ca atten­ta e pun­ti­glio­sa di ogni nor­ma e decre­to, pur di far vale­re la logi­ca del dia­lo­go su quel­la dell’oppressione.

La portata storica dell’evento non ha precedenti.

Non era mai acca­du­to pri­ma d’ora in nes­sun Ate­neo ita­lia­no che il ret­to­re sca­val­cas­se i diret­to­ri dei Dipar­ti­men­ti e pren­des­se una deci­sio­ne così impor­tan­te in così poco tem­po, sen­za con­sul­ta­re nes­su­no e impo­nen­do la pro­pria auto­ri­tà. A que­sto pro­po­si­to, c’è chi pun­ta il dito con­tro la rifor­ma Gel­mi­ni e non a torto.

La deci­sio­ne, come già riba­di­to, è sta­ta pre­sa nell’arco di pochi gior­ni. A que­sto pro­po­si­to, si rive­la par­ti­co­lar­men­te espli­ca­ti­vo un para­go­ne: nel­la facol­tà di Lin­gue e Let­te­ra­tu­re stra­nie­re, che ha intro­dot­to il nume­ro chiu­so lo scor­so set­tem­bre, la scel­ta ha richie­sto ben tre anni di discus­sio­ni, che han­no por­ta­to ad una deci­sio­ne sof­fer­ta ma, in quel caso, neces­sa­ria. Ci si chie­de per­ché tut­ta que­sta fret­ta a Stu­di Uma­ni­sti­ci, da sem­pre facol­tà nume­ro­sa ma mai, per que­sto moti­vo, demo­niz­za­ta come in que­sti gior­ni. Una facol­tà che, per sua natu­ra, dovreb­be pun­ta­re all’inclusione piut­to­sto che all’esclusione. Tan­to più che par­lia­mo di un con­te­sto di uni­ver­si­tà pub­bli­ca, che, per cita­re se stes­sa – la fra­se è invia­ta in cal­ce ad ogni email – si pro­fes­sa “libe­ra, pub­bli­ca, aper­ta”. Di aper­to, però, in que­sti gior­ni c’è ben poco.

Ieri il tut­to è sta­to aggra­va­to dal­la mozio­ne pro­po­sta dal ret­to­re di anti­ci­pa­re il prov­ve­di­men­to all’an­no pros­si­mo, quan­do ini­zial­men­te sem­bra­va fos­se sta­to rag­giun­to un com­pro­mes­so per cui, qua­lo­ra la mozio­ne fos­se pas­sa­ta, essa sareb­be entra­ta in vigo­re dal­l’an­no acca­de­mi­co 2018/2019.

Pare che die­tro a tut­ta que­sta fret­ta, comun­que, ci sia­no inte­res­si mol­to pra­ti­ci e ricon­du­ci­bi­li ai 300 milio­ni di euro stan­zia­ti per l’ex area Expo, in cui si tra­sfe­ri­ran­no le facol­tà scien­ti­fi­che, che andran­no a costrui­re un polo di ricer­ca finan­zia­to per la mag­gior par­te da pri­va­ti. Le giu­sti­fi­ca­zio­ni dal ret­to­re per moti­va­re la neces­si­tà del nume­ro chiu­so sono tan­te, ma due in par­ti­co­la­re spic­ca­no fra tut­te: in pri­mo luo­go, il nume­ro chiu­so garan­ti­reb­be una più ele­va­ta qua­li­tà e, in secon­do luo­go, per­met­te­reb­be di evi­ta­re un ecces­so di lau­rea­ti, moti­vo prin­ci­pe dell’intasamento del mer­ca­to del lavoro.

Affer­ma­zio­ni che riman­go­no un miste­ro, visto e con­si­de­ra­to che nes­su­no stu­dio ha mai con­fer­ma­to la cor­re­la­zio­ne quan­ti­tà degli studenti–qualità dell’insegnamento e nem­me­no ha for­ni­to per­cen­tua­li vali­de di nume­ro di stu­den­ti iscrit­ti per posti di lavo­ro. Tan­to più che l’Italia è al penul­ti­mo posto nel­le gra­dua­to­rie euro­pee per nume­ro di lau­rea­ti, per cui, se tut­to andas­se come sostie­ne Vago, in nes­sun ango­lo d’Europa un gio­va­ne uma­ni­sta tro­ve­reb­be lavo­ro. Discor­so para­dos­sa­le, oltre che fasullo.

Ma l’insensatezza del­la deci­sio­ne pre­sa dal magni­fi­co ret­to­re non si fer­ma qui: ci si chie­de come sia pos­si­bi­le che, nel­la facol­tà di Stu­di Uma­ni­sti­ci più gran­de d’Europa, si voglia impe­di­re a gio­va­ni men­ti di for­mar­si e impa­ra­re. Per­ché, come è sta­to ripe­tu­to più e più vol­te in occa­sio­ne del­le pro­te­ste e dei pre­si­di, una per­so­na istrui­ta, anche se nel­la mate­ria con meno pos­si­bi­li­tà di impie­go, avrà sicu­ra­men­te più mez­zi per affron­ta­re la socie­tà di oggi. Nel­la logi­ca del­l’e­sclu­sio­ne for­za­ta, da set­tem­bre i posti dispo­ni­bi­li saran­no mol­ti meno rispet­to a que­sti anni: a Filo­so­fia 530, a Let­te­re 550, a Beni Cul­tu­ra­li 500, a Geo­gra­fia 230 e a Sto­ria 480. Nume­ri che inti­mo­ri­sco­no e ren­do­no anco­ra più dif­fi­col­to­so il dialogo.

Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.
About Elena Cirla 39 Articoli
Studentessa di Lettere Moderne, classe 1994. Amante dell'autunno, dei viaggi e del vino rosso.

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