Londra, Torino e l’ennesima psicosi

Il bilan­cio del­le vit­ti­me e feri­ti cau­sa­ti dal­l’atten­ta­to sul Lon­don Brid­ge è di set­te mor­ti con­fer­ma­ti e qua­ran­tot­to feri­ti, quat­tro dei qua­li fran­ce­si. Le rea­zio­ni dei prin­ci­pa­li com­men­ta­to­ri varia­no. In mat­ti­na­ta si è riu­ni­to il comi­ta­to di emer­gen­za per la sicu­rez­za Cobra. A ver­ti­ce con­clu­so, arri­va il com­men­to di The­re­sa May: «Que­sto è il ter­zo attac­co in tre mesi in Gran Bre­ta­gna e da mar­zo la sicu­rez­za, la poli­zia e l’in­tel­li­gen­ce han­no sven­ta­to cin­que com­plot­ti. Ora è trop­po. Gli attac­chi non sono col­le­ga­ti, ma sia­mo di fron­te a un nuo­vo trend: il ter­ro­ri­smo chia­ma il ter­ro­ri­smo e gli assa­li­to­ri ven­go­no ispi­ra­ti da altri assalitori».

Il sin­da­co labu­ri­sta di Lon­dra, Sadiq Khan, ha denun­cia­to come un atto «codar­do e deli­be­ra­to» l’at­tac­co. «Ho pau­ra — ha con­ti­nua­to il sin­da­co — ma non fare­mo mai vin­ce­re i ter­ro­ri­sti». E sul tema del rin­vio del voto (tema su cui mol­ti stan­no dicen­do la loro usan­do l’ha­sh­tag #post­po­ne­thee­lec­tion) dice: «Sono con­tra­rio, andia­mo a votare».

«I ter­ro­ri­sti non faran­no dera­glia­re la demo­cra­zia», ha det­to il lea­der labu­ri­sta Jere­my Cor­byn. «Quel­li che voglio­no far del male alla gen­te e divi­de­re le nostre comu­ni­tà non avran­no suc­ces­so», ha aggiun­to. Sem­pre sul tema ele­zio­ni che si ter­ran­no tra quat­tro gior­ni, l’U­kip, il par­ti­to degli euro­scet­ti­ci gui­da­to da Paul Nut­tall, affer­ma di non ave­re inten­zio­ne di sospen­de­re la cam­pa­gna elet­to­ra­le: «Mi rifiu­to di sospen­de­re la cam­pa­gna elet­to­ra­le del­l’U­kip per­ché distrug­ge­re la nostra demo­cra­zia è quel­lo che voglio­no gli estre­mi­sti», ha scrit­to su Twit­ter. La con­fer­ma che le ele­zio­ni dell’8 giu­gno si svol­ge­ran­no rego­lar­men­te arri­va dal­la pre­mier The­re­sa May. Il pri­mo mini­stro ha aggiun­to che doma­ni ripren­de­rà anche la cam­pa­gna elet­to­ra­le. Nes­sun rin­vio anche per il pros­si­mo con­cer­to di Aria­na Gran­de, orga­niz­za­to pro­prio a Man­che­ster per dire no alla pau­ra. Accan­to a lei anche Justin Bie­ber e i Cold­play e altre star.

Lo sta­to di aller­ta pas­sa da “cri­ti­co”, qual­che gior­no dopo l’at­tac­co a Man­che­ster, a “gra­ve”, allo­ra deci­so per­ché si teme­va­no nuo­vi attac­chi dei com­pli­ci di Sal­man Abe­di, l’at­ten­ta­to­re del con­cer­to. In soli otto minu­ti dal­la pri­ma chia­ma­ta i tre atten­ta­to­ri sono sta­ti indi­vi­dua­ti e ucci­si. Le infor­ma­zio­ni arri­va­no, con estre­ma velo­ci­tà, le opi­nio­ni anche. Qua­si ci si dimen­ti­ca dei mor­ti, del fat­to che le per­so­ne han­no pau­ra. Anche chi incon­tria­mo per stra­da qui, a Mila­no, maga­ri ha pau­ra, ma meno, per­ché sono avve­ni­men­ti “lon­ta­ni”.

Anche l’I­ta­lia ieri ha avu­to la sua dose di pau­ra. Nes­sun atten­ta­to, lo scop­pio di un petar­do nel­la piaz­za dove era­no tut­ti rac­col­ti a vede­re la fina­le di Cham­pions e poi il fug­gi fug­gi, che ha pro­vo­ca­to 1400 feri­ti, set­te dei qua­li in codi­ce ros­so. Sono segna­li che basta poco a far pre­me­re il tasti­no del­la psi­co­si, del­la pau­ra cie­ca simi­le a quel­la di un topo in gabbia.

Viviamo come in mezzo al mare, al termine della tempesta, aspettando la prossima.

Pau­ra ma anche sfi­du­cia, apa­tia, rab­bia che si tra­du­co­no in voto di pro­te­sta. Apa­tia che ger­mo­glia e si tra­du­ce, maga­ri, nel rinun­cia­re a un viag­gio o anche sem­pli­ce­men­te a cre­de­re che si pos­sa anco­ra fare qual­co­sa di impor­tan­te per la col­let­ti­vi­tà, che sia fare infor­ma­zio­ne, impe­gnar­si nel­la soli­da­rie­tà, impe­gnar­si per stu­dia­re e/o svol­ge­re un lavo­ro che per quan­to pic­co­lo sia, con­tri­bui­rà allo svi­lup­po del­la società.

La socie­tà è il nido di que­sti mali, la gen­te è abbrut­ti­ta e vota male, si guar­da l’al­tro con noia e pre­ven­zio­ne. L’u­ni­co modo per non cede­re, oltre a non chiu­der­si in casa, è non chiu­de­re noi stes­si agli altri, al diver­so, al pen­sie­ro che scri­ve­re un arti­co­lo o sce­glie­re di impe­gnar­si ser­va a qualcosa.

È estre­ma­men­te più dif­fi­ci­le che con­ti­nua­re a viag­gia­re o anda­re ai con­cer­ti, per­ché signi­fi­ca sce­glie­re di cono­sce­re la pau­ra, i moti­vi che la sca­te­na­no e affron­tar­li. Ognu­no ha il pro­prio modo per con­tri­bui­re alla socie­tà, anche quel­lo in appa­ren­za inu­ti­le può rive­lar­si utile.

Con­di­vi­di:
Susanna Causarano
Osser­vo ma non sono sem­pre cer­ta di quel­lo che vedo e ten­to inva­no di ammaz­za­re il tem­po. Ma quel­lo resta dov’è.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.