L’ultima danza delle api: il declino di una società operaia

Pro­va­te a fare un gio­co. Chie­de­te ai vostri ami­ci il nome di tre ani­ma­li, e maga­ri chie­de­te­lo anche a voi stes­si, segna­te le rispo­ste e met­te­te­le insie­me eli­mi­nan­do i dop­pio­ni. Pro­ba­bil­men­te lo zoo che emer­ge­rà da que­sta sem­pli­ce doman­da sarà abi­ta­to da non più di set­te o otto spe­cie, qua­si tut­ti Mam­mi­fe­ri. Ma quan­do si par­la di bio­di­ver­si­tà ani­ma­le non si fa rife­ri­men­to solo a tigri, pan­da e del­fi­ni. I ¾ degli orga­ni­smi ani­ma­li sono Artro­po­di, il rag­grup­pa­men­to tas­so­no­mi­co in cui rien­tra­no Arac­ni­di (ragni), Cro­sta­cei e Inset­ti. Que­sti ani­ma­li non sono cari­sma­ti­ci come lo sono le spe­cie più famo­se e, pur non facen­do leva sul nostro sen­so este­ti­co infan­ti­le, sono altret­tan­to inte­res­san­ti ed affa­sci­nan­ti, degni di imma­gi­ni e racconti.

Gli antichi consideravano l’ape emblema dell’operosità, insetto simbolico in miti, leggende e religioni, noto già dalla preistoria per la propria utilità.

Nel­la mito­lo­gia gre­ca era­no con­si­de­ra­te mes­sag­ge­re del­le Muse per la loro sen­si­bi­li­tà ai suo­ni, ma anche il sim­bo­lo del popo­lo obbe­dien­te al suo re. Quan­do, secon­do la leg­gen­da, Zeus bam­bi­no fu nasco­sto dal­la madre Rea in una grot­ta a Cre­ta, per sot­trar­lo al padre Cro­no che vole­va divo­rar­lo, fu nutri­to da un mie­le pro­dot­to dal­le api locali.
Due spe­cie del gene­re Apis pos­so­no esse­re alle­va­te dall’uomo, Apis mel­li­fe­raApis cera­na. La pri­ma è ori­gi­na­ria del con­ti­nen­te euro­peo, l’altra di quel­lo asia­ti­co. Entram­be sono spe­cie euso­cia­li, cioè mani­fe­sta­no un alto livel­lo di orga­niz­za­zio­ne con socie­tà matriar­ca­li for­ma­te da nume­ro­si indi­vi­dui appar­te­nen­ti a tre caste mor­fo­lo­gi­ca­men­te distin­gui­bi­li. La regi­na è l’unica fem­mi­na fer­ti­le, le ope­ra­ie sono fem­mi­ne ste­ri­li, che si occu­pa­no del man­te­ni­men­to e del­la dife­sa del­la colo­nia, e i maschi, gene­ra­ti da uova non fecon­da­te, sono desti­na­ti esclu­si­va­men­te alla riproduzione.
Le ope­ra­ie si rive­la­no capa­ci di pre­sta­zio­ni straor­di­na­rie, qua­li la tra­smis­sio­ne infor­ma­zio­ni con una sor­ta di lin­guag­gio sim­bo­li­co. Esse svol­go­no, inol­tre, com­pi­ti diver­si a secon­da del­l’e­tà. Le ope­ra­ie di uno stes­so alvea­re han­no in comu­ne ¾ dei geni per­ché al momen­to del­la fecon­da­zio­ne il maschio pro­du­ce sper­ma­to­zoi con il suo stes­so nume­ro di cro­mo­so­mi. Le madri e le figlie han­no inve­ce in comu­ne 1/2 dei geni, per cui le figlie risul­ta­no meglio pre­di­spo­ste ad aiu­ta­re la madre a pro­li­fi­ca­re ulte­rior­men­te che non a pro­li­fi­ca­re esse stes­se, favo­ren­do la nasci­ta di indi­vi­dui che, per i ¾, han­no il loro mede­si­mo cor­re­do gene­ti­co. Quan­do indi­vi­dua una fon­te di cibo, l’a­pe lo comu­ni­ca alle com­pa­gne con la dan­za cir­co­la­re, che ini­zia ad ese­gui­re non appe­na ha sca­ri­ca­to gran par­te del rac­col­to. Si muo­ve con pas­si pic­co­li ma rapi­di, descri­ven­do cer­chi stret­ti e varian­do spes­so dire­zio­ne. Dopo un perio­do di dan­za che può dura­re pochi secon­di o anche un minu­to, l’a­pe rigur­gi­ta una goc­cio­li­na di net­ta­re. La dan­za vie­ne ripe­tu­ta diver­se vol­te in vari pun­ti del­l’al­vea­re, dopo­di­ché l’ape esce e ripren­de la sua atti­vi­tà esplo­ra­ti­va. Il mes­sag­gio che è sta­to deco­di­fi­ca­to è: usci­te e cer­ca­te, nei din­tor­ni del­l’ar­nia, un cibo come quel­lo che vi ho portato.

Oltre al ruolo diretto nella produzione del miele, l’ape è, a ben vedere, un indicatore biologico della qualità dell’ambiente e attualmente rappresenta una delle principali emergenze ecologiche.

In Ita­lia nel 2007 sono mor­te il 50% del­le api, per­si 200.000 alvea­ri e 250 milio­ni di euro nel set­to­re agri­co­lo. Le api, come altri gene­ri di inset­ti, sono ani­ma­li impol­li­na­to­ri. L’im­pol­li­na­zio­ne è il pro­ces­so di tra­sfe­ri­men­to del pol­li­ne dal­la par­te maschi­le a quel­la fem­mi­ni­le dei fio­ri che per­met­te la fecon­da­zio­ne e la ripro­du­zio­ne del­le pian­te. Il tra­spor­to dei pol­li­ni può avve­ni­re con l’a­iu­to del ven­to e del­l’ac­qua, ma la mag­gior par­te del­le pian­te sfrut­ta come vei­co­lo gli animali.
Cir­ca l’80 per cen­to dell’impollinazione dipen­de dal­le api, per un’incidenza eco­no­mi­ca che, negli USA, è sti­ma­ta pari a 15 miliar­di di dol­la­ri l’anno. Per que­sto moti­vo, pro­prio negli Usa, si por­ta­no avan­ti stu­di e inve­sti­men­ti per sal­va­re le api dal gra­ve feno­me­no del decli­no che loro chia­ma­no “colo­ny col­lap­se disor­der”.
In tota­le nell’Unione Euro­pea c’è sta­ta una dimi­nu­zio­ne di alvea­ri negli anni scor­si che ha supe­ra­to il 50 per cen­to, negli Sta­ti Uni­ti si aggi­ra intor­no al 30 per cen­to, in Giap­po­ne al 25 per cen­to. Con­si­de­ran­do che le api sono un vero e pro­prio mez­zo pro­dut­ti­vo per l’agricoltura, neces­sa­rio all’impollinazione di mol­te col­tu­re orto-frut­ti­co­le e semen­tie­re (39 spe­cie vege­ta­li su 57, nell’ambito del­le più impor­tan­ti mono­col­tu­re, bene­fi­cia­no di que­sto ser­vi­zio), si può intui­re la rile­van­za eco­no­mi­ca di que­sto feno­me­no a livel­lo mondiale.

Sicuramente, non ci sono solo gli insetticidi, come molti hanno sostenuto, tra le cause del declino delle api.

Secon­do uno stu­dio pub­bli­ca­to su PLoS ONE da G.Dively e col­le­ghi dell’Università del Mary­land, il decli­no del­le popo­la­zio­ni di api è da impu­ta­re a una con­co­mi­tan­za di fat­to­ri diver­si, innan­zi­tut­to stress cli­ma­ti­ci e pro­ble­mi di nutri­zio­ne. Sot­to accu­sa è prin­ci­pal­men­te l’industrializzazione dell’agricoltura: le ampie zone di mono­col­tu­re costrin­go­no le api a pren­de­re il pol­li­ne da una o due varie­tà di pian­te al mas­si­mo, por­tan­do uno squi­li­brio nel­la loro alimentazione.
Mol­te del­le pian­te che col­ti­via­mo, in un modo o nell’altro, soprav­vi­vreb­be­ro anche sen­za api, ma in diver­si casi avreb­be­ro dif­fi­col­tà a for­nir­ci pro­du­zio­ni ade­gua­te ed eco­no­mi­ca­men­te convenienti.

All’Harvard School of Engi­nee­ring han­no già rice­vu­to un con­tri­bu­to di 10 milio­ni di dol­la­ri per pro­get­ta­re e costrui­re un’ape arti­fi­cia­le, The Robo­bee, per sop­pe­ri­re così, in pro­spet­ti­va, al pro­ble­ma dell’impollinazione. In Cina, stan­no sosti­tuen­do le api con l’impollinazione manua­le dei fiori.
Biso­gna spe­ra­re che, con ade­gua­te misu­re di gestio­ne del suo­lo, del­le atti­vi­tà agri­co­le e indu­stria­li, se tra qual­che anno ci ver­rà ripro­po­sto il gio­co del­le tre spe­cie ani­ma­li potrem­mo indi­ca­re, oltre ai cari­sma­ti­ci Mam­mi­fe­ri, anche le api.
Per appro­fon­di­re: http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0118748

Con­di­vi­di:
Novella Gianfranceschi
Lau­rean­da in bio­lo­gia evo­lu­zio­ni­sti­ca, pen­so men­tre cam­mi­no e cam­mi­no per pen­sa­re, così evi­to qual­sia­si tipo di dua­li­smo men­te-cor­po, filo­so­fia e scienza.

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