Luoghi fantastici e dove trovarli: il punto G

La comu­ni­tà scien­ti­fi­ca non ha anco­ra rag­giun­to l’unanimità a riguar­do e sem­bra che la stra­da da per­cor­re­re sia anco­ra lun­ga: il pun­to G esi­ste? E, se esi­ste, dov’è situa­to? I dub­bi sono anco­ra trop­pi e le cer­tez­ze ben poche.

Che esi­stes­se un luo­go for­te­men­te ero­ge­no nell’area vagi­na­le distin­to dal cli­to­ri­de e che per­met­tes­se di rag­giun­ge­re appie­no il pia­ce­re ses­sua­le l’avevano già ipo­tiz­za­to gli anti­chi, che ave­va­no ribat­tez­za­to l’area “pun­to del sole” o “pun­to del piacere”.

Que­sti ter­mi­ni, ritro­va­ti nei testi filo­so­fi­co-reli­gio­si orien­ta­li, tro­va­no riscon­tro in Euro­pa solo a par­ti­re dal XVII seco­lo, quan­do il medi­co olan­de­se Rei­nier de Graaf rife­rì la pre­sen­za di un’a­rea, in pros­si­mi­tà del­la vagi­na, di ele­va­ta sen­si­bi­li­tà erogena.

Ma è solo nel 1982 che si par­la espli­ci­ta­men­te di “pun­to G”: le stu­dio­se Ali­ce Lada e Bever­ly Whip­ple par­la­no del­la zona ero­ge­na, tra­vi­san­do le paro­le del gine­co­lo­go tede­sco Grä­fen­berg, che in real­tà non descris­se nes­sun pun­to vagi­na­le sensibile.

Così si è creato il mito del punto G.

Nel 1983, uno stu­dio esa­mi­nò 11 don­ne, a cui fu chie­sto di mastur­bar­si inter­na­men­te “in movi­men­to rota­to­rio”. Quat­tro di loro ripor­ta­ro­no una spe­ci­fi­ca rispo­sta alla sti­mo­la­zio­ne del­la par­te ante­rio­re del­la vagina.

Ad oggi, però, mol­te­pli­ci ricer­che medi­che e scien­ti­fi­che han­no smen­ti­to l’esistenza del­la miti­ca zona del pia­ce­re. Gli stu­di prin­ci­pa­li si basa­no sul man­ca­to ritro­vo di pun­ti di mag­gio­re inner­va­zio­ne nel cana­le vagi­na­le, moti­vo per cui deca­dreb­be ogni ipotesi.

Al con­tra­rio, mol­te altre teo­rie sono sta­te avan­za­te. La ricer­ca­tri­ce austra­lia­na Helen O’Connel ritie­ne che il pun­to G sia la par­te ter­mi­na­le del cli­to­ri­de, la cui radi­ce si situe­reb­be a 10 cm di pro­fon­di­tà. Inda­gi­ni agli ultra­suo­ni han­no evi­den­zia­to dif­fe­ren­ze nel­la pre­sun­ta regio­ne ses­sua­le, soprat­tut­to in con­tem­po­ra­nea a cam­bia­men­ti psi­co­lo­gi­ci del­la don­na. Adam Ostr­zen­sky, pro­fes­so­re dell’Institute of Gyne­co­lo­gy di St. Peter­sburg, Flo­ri­da, ha indi­vi­dua­to con pre­ci­sio­ne la zona ero­ge­na: si tro­ve­reb­be tra l’ap­pa­ra­to geni­ta­le e quel­lo uri­na­rio, for­man­do un ango­lo di 35° con la pare­te late­ra­le dell’uretra.

punto g-3

Il suo arti­co­lo a riguar­do, pub­bli­ca­to sul Jour­nal of Sexual Medi­ci­ne, è sta­to subi­to osan­na­to da Emma­nue­le Jan­ni­ni, pro­fes­so­re di Ses­suo­lo­gia Medi­ca pres­so l’Università degli Stu­di dell’Aquila, che nel 2008 ave­va con­dot­to una ricer­ca, con cui ave­va non solo indi­vi­dua­to, ma anche misu­ra­to il pun­to G.

Pre­so un cam­pio­ne di 110 don­ne, esse sono sta­te sot­to­po­ste a eco­gra­fia vagi­na­le, vol­ta a visua­liz­za­re il fati­di­co pun­to. La ricer­ca – che tut­ta­via è sta­ta mol­to cri­ti­ca­ta dal­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca, in quan­to le eco­gra­fie non mostre­reb­be­ro nes­su­na strut­tu­ra ana­to­mi­ca evi­den­te — ha por­ta­to all’individuazione di un tes­su­to del­la lun­ghez­za 8,1 mil­li­me­tri, lar­ghez­za da 3,6 a 1,5 mm, altez­za 0,4 mm. La sua for­ma­zio­ne sareb­be simi­le a quel­la del tes­su­to eret­ti­le, ossia di tipo caver­no­so, e dun­que para­go­na­bi­le ai geni­ta­li maschi­li e al clitoride.

L’aspetto inte­res­san­te, tut­ta­via, è che esso non sareb­be uni­for­me in tut­te le don­ne, ma varie­reb­be in dimen­sio­ni e ispes­si­men­to. Pare che sia pro­prio la dif­fe­ren­za di spes­so­re a deter­mi­na­re il rag­giun­gi­men­to dell’orgasmo vagi­na­le e que­sto spie­ghe­reb­be la dif­fe­ren­te per­ce­zio­ne che le don­ne han­no di esso e la dif­fe­ren­te faci­li­tà con cui rie­sco­no a raggiungerlo.

Anche se, a tal pro­po­si­to, un recen­te stu­dio ha sfa­ta­to que­sto mito, soste­nen­do come in real­tà l’or­ga­smo vagi­na­le non esi­sta e sia sba­glia­to distin­gue­re fra orga­smo cli­to­ri­deo, vagi­na­le o ute­ri­no. Il pia­ce­re fem­mi­ni­le sareb­be rag­giun­gi­bi­le solo ed esclu­si­va­men­te attra­ver­so sti­mo­la­zio­ne cli­to­ri­dea, che, come spie­ga­no i ricer­ca­to­ri, non ha nul­la a che fare con la vagi­na. E poi­ché la cli­to­ri­de inter­na non esi­ste, non può esser­ci un orga­smo inter­no alla vagina.

La chia­ve per l’orgasmo fem­mi­ni­le è dun­que quel­lo che vie­ne defi­ni­to “pene fem­mi­ni­le”, com­po­sto da cli­to­ri­de, bul­bi vesti­bo­la­ri e pars inter­me­dia, pic­co­le lab­bra e cor­po spu­gno­so dell’uretra femminile.

Non risol­ven­do­si banal­men­te in rap­por­to pene-vagi­na, l’eia­cu­la­zio­ne maschi­le non signi­fi­ca neces­sa­ria­men­te e auto­ma­ti­ca­men­te fine del rap­por­to per la don­na. Si potreb­be quin­di pro­se­gui­re all’in­fi­ni­to con il toc­car­si e il baciar­si, anche in vir­tù del­la capa­ci­tà del­la don­na di spe­ri­men­ta­re orga­smi mul­ti­pli, al con­tra­rio del­l’uo­mo, per cui inve­ce inter­cor­re il pro­ble­ma del­l’or­ga­smo refrattario.

Con­di­vi­di:
Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.

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