Stalattiti: l’innaturalità della famiglia

Cos’è la fami­glia? Nel costrui­re una fami­glia, la natu­ra uma­na gio­ca un ruo­lo deci­si­vo? Il sag­gio Cop­pie e fami­glie. Non è que­stio­ne di natu­ra, scrit­to da Chia­ra Sara­ce­no, tro­va del­le rispo­ste con estre­ma lucidità.

Pur rien­tran­do nell’ambito del­la socio­lo­gia e facen­do leva sui risul­ta­ti spe­ri­men­ta­li in que­sto cam­po, è anche gra­zie alla sua for­ma­zio­ne filo­so­fi­ca che rie­sce ad ana­liz­za­re le strut­tu­re del­la fami­glia e del­la cop­pia e a deco­strui­re, uno dopo l’altro, tut­ti i pre­giu­di­zi, i luo­ghi comu­ni e le resi­sten­ze men­ta­li ver­so modi di fare fami­glia che coz­za­no con ciò che sem­bra il model­lo “natu­ra­le”. L’istituzione fami­lia­re è, in effet­ti, un fat­to così ovvio e scon­ta­to nel­la sto­ria dell’uomo da appa­ri­re come data in natu­ra. Un fat­to bana­le che la ren­de, per­lo­più, impe­ne­tra­bi­le e non discu­ti­bi­le. Ma la Sara­ce­no sol­le­va il velo dell’ ovvie­tà per mostra­re del­le pro­spet­ti­ve diver­se e, spes­so, sco­mo­de (soprat­tut­to nel nostro paese).

Tra­mi­te una serie di esem­pi la stu­dio­sa svi­sce­ra un ine­sau­ri­bi­le reper­to­rio di moda­li­tà di fare fami­glia che varia­no sia nel­lo spa­zio che nel tem­po. Alla luce di que­sto, nes­su­na “natu­ra uma­na” uni­vo­ca sem­bra rico­pri­re un ruo­lo nel­la costru­zio­ne di una fami­glia. Essa è, a ragio­ne, rite­nu­ta una costru­zio­ne sociale.

Nel­la ricer­ca (vana) di una fami­glia natu­ra­le “mini­ma”, ossia fon­da­ta sul­la natu­ra uma­na, la Sara­ce­no osser­va anzi­tut­to la sto­ria e la con­tem­po­ra­nei­tà dell’uomo, per cer­ca­re di giun­ge­re, even­tual­men­te, ad una sua defi­ni­zio­ne uni­vo­ca, che tra­va­li­chi lo spa­zio e il tem­po. Mol­ti indi­vi­dua­no come zoc­co­lo duro del­la fami­glia natu­ra­le la cop­pia coniu­ga­le. Tut­ta­via, osser­va la socio­lo­ga, in pas­sa­to non era la cop­pia ma la paren­te­la, ossia la fami­glia allar­ga­ta di rap­por­ti inter­ge­ne­ra­zio­na­li, a costi­tui­re e gene­ra­re la fami­glia. La cop­pia come rela­zio­ne auto­no­ma, mono­ga­ma, indi­pen­den­te dal­la paren­te­la e dal­la gene­ra­zio­ne di figli è un’invenzione squi­si­ta­men­te moder­na e vali­da pre­va­len­te­men­te per i pae­si occi­den­ta­li benestanti. 

Da un punto di vista molto ampio, coppie e famiglie non coincidono e, se lo fanno, tale coincidenza non è scontata come può sembrare a un osservatore occidentale di un paese sviluppato.

Appa­re, allo­ra, spon­ta­neo a mol­ti richia­mar­si all’insieme dei lega­mi di san­gue e tro­va­re l’origine del nucleo fami­lia­re nel lega­me madre-figlio. Eppu­re, nem­me­no il rap­por­to bio­lo­gi­ca­men­te più autoe­vi­den­te può costi­tuir­ne l’origine uni­ver­sa­le. In socie­tà ed epo­che diver­se, infat­ti, la mater­ni­tà non era con­si­de­ra­ta fon­da­ti­va di una fami­glia se non avve­ni­va entro rap­por­ti legit­ti­mi (in caso con­tra­rio, la madre era costret­ta ad abban­do­na­re il figlio). Un bel caso in cui la natu­ra­li­tà del­la pro­crea­zio­ne sia del tut­to bypas­sa­ta dal­le nor­me socia­li. E nem­me­no una mater­ni­tà legit­ti­ma dava garan­zia di per­ma­nen­za social­men­te rico­no­sciu­ta al rap­por­to madre-figlio: nel­le fami­glie ligna­ti­che euro­pee, ad esem­pio, una madre rima­sta vedo­va per­de­va ogni dirit­to sui figli a favo­re dei con­san­gui­nei maschi del mari­to defunto.

È la nor­ma (socia­le, reli­gio­sa, giu­ri­di­ca), in defi­ni­ti­va, a costi­tui­re la fami­glia e a deci­de­re cosa del­la “natu­ra” è con­si­de­ra­to legit­ti­mo (pro­crea­zio­ne den­tro al matri­mo­nio, ete­ros­ses­sua­li­tà coniu­ga­le) e ciò che non lo è (pro­crea­zio­ne fuo­ri dal matri­mo­nio, omo­ses­sua­li­tà), e sta­bi­li­re che ciò che è espli­ci­ta­men­te arti­fi­cia­le (ado­zio­ne) o solo par­zial­men­te arti­fi­cia­le (ripro­du­zio­ne assi­sti­ta) costi­tui­sce una fami­glia, men­tre ciò che inve­ce non ha que­sto rico­no­sci­men­to (mater­ni­tà sur­ro­ga­ta) non lo è.

Dire che la fami­glia è costrui­ta sul­le nor­me non signi­fi­ca, però, che vi sia un’unica fon­te nor­ma­ti­va né che le fon­ti sia­no in accor­do tra loro. Un esem­pio lam­pan­te è come le nor­me giu­ri­di­che sia­no dif­fe­ren­ti in mol­ti pae­si in meri­to ai dirit­ti del­le cop­pie omo­ses­sua­li. Al model­lo fami­lia­re come araz­zo (mol­ti fili di colo­ri diver­si che com­pon­go­no un dise­gno uni­ta­rio, che è in real­tà l’intreccio com­ples­so dei vari fili) la stu­dio­sa pre­di­li­ge una meta­fo­ra meno sta­ti­ca, quel­la del calei­do­sco­pio. Ciò che muta non è quin­di sol­tan­to il pun­to di vista dell’osservatore, che si foca­liz­za ora su un filo ora su un altro come nell’arazzo, ma anche la real­tà stes­sa, costi­tui­ta da nor­me socia­li e giuridiche.

La per­di­ta di cer­tez­za sul carat­te­re uni­ver­sa­le e natu­ra­le del­la fami­glia può pro­dur­re insi­cu­rez­za e pau­ra di man­can­za di rego­le. L’evoluzione del­la fami­glia testi­mo­nia, a rigo­re, pro­prio il con­tra­rio: la for­za e il pote­re del­le rego­le e del­le nor­me esco­gi­ta­te dagli uomi­ni per ordi­na­re e rego­la­men­ta­re i rap­por­ti fami­lia­ri e affettivi. 

Occorre perciò essere cauti a proclamare la crisi o la fine della famiglia. 

Ciò che appa­re come cri­si può esse­re a tut­ti gli effet­ti una fase di tran­si­zio­ne tra un modo e un altro di costi­tuir­la. Ed è qui che la stu­dio­sa si dedi­ca ai casi di cop­pie omo­ses­sua­li, alla fecon­da­zio­ne assi­sti­ta, alla spi­no­sa que­stio­ne del­la mater­ni­tà surrogata.

Il pun­to fer­mo di tut­to il sag­gio rima­ne però uno: sono i model­li trop­po rigi­di e uni­vo­ci di fami­glia, cioè quel­li tra­di­zio­na­li, a non lascia­re spa­zio a for­me alter­na­ti­ve. In que­sto modo, e qui emer­ge la loro para­dos­sa­le debo­lez­za, arri­va­no per­fi­no a ridur­re le capa­ci­tà di fare effet­ti­va­men­te una famiglia.

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Lucia De Angelis
Mi entu­sia­sma­no i temi socia­li, i filo­so­fi gre­ci, le per­so­ne intel­li­gen­ti e le cose difficili.

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