Campo progressista: un progetto destinato al fallimento

Mat­tia Albano

Sono pas­sa­ti ormai più di 4 mesi dal­la nasci­ta di Cam­po Pro­gres­si­sta (11 mar­zo 2017). Eppu­re, il movi­men­to che fa capo all’ex sin­da­co di Mila­no Giu­lia­no Pisa­pia, sem­bra esse­re riu­sci­to a fare tut­to, meno che rag­giun­ge­re lo sco­po per cui era nato. Ovve­ro uni­re la sini­stra. Anzi, per cer­ti aspet­ti, è pos­si­bi­le affer­ma­re che, para­dos­sal­men­te, que­sto sog­get­to poli­ti­co abbia gio­ca­to, e gio­chi tut­to­ra, un ruo­lo divi­si­vo ed osta­ti­vo per qual­sia­si ipo­te­si di rico­stru­zio­ne del­la sini­stra e, più in gene­ra­le, del cen­tro­si­ni­stra (ammes­so che que­sti due ter­mi­ni, da soli, voglia­no anco­ra dire qual­co­sa). Favo­ri­to da una for­te spin­ta media­ti­ca, Pisa­pia è sta­to, in un pri­mo momen­to, visto da mol­ti come la figu­ra capa­ce di rime­sco­la­re le car­te nel­la sini­stra. Una per­so­na­li­tà in gra­do, cioè, da un lato, di rida­re vigo­re e lin­fa vita­le a tut­ta quel­la tra­di­zio­ne poli­ti­ca ex pc- den­tro e fuo­ri il Pd- e, dall’altro, di met­te­re in pie­di un’alleanza con il par­ti­to di Ren­zi, per rico­strui­re il cen­tro­si­ni­stra ed argi­na­re l’avanzata del­le destre. Col pas­sa­re del­le set­ti­ma­ne e dei mesi però, que­sta pro­po­sta ha via via per­so sem­pre più consenso.

Critiche, infatti, sono state avanzate non solo dalla componente radicale di Sinistra italiana e dal movimento Possibile di Pippo Civati, ma anche dagli stessi dirigenti, o quanto meno da una parte di essi, di Articolo Uno-Mdp.

Emble­ma­ti­co, per fare un esem­pio mol­to recen­te, l’annullamento dell’incontro, in pro­gram­ma il 25 luglio, tra alcu­ni espo­nen­ti di spic­co di Arti­co­lo Uno e lo stes­so ex sin­da­co di Mila­no. Incon­tro annul­la­to in segui­to alle per­ples­si­tà, espres­se dagli scis­sio­ni­sti del Pd, rispet­to all’abbraccio di Pisa­pia con la Boschi duran­te una festa dell’Unità- per la for­te valen­za sim­bo­li­ca del gesto- e rela­ti­va­men­te alle stes­se dichia­ra­zio­ni di Giu­lia­no duran­te la festa in que­stio­ne. In quel­l’oc­ca­sio­ne l’ex sin­da­co, lo ricor­dia­mo, tra le altre cose, ha det­to testual­men­te: “Qui mi sen­to a casa mia”. Allu­den­do, con l’espressione “casa mia”, al mon­do dei “dem”. Que­sto a dimo­stra­zio­ne del fat­to che, anche in quel­la par­te del­la sini­stra più sim­pa­tiz­zan­te ver­so l’ex sin­da­co di Mila­no, si comin­cia a dubi­ta­re sul­la vali­di­tà e sull’efficacia del­la piat­ta­for­ma lan­cia­ta dall’ex depu­ta­to di Rifon­da­zio­ne Comu­ni­sta. Tut­ti ricor­de­ran­no infat­ti le paro­le di apprez­za­men­to pro­nun­cia­te duran­te la mani­fe­sta­zio­ne in Piaz­za San­ti Apo­sto­li a Roma, da un lar­ga fet­ta del­la diri­gen­za di Arti­co­lo Uno nei con­fron­ti di Giu­lia­no. Paro­le di apprez­za­men­to che, in alcu­ni casi, si spin­se­ro anche oltre il ragio­ne­vo­le, arri­van­do addi­rit­tu­ra ad ipo­tiz­za­re l’attribuzione, per accla­ma­zio­ne e sen­za un pro­ces­so demo­cra­ti­co e par­te­ci­pa­to dal bas­so, del ruo­lo di lea­der­ship all’ex sin­da­co di Mila­no. Sem­bra pas­sa­to un seco­lo da quell’evento, in real­tà nean­che un mese è tra­scor­so da quel fati­di­co pri­mo luglio. Nono­stan­te il così bre­ve las­so di tem­po inter­cor­so da quel­la data, si ini­zia ad intra­ve­de­re un per­cor­so radi­cal­men­te diver­so da quel­lo pen­sa­to e trac­cia­to dal lea­der di Cam­po Pro­gres­si­sta in quell’occasione. Infat­ti, al net­to del­la volon­tà dei sin­go­li pro­ta­go­ni­sti del­la vicen­da, i qua­li in que­ste ore si affret­ta­no a ret­ti­fi­ca­re e a cor­reg­ge­re il tiro pur di rida­re una pos­si­bi­li­tà alle istan­ze di quel­la Piaz­za, esi­ste un prin­ci­pio- nel­le scien­ze poli­ti­che, direm­mo “ete­ro­ge­ne­si dei fini” men­tre, nel lin­guag­gio comu­ne, “for­za del­le cose e degli even­ti”, che, ine­vi­ta­bil­men­te, spin­ge­rà Mdp ad un’alleanza  orga­ni­ca con SI, Pos­si­bi­le ed “Allean­za per la demo­cra­zia e l’uguaglianza”- il movi­men­to di Fal­co­ne e Mon­ta­na­ri, riu­ni­to­si il 18 giu­gno scor­so al Tea­tro Bran­cac­cio di Roma-. Que­sto prin­ci­pio è det­ta­to dal con­te­sto attua­le che, neces­sa­ria­men­te, piac­cia o meno, deter­mi­na e deter­mi­ne­rà il pros­si­mo futu­ro poli­ti­co. Que­sto, ovvia­men­te, fat­to sal­vo impre­vi­sti (impre­vi­sti che però, al momen­to, non sono all’ordine del giorno).

Le ragioni che impediscono matematicamente la ricostruzione, nel breve periodo, di una vasta alleanza di centrosinistra sono diverse.

In pri­mo luo­go, tro­via­mo sicu­ra­men­te il segno poli­ti­co del­le rifor­me- o for­se biso­gne­reb­be chia­mar­le con­tro­ri­for­me- eco­no­mi­che e socia­li del gover­no Ren­zi. Dal “Jobs Act” alla “Buo­na Scuo­la” infat­ti, le poli­ti­che degli ulti­mi anni, si sono rive­la­te esse­re mol­to nega­ti­ve, e con­tra­rie, agli inte­res­si di una lar­ga fet­ta dei lavo­ra­to­ri dipen­den­ti pri­va­ti- “Jobs Act”- e di un pez­zo del cor­po docen­te sco­la­sti­co- “Buo­na Scuo­la”-. Que­sto, natu­ral­men­te, ha deter­mi­na­to una frat­tu­ra socia­le che, in poco tem­po, si è river­sa­ta anche nel qua­dro poli­ti­co-isti­tu­zio­na­le pro­vo­can­do, all’interno del Pd, for­ti ten­sio­ni e lace­ra­zio­ni, oggi sot­to gli occhi di tut­ti in segui­to all’ultima scis­sio­ne. La secon­da ragio­ne, può esse­re inve­ce indi­vi­dua­ta nel­la rispo­sta poli­ti­ca del­la sini­stra, al cam­bio repen­ti­no valo­ria­le del Pd, in segui­to all’affermazione di Ren­zi come lea­der. E qui, sia la sini­stra radi­ca­le- gli ex Sel per esse­re chia­ri- che quel­la rifor­mi­sta- la mino­ran­za Pd- han­no dimo­stra­to tut­ta la loro inca­pa­ci­tà di rea­gi­re ad uno sce­na­rio in evo­lu­zio­ne. I let­to­ri di que­sto arti­co­lo, ades­so, si sta­ran­no sicu­ra­men­te chie­den­do cosa c’entri la rispo­sta di allo­ra, del­la sini­stra, con l’impossibilità odier­na di met­te­re in cam­po una coa­li­zio­ne vin­cen­te di cen­tro­si­ni­stra. In real­tà, anche se, ad un pri­mo sguar­do, i due discor­si pos­so­no appa­ri­re com­ple­ta­men­te sle­ga­ti l’uno dall’altro, sono mol­to più cor­re­la­ti di quan­to si pos­sa imma­gi­na­re. Poi­ché, se la scis­sio­ne fos­se avve­nu­ta com­ple­ta­men­te in quel perio­do (fine 2014, ini­zio 2015) e i par­la­men­ta­ri di Sel aves­se­ro fat­to un’opposizione più com­bat­ti­va, tut­ti i lavo­ri di costru­zio­ne di un sog­get­to poli­ti­co a sini­stra, si sareb­be­ro potu­ti svol­ge­re in quel momen­to e, caval­can­do, da un lato, il mal­con­ten­to per le rifor­me rea­zio­na­rie del gover­no di allo­ra pri­ma cita­te e, dall’altro, l’onda Tsi­pras, quel sog­get­to avreb­be vera­men­te potu­to spic­ca­re il volo ed ave­re una base di con­sen­so mol­to ele­va­ta (i son­dag­gi di allo­ra, sti­ma­va­no il poten­zia­le di que­sta for­za intor­no al 15%). Con que­sti rap­por­ti di for­za muta­ti, oggi sareb­be sta­to pos­si­bi­le cer­ca­re un’intesa con il Pd per un’alleanza di cen­tro­si­ni­stra, in cui la sini­stra avreb­be dav­ve­ro potu­to gio­ca­re un ruo­lo egemone.

Bisognava cioè fare- da sinistra, nel centrosinistra- quello che la Lega ha fatto- da destra, nel centrodestra-.  Tentare invece un dialogo con i “democratici” in questa situazione, partendo cioè da una forza così residuale e da un potere contrattuale così basso, non servirà né a far vincere il centrosinistra, né a rafforzare la sinistra.

Infi­ne vi è un’altra moti­va­zio­ne, più poli­ti­co-isti­tu­zio­na­le e meno con­te­nu­ti­sti­ca, che impor­rà una con­ver­gen­za tra la sini­stra rifor­mi­sta di Arti­co­lo 1, e quel­la radi­ca­le di SI, Pos­si­bi­le, ecc. Ovve­ro, la que­stio­ne del­la leg­ge elet­to­ra­le. Infat­ti, com­pli­ce sia l’esito refe­ren­da­rio del 4 dicem­bre che, soprat­tut­to, la sen­ten­za del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le del 25 giu­gno di quest’anno- sen­ten­za che ha, lo ricor­dia­mo per i meno appas­sio­na­ti dei mec­ca­ni­smi elet­to­ra­li, abro­ga­to il “cuo­re” dell’Italicum, ovve­ro il bal­lot­tag­gio- si va ver­so un siste­ma di impian­to pro­por­zio­na­le che, com’è facil­men­te intui­bi­le, favo­ri­sce (e favo­ri­rà) la fram­men­ta­zio­ne, valo­riz­zan­do la com­po­nen­te iden­ti­ta­ria del­le varie for­ma­zio­ni poli­ti­che. Anche ipo­tiz­zan­do una modi­fi­ca in sen­so mag­gio­ri­ta­rio dell’attuale siste­ma, rimar­reb­be­ro comun­que gli altri osta­co­li pri­ma evocati.

Insom­ma, Pisa­pia è sicu­ra­men­te una per­so­na­li­tà di gran­de valo­re, con del­le qua­li­tà uma­ne e poli­ti­che fuo­ri discus­sio­ne. È sta­to un bra­vo sin­da­co di Mila­no, ha gover­na­to bene la capi­ta­le eco­no­mi­ca penin­su­la­re, ha uni­to tut­te le ani­me del­la sini­stra e del cen­tro­si­ni­stra, facen­do un vero e pro­prio capo­la­vo­ro poli­ti­co. Ma il con­te­sto, oggi, è com­ple­ta­men­te muta­to. Sia dal pun­to di vista del­la dimen­sio­ne- allo­ra cit­ta­di­na, ora nazio­na­le- sia da quel­lo tem­po­ra­le- il qua­dro poli­ti­co di allo­ra, era pro­fon­da­men­te diver­so da quel­lo odier­no-. Il Pd, per esem­pio, man­te­ne­va anco­ra un’anima lega­ta, alme­no in par­te, ai valo­ri ori­gi­na­ri del socia­li­smo. Oggi inve­ce, nel bene e nel male, que­sto non è più vero. Non frain­ten­da­no i let­to­ri di que­sto arti­co­lo, chi scri­ve sa per­fet­ta­men­te che l’anima ex comu­ni­sta e quel­la ex demo­cri­stia­na del­la sini­stra, un gior­no dovran­no comun­que tor­na­re a par­lar­si. L’autore di que­sto arti­co­lo sa anche che, in quel momen­to, Giu­lia­no Pisa­pia ed il suo pro­get­to di un lar­go Cam­po Pro­gres­si­sta, potran­no dav­ve­ro gio­ca­re un ruo­lo da pon­tie­re di gran­de impor­tan­za ed uti­li­tà. Sem­pli­ce­men­te, secon­do l’opinione di chi vi par­la, quel momen­to, non è oggi.

 

 

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