Houston, abbiamo una mostra

Ales­san­dro Galbarini

“Spa­zio, ulti­ma fron­tie­ra”. Così comin­cia­va­no le pun­ta­te di Star Trek, la cele­bre serie tele­vi­si­va che ha fat­to appas­sio­na­re mol­ti a mon­di e civil­tà sco­no­sciu­te, nei lon­ta­ni anni ’60, sul­l’on­da del perio­do d’o­ro del­la cor­sa allo spa­zio tra Unio­ne Sovie­ti­ca e Sta­ti Uni­ti. Se allo­ra l’im­men­si­tà del­lo spa­zio era ter­re­no pra­ti­ca­men­te ver­gi­ne, oggi ci tro­via­mo di fron­te ad un cam­po nel qua­le gli scien­zia­ti han­no com­pre­so cose nuo­ve. Tut­to que­sto ci vie­ne espo­sto nel­la mostra A Human Adven­tu­re. Crea­ta dal­la NASA stes­sa, la mostra apre i bat­ten­ti oggi, mer­co­le­dì 27 set­tem­bre, nel­lo Spa­zio Ven­tu­ra XV a Mila­no, una loca­tion rino­ma­ta per aver già  ospi­ta­to altre mostre iti­ne­ran­ti come Real Bodies, dove rimar­rà fino al 4 mar­zo 2018.

Per colo­ro che han­no sem­pre sogna­to di diven­ta­re astro­nau­ti, que­sto viag­gio, vera e pro­pria avven­tu­ra a caval­lo tra tec­no­lo­gia, sto­ria ed immen­si­tà, li por­te­rà  a vive­re in pri­ma per­so­na le emo­zio­ni e le espe­rien­ze di un cosmo­nau­ta. L’e­spo­si­zio­ne è sud­di­vi­sa in 6 sezioni.

La pri­ma por­ta in una Whi­te Room, came­ra aset­ti­ca ad atmo­sfe­ra con­trol­la­ta dove gli astro­nau­ti devo­no obbli­ga­to­ria­men­te pas­sa­re per evi­ta­re che agen­ti estra­nei pos­sa­no esse­re por­ta­ti a bor­do del­la navi­cel­la. Segue la pas­se­rel­la, una strut­tu­ra in metal­lo che col­le­ga il raz­zo luna­re con la ram­pa di lan­cio e costi­tui­sce una fede­le repli­ca di quel­la uti­liz­za­ta dagli Sta­ti Uni­ti per i raz­zi Saturn 5.

Filo conduttore della mostra è una citazione di Jim Morrison: Do not settle horizon, search infinity.

Que­sta sua cita­zio­ne può esse­re uti­liz­za­ta come sin­te­si per­fet­ta per la mae­sto­si­tà che tro­ve­re­te all’in­ter­no. Non pote­va­no non esse­re cita­ti i sogna­to­ri che guar­da­va­no lo spa­zio e del­lo spa­zio scri­ve­va­no, come Kon­stan­tin Tsiol­ko­v­sky, mate­ma­ti­co che fu tra i pri­mi a trat­ta­re, nel 1903, di voli spa­zia­li, ma anche Her­mann Oberth e Wer­n­her von Braun, fisi­ci tede­schi ai qua­li si devo­no i raz­zi V‑2. Il loro con­tri­bu­to alla cono­scen­za del­lo spa­zio ispi­ra­ro­no cosmo­nau­ti come Yuri Gaga­rin, pri­mo uomo nel­lo spa­zio, ed Alan She­pard, pri­mo astro­nau­ta ame­ri­ca­no ad anda­re nel­lo spazio.

Nel­la sala prin­ci­pa­le pos­sia­mo tro­va­re un vero e pro­prio san­tua­rio del­l’e­splo­ra­zio­ne spa­zia­le, con cime­li pro­ve­nien­ti sia dal­l’ex agen­zia spa­zia­le sovie­ti­ca, sia dal­la NASA. Appe­na entra­ti ci si tro­va fac­cia a fac­cia con la son­da Sput­nik, pri­mo ogget­to ad esse­re lan­cia­to nel­lo spa­zio. Era il 4 otto­bre 1957 e la cor­sa lo spa­zio era uffi­cial­men­te ini­zia­ta. Impor­tan­te spa­zio vie­ne lascia­to anche alle attrez­za­tu­re uti­liz­za­te dagli astro­nau­ti nel cor­so del­le loro mis­sio­ni, dal­le tute spa­zia­li al cibo, pas­san­do per i rover che, anco­ra oggi, si tro­va­no sul suo­lo lunare.

Per i più curio­si, gran­de spa­zio è dedi­ca­to ai mez­zi più ico­ni­ci che la NASA ha uti­liz­za­to nel cor­so del­le varie mis­sio­ni che l’han­no por­ta­ta pri­ma a rag­giun­ge­re la Luna per ben sei vol­te con le mis­sio­ni Apol­lo, poi, gra­zie anche alla col­la­bo­ra­zio­ne con le agen­zie spa­zia­li cana­de­se (CSA), euro­pea (ESA), giap­po­ne­se (JAXA) e rus­sa (RKA), alla costru­zio­ne del­la Sta­zio­ne Spa­zia­le Internazionale.

Ele­men­to di spic­co è sicu­ra­men­te la ripro­du­zio­ne 1:1 del muso del­lo Spa­ce Shut­tle, all’in­ter­no del qua­le è pos­si­bi­le osser­va­re una fede­le ripro­du­zio­ne del coc­k­pit, la cabi­na di pilotaggio.

Attra­ver­so il G‑Force — Astro­naut Trai­ner, è per­fi­no pos­si­bi­le rivi­ve­re il lan­cio del­l’a­stro­nau­ta Gus Gris­som, a bor­do del raz­zo Mer­cu­ry Liber­ty Bell 7. Men­tre Gris­som dovet­te sop­por­ta­re una for­za G pari a cir­ca 10 vol­te quel­la ter­re­stre, i visi­ta­to­ri pos­so­no spe­ri­men­ta­re una for­za di “soli” 3 G.

L’ul­ti­ma par­te è dedi­ca­ta alla ricer­ca scien­ti­fi­ca, con le ripro­du­zio­ni in sca­la del­le varie sta­zio­ni spa­zia­li come ele­men­ti cen­tra­li e un’ac­cu­ra­ta spie­ga­zio­ne su come que­ste abbia­no con­tri­bui­to a miglio­ra­re non solo la tec­no­lo­gia, ma anche la qua­li­tà del­la vita sul­la terra.

Per quanto la mostra sia realistica, non riesce comunque a rispondere in modo totalmente esaustivo ad alcune curiosità dell’ osservatore. Cosa si prova ad essere nello spazio? Raggiungere Marte nel 2030 è realmente possibile?

L’a­stro­nau­ta Mau­ri­zio Che­li, pre­sen­te all’an­te­pri­ma del­la mostra, racconta:

«La vista da las­sù è incre­di­bi­le, soprat­tut­to i colo­ri che sono com­ple­ta­men­te inver­ti­ti rispet­to a quel­lo che si vede dal­la Ter­ra. È vera la rap­pre­sen­ta­zio­ne foto­gra­fi­ca del­lo spa­zio, un nero così inten­so non l’ho mai visto in nes­sun altro luo­go, impres­sio­nan­te. Mar­te 2030 è un pro­get­to sicu­ra­men­te dif­fi­ci­le, soprat­tut­to per i rischi lega­ti alla soprav­vi­ven­za degli astro­nau­ti. Sareb­be uno sfor­zo note­vo­le. Occor­re innan­zi­tut­to una deci­sio­ne di carat­te­re poli­ti­co, pre­sa quel­la, cre­do che le dif­fi­col­tà tec­ni­che pos­sa­no esse­re superate».

Non ci resta che credergli.

 

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