Editoria e cinema: un connubio indissolubile

Fran­ce­sca Ferrari

Sem­pre più fre­quen­te­men­te il bino­mio libro-film risul­ta un ele­men­to impre­scin­di­bi­le nel­la rea­liz­za­zio­ne del­la sce­neg­gia­tu­ra di film e serie tv. Mol­ti regi­stri e sce­neg­gia­to­ri scel­go­no di por­ta­re sul gran­de scher­mo sto­rie trat­te dal­la car­ta stam­pa­ta. 

Quel­lo che però vie­ne da chie­der­si è se la scel­ta di tra­spor­re un libro su pel­li­co­la sia spin­ta dal­l’in­ten­zio­ne di incen­ti­va­re il mer­ca­to edi­to­ria­le, ormai for­te­men­te in cri­si, pro­muo­ven­do gran­di clas­si­ci e scrit­to­ri emer­gen­ti, o se sem­pli­ce­men­te sia ormai dif­fi­ci­le tro­va­re nuo­ve idee da pro­por­re per il gran­de scher­mo. Da una par­te, alcu­ni affer­ma­no che basar­si su pro­dot­ti edi­to­ria­li sia un modo faci­le per pro­dur­re film, dal­l’al­tra c’è chi sostie­ne che il lavo­ro di tra­spo­si­zio­ne, per via dei vari adat­ta­men­ti, sia in real­tà più com­ples­so e lun­go rispet­to a quel­lo neces­sa­rio per un copio­ne ex novo.

Pren­dia­mo in esa­me alcu­ni film hor­ror: It, Shi­ning, Lascia­mi Entra­re appar­ten­go­no alla mano sapien­te di due auto­ri. Il pri­mo è Ste­phen King, re indi­scus­so di que­sto gene­re, il secon­do è l’au­to­re sve­de­se John Ajvi­de Lin­d­q­vi­st. Uno dei moti­vi per cui si pren­de in con­si­de­ra­zio­ne l’u­so di sto­rie già scrit­te, e tal­vol­ta di suc­ces­so con­cla­ma­to, è  lega­to alla volon­tà di “nobi­li­ta­re” agli occhi del pub­bli­co un gene­re soli­ta­men­te per­ce­pi­to nega­ti­va­men­te e con­si­de­ra­to in gra­do di pro­vo­ca­re solo pau­ra e disgu­sto. L’i­dea è quel­la di par­ten­do da sto­rie con per­so­nag­gi più intri­gan­ti e tra­me psi­co­lo­gi­che più ela­bo­ra­te, in modo da otte­ne­re un pro­dot­to cine­ma­to­gra­fi­co meno scon­ta­to e più godibile.

Lo stes­so discor­so può vale­re nel caso com­ple­ta­men­te oppo­sto: cioè, per i roman­zi d’a­mo­re. Il feno­me­no Nicho­las Sparks è un esem­pio lam­pan­te, poi­ché qua­si tut­ti i suoi scrit­ti han­no subì­to una tra­spo­si­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca. A dif­fe­ren­za del­la col­la­na Har­mo­ny e simi­li, i libri di Sparks han­no una strut­tu­ra più com­ples­sa e le sto­rie sono meglio arti­co­la­te, susci­tan­do in que­sto modo un cer­to inte­res­se e immer­gen­do com­ple­ta­men­te nel­la tra­ma lo spettatore.

Si potreb­be dire che la com­po­nen­te psi­co­lo­gi­ca di cui si impre­gna la tra­ma diven­ti l’e­le­men­to che acco­mu­na tut­ti i film di gran­de suc­ces­so. Chia­ro è che non basta solo que­sto, poi­ché tan­ti sono gli aspet­ti che com­pon­go­no l’os­sa­tu­ra del­la pel­li­co­la: una sce­no­gra­fia vin­cen­te, un cast capa­ce di inter­pre­ta­re al meglio la sto­ria e un’é­qui­pe d’ec­cel­len­za. Sen­za dub­bio, però, la sto­ria in sé deve impre­scin­di­bil­men­te pos­se­de­re un cer­to tipo di spes­so­re. Dunque per­ché non attin­ge­re dal­l’am­pio baci­no del­l’e­di­to­ria libra­ria? Per­ché esse­re così cri­ti­ci e limi­tar­si a pen­sa­re che pren­de­re un’i­dea già esi­sten­te sia più sem­pli­ce che non crear­ne una par­ten­do da zero?

Par­ti­re da un libro già noto risul­ta spes­so mol­to com­ples­so. In que­sti casi, infat­ti,  let­to­re si è già pre­fi­gu­ra­to nel­la sua testa i per­so­nag­gi e il tipo di carat­te­ri­sti­che che dovreb­be­ro ave­re, così come lo sce­na­rio e altri elementi.

Ricreare anche nel cinema quel legame tra uomo e libro non è impresa facile.

Poi­ché l’im­ma­gi­ne è più imme­dia­ta del­la paro­la, ci si aspet­ta che il film supe­ri il lega­me empa­ti­co crea­to­si tra il libro e il let­to­re diven­ta­to spet­ta­to­re. A vol­te il risul­ta­to può esse­re delu­den­te, ma per quan­to pos­sa sem­bra­re ovvio è bene ricor­da­re che un film non è un libro e le tec­ni­che cine­ma­to­gra­fi­che non pos­so­no coin­ci­de­re con quel­le di scrittura.

Cine­ma e mon­do let­te­ra­rio sono sem­pre sta­ti gran­di riva­li, ma anche i peg­gio­ri nemi­ci tal­vol­ta san­no col­la­bo­ra­re e, quan­do avvie­ne, nasce un lavo­ro dav­ve­ro interessante.

I tentativi di dar voce e forma all’inchiostro, per quanto arditi e articolati, a volte possono produrre risultati strabilianti.

È allo­ra che leg­ge­re e guar­da­re (nel­l’or­di­ne che pre­fe­ri­te) I fra­tel­li Kara­mà­zov di Dostoe­v­skij diven­ta un’at­ti­vi­tà pia­ce­vo­le. Nota­re le dif­fe­ren­ze e i pun­ti in comu­ne fra i due diven­ta moti­vo di discus­sio­ne e ali­men­ta sem­pre mag­gio­re inte­res­se per la cul­tu­ra. Dopo tut­to,  non impor­ta in qua­le “abi­to” o for­ma que­sta si pre­sen­ti, pur­ché non sva­ni­sca, ma riman­ga viva e pulsante.

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