Insolite ignote: Anna Politkovskaja e la verità ad ogni costo

People lay flowers at the house where Anna Politkovskaya was killed a year ago in Moscow, 07 October 2007. Hundreds of Russian opposition activists rallied in central Moscow under a heavy security presence to mark the anniversary of the killing of investigative journalist Politkovskaya. AFP PHOTO / DMITRY KOSTYUKOV (Photo credit should read DMITRY KOSTYUKOV/AFP/Getty Images)

Fabri­zio Fusco

Alle ore 16:02 del 7 otto­bre 2006, la gior­na­li­sta rus­sa Anna Poli­t­ko­v­ska­ja rien­tra a casa con le buste del­la spe­sa nel palaz­zo dove abi­ta a Mosca. Ad atten­der­la c’è un sica­rio. Nel­l’a­scen­so­re la poli­zia rin­vie­ne il cada­ve­re del­la gior­na­li­sta: ad ucci­der­la un col­po alla testa.

Anna Poli­t­ko­v­ska­ja era nata 48 anni pri­ma a New York, figlia di due diplo­ma­ti­ci sovie­ti­ci di stan­za pres­so l’O­NU. Dopo aver stu­dia­to gior­na­li­smo a Mosca ini­zia a lavo­ra­re pres­so il quo­ti­dia­no Izve­sti­ja, uno dei più anti­chi e popo­la­ri gior­na­li rus­si. Nel 1994 pas­sa all’ Obšča­ja Gaze­ta, per con­to del­la qua­le si reche­rà per la pri­ma vol­ta in Cece­nia. Dal 1999 fino alla sua mor­te col­la­bo­re­rà con la Nova­ja Gaze­ta, anco­ra oggi una del­le pochis­si­me testa­te rus­se vota­te al gior­na­li­smo indipedente.

Ben pre­sto “Anja”, come la chia­ma­vo­no gli ami­ci, leghe­rà il suo nome alle vicen­de del­la secon­da guer­ra cece­na, una del­le poche testi­mo­ni ocu­la­ri del diso­no­re rus­so, come ebbe a defi­ni­re il con­flit­to in uno dei suoi repor­ta­ge più famo­si. Una guer­ra spor­ca, estre­ma­men­te san­gui­no­sa, ma allo stes­so tem­po nasco­sta come poche, cela­ta nel­l’om­bra del­l’o­mer­tà dal­la mag­gio­ran­za degli orga­ni di stam­pa rus­si. Per Anna la Cece­nia diven­ta un’os­ses­sio­ne e rac­con­ta­re quel geno­ci­dio, le vere ragio­ni di tut­to quel­l’or­ro­re, un’e­si­gen­za per­so­na­le, inti­ma. Anna ha sete di veri­tà, e con corag­gio deci­de di andar­se­la a pren­de­re quel­la veri­tà, lì nei vil­lag­gi più sco­no­sciu­ti, dove i meto­di di repres­sio­ne del gover­no rus­so pote­va­no esse­re attua­ti nel­l’in­dif­fe­ren­za comu­ne, lì dove le per­so­ne che sof­fro­no non han­no voce. E spes­so Anna riu­sci­va a tro­var­la quel­la veri­tà, e a gri­dar­la al mon­do con i suoi repor­ta­ge e i suoi libri, ad ogni costo. Già, ad ogni costo, per­ché Anna ave­va mes­so in con­to i rischi del suo modo di fare gior­na­li­smo, e ne denun­cia­va le con­se­guen­ze duran­te una con­fe­ren­za di Repor­ter Sen­za Fron­tie­re da Vien­na (dove era sta­ta costret­ta a fug­gi­re dal­le con­ti­nue minac­ce subi­te dal­le auto­ri­tà rus­se), nean­che un anno pri­ma del suo assassinio:

Cer­te vol­te, le per­so­ne paga­no con la vita il fat­to di dire ad alta voce ciò che pen­sa­no. Infat­ti, una per­so­na può per­fi­no esse­re ucci­sa sem­pli­ce­men­te per aver­mi dato una infor­ma­zio­ne. Non sono la sola ad esse­re in peri­co­lo e ho esem­pi che lo pos­so­no provare.

Ad 11 anni dalla sua scomparsa Anna Politkovskaja non ha ancora avuto giustizia.

Nel 2014 un tri­bu­na­le di Mosca ha rico­no­sciu­to i cin­que respon­sa­bi­li mate­ria­li del­l’o­mi­ci­dio, ma non è anco­ra sta­ta fat­ta luce sul­le vere ragio­ni dei man­dan­ti. Sono in mol­ti però a pen­sa­re che il pre­si­den­te Putin quel 7 otto­bre di 11 anni fa abbia volu­to far­si un bel rega­lo di com­plean­no (bef­far­da coin­ci­den­za!). La con­ti­nua denun­cia dei cri­mi­ni in Cece­nia, i pro­ble­mi socia­li ed eco­no­mi­ci del­la Rus­sia, come la gestio­ne del dis­sen­so da par­te dei ser­vi­zi segre­ti; que­sti i fat­ti rac­con­ta­ti per filo e per segno in uno dei sag­gi più impor­tan­ti del­la gior­na­li­sta: La Rus­sia di Putin.

Oggi che il Crem­li­no ha deci­so di sosti­tui­re i rubli alle raf­fi­che di Kala­sh­ni­kov, riem­pien­do le cas­se del gover­no cece­no di Kady­rov, in un pae­se in cui la popo­la­zio­ne si infor­ma pre­va­len­te­men­te tra­mi­te la tele­vi­sio­ne sta­ta­le, lo spi­ri­to di Anna Poli­t­ko­v­ska­ja con­ti­nua ad aleg­gia­re più vivo che mai.

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