Kuniyoshi: il visionario del mondo fluttuante

Si apre oggi al Museo del­la Per­ma­nen­te di Mila­no la mostra Kuniyo­shi: il visio­na­rio del mon­do flut­tuan­te, cura­ta da Ros­sel­la Mene­gaz­zo (inse­gnan­te pres­so il nostro Ate­neo), pro­dot­ta da Mon­do­Mo­stre Ski­ra, dal cata­lo­go edi­to da Ski­ra, e visi­ta­bi­le fino al 28 gen­na­io 2018.

Kuniyo­shi è un arti­sta giap­po­ne­se atti­vo nel­la pri­ma metà dell’Ottocento, quan­do Hoku­sai e Uta­ma­ro era­no al pie­no del­la loro fama. Que­sti ulti­mi, insie­me a Hiro­shi­ge, sono con­si­de­ra­ti i mae­stri indi­scus­si dell’Ukiyoe, let­te­ral­men­te “imma­gi­ni del mon­do flut­tuan­te”, un gene­re di stam­pa arti­sti­ca giap­po­ne­se su car­ta impres­sa con matri­ci di legno e svi­lup­pa­ta­si nel fio­ren­te perio­do Edo (1603 — 1868). I sog­get­ti pre­di­let­ti di que­ste silo­gra­fie poli­cro­me sono le bel­tà e i luo­ghi di pia­ce­re, gli atto­ri di tea­tro, vedu­te di pae­sag­gi e del­la cit­tà, atti­vi­tà quotidiane.
Kuniyo­shi ripren­de i temi clas­si­ci e lo sti­le dell’Ukiyoe, aggiun­gen­do il suo estro crea­ti­vo e inno­va­zio­ni tec­ni­che mutua­ti dal­la let­tu­ra di manua­li pro­ve­nien­te dall’Occidente, in par­ti­co­la­re dall’Europa.

La mostra è for­ma­to da 165 ope­re ori­gi­na­li pro­ve­nien­ti dal­la Masao Taka­shi­ma Col­lec­tion ed è divi­sa in cin­que sezio­ni tema­ti­che: “Bel­tà”, “Pae­sag­gi”, “Eroi e guerrie­ri”, “Ani­ma­li e paro­die” e “Gat­ti”. Il per­cor­so si sno­da tra le diver­se sale ador­na­te con ten­de dipin­te. L’allestimento spic­ca soprat­tut­to per le scel­te del­le cor­ni­ci: non più “a filo” del foglio, ma lascian­do un ampio mar­gi­ne, per poter apprez­za­re al meglio ogni cen­ti­me­tro qua­dra­to del­la silo­gra­fia e per non nascon­de­re le imper­fe­zio­ni del­la car­ta, natu­ra­li quan­do si lavo­ra con mate­ria­le fra­gi­le. Le sin­go­le ope­re sono ben illu­mi­na­te con dei faret­ti che le col­pi­sco­no sin­go­lar­men­te e, all’inizio di ogni sala, un pan­nel­lo espli­ca­ti­vo intro­du­ce il visi­ta­to­re in manie­ra chia­ra ed esau­rien­te al tema che sta per affrontare. 

Colpiscono fin da subito la ricchezza di particolari, il realismo e l’ironia di Kuniyoshi.

L’artista che, a tor­to, ha vis­su­to nell’ombra del­la fama dei più famo­si Hoku­sai, Hiro­shi­ge e Uta­ma­ro, vie­ne qui omag­gia­to per la sua capa­ci­tà tec­ni­ca e inven­ti­va: un’attenzione spe­cia­le va data infat­ti alla serie di silo­gra­fie dedi­ca­te alle paro­die e ai gio­chi di ombre, dove il genio crea­ti­vo di Kuniyo­shi emer­ge chia­ra­men­te, facen­do anche ride­re lo spet­ta­to­re davan­ti a gat­ti, uccel­li e pesci antro­po­mor­fiz­za­ti inten­ti a com­bat­te­re, man­gia­re o intrat­te­ner­si. Le ope­re iro­ni­che e umo­ri­sti­che lo distin­guo­no dai tre mae­stri dell’Ukiyoe.

Un’altra dif­fe­ren­za impor­tan­te è la ricer­ca del rea­li­smo: le figu­re del­le sue ope­re, infat­ti, sia che si trat­ti di ani­ma­li, di mostri, di figu­re mito­lo­gi­che o di per­so­ne, assu­mo­no trat­ti estre­ma­men­te rea­li­sti­ci, ma sono comun­que rie­la­bo­ra­te secon­do il tipi­co sur­rea­li­smo dell’Ukiyoe, che si mani­fe­sta nel­le dimen­sio­ni masto­don­ti­che, nel­le pose dei per­so­nag­gi, nel­le tema­ti­che. Da que­sto con­nu­bio tra rea­li­smo e sur­rea­li­smo pren­de nome la mostra, che descri­ve con effi­ca­cia e bre­vi­tà il gran­de arti­sta dell’Ukiyoe: Kuniyo­shi, il visio­na­rio del mon­do fluttuante. 

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Sheila Khan

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