L’abisso delle emozioni umane di Kazuo Ishiguro

Il Pre­mio Nobel per la let­te­ra­tu­ra 2017 va a Kazuo Ishi­gu­ro perché

Nei suoi roman­zi di gran­de for­za emo­ti­va ha sco­per­to l’a­bis­so sot­to il nostro illu­so­rio sen­so di con­nes­sio­ne con il mondo.

Quest’anno l’Accademia sve­de­se non ha fat­to scher­zi, asse­gnan­do il pre­sti­gio­so pre­mio ad uno dei can­di­da­ti storici.
Nato a Naga­sa­ki, lo scrit­to­re di ori­gi­ne giap­po­ne­se è arri­va­to in Gran Bre­ta­gna all’età di sei anni. Nel 1978 si è lau­rea­to in let­te­ra­tu­ra e filo­so­fia e in segui­to si è sta­bi­li­to con la moglie a Lon­dra, dove risie­de attualmente.
Scri­ve in ingle­se, alter­nan­do tem­pi­sti­che di scrit­tu­ra e tra­me anglo­sas­so­ni e nip­po­ni­che, in cui a emer­ge­re, però, è sem­pre un trat­to esclu­si­va­men­te giap­po­ne­se: la deli­ca­tez­za, moti­vo che si riflet­te anche nei sen­ti­men­ti dei suoi per­so­nag­gi.
Uno dei suoi roman­zi più cele­bri, Non lasciar­mi ― giu­di­ca­to dal Time il miglior roman­zo del 2005, inse­ri­to nei 10 miglio­ri roman­zi degli anni 2000 e nei 100 miglio­ri bestsel­ler ingle­si dal 1923 al 2005 ― descri­ve l’amore puro e impal­pa­bi­le di due gio­va­ni, Kathy e Tom­my, desti­na­ti a rin­cor­rer­si tut­ta la vita. L’abisso dei sen­ti­men­ti e l’introspezione psi­co­lo­gi­ca, in effet­ti, non man­ca­no e la pos­si­bi­li­tà di imme­de­si­ma­zio­ne è sorprendente.
Per il bre­ve perio­do di frui­zio­ne del roman­zo, Hail­sham diven­ta la casa in cui tut­ti abbia­mo vis­su­to, Tom­my il ragaz­zi­no che tut­ti abbia­mo ama­to e Ruth la miglio­re ami­ca, a trat­ti anti­pa­ti­ca e dispo­ti­ca, che tut­ti abbia­mo avuto.
Non c’è feli­ci­tà, non c’è spe­ran­za: i tre pro­ta­go­ni­sti vivo­no in un mon­do di clo­ni e sono desti­na­ti a mori­re, donan­do i pro­pri orga­ni ai “veri” uma­ni mala­ti. Nel momen­to in cui si ini­zia a scor­ge­re la loro natu­ra– non è imme­dia­ta l’associazione pro­ta­go­ni­sti-clo­ni– ci si chie­de in cosa dif­fe­ri­sca­no così tan­to dal­le altre per­so­ne. Kathy se lo doman­da con­ti­nua­men­te, non c’è una sola pagi­na del libro in cui non sia alla ricer­ca di se stes­sa. È pro­prio quan­do si inna­mo­ra che ini­zia a inter­ro­gar­si sul­la sua essen­za e sul suo desti­no: se si è inna­mo­ra­ta, allo­ra in cosa è così diver­sa dal­le sue coe­ta­nee uma­ne? Per­ché è desti­na­ta a que­sta vita pre­sta­bi­li­ta? Per­ché non può ama­re il suo Tom­my e vive­re con lui, feli­ce, per tut­ta la vita? Le con­ti­nue doman­de non tro­va­no rispo­ste e, se le tro­va­no, è trop­po tar­di. La spe­ran­za si insi­nua costan­te­men­te nei pen­sie­ri del­la pro­ta­go­ni­sta così come in quel­li del let­to­re, tenen­do­lo let­te­ral­men­te incol­la­to alle pagine.

Non lasciarmi è un gioiello della letteratura contemporanea, celebra la ricchezza d’animo, la bellezza interiore e l’individualità.

È in gra­do di far riflet­te­re su sen­ti­men­ti, pro­gres­so, medi­ci­na e scien­za. È una disto­pia squi­si­ta­men­te all’inglese, che uni­sce la durez­za del­la tra­ma alla sen­si­bi­li­tà dei personaggi.
E nem­me­no Ste­vens, il com­pì­to mag­gior­do­mo di Quel che resta del gior­no, appa­ren­te­men­te apa­ti­co, rie­sce a sfug­gi­re alla mici­dia­le intro­spe­zio­ne psi­co­lo­gi­ca di Ishi­gu­ro. L’ambientazione, anche in que­sto caso, pur non essen­do disto­pi­ca, riflet­te la vena malin­co­ni­ca del Pre­mio Nobel: sia­mo nell’Inghilterra del dopo­guer­ra, in un cli­ma di “quel­lo che non è sta­to ma sareb­be potu­to essere”.
Stes­so discor­so per Un arti­sta del mon­do flut­tuan­te, sto­ria di un pit­to­re giap­po­ne­se che riflet­te sul­la sua vita e su come l’ha vis­su­ta. Stes­sa ambien­ta­zio­ne del dopo­guer­ra e stes­sa, soli­ta, doman­da: qual è il ruo­lo dell’uomo in una socie­tà in rapi­da evoluzione?
La “gran­de for­za emo­ti­va” con cui Kazuo Ishi­gu­ro “ha sco­per­to l’abisso” del­le emo­zio­ni uma­ne ci con­du­ce sem­pre ver­so la stes­sa meta: a Hail­sham, a Dar­ling­ton Hall o in Giap­po­ne. Biso­gna solo lasciar­si trasportare.

Con­di­vi­di:
Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.

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