Le FARC sono pronte per la politica?

In Colom­bia la vio­len­za non ha rispar­mia­to nean­che la palu­do­sa Macon­do, il miti­co vil­lag­gio del­le soli­tu­di­ni incro­cia­te fon­da­to dai Buen­dia e rac­con­ta­to dal Gabriel Gar­cia Mar­quez, lo scrit­to­re nazio­na­le, nel suo roman­zo più cele­bre. For­se non è un caso che il padre del rea­li­smo magi­co abbia vis­su­to in un pae­se come que­sto, dove sta­bi­li­tà  demo­cra­ti­ca e vio­len­za han­no con­vis­su­to ai limi­ti del­l’as­sur­do per decen­ni nel­lo stes­so spa­zio poli­ti­co-isti­tu­zio­na­le. Recen­te­men­te, la sto­ria del­la Colom­bia si è arric­chi­ta di un nuo­vo capi­to­lo che non ha mes­so fine ai para­dos­si del­la poli­ti­ca colom­bia­na.

A set­tem­bre le Fuer­zas Arma­das Revo­lu­cio­na­rias (FARC), la guer­ril­la più temu­ta del­la Colom­bia, sono diven­ta­te un par­ti­to poli­ti­co. Era  quan­do, il 2 otto­bre 2016, l’ac­cor­do di pace con­clu­so tra il gover­no e le Farc ven­ne boc­cia­to dai colom­bia­ni, di fron­te allo stu­po­re del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le. La posta in gio­co era trop­po alta per far sal­ta­re tut­to. Così a novem­bre è sta­to fir­ma­to un secon­do accor­do che ha rivi­sto alcu­ni dei pun­ti più con­tro­ver­si del pre­ce­den­te. La fase di incer­tez­za aper­ta dal­la vit­to­ria del no sem­bra, però, tut­t’al­tro che finita.

Come sta la Colombia oggi? L’accordo è bastato a far tornare la pace? Basta un nuovo nome per far cambiare le FARC?

Dopo tut­to, la guer­ra ha avu­to costi altis­si­mi per la socie­tà colom­bia­na. Si trat­ta innan­zi­tut­to del­le vit­ti­me, sei milio­ni quel­le con­ta­te nel 2014. Ma non solo. Il con­flit­to ha lasci­to in ere­di­tà una demo­cra­zia difet­to­sa, una socie­tà pola­riz­za­ta (il no ha vin­to con il 50,2% con­tro il 49,7), il ran­co­re, la pau­ra, una pro­fon­da sfi­du­cia nei con­fron­ti del­la guer­ril­la e un dif­fu­so disprez­zo per la clas­se politica.

La vio­len­za c’e­ra già pri­ma che il Colon­nel­lo Aure­lia­no Buen­dia si tro­vas­se di fron­te al plo­to­ne di ese­cu­zio­ne per ricor­da­re di quel­la vol­ta che suo padre lo ave­va por­ta­to a cono­sce­re il ghiac­cio. C’e­ra ancor pri­ma che Aure­lia­no Buen­dia vi pren­des­se par­te. C’e­ra pri­ma che le Farc la mono­po­liz­zas­se­ro e pro­ba­bil­men­te ci sarà anco­ra, visto che l’E­ser­ci­to di Libe­ra­zio­ne Nazio­na­le non ha anco­ra con­clu­so accor­di di pace con il gover­no. In effet­ti, l’u­so del­la for­za, di cui in con­di­zio­ni nor­ma­li lo Sta­to detie­ne il mono­po­lio, in Colom­bia non è mai sta­to pre­ro­ga­ti­va esclu­si­va del­le isti­tu­zio­ni. Il decen­nio cono­sciu­to come la Vio­len­cia ebbe ini­zio nel 1948 con il Bogo­ta­zo, l’e­splo­sio­ne del­la rab­bia popo­la­re pri­ma a Bogo­tà  e poi nel resto del pae­se dovu­to all’uc­ci­sio­ne di Elié­cer Gai­tan Aya­la, lea­der del­lo schie­ra­men­to pro­gres­si­sta del par­ti­to libe­ra­le can­di­da­to indi­pen­den­te alle ele­zio­ni del 1950. L’e­pi­so­dio era sfo­cia­to in un’on­da­ta di ban­di­ti­smo socia­le. La radi­ca­liz­za­zio­ne del­la pro­te­sta ave­va por­ta­to all’in­se­dia­men­to di un regi­me mili­ta­re. Si trat­ta, però, del­l’u­ni­ca ecce­zio­ne alla lun­ga tra­di­zio­ne elet­to­ra­le del­la poli­ti­ca colom­bia­na. Que­sta tra­di­zio­ne, insie­me all’as­sen­za di movi­men­ti popu­li­sti e alla tenu­ta eco­no­mi­ca duran­te gli anni Ottan­ta, (con­tra­ria­men­te al resto del­l’A­me­ri­ca Lati­na, dove tut­ti li ricor­da­no come “il decen­nio per­du­to” a cau­sa del­la cri­si del debi­to este­ro) ha tra­sfor­ma­to la Colom­bia in un caso di scuo­la nel pano­ra­ma lati­noa­me­ri­ca­no. Que­ste carat­te­ri­sti­che vir­tuo­se non han­no reso il pae­se immu­ne dal­la nasci­ta, a par­ti­re dagli anni Ottan­ta, di nume­ro­si movi­men­ti guer­ri­glie­ri, la cui pre­sen­za ha ali­men­ta­to il soste­gno popo­la­re nei con­fron­ti dei grup­pi para­mi­li­ta­ri che si pro­po­ne­va­no di com­bat­ter­li. Ori­gi­na­ria­men­te le FARC, diven­ta­te ben pre­sto il grup­po mag­gior­men­te con­so­li­da­to, era­no for­ma­te da con­ta­di­ni del­la clas­se media rura­le che lot­ta­va­no per recu­pe­ra­re le ter­re che gli era­no sta­te por­ta­te via dai lati­fon­di­sti. Una vol­ta con­qui­sta­te suf­fi­cien­ti risor­se, anche attra­ver­so seque­stri a fini estor­si­vi e al con­trol­lo del­la pro­du­zio­ne di coca, le FARC han­no comin­cia­to ad aspi­ra­re a con­qui­sta­re il pote­re a livel­lo nazio­na­le. Il raf­for­za­men­to del­la guer­ril­la è sta­to accom­pa­gna­to, qua­si spe­cu­lar­men­te, dal­la dif­fu­sio­ne del para­mi­li­ta­ri­smo: di fron­te alla debo­lez­za del­le isti­tu­zio­ni e del­lo sta­to di dirit­to, mol­ti colom­bia­ni lo con­si­de­ra­va­no un male neces­sa­rio per met­te­re fine alla guer­ril­la. Que­sto mix esplo­si­vo ha dan­neg­gia­to pro­fon­da­men­te la socie­tà colombiana.

Poi un giorno le FARC hanno deciso di cambiare vita.

Non pri­ma però di ade­gua­te con­ces­sio­ni. In par­ti­co­la­re, il gover­no di San­tos ha garan­ti­to la par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca degli ex guer­ri­glie­ri, offren­do­gli la pos­si­bi­li­tà  di costi­tuir­si in par­ti­to poli­ti­co e assi­cu­ran­do­gli una rap­pre­sen­tan­za mini­ma con 10 seg­gi al Con­gres­so già a par­ti­re dal­le ele­zio­ni del 2018. Que­sta con­ces­sio­ne non è sta­ta rivi­sta nean­che dopo la scon­fit­ta al refe­ren­dum. A giu­gno la con­se­gna degli arma­men­ti alle Nazio­ni Uni­te ha segna­to l’ab­ban­do­no, si spe­ra defi­ni­ti­vo, del­la lot­ta arma­ta in favo­re del­la lot­ta demo­cra­ti­ca. L’ad­dio alle armi è sta­to segui­to dal­la cele­bra­zio­ne del pri­mo con­gres­so di Fuer­za Alter­na­ti­va Revo­lu­cio­na­ria del Comun, nome del par­ti­to del­le FARC. Per tut­ti i colom­bia­ni, comun­que, sarà  sem­pre il par­ti­to del­le FARC.

Anche se le loro pro­po­ste poli­ti­che non sono anco­ra chia­re, per il momen­to pochi sem­bra­no inte­res­sar­se­ne. Per tut­ti la pace è tor­na­ta in Colom­bia e que­sto basta. In real­tà, la situa­zio­ne è più complessa.

La for­za poli­ti­ca del­le FARC è anco­ra igno­ta. For­se è per que­sto che i dele­ga­ti che attual­men­te assi­sto­no alle riu­nio­ni del Con­gres­so si tro­va­no in una situa­zio­ne di soli­tu­di­ne poli­ti­ca. La sini­stra li teme, la destra li odia, gli auto­pro­cla­ma­te­si demo­cra­ti­ci man­ten­go­no una posi­zio­ne ambi­gua. Se Timo­chen­ko e com­pa­gni saran­no in gra­do di rom­pe­re que­sto iso­la­men­to poli­ti­co una vol­ta entra­ti nel­le isti­tu­zio­ni per via elet­to­ra­le è anco­ra tut­to da vede­re. Resta da capi­re qua­le sarà  la loro pro­po­sta poli­ti­ca. In que­sta fase di incer­tez­za, mol­ti com­men­ta­to­ri riten­go­no che il nuo­vo par­ti­to pre­fe­ri­rà una pro­po­sta più demo­cra­ti­ca e ad alto con­te­nu­to socia­le, rispet­to al popu­li­smo di sinistra.

Sicu­ra­men­te uno degli obiet­ti­vi prin­ci­pa­li del nuo­vo par­ti­to è quel­lo di miglio­ra­re la pro­pria imma­gi­ne nel­l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca. Non sem­bra una sfi­da faci­le. Mol­ti colom­bia­ni pen­sa­no anco­ra che le FARC, con­vin­te come sono di poter instau­ra­re un nuo­vo ordi­ne ispi­ra­to al mar­xi­smo-leni­ni­smo, soste­ni­to­ri del cha­vi­smo che ha con­dan­na­to alla fame i Vene­zue­la e alla rivo­lu­zio­ne cuba­na, non cam­bie­ran­no. Al di là  degli aspet­ti ideo­lo­gi­ci, mol­ti non sono anco­ra dispo­sti a per­do­na­re i cri­mi­ni com­mes­si duran­te la guerra.

In que­sto con­te­sto, la ricon­ci­lia­zio­ne può avve­ni­re solo attra­ver­so la ridu­zio­ne del­la pola­riz­za­zio­ne socia­le e un siste­ma di giu­sti­zia ade­gua­to. Per quan­to riguar­da il pri­mo fron­te, la boc­cia­tu­ra del­l’ac­cor­do di pace al refe­ren­dum ha dato un segna­le ine­qui­vo­ca­bi­le. Secon­do Pau­la Gavi­ra, con­si­glie­ra del pre­si­den­te San­tos esper­ta di dirit­ti uma­ni, ai colom­bia­ni deve esse­re suc­ces­so qual­co­sa, per­ché “è incre­di­bi­le che il pae­se non sia attrat­to dal­la pace, che la gen­te non sia attrat­ta dal­la fine del con­flit­to”. Una vera paci­fi­ca­zio­ne è pos­si­bi­le solo se si esce dal­la spi­ra­le dell’ assue­fa­zio­ne alla vio­len­za. Per riu­scir­ci, è neces­sa­rio raf­for­za­re una socie­tà civi­le che pro­muo­va il dia­lo­go e crea­re un nuo­vo siste­ma di giu­sti­zia. Il 28 set­tem­bre, in occa­sio­ne del­la discus­sio­ne da par­te del Con­gres­so del dise­gno di leg­ge sul­la giu­sti­zia spe­cia­le per la pace, sono emer­se mol­te oppo­si­zio­ni. Il siste­ma di giu­sti­zia tran­si­zio­na­le pre­ve­de che chi si sia mac­chia­to di gra­vi delit­ti e ammet­ta le pro­prie respon­sa­bi­li­tà otter­rà  for­ti scon­ti da par­te di un tri­bu­na­le di pace. Gli altri saran­no giu­di­ca­ti dal­la giu­sti­zia ordi­na­ria. Que­sto siste­ma, incen­tra­to sul­la vit­ti­ma e sul­la sua ripa­ra­zio­ne, è in con­tra­sto con la tra­di­zio­na­le con­ce­zio­ne del­la giu­sti­zia colom­bia­na, che ha sto­ri­ca­men­te uti­liz­za­to siste­mi giu­di­zia­ri retri­bu­ti­vi, fina­liz­za­ti cioè alla pena e alla sua ese­cu­zio­ne. Come spie­ga la pre­si­den­te del Tri­bu­na­le Spe­cia­le di pace però, si sba­glia­no colo­ro che pen­sa­no che sarà un tri­bu­na­le del­la ven­det­ta. Affin­ché il pro­ces­so di ricon­ci­lia­zio­ne pos­sa com­ple­tar­si, occor­re imma­gi­na­re un siste­ma diver­so, sen­za che que­sto signi­fi­chi pri­va­re le vit­ti­me di ade­gua­ta protezione.

Non è comun­que la pri­ma vol­ta che ex guer­ril­le­ri diven­ta­no un par­ti­to in Ame­ri­ca Lati­na. Nel 1985 la fine del­la dit­ta­tu­ra uru­gua­ya­na e le leg­gi di amni­stia han­no garan­ti­to ai guer­ril­le­ri tupa­ma­ros l’in­gres­so sul­la sce­na poli­ti­ca. Uno di loro, Pepe Muji­ca, è addi­rit­tu­ra diven­ta­to pre­si­den­te. In Colom­bia per ora una rea­le paci­fi­ca­zio­ne è anco­ra lon­ta­na. Fin­ché la ricon­ci­lia­zio­ne nazio­na­le non sarà com­piu­ta, per mol­ti le FARC saran­no sem­pre le soli­te FARC e la Colom­bia rimar­rà  un pae­se sen­za guer­ra e sen­za pace.

 

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Letizia Gianfranceschi
Stu­den­tes­sa di Rela­zio­ni Inter­na­zio­na­li. Il mon­do mi incu­rio­si­sce. Mi inte­res­so di dirit­ti. Amo la let­te­ra­tu­ra, le lin­gue stra­nie­re e il tè.

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