Mamma, c’è un pagliaccio sotto il letto

“Tu se’ Pagliac­cio! Vesti la giub­ba e la fac­cia infa­ri­na. La gen­te paga, e rider vuo­le qua. E se Arlec­chin t’in­vo­la Colom­bi­na, ridi, Pagliac­cio… e ognun applaudirà!”

Così reci­ta la cele­bre aria “Vesti la giub­ba” più cono­sciu­ta come “Ridi pagliac­cio” dall’opera di Rug­ge­ro Leon­ca­val­lo I Pagliac­ci. Dopo l’uscita di IT nel­le sale cine­ma­to­gra­fi­che, oggi quan­do pen­sia­mo a un pagliac­cio non lo imma­gi­nia­mo come lo can­ta­va il Caru­so, ossia con il cuo­re infran­to ma deci­so a con­ti­nua­re il suo lavo­ro, piut­to­sto con del­le fat­tez­ze demo­nia­che e ter­ri­fi­can­ti. Due figu­re agli anti­po­di si potreb­be dire, ma evi­den­te­men­te non mol­to distanti.

La figu­ra del clo­wn nasce con il solo inten­to comi­co eppu­re con il pas­sa­re degli anni la con­no­ta­zio­ne del­la figu­ra del pagliac­cio è sem­pre più sinistra. 

Tutta colpa dell’immaginazione di King se i pagliacci fanno paura o c’è sempre stato qualcosa di inquietante sotto al trucco, al naso rosso e alle parrucche sgargianti?

Il pagliac­cio, il cui nome potreb­be signi­fi­ca­re “uomo di paglia”, altro non è che la tra­spo­si­zio­ne moder­na di alcu­ne figu­re comi­che mol­to popo­la­ri nel tea­tro ingle­se: i clo­wn, di cui si han­no testi­mo­nian­ze anche nel tea­tro pre­vit­to­ria­no. In que­sto con­te­sto, tipi­ca­men­te vesti­va­no con indu­men­ti lar­ghi: spes­so i per­so­nag­gi clo­wn era­no pove­ri e quin­di, per  dare l’impressione di esse­re magris­si­mi, si vesti­va­no con maglie e bra­ghe mol­to lar­ghe che spes­so e volen­tie­ri per­de­va­no in sce­na per diver­ti­re la pla­tea. Il truc­co tipi­co del clo­wn inve­ce si aggiun­ge negli ulti­mi anni del 1700: per il tea­tro, però, tut­to quel truc­co ven­ne con­si­de­ra­to ecces­si­vo, ma for­se pro­prio gra­zie all’eccesso que­ste figu­re ebbe­ro mag­gio­re for­tu­na negli spet­ta­co­li cir­cen­si.

I pagliac­ci con­ser­va­no dal­le loro ori­gi­ni spes­so un com­por­ta­men­to gof­fo (impo­sto dagli indu­men­ti lar­ghi) e un inten­to comi­co. Tut­ta­via, nel­la sto­ria non man­ca­no esem­pi di clo­wn più malin­co­ni­ci, pro­prio come quel­li di Leon­ca­val­lo o, più in gene­ra­le, nel­le figu­re del Nove­cen­to, epo­ca nel­la qua­le  si cer­ca di dare spa­zio all’uomo die­tro la maschera.

L’intento comico si è perso da tempo, ma con il successo di It la cosa sembra essere leggermente sfuggita di mano.

A Bari i pal­lon­ci­ni pro­mo­zio­na­li del film basa­to sul roman­zo di King han­no cau­sa­to qual­che attac­co di pani­co.  Nean­che in Ame­ri­ca le con­se­guen­ze sono sta­te poi tan­to diver­ten­ti. Dal 2016 infat­ti in mol­ti sta­ti degli USA si è veri­fi­ca­to un feno­me­no deno­mi­na­to  clo­wn sightings: degli avvi­sta­men­ti di per­so­ne truc­ca­te da clo­wn piut­to­sto inquie­tan­ti che si diver­ti­va­no a spa­ven­ta­re i passanti.

Pur essen­do­si trat­ta­to per lo più di ragaz­za­te, in cer­ti casi le for­ze dell’ordine sono sta­te richia­ma­te a inter­ve­ni­re: è suc­ces­so, ad esem­pio, quan­do pedo­fi­li, tra­ve­sti­ti da pagliac­ci, han­no cer­ca­to di attrar­re bam­bi­ni nei boschi. In cer­ti sta­ti si sono veri­fi­ca­ti per­fi­no degli arre­sti con le accu­se di isti­ga­zio­ne alla vio­len­za, e a Green­vil­le (nel South Caro­li­na) è diven­ta­to ille­ga­le vesti­re da pagliac­ci la not­te. La repres­sio­ne si è rive­la­ta tal­men­te seve­ra da far scom­pa­ri­re que­sti scher­zi che a lun­go han­no scos­so la popo­la­zio­ne. Tra gli anni Ottan­ta e l’i­ni­zio del nuo­vo mil­len­nio, si sono regi­stra­ti alcu­ni tri­sti pre­ce­den­ti: cri­mi­na­li veri e pro­pri si tra­ve­sti­va­no da clo­wn per nascon­de­re la loro iden­ti­tà. La nuo­va onda­ta di pau­ra ha anche cau­sa­to a King qual­che grat­ta­ca­po: diver­se asso­cia­zio­ni di pagliac­ci han­no minac­cia­to di por­ta­re l’au­to­re di It in tri­bu­na­le per dan­no d’immagine. Il tut­to cad­de nel vuo­to e King si è limi­ta­to a rispon­de­re con un tweet:

In effet­ti i pagliac­ci pos­so­no real­men­te fare pau­ra: si par­la di coul­ro­fo­bia, ovve­ro il timo­re ingiu­sti­fi­ca­to dei pagliac­ci. Si trat­ta di una fobia dif­fu­sa nei bam­bi­ni ma che può afflig­ge­re anche gli adul­ti (anche se son casi mol­to rari) e può esse­re det­ta­ta o da una brut­ta espe­rien­za con i clo­wn o dal fat­to di non poter rico­no­sce­re sot­to tut­to quel truc­co una vera e pro­pria per­so­na. La masche­ra, infat­ti, può risul­ta­re inquie­tan­te per chiun­que quan­do ha dei trat­ti soma­ti­ci uma­ni ma ecces­si­va­men­te cari­ca­tu­ra­li in quan­to ren­do­no dif­fi­ci­le un’identificazione, indi­spen­sa­bi­le per i bambini.
Se con una pal­li­na da ping pong rea­liz­zas­si­mo due occhi su una cal­za, que­sta dif­fi­cil­men­te risul­te­reb­be inquie­tan­te per­ché non uma­na, ma lo stes­so non si può dire per i clown.

I pagliacci sono persone e ciò che nasconde la loro identità può risultare angosciante.

Un altro aspet­to che può sem­bra­re inquie­tan­te è il sor­ri­so tipi­co dei clo­wn: è un’espressione fis­sa che spes­so cela non una gio­ia sin­ce­ra, ma altri pen­sie­ri dell’attore che sta vesten­do i pan­ni di un alle­gro clo­wn dan­zan­te. Nel momen­to in cui si per­ce­pi­sce altro die­tro l’espressione è natu­ra­le sen­tir­si a disa­gio. Tut­ti que­sti carat­te­ri si mani­fe­sta­no soprat­tut­to quan­do il clo­wn è ester­no alla sua cor­ni­ce natu­ra­le, cioè un pal­co­sce­ni­co, quin­di in effet­ti King ha ragio­ne, i pagliac­ci fan­no pau­ra. Scrit­to­ri come lui e mol­ti regi­sti han­no trat­to da loro ispi­ra­zio­ne per per­so­nag­gi memo­ra­bi­li: oltre a Pen­ny­wi­se, si pen­si al Joker, ama­tis­si­mo riva­le di Bat­man. Che ne abbia­te pau­ra o meno, dif­fi­cil­men­te un clo­wn lascia indif­fe­ren­ti. In ogni caso, non lascia­te che il pagliac­cio sba­glia­to vi chie­da per­ché sie­te così seri.

 

 

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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