Marc Chagall alla Permanente di Milano

Milano, 13/10/2017 - Museo della Permanente "Chagall Sogno di una notte d'estete" di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto, Massimiliano Siccardi - foto di Massimo Paolone

Foto e video di Fede­ri­co Arduini

«Per me esse­re qui è come par­te­ci­pa­re a una festa» ha det­to Iole Sie­na, pre­si­den­te del grup­po Arthe­mi­sia, che ha por­ta­to la mostra Cha­gall. Sogno di una not­te d’e­sta­te nel­la cor­ni­ce del­la Per­ma­nen­te a Mila­no, in espo­si­zio­ne dal 14 otto­bre 2017 al 28 gen­na­io 2018. «Non è una mostra, è dif­fi­ci­le defi­nir­la, la chia­me­rei “mostra-spet­ta­co­lo”, sì, uno spet­ta­co­lo in cui i frui­to­ri pos­sa­no esse­re anche atto­ri». L’opera del mae­stro Cha­gall pren­de for­ma gra­zie alla tec­no­lo­gia, che per­met­te allo spet­ta­to­re di vol­ger­si a tut­ta la pro­du­zio­ne dell’autore in manie­ra ori­gi­na­le e del tut­to nuo­va. Sie­na, infat­ti, duran­te la con­fe­ren­za stam­pa ha sot­to­li­nea­to come que­sta espo­si­zio­ne non abbia mol­to da spar­ti­re con altre “mostre immer­si­ve”. Al pro­get­to ha lavo­ra­to un grup­po di arti­sti che si è assun­to la  respon­sa­bi­li­tà di crea­re un per­cor­so nar­ra­ti­vo del mon­do crea­to da Cha­gall, sen­za esclu­de­re le sue diver­se ispi­ra­zio­ni: le pro­prie radi­ci, l’amo­re, la fia­ba, la musi­ca e tut­to quel­lo che l’artista ha ricrea­to ad arte nel cor­so del­la sua vita.

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A pre­sen­ta­re que­sto per­cor­so è sta­to Gian­fran­co Ian­nuz­zi che ha innan­zi­tut­to rin­gra­zia­to i suoi col­le­ghi, Rena­to Gat­to, atto­re tea­tra­le e docen­te di tec­ni­ca voca­le, Mas­si­mi­lia­no Sic­car­di, un arti­sta a tut­to ton­do e per­for­mer, e Gine­vra Napo­leo­ni che ha cura­to e diret­to lo splen­di­do omag­gio a Car­rol con il cor­to su Ali­ce, e ulti­mo ma non ulti­mo Luca Lon­go­bar­di, com­po­si­to­re e cura­to­re di tut­ta la colon­na sono­ra del­la mostra. Il grup­po, ha spie­ga­to Ian­nuz­zi, è col­lau­da­to e affia­ta­to da tem­po, tan­to che l’organizzazione del lavo­ro vie­ne ormai natu­ra­le e cia­scu­no di loro por­ta un par­ti­co­la­re sguar­do arti­sti­co secon­do la loro spe­ci­fi­ca for­ma­zio­ne (in Fran­cia, infat­ti, Arthe­mi­sia ave­va già tenu­to que­sto gene­re di spettacoli).

Il sogno è stato il tema che hanno seguito per trasporre l’arte di Chagall in quest’esperienza audio-visiva inedita.

Al team di arti­sti è sta­to affi­da­to il non bana­le com­pi­to di adat­ta­re il con­te­nu­to alla sala del­la Per­ma­nen­te dise­gna­ta da Achil­le Casti­glio­ne, di cui Ian­nuz­zi ha esal­ta­to il carat­te­re moder­no. Per loro il pub­bli­co deve esse­re al cen­tro dell’esperienza: non è come osser­va­re un film, per­ché lo spet­ta­to­re riem­pie lo spa­zio inte­ra­gen­do­ci e qua­si inte­gran­do­si con l’arte (anche gra­zie agli spec­chi). Ha par­la­to anche il musi­ci­sta e com­po­si­to­re Luca Lon­go­bar­di, che ha spie­ga­to bre­ve­men­te come si sia fat­to ispi­ra­re per la com­po­si­zio­ne del­la colon­na sono­ra, par­te fon­da­men­ta­le del­la mostra, e tra­spor­ta­re dal per­cor­so che la regia ha imma­gi­na­to per rior­di­na­re e rein­ter­pre­ta­re le ope­re dell’artista bie­lo­rus­so, uti­liz­zan­do bra­ni di gene­ri diver­si e aggiun­gen­do dei pez­zi ori­gi­na­li: «Non è un per­cor­so solo del­la musi­ca, è il per­cor­so del­la sto­ria e del­le immagini».

Infi­ne ha par­te­ci­pa­to alla con­fe­ren­za stam­pa anche la nipo­te di Cha­gall, Meret Meyer, che non ha potu­to non rin­gra­zia­re gli arti­sti e il respon­sa­bi­le del pro­get­to espo­si­ti­vo Cor­ra­do Ansel­mi e dir­si emo­zio­na­ta dal lavo­ro rea­liz­za­to dal grup­po di Arthemisia.La Meyer ha anche evi­den­zia­to quan­to le ope­re del non­no sia­no alquan­to ver­sa­ti­li anco­ra oggi e quan­to si pre­sti­no all’arte cine­ma­to­gra­fi­ca. Si è poi sof­fer­ma­ta sull’aspetto moder­no del rap­por­to tra arte e tec­no­lo­gia,  mol­to più com­pli­ca­to di quan­to sem­bri. Risul­ta infat­ti spes­so ambi­va­len­te l’u­ti­liz­zo, nel­l’ar­te, di tec­no­lo­gie di avan­guar­dia: a vol­te que­ste ulti­me pro­du­co­no dei tota­li fal­li­men­ti arti­sti­ci ma tal­vol­ta costi­tui­sco­no, inve­ce, un vali­do sup­por­to a ser­vi­zio dell’arte stes­sa, come si è rea­liz­za­to alla Per­man­te: Cha­gall, a det­ta del­la nipo­te, si sareb­be com­pia­ciu­to del risultato.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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