Quando il Vietnam si spiegò all’Occidente

Il con­flit­to in Viet­nam comin­ciò agli ini­zi di novem­bre nel 1955, a segui­to del­la man­ca­ta rea­liz­za­zio­ne degli accor­di di Gine­vra sti­pu­la­ti nel ’54. In un’in­ter­vi­sta appar­sa su “L’E­spres­so” il 26 dicem­bre 1965 emer­ge un par­ti­co­la­re aspet­to di tale con­flit­to, che con­tri­buì a spie­ga­re le ragio­ni pro­fon­de che fece­ro sca­tu­ri­re que­sta guerra.

Nel dicem­bre 1965 il gior­na­li­sta James Came­ron si tro­va­va ad Hanoi per inter­vi­sta­re il mini­stro viet­na­mi­ta Pham van Dong. La con­di­zio­ne che si pre­sen­ta­va davan­ti ai suoi occhi era oltre­mo­do dram­ma­ti­ca: il con­flit­to viet­na­mi­ta era infat­ti nel pie­no del suo svi­lup­po, men­tre gli esi­ti più disa­stro­si del­l’in­ter­ven­to ame­ri­ca­no su que­sta ter­ra era­no in pie­no atto; nel­la scel­ta poli­ti­ca di John­son furo­no coin­vol­ti in quel­l’an­no cir­ca 250 mila sol­da­ti ame­ri­ca­ni e 650 mila sol­da­ti viet­na­mi­ti. Era anche il momen­to in cui si anda­ro­no a costi­tui­re le pro­te­ste esem­pla­ri che anda­ro­no a carat­te­riz­za­re que­sta guer­ra: da un lato la dram­ma­ti­ca scel­ta da par­te di mona­ci e mona­che bud­di­ste di dar­si fuo­co fuo­ri dal­le pro­prie pago­de, un gesto estre­mo di pro­te­sta che cela­va in sé un for­te cari­co di sof­fe­ren­za e di ideo­lo­gia paci­fi­ca; dal­l’al­tra par­te del con­flit­to si anda­va­no inve­ce a svi­lup­pa­re nel­le mag­gio­ri uni­ver­si­tà ame­ri­ca­ne i cele­bri movi­men­ti di pro­te­sta studenteschi.

Entro que­sto pano­ra­ma sto­ri­co Came­ron si recò nel luo­go del­l’in­ter­vi­sta, cer­to che da que­sto col­lo­quio non avreb­be rice­vu­to nes­su­na infor­ma­zio­ne in più rispet­to a quan­to l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca occi­den­ta­le non sapes­se già sull’ingiusto con­flit­to che in quel­l’an­no era al suo deci­mo anno.

Le riser­ve del repor­ter non era­no cer­to det­ta­te dal fat­to che negli anni del con­flit­to la popo­la­zio­ne civi­le chiu­se i con­tat­ti con il resto del mon­do ester­no. Chi deci­se di anda­re in que­sta ter­ra per por­ta­re aiu­ti di tipo sani­ta­rio o per docu­men­ta­re la real­tà del con­flit­to dichia­rò sem­pre di esse­re sta­to accol­to con gran­de calo­re dal­la popo­la­zio­ne; l’amministrazione inter­na ave­va capi­to d’altro can­to, l’importanza del­la divul­ga­zio­ne ester­na di quan­to sta­va acca­den­do. Si spe­ra­va infat­ti che tra­mi­te i cana­li di stam­pa stra­nie­ri la loro cau­sa potes­se esse­re meglio appro­fon­di­ta, ren­den­do la pos­si­bi­li­tà del­la ces­sa­zio­ne dei bom­bar­da­men­ti aerei ame­ri­ca­ni più con­cre­ta e vicina.

Il popo­lo attac­ca­to era però anche estre­ma­men­te timi­do e riser­va­to, si ha modo di cre­de­re che anche per que­sti moti­vi non aves­se pia­ce­re a discor­re­re in modo pro­fon­do sul con­flit­to dal pun­to di vista poli­ti­co con la stam­pa stra­nie­ra, pro­va ne era­no la serie di visi­te can­cel­la­te o non appro­va­te che ono­re­vo­li e per­so­na­li­tà più eme­ri­te del gior­na­li­sta ave­va­no rice­vu­to in pas­sa­to dal gover­no vietnamita.

Pro­prio per que­sti moti­vi, quan­do Came­ron var­cò la resi­den­za del viet­na­mi­ta, si aspet­ta­va di rice­ve­re un simi­le trat­ta­men­to, ma per even­ti for­tui­ti e casua­li le cose anda­ro­no diver­sa­men­te: in quel gior­no infat­ti avven­ne il pri­mo (ed uni­co) incon­tro poli­ti­co “vero” tra una per­so­na­li­tà viet­na­mi­ta ed una occi­den­ta­le regi­stra­ta duran­te il ven­ten­nio del con­flit­to.

La straor­di­na­ria pos­si­bi­li­tà si rea­liz­zò gra­zie al fat­to che quan­do il mini­stro viet­na­mi­ta incon­trò Came­ron non vide in lui i trat­ti soma­ti­ci del popo­lo nemi­co, ma quel­li di un gio­va­ne incon­tra­to ben undi­ci anni pri­ma duran­te una con­fe­ren­za sul­la pace in Indo­ci­na orga­niz­za­ta dai loro pae­si d’origine.

Bastò dunque questo dettaglio per convincere il ministro ad esprimere liberamente il proprio pensiero rispetto a quanto stava accadendo alla propria terra.

Que­st’in­ter­vi­sta rap­pre­sen­ta un chia­ro docu­men­to del­la for­za di volon­tà del popo­lo viet­na­mi­ta, che nono­stan­te le con­di­zio­ni estre­me in cui ver­sa­va ave­va nel pro­prio inti­mo la sicu­rez­za di vin­ce­re un gior­no l’esercito occupante.

Quan­do noi dicia­mo che vin­ce­re­mo que­sta guer­ra voi non ci cre­de­te. For­se pen­sa­te che dovrem­mo vin­cer­la (…), ma one­sta­men­te pen­sa­te che non sia pos­si­bi­le. Ammet­to che infat­ti sem­bra qua­si impos­si­bi­le. Ma pos­so assi­cu­ra­re che que­sta è la veri­tà (…) natu­ral­men­te non pos­sia­mo scon­fig­ge­re gli Sta­ti Uni­ti. Sareb­be fol­lia pen­sar­lo. Noi non stia­mo ten­tan­do di scon­fig­ge­re gli Sta­ti Uni­ti. Sem­bra che gli ame­ri­ca­ni abbia­no l’assurda impres­sio­ne che noi li minac­cia­mo;(…). Noi stia­mo sem­pli­ce­men­te ten­tan­do di libe­rar­ce­ne. Essi sono sul nostro suo­lo e noi non li voglia­mo qui. Vada­no via e la guer­ra sarà finita.

Il valo­re di que­sta dichia­ra­zio­ne (con­te­nu­ta in: “Un cor­rie­re par­te da Hanoi” in “L’Espresso”, anno XI, n. 53, 26 dicem­bre 1965, pag. 5), così chia­ra e pre­ci­sa è dato anche dal fat­to che, come vie­ne soste­nu­to da Came­ron, non era mai acca­du­to pri­ma d’allora che una per­so­na­li­tà poli­ti­ca viet­na­mi­ta riu­scis­se a dichia­ra­re paro­le simi­li din­nan­zi ad una per­so­na­li­tà occidentale.

Duran­te que­sto incon­tro Van Dong non man­cò inol­tre di dichia­ra­re la fer­ma volon­tà del suo popo­lo nel difen­de­re la pro­pria liber­tà ed indi­pen­den­za anche dal bloc­co sovie­ti­co schie­ra­to­si in modo aper­to dal­la loro par­te e che donò con astu­ti stra­ta­gem­mi ai viet­cong e ai loro allea­ti le armi e l’occorrente per far fron­te al poten­tis­si­mo eser­ci­to ame­ri­ca­no. Natu­ral­men­te gra­ti per que­sti aiu­ti, il Viet­nam non era però dispo­sto per que­sto a diven­ta­re un mero alle­ga­to del­la poten­za oppo­sta ai loro nemici.

«Que­sta è una lot­ta viet­na­mi­ta. Vor­rei che lei potes­se com­pren­de­re quan­to sia­no sem­pli­ci le nostre richie­ste». Came­ron duran­te quest’incredibile visi­ta ebbe modo di par­la­re anche con il pre­si­den­te Ho Ci Minh che deci­se di sor­pren­de­re i due inter­lo­cu­to­ri rag­giun­gen­do­li nel luo­go del­l’in­ter­vi­sta; restio a mostrar­si in pub­bli­co e a rila­scia­re inter­vi­ste, l’onorevole appar­ve agli occhi del­lo stra­nie­ro in sem­pli­ci vesti e con trat­ti oltre­mo­do pro­fon­di e rifles­si­vi. Que­sti spe­ci­fi­cò imme­dia­ta­men­te all’interlocutore occi­den­ta­le che non avreb­be aggiun­to nul­la rispet­to a quan­to già dichia­ra­to dal pro­prio mini­stro, ma sosten­ne di aver con­sta­ta­to un aumen­to del soste­gno alla loro cau­sa in occidente.

Quest’incontro per­met­te agli occhi dei poste­ri di adden­trar­si in un inti­mo cor­ri­do­io del­la sto­ria all’interno di quel­la più gran­de, negli anni del­la guer­ra fred­da le richie­ste di Dong pur­trop­po non risul­ta­va­no fat­ti­bi­li agli occhi del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne John­son e fu pro­prio il loro ina­scol­to a pro­vo­ca­re i tra­gi­ci risul­ta­ti che ben sappiamo.

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Greta Fossati
Lau­rean­da in Beni Cul­tu­ra­li e tata part-time. Pen­so ai temi degli arti­co­li men­tre pre­pa­ro tor­te ed impro­ba­bi­li frul­la­ti Detox. Da gran­de mi pia­ce­reb­be gira­re per il mon­do e scri­ve­re reportage.

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