Sangue sulle elezioni catalane

Ieri, 1 otto­bre, dal­le 9 alle 20 i cata­la­ni han­no vota­to il 90% dei voti per l’indipendenza del­la Cata­lo­gna. In alcu­ni seg­gi, però, si sono veri­fi­ca­ti diver­si epi­so­di che han­no visto lo scon­tro del­la Poli­cia Nacio­nal e Guar­dia Civil con­tro gli aven­ti dirit­to di voto cata­la­ni. I disor­di­ni, ripor­ta El País, han­no pro­vo­ca­to 761 feri­ti, tra cui anche 11 agen­ti del­le for­ze dell’ordine spagnole.

Questo clima di tensione era facilmente prevedibile, se non dichiarato.

Già il 21 set­tem­bre, infat­ti, la Guar­dia Civil ave­va arre­sta­to 14 fun­zio­na­ri cata­la­ni e requi­si­to sche­de e liste elet­to­ra­li al fine di impe­di­re il refe­ren­dum, giu­di­ca­to ille­ga­le dal gover­no di Rajoy. In segui­to a que­sto epi­so­dio sono sca­tu­ri­ti scio­pe­ri, anche orga­niz­za­ti da uni­ver­si­ta­ri, e mani­fe­sta­zio­ni in diver­se cit­tà del­la Cata­lo­gna che si sono sus­se­gui­ti fino al 29 set­tem­bre, gior­no di con­clu­sio­ne del­la cam­pa­gna elettorale.
Nel­la gior­na­ta di ieri, per impe­di­re lo svol­gi­men­to del­le vota­zio­ni, la poli­zia ha avu­to l’ordine di con­fi­sca­re tut­to il mate­ria­le elet­to­ra­le — tra cui le sche­de ripor­tan­ti il que­si­to refe­ren­da­rio e le stes­se urne — e ha anche ammes­so di aver uti­liz­za­to pro­iet­ti­li di gom­ma con­tro la fol­la. Per la stes­sa ragio­ne, vari seg­gi elet­to­ra­li sono sta­ti chiusi.

Nono­stan­te que­sto gra­ve con­te­sto non cam­bi – o per­lo­me­no non dovreb­be cam­bia­re — le ragio­ni di un sì piut­to­sto che un no all’indipendentismo cata­la­no, esso non può esse­re esclu­so dal­la discus­sio­ne poi­ché non è nient’altro che il risul­ta­to di una lun­ga par­ti­ta a brac­cio di fer­ro tra il gover­no cen­tra­le e gli indipendentisti.

Seb­be­ne il pri­mo abbia dal­la sua par­te l’articolo 2 del­la Costi­tu­zio­ne spa­gno­la che ren­de di fat­to ille­git­ti­mo il refe­ren­dum di oggi, la deci­sio­ne di Rajoy di rea­gi­re usan­do le for­ze dell’ordine era solo una del­le tan­te sul ban­co. Si sareb­be potu­to sce­glie­re, per esem­pio, di ren­de­re lega­le il refe­ren­dum per per­met­te­re ai cit­ta­di­ni di espri­mer­si. E la lega­li­tà del refe­ren­dum si sareb­be potu­ta con­cor­da­re apren­do un dia­lo­go tra le due par­ti, come è già suc­ces­so in altre nazio­ni. Come nel caso, ormai noto, del­la Gran Bre­ta­gna e la Sco­zia – nono­stan­te la sua sto­ria non sia sta­ta pri­va di insi­die – che ave­va­no indet­to una serie di incon­tri per rag­giun­ge­re un accor­do che avreb­be accon­ten­ta­to entram­bi i pri­mi ministri.

La mano­vra di for­za di Rajoy, inol­tre, non è con­dan­na­bi­le solo per­ché non con­for­me ai meto­di demo­cra­ti­ci, ma anche per­ché risul­ta poco sag­gia dal pun­to di vista poli­ti­co. Già nel 2014, dopo la con­sul­ta­zio­ne dei cata­la­ni sul­lo stes­so tema, l’Economist scri­ve­va che negan­do ai cit­ta­di­ni di espri­mer­si, i rap­por­ti si sareb­be­ro ina­spri­ti ulte­rior­men­te e avreb­be­ro spin­to anche colo­ro che avreb­be­ro vota­to per l’integrazione a sce­glie­re per la sepa­ra­zio­ne. In altre paro­le, i cit­ta­di­ni sareb­be­ro sta­ti più facil­men­te affa­sci­na­ti da discor­si popu­li­sti. Quin­di, per­met­te­re il refe­ren­dum accet­tan­do qua­lun­que risul­ta­to avreb­be lascia­to più spa­zio ai par­ti­ti non indi­pen­den­ti­sti di por­ta­re avan­ti la pro­pria cam­pa­gna elet­to­ra­le e, ancor di più, Rajoy avreb­be potu­to inse­ri­re le pro­prie con­di­zio­ni per limi­ta­re i dan­ni in caso di un “sì”.

D’altra parte, i catalani — altrettanto chiusi al dialogo — dovranno fare i conti con la realtà dei fatti.

Se pri­ma il refe­ren­dum era di dub­bia lega­li­tà, ora lo è anco­ra di più, poi­ché, secon­do El Paìs, le “rego­le del gio­co” sono sta­te cam­bia­te a 45 minu­ti dall’apertura dei seg­gi. Per far fron­te ai mol­ti seg­gi rima­sti chiu­si, era sta­to per­mes­so agli aven­ti dirit­to di vota­re in qua­lun­que col­le­gio dispo­ni­bi­le, inve­ce che in quel­lo in pre­ce­den­za asse­gna­to loro. In segui­to a que­sto cam­bia­men­to, era sta­to svi­lup­pa­to un siste­ma infor­ma­ti­co con la fun­zio­ne di veri­fi­ca­re che nes­su­no aves­se vota­to più di una vol­ta, ma era sta­to bloc­ca­to dal­la Guar­dia Civil. Dun­que, non è più pos­si­bi­le assi­cu­ra­re l’unicità del voto.
Ancor più allar­man­te è il fat­to che sia sta­to per­mes­so ai votan­ti di non uti­liz­za­re le buste in cui si sareb­be­ro dovu­te inse­ri­re le sche­de, le qua­li pote­va­no esse­re anche stam­pa­te a casa. L’esito del refe­ren­dum — che si pote­va indo­vi­na­re facil­men­te — per­tan­to, legal­men­te par­lan­do, dovreb­be ave­re poca vali­di­tà. Non sarà scon­ta­ta quin­di l’entrata del­la Cata­lo­gna nell’Unione Euro­pea, né tan­to­me­no il suo rico­no­sci­men­to da par­te non solo del­la Spa­gna, ma anche del resto dei pae­si. In ogni caso, l’avvio ver­so l’indipendenza è scrit­to.

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Barbara Venneri
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