A Strasburgo prove generali di Terza Repubblica

La “Gran­de Cham­bre” del­la Cor­te Euro­pea dei Dirit­ti dell’Uomo in udien­za per deci­de­re sull’incandidabilità dell’ex Cava­lie­re.

Fede­ri­co Bellinazzi

Se si doves­se sce­glie­re una data per deter­mi­na­re l’inizio del­la Ter­za Repub­bli­ca, il 22 novem­bre cadreb­be a pennello.

Alcuni speravano che l’inizio di questa nuova fase politica coincidesse con un cambiamento della Costituzione in occasione del referendum del 4 dicembre, mentre l’evento spartiacque è la ritrovata centralità politica di Silvio Berlusconi.

A 81 anni suo­na­ti l’ex Cava­lie­re non ne vuo­le pro­prio sape­re di lascia­re il pal­co­sce­ni­co poli­ti­co e, in occa­sio­ne del­le ele­zio­ni sici­lia­ne, con annes­so “pat­to dell’arancino”, sem­bra aver ritro­va­to la coa­li­zio­ne sto­ri­ca che gli per­met­te­reb­be di pre­sie­de­re per cin­que vol­te il Con­si­glio Dei Mini­stri del­la Repub­bli­ca Ita­lia­na. Tut­ta­via, resta un nodo da scio­glie­re, la sua incan­di­da­bi­li­tà per appli­ca­zio­ne del­la leg­ge 190\2012 nota alle cro­na­che come “leg­ge Seve­ri­no”, dal nome dell’allora Guar­da­si­gil­li del Gover­no Monti.

Di que­sto oggi si è discus­so a Stra­sbur­go, pres­so la Cor­te Euro­pea dei Dirit­ti dell’Uomo riu­ni­ta per l’occasione in Gran­de Cham­bre, al fine di rile­va­re la sus­si­sten­za di una vio­la­zio­ne di dirit­ti uma­ni ai dan­ni di Ber­lu­sco­ni per mano del­lo Sta­to Ita­lia­no.

Pri­ma però, biso­gna riav­vol­ge­re il nastro. Nell’ottobre del 2012 il cit­ta­di­no ita­lia­no Sil­vio Ber­lu­sco­ni, è sta­to con­dan­na­to in via defi­ni­ti­va a 4 anni di reclu­sio­ne – ridot­ti e scon­ta­ti con misu­re alter­na­ti­ve a cau­sa dell’alta età —  per fro­de fisca­le nell’ambito del pro­ces­so Media­set. L’anno pri­ma, al quar­to gover­no da lui pre­sie­du­to ven­ne a man­ca­re la fidu­cia par­la­men­ta­re por­tan­do così Ber­lu­sco­ni lon­ta­no da Palaz­zo Chi­gi. Al suo posto suc­ce­det­te Mario Mon­ti, il qua­le fra i mol­ti prov­ve­di­men­ti por­ta­ti a ter­mi­ne in via emer­gen­zia­le, adot­tò anche la leg­ge Seve­ri­no, median­te decre­to legi­sla­ti­vo. Nel feb­bra­io 2013 si ten­ne­ro nuo­ve ele­zio­ni poli­ti­che, per via del riti­ro del­la fidu­cia al gover­no Mon­ti da par­te di For­za Ita­lia, par­ti­to di cui Ber­lu­sco­ni è lea­der. Al ter­mi­ne di que­ste ele­zio­ni l’ex Pre­mier risul­ta elet­to Sena­to­re del­la Repub­bli­ca. Con­fer­ma­ta la con­dan­na in secon­do gra­do anche dal­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne il 27 novem­bre 2013, il Sena­to si pro­nun­cia per la deca­den­za di Sil­vio Berlusconi.

In nuce, la que­stio­ne giu­ri­di­ca ruo­ta attor­no all’applicazione del­la Leg­ge Seve­ri­no. Secon­do i lega­li dell’ex Pre­mier ‑fra i qua­li figu­ra­no i fede­lis­si­mi Cop­pi e Ghe­di­ni- la leg­ge 190 sareb­be sta­ta appli­ca­ta in manie­ra retroat­ti­va con l’intento di scon­fig­ge­re poli­ti­ca­men­te Ber­lu­sco­ni, quin­di in vio­la­zio­ne di un prin­ci­pio car­di­ne dell’ordinamento giu­ri­di­co ita­lia­no san­ci­to dall’articolo 25 del­la Costi­tu­zio­ne per cui “Nes­su­no può esse­re puni­to se non in for­za di una leg­ge che sia entra­ta in vigo­re pri­ma del fat­to com­mes­so”. Elo­quen­te, a tal pro­po­si­to la fra­se di uno dei lega­li l’avv. Edward Fitz­ge­rald: [Sil­vio Ber­lu­sco­ni, ndr] “è sta­to pri­va­to del suo seg­gio con un voto in un Sena­to com­po­sto a mag­gio­ran­za da suoi avver­sa­ri: non era giu­sti­zia ma un anfi­tea­tro roma­no in cui una mag­gio­ran­za di pol­li­ce ver­si o pol­li­ci in alto deci­do­no se uno va su o giù”. A tut­to ciò si deve aggiun­ge­re il fat­to che la Leg­ge Seve­ri­no è entra­ta in vigo­re al ter­mi­ne del­la legi­sla­tu­ra, giu­sto qual­che set­ti­ma­na dopo la con­dan­na, e ciò – stan­do alle tesi degli avvo­ca­ti – rap­pre­sen­ta un chia­ro inten­to di uti­liz­zo poli­ti­co di una leg­ge ad hoc appro­va­ta, con­tra­ria­men­te allo spi­ri­to e alla con­dot­ta che secon­do la Com­mis­sio­ne di Vene­zia uno Sta­to dovreb­be tene­re sul tema.

La rap­pre­sen­tan­te lega­le del­lo Sta­to Ita­lia­no l’avv. Civi­ni­ni, ha riba­di­to in più occa­sio­ni duran­te l’udienza come, da un pun­to di vista del dirit­to inter­no, il sus­se­guir­si dei fat­ti sia sta­to sem­pre con­for­me e rispet­to­so dei dirit­ti del sog­get­to coin­vol­to. Per esem­pio, la leg­ge dele­ga (Seve­ri­no, in quan­to trat­ta­si di decre­to legi­sla­ti­vo, ndr) è sta­ta redat­ta in manie­ra assai det­ta­glia­ta, lascian­do dun­que meno discre­zio­na­li­tà pos­si­bi­le al gover­no per l’attuazione dei decre­ti, inol­tre il decre­to legi­sla­ti­vo ha pie­na­men­te rispet­ta­to: nel­la sua gene­si, il dibat­ti­to par­la­men­ta­re; e nel­la sua pub­bli­ca­zio­ne, il prin­ci­pio di pub­bli­ci­tà. Dun­que, per ripren­de­re le paro­le del­la dife­sa: “Il gover­no ita­lia­no ha rispet­ta­to la Con­ven­zio­ne dei dirit­ti del­l’uo­mo, nes­su­na vio­la­zio­ne può esser­gli attri­bui­ta, l’ap­pli­ca­zio­ne del­la leg­ge Seve­ri­no non è sta­ta né per­se­cu­tri­ce né ad per­so­nam”. Il tut­to è sta­to cor­re­da­to dal­la cita­zio­ne di una serie di pro­nun­ce del­la stes­sa Cor­te Euro­pea per avva­lo­ra­re la tesi.  Se però, dal pun­to di vista nor­ma­ti­vo il qua­dro sem­bra reg­ge­re, biso­gna con­sta­ta­re la pre­sen­za di una val­vo­la che potreb­be mesco­la­re le car­te in tavo­la, aggiun­gen­do quel­la com­po­nen­te poli­ti­ca che indur­reb­be la Cor­te a ragio­na­men­ti ulte­rio­ri. Si trat­ta del­la vota­zio­ne nomi­na­le in luo­go alla vota­zio­ne a scru­ti­nio segre­to pre­vi­sta dal rego­la­men­to inter­no del Sena­to per i voti che coin­vol­go­no diret­ta­men­te le per­so­ne fisiche.

Il ver­det­to non è anco­ra sta­to pro­nun­cia­to, biso­gne­rà dun­que atten­de­re per sape­re se l’ex Pre­mier potrà cor­re­re per un seg­gio in par­la­men­to o addi­rit­tu­ra per Palaz­zo Chi­gi, nel­la spe­ran­za di un V Governo.

Se anche il giudizio non dovesse arrivare in tempo per le prossime elezioni, la difesa di oggi ha confermato ulteriormente la centralità politica di Silvio Berlusconi.

L’ex Cava­lie­re, ricor­dia­mo, dispo­ne di un ulte­rio­re arma: la dis­sen­ting opi­nion dei giu­di­ci del­la Cor­te Euro­pea. Ciò signi­fi­ca, che se anche ipo­te­ti­ca­men­te il ver­det­to gli fos­se sfa­vo­re­vo­le, dun­que riba­di­sca l’incandidabilità in pri­ma per­so­na, le ragio­ni dei giu­di­ci dis­sen­zien­ti rispet­to all’opinione mag­gio­ri­ta­ria, potreb­be­ro comun­que for­ni­re moti­va­zio­ni poli­ti­ca­men­te spen­di­bi­li vali­de alla sua cau­sa. Insom­ma, la sen­sa­zio­ne è che da sce­na­ri come il fina­le de “Il Cai­ma­no” sia­mo anco­ra mol­to lontani.

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