Chimamanda Ngozi Adichie e la necessità del femminismo

Chi segue anche mini­ma­men­te il mon­do del­la moda ha di sicu­ro nota­to la t‑shirt da 700$, indos­sa­ta da model­le e fashion influen­cers, che Maria Gra­zia Chiu­ri, diret­to­re crea­ti­vo del­la casa di moda Dior, ha idea­to per la col­le­zio­ne pri­ma­ve­ra-esta­te 2017. For­se non tut­ti san­no che la fra­se stam­pa­ta sul­la magliet­ta altro non è che una cita­zio­ne. We Should All Be Femi­nists è infat­ti il tito­lo di un sag­gio di Chi­ma­man­da Ngo­zi Adi­chie, scrit­tri­ce nige­ria­na e atti­vi­sta nel­la lot­ta al ses­si­smo. Pub­bli­ca­to nel 2014, esso è una tra­scri­zio­ne del discor­so da lei tenu­to nel dicem­bre 2012, all’interno di un ciclo di con­fe­ren­ze sull’Africa al Ted­xEu­ston e che ha supe­ra­to ormai il milio­ne di visua­liz­za­zio­ni sul web.

Fem­mi­ni­sta è un uomo o una don­na che dice “Sì, c’è un pro­ble­ma con il gene­re così come lo con­si­de­ria­mo oggi e biso­gna rime­dia­re, biso­gna fare meglio”

Que­sta è la defi­ni­zio­ne che Adi­chie dà del ter­mi­ne “fem­mi­ni­smo”, e lo fa a con­clu­sio­ne del suo discor­so, quan­do ci rac­con­ta di come la sua bisnon­na fos­se sta­ta incon­sa­pe­vol­men­te fem­mi­ni­sta nel momen­to in cui si rifiu­tò di spo­sa­re un uomo che non ama­va. Incon­sa­pe­vol­men­te, per­ché di cer­to non cono­sce­va il ter­mi­ne o il con­cet­to di femminismo.

Ciò che ren­de frui­bi­le ad un ampio pub­bli­co il discor­so di Adi­chie è la ric­chez­za di rac­con­ti, di esem­pli­fi­ca­zio­ni e di espe­rien­ze vis­su­te. «Spes­so fac­cio l’errore di pen­sa­re che ciò che è scon­ta­to per me, lo sia anche per tut­ti gli altri»; è così che ini­zia a rac­con­tar­ci di quan­do a Lagos, in Nige­ria, uno di quel­li che in Ita­lia chia­me­rem­mo “par­cheg­gia­to­ri abu­si­vi”, dopo aver rice­vu­to da lei una man­cia, ha rin­gra­zia­to l’amico Louis con cui Adi­chie era usci­ta quel­la sera. Que­sto per­ché ave­va dato per scon­ta­to che il dena­ro da lei pos­se­du­to pro­ve­nis­se dall’amico, pro­prio per­ché l’amico era un uomo.

Adi­chie ci fa nota­re che esi­sto­no, e non solo in Nige­ria, anco­ra mol­ti uomi­ni i qua­li non pen­sa­no che esi­sta una “que­stio­ne del gene­re”, che spes­so mol­ti di loro sono con­vin­ti che la situa­zio­ne per la don­na oggi sia miglio­ra­ta rispet­to al pas­sa­to, o che comun­que non sia vero che la don­na non abbia pote­re, per­ché anzi, a dif­fe­ren­za dell’uomo, ha il pote­re di uti­liz­za­re la sua ses­sua­li­tà (il cosid­det­to bot­tom power) per otte­ne­re favo­ri. La ripo­sta di Adi­chie a que­sta affer­ma­zio­ne non lascia spa­zio a ulte­rio­ri con­te­sta­zio­ni: «Il bot­tom power non è un pote­re, per­ché una don­na con il bot­tom power ha solo tro­va­to la stra­da giu­sta per intac­ca­re il pote­re altrui».

Che sia ancora tanta la strada da fare per giungere ad una reale parità di sessi è un fatto che si dovrebbe dare per scontato, anche se così non è.

Nel suo ulti­mo sag­gio pub­bli­ca­to nel 2017 e scrit­to in for­ma epi­sto­la­re, Adi­chie rispon­de ad una let­te­ra rice­vu­ta da Ijea­we­le, una sua ami­ca d’infanzia nige­ria­na, su come edu­ca­re al fem­mi­ni­smo la figlia appe­na nata. La let­tu­ra di que­sto bre­ve sag­gio ci fa nota­re come rara­men­te le nostre gene­ra­zio­ni e quel­le pre­ce­den­ti sia­no sta­te edu­ca­te secon­do que­sti pre­cet­ti. Il libro si inti­to­la Dear Ijea­we­le, or A Femi­ni­st Mani­fe­sto in Fif­teen Sug­ge­stions, e ter­mi­na con l’au­gu­rio più bel­lo che si pos­sa fare ad una don­na, sep­pu­re neonata:

«Pos­sa vive­re la vita in qual­sia­si modo Lei voglia».

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Francesca Rubini
Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.

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