La fine dell’Helter Skelter

Char­les Man­son è mor­to tra la not­te del 19 Novem­bre e il 20, quan­do in Ita­lia era già pome­rig­gio. Tut­ta l’Europa si è avvi­ci­na­ta all’America nel suo sen­ti­men­to di rab­bia e di ran­co­re, che ine­vi­ta­bil­men­te si fa sen­ti­re quan­do il pen­sie­ro sfio­ra la sto­ria di Man­son: un uomo ele­va­to­si a san­to ma capa­ce di effe­ra­ti omi­ci­di, un mostro che ama­va la musi­ca, dota­to di una sen­si­bi­li­tà che gli ha per­mes­so di con­qui­sta­re la vene­ra­zio­ne di mol­ti dagli anni ’60 a oggi.

L’uomo che si definì la reincarnazione di Gesù e di Satana allo stesso tempo. Un lucidissimo folle.

La sua mor­te, cau­sa­ta da un’emorragia inte­sti­na­le, lo ha col­to in car­ce­re dove sta­va scon­tan­do l’ergastolo (uno dei nove a cui era sta­to con­dan­na­to) e a nul­la è ser­vi­to il pur tem­pe­sti­vo tra­spor­to all’ospedale. Man­son ave­va 83 anni.

La sua infan­zia ha tut­te le carat­te­ri­sti­che di un film: non conob­be mai suo padre e dal­la madre impa­rò a vive­re ai mar­gi­ni del­la socie­tà, soste­nen­do­si di pic­co­li fur­ti e altri rea­ti fino al pri­mo arre­sto, avve­nu­to quan­do ave­va appe­na 16 anni. Usci­to dal car­ce­re spo­sò in toto la filo­so­fia hip­py, suo­nan­do la chi­tar­ra e dedi­can­do­si ad una vita sre­go­la­ta e dis­so­lu­ta. Mol­ti psi­co­lo­gi diran­no di lui che la fama era quel­lo che più desi­de­ras­se al mon­do e, in effet­ti, con il suo irre­si­sti­bi­le fasci­no riscuo­te­va mol­to suc­ces­so, soprat­tut­to fra le gio­va­ni ragaz­ze. Nel ’68 nac­que così un cul­to incen­tra­to sul­la sua per­so­na: gli adep­ti face­va­no uso di dro­ghe, par­te­ci­pa­va­no a orge e soprat­tut­to veni­va­no indot­ti da Man­son alla vio­len­za. Le paro­le di quel pro­fe­ta male­det­to dive­ni­va­no ordi­ni e la sua set­ta, dive­nu­ta tri­ste­men­te nota come “la Fami­glia”,  si sosten­ta com­pien­do fur­ti e atti criminali.

Uno degli epi­so­di cru­cia­li del­la vita di Man­son fu il pla­gio di una del­le sue can­zo­ni: a due ragaz­ze del­la set­ta fu offer­to un pas­sag­gio in auto da Den­nis Wil­son: fu così che il capo del­la Fami­glia conob­be il bat­te­ri­sta dei Beach Boys che nell’album 20/20 inse­rì, con del­le lie­vi modi­fi­che, la can­zo­ne di Man­son cea­se to exi­st, rino­mi­na­ta never learn not to love.

Molti psicologi sostengono che la mancata realizzazione del suo sogno di affermarsi come cantante lo abbia fatto diventare ancora più aggressivo e morbosamente invidioso delle persone di successo.

Vit­ti­me del­la sua deli­ran­te ven­det­ta furo­no l’insegnate di musi­ca Gary Hing­man, ucci­so da un suo gre­ga­rio, e la moglie di Roman Polan­ski, Sha­ron Tate, incin­ta di otto mesi. Sha­ron ven­ne assas­si­na­ta dai men­bri del­la set­ta nel­la vil­la di Cie­lo Dri­ve in una not­te del ‘69, dive­nu­ta tri­ste­men­te cele­bre come la not­te dell’Hel­ter Skel­ter, scrit­ta rin­ve­nu­ta luo­go del delit­to e rea­liz­za­ta col san­gue del­le vit­ti­me, tito­lo di una can­zo­ne dei Bea­tles. Il quar­tet­to era, infat­ti, mol­to apprez­za­to da Man­son che era peral­tro con­vin­to che quel­la can­zo­ne fos­se dedi­ca­ta pro­prio a lui, affin­chè rea­liz­zas­se un pas­so avan­ti ver­so la fine dei tempi.
Quel­la not­te susci­tò non solo odio e ribrez­zo ver­so gli assas­si­ni ma anche la pau­ra ver­so la set­ta: Man­son diven­ne a tut­ti gli effet­ti un ter­ro­ri­sta. La “Fami­ly” non si fer­mò e ucci­se Pasqua­li­no LaBian­ca, impor­tan­te diri­gen­te d’azienda a Los Ange­les assie­me a sua moglie Rose­ma­ry. Sul luo­go del delit­to lascia­ro­no nuo­va­men­te la scrit­ta Hel­ter Skel­ter.

Man­son ven­ne inca­stra­to da alcu­ne testi­mo­nian­ze dei suoi disce­po­li che lo addi­ta­ro­no come men­te e man­dan­te degli omi­ci­di, tut­ta­via non con­fes­sò mai e riu­scì a evi­ta­re la pena capi­ta­le solo per­ché nel 1972 la Cali­for­nia ave­va abo­li­to la pena di mor­te. Incre­di­bi­le quan­to, anche dopo l’arresto e la con­dan­na, Man­son fos­se anco­ra per mol­ti un pun­to di rife­ri­men­to. Duran­te la pri­gio­nia con­ti­nuò ad esse­re con­tat­ta­to da mol­ti e intrat­ten­ne diver­si rap­por­ti epi­sto­la­ri fino alla sua mor­te. Emble­ma­ti­ci due casi: il pri­mo è quel­lo con il figlio ille­git­ti­mo. Nei pri­mi anni 2000 Mat­thew Roberts, dopo aver sco­per­to di esse­re sta­to adot­ta­to, riu­scì a risa­li­re al suo vero padre, ossia Man­son in per­so­na. «È come sco­pri­re di esse­re figli di Adolf Hitler» dichia­rò Roberts che ave­va intrat­te­nu­to a lun­go uno scam­bio epi­sto­la­re con il padre bio­lo­gi­co, il qua­le però con­ti­nua­va a scri­ve­re con­te­nu­ti fol­li e si fir­ma­va con una sva­sti­ca, sim­bo­lo che si inci­se in fron­te poco pri­ma il suo processo.

Il secon­do caso è quel­lo di Elai­ne Bur­ton, che nel 2015 sta­va per spo­sa­re il kil­ler in pri­gio­ne dopo una lun­ga ed este­nuan­te bat­ta­glia lega­le. Sem­bra­va una del­le tan­te fan di Man­son anche se in real­tà la Bur­ton cir­cuì (o ten­tò di far­lo) il dete­nu­to il qua­le, sco­per­to che lei spe­ra­va di otte­ne­re fama spo­san­do­lo, fece sal­ta­re tut­to. Dichia­rò infat­ti che Elai­ne avreb­be volu­to i dirit­ti sul suo cada­ve­re per poi espor­lo in una sor­ta di mau­so­leo a lui dedi­ca­to «ma ha fat­to male i con­ti per­ché io sono immor­ta­le», disse.

For­se la sua pre­vi­sio­ne non è sba­glia­ta. Man­son in effet­ti con­ti­nua a sor­ti­re il suo fasci­no su mol­ti, a comin­cia­re dal­l’af­fer­ma­to regi­sta Quen­tin Taran­ti­no che ha in pro­gram­ma di por­ta­re sul gran­de scher­mo gli omi­ci­di da lui com­piu­ti o com­mis­sio­na­ti. For­se che, facen­do leva sul fasci­no del­l’an­tie­roe, il regi­sta rie­sca a con­sa­crar­lo nel­l’o­lim­po dei vil­lain favo­ri­ti dal gran­de pubblico?

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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