La morte di Edoardo Agnelli, un’inchiesta ancora aperta

Bel­lo, ele­gan­te, malin­co­ni­co, Edoar­do Agnel­li era il ritrat­to di un raf­fi­na­to dan­dy o di un poe­ta deca­den­te. Il suo cor­po sen­za vita ven­ne rin­ve­nu­to da un pasto­re 17 anni fa a Fos­sa­no, nel gre­to del­lo Stu­ra. Un volo di 80 metri dal via­dot­to del­l’au­to­stra­da che col­le­ga Tori­no e Savo­na, spin­to giù dal dolo­re per una vita mai all’al­tez­za del­le aspet­ta­ti­ve degli altri. Edoar­do si era schian­ta­to sul fon­do di quel via­dot­to dopo 46 anni tra­scor­si appar­ta­to, ai mar­gi­ni dei ruo­li di coman­do, esclu­so dal­la suc­ces­sio­ne al tro­no di quel­la che, per influen­za poli­ti­ca e ric­chez­za, può con­si­de­rar­si la vera dina­stia rea­le italiana.

Che fosse un Agnelli atipico lo si era capito fin da subito.

Scar­sa­men­te inte­res­sa­to ai beni mate­ria­li, ave­va da sem­pre pre­fe­ri­to dedi­car­si ai pro­pri biso­gni inte­rio­ri piut­to­sto che agli affa­ri, lau­rean­do­si in let­te­ra­tu­ra e reli­gio­ni orien­ta­li nel­la pre­sti­gio­sa uni­ver­si­tà di Prin­ce­ton, negli Sta­ti Uni­ti. Per pren­de­re le distan­ze dal­la socie­tà che lo cir­con­da­va, e ai cui valo­ri si sen­ti­va com­ple­ta­men­te estra­neo, deci­se di anda­re dap­pri­ma in India, dove incon­trò il mae­stro Sai Baba; poi, aven­do segui­to con gran­de inte­res­se l’e­si­to del­la Rivo­lu­zio­ne Isla­mi­ca, si recò più vol­te in Iran dove rima­se mol­to affa­sci­na­to dal­la figu­ra del­l’a­ya­tol­lah Kho­mey­ni. For­se si con­ver­tì all’I­slam scii­ta adot­tan­do il nome di Mah­di, di sicu­ro lo col­pì par­ti­co­lar­men­te la let­tu­ra del Cora­no duran­te i suoi stu­di in New Jer­sey. Il 20 ago­sto del 1990 ven­ne arre­sta­to in Kenya per pos­ses­so di eroi­na. Fu pro­ces­sa­to e assol­to dal­le auto­ri­tà loca­li, ma nel­la vita di Edoar­do la lot­ta con­tro la tos­si­co­di­pen­den­za sarà una costante.

Nel­le rare inter­vi­ste con­ces­se affer­ma­va di voler­si dis­so­cia­re da cri­te­ri di gestio­ne capi­ta­li­sti­ci basa­ti uni­ca­men­te su pro­gres­so e pro­fit­to (È uto­pi­co e irrea­le pen­sa­re che il capi­ta­li­smo sia un siste­ma poli­ti­co e che deb­ba dura­re eter­na­men­te. Esso ha un perio­do, una fun­zio­ne sto­ri­ca e un tem­po sta­bi­li­to), vice­ver­sa, di voler gesti­re la Fiat dan­do prio­ri­tà ad altri valo­ri, meno mate­ria­li­sti­ci ed ispi­ra­ti alla reli­gio­ne, qua­li l’at­ten­zio­ne per la natu­ra ed il rispet­to per l’uo­mo (Il fat­to è che io vedo le cose in manie­ra diver­sa dai miei cugi­ni. A me non inte­res­sa­no i fon­di di magaz­zi­no, sape­re quan­te Uno sono rima­ste inven­du­te. Io so che biso­gna tor­na­re indie­tro per anda­re avan­ti. Io sono per un nuo­vo Rina­sci­men­to. Sono d’accordo con gli orien­ta­li quan­do dico­no che esse­re anda­ti sul­la luna non signi­fi­ca nien­te. E io poi pen­so ai pro­ble­mi degli altri, al sud dell’Italia, al traf­fi­co di Roma, ai pove­ri ragaz­zi drogati).

Il padre Gian­ni, “l’av­vo­ca­to”, non avreb­be mai potu­to com­pren­de­re quel suo uni­co ere­de maschio tan­to diver­so da lui e dal­l’im­ma­gi­ne di un gran­de capi­ta­no d’in­du­stria. Il vero orgo­glio del­la fami­glia era difat­ti il nipo­te Gio­van­ni­no, figlio del fra­tel­lo Umber­to ed astro nascen­te del capi­ta­li­smo ita­lia­no. Sareb­be sta­to lui a gui­da­re la FIAT nel nuo­vo mil­len­nio se una rara for­ma di can­cro all’in­te­sti­no non lo aves­se por­ta­to via a soli tren­ta­tré anni. La scom­par­sa di Gio­van­ni­no fu deva­stan­te per la dina­stia, ma non ria­prì le por­te del­la suc­ces­sio­ne per Edoar­do. Pochi gior­ni dopo il fune­ra­le ven­ne nomi­na­to al suo posto nel con­si­glio di ammi­ni­stra­zio­ne Fiat il gio­va­nis­si­mo John Elkann, allo­ra ven­ti­duen­ne. Per Edoar­do ormai un uomo di mez­za età solo e sen­za più illu­sio­ni fu un affron­to per­so­na­le, la pro­va defi­ni­ti­va del­la sua inaf­fi­da­bi­li­tà (Ecco, non vor­rei che aven­do­mi visto por­ta­re atten­zio­ne su altre que­stio­ni e altri valo­ri, si potes­se pen­sa­re che io non sia in gra­do di segui­re le mie respon­sa­bi­li­tà qua­si fos­si inca­pa­ce di inten­de­re e di vole­re). Fu dun­que il dolo­re per que­st’ul­ti­ma esclu­sio­ne, paven­ta­ta a lun­go anche pub­bli­ca­men­te, a sca­ra­ven­ta­re Edoar­do nel bara­tro del­la depres­sio­ne? Ma soprat­tut­to, si trat­tò real­men­te di suicidio?

Alcune circostanze poco chiare hanno contribuito ad alimentare misteri e ipotesi alternative rispetto alla versione ufficiale dei fatti.

Mar­co Bava, che si auto­de­fi­ni­sce un con­su­len­te finan­zia­rio di Edoar­do Agnel­li, fu tra quan­ti fin da subi­to sosten­ne­ro la tesi del­l’o­mi­ci­dio. Ad avva­lo­ra­re que­sta ipo­te­si ci sareb­be un fat­to occor­so poche set­ti­ma­ne pri­ma del­la mor­te di Edoar­do: secon­do diver­se fon­ti qual­cu­no cer­cò di far fir­ma­re al ram­pol­lo di casa Agnel­li un docu­men­to, in cui gli si chie­de­va di rinun­cia­re a tut­ti i suoi dirit­ti di gestio­ne in Fiat in cam­bio di un’in­gen­te som­ma di dena­ro e immo­bi­li. Il con­se­guen­te rifiu­to sareb­be quin­di, secon­do Bava, all’o­ri­gi­ne del com­plot­to omi­ci­da. Nel 2009 il gior­na­li­sta Giu­sep­pe Pup­po con il suo libro Ottan­ta metri di miste­ro — La tra­gi­ca mor­te di Edoar­do Agnel­li rilan­cia­va la tesi del­l’o­mi­ci­dio di Edoar­do sul­la base di alme­no 20 ele­men­ti con­cre­ti che si oppor­reb­be­ro alla ver­sio­ne del sui­ci­dio, fra i qua­li: l’as­sen­za di testi­mo­ni, la man­can­za di un’au­top­sia, la rapi­di­tà con la qua­le ven­ne­ro chiu­se le indagini.

Oltre alle inchie­ste ita­lia­ne su inter­net si dif­fon­de un video gira­to da una trou­pe ira­nia­na un anno dopo la scom­par­sa di Edoar­do, nel qua­le si cele­bra il “mar­ti­re Agnel­li” vit­ti­ma del com­plot­to sio­ni­sta. Gli ebrei Elkann avreb­be­ro infat­ti eli­mi­na­to il musul­ma­no Edoar­do per assi­cu­rar­si il con­trol­lo del­la FIAT. Al di là del­le teo­rie com­plot­ti­ste e di ogni pos­si­bi­le spe­cu­la­zio­ne, resta la sto­ria di un uomo tor­men­ta­to e fra­gi­le, un figlio incom­pre­so che ha sof­fer­to per non aver potu­to ave­re un ruo­lo all’in­ter­no del­la pro­pria fami­glia, un’a­ni­ma sen­si­bi­le e intel­li­gen­te che avreb­be dovu­to esse­re l’e­re­de di un impe­ro ma che pre­fe­rì impie­ga­re la sua vita alla ricer­ca di se stes­so e di Dio, come con­fi­dò a Dan­te Matel­li del­l’E­spres­so nel 1986:

Uno dipen­de da Dio: quin­di esse­re ric­co è asso­lu­ta­men­te secon­da­rio, se si voglio­no met­te­re in pra­ti­ca valo­ri mora­li. Anzi, cre­do che ci sarà un gior­no in cui mi libe­re­rò di quel­lo che io avrò per­so­nal­men­te, per anda­re in un pae­se lon­ta­no, e poi fare ritor­no. Lo dico seria­men­te. Que­sto potrà crea­re ulte­rio­ri dub­bi a mio padre, ma pazienza.

Con­di­vi­di:
Fabrizio Fusco

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.