L’Alternanza Scuola-Lavoro raccontata dagli studenti

Il 13 otto­bre a Mila­no e in oltre 70 cit­tà ita­lia­ne gli stu­den­ti del­le scuo­le supe­rio­ri han­no mani­fe­sta­to pub­bli­ca­men­te con­tro il pro­gram­ma di alter­nan­za Scuo­la-Lavo­ro, intro­dot­to dal­la Rifor­ma del­la Buo­na Scuo­la pro­po­sta dal segre­ta­rio del Par­ti­to Demo­cra­ti­co Mat­teo Ren­zi e appro­va­ta dal suo stes­so gover­no nel luglio 2015. Entra­ta ora uffi­cial­men­te in vigo­re per tut­ti gli stu­den­ti degli ulti­mi tre anni del­le scuo­le supe­rio­ri, l’e­spe­rien­za obbli­ga­to­ria ha susci­ta­to non poche perplessità.

A Mila­no oltre 5mila ragaz­zi si sono mobi­li­ta­ti, par­ten­do dal tra­di­zio­na­le pun­to di ritro­vo di Lar­go Cai­ro­li per con­clu­de­re il cor­teo in Piaz­za Castel­lo, attra­ver­san­do tut­to il cen­tro cit­ta­di­no. Un pic­co­lo grup­po di mani­fe­stan­ti ha non­di­me­no imbrat­ta­to la Came­ra di Com­mer­cio in Via Mera­vi­gli, un McDonald’s e un nego­zio del­la cele­bre cate­na d’abbigliamento Zara. Infi­ne, una ven­ti­na di per­so­ne han­no assal­ta­to la sede del PD in Cor­so Gari­bal­di, sca­te­nan­do vere e pro­prie sce­ne di rivol­ta urbana.

Ma in cosa con­si­ste il pro­gram­ma di alter­nan­za Scuo­la-Lavo­ro? Defi­ni­ta dal Mini­ste­ro dell’Istruzione come «una del­le inno­va­zio­ni più signi­fi­ca­ti­ve del­la Leg­ge 107 del 2015 (La Buo­na Scuo­la)», pre­ve­de in manie­ra obbli­ga­to­ria per tut­ti gli stu­den­ti degli ulti­mi tre anni di scuo­la supe­rio­re un mon­te ore varia­bi­le (400 ore negli isti­tu­ti tec­ni­ci e pro­fes­sio­na­li, 200 nei licei) di appren­di­sta­to gra­tui­to pres­so impre­se, azien­de, asso­cia­zio­ni spor­ti­ve e di volon­ta­ria­to, nego­zi, enti cul­tu­ra­li e ordi­ni pro­fes­sio­na­li. L’obiettivo dichia­ra­to è quel­lo di for­ma­re pro­fes­sio­nal­men­te gli stu­den­ti, per non get­tar­li impre­pa­ra­ti nel mon­do del lavo­ro che li aspet­ta al ter­mi­ne degli stu­di. L’accusa mos­sa alla rifor­ma, sup­por­ta­ta il più del­le vol­te dai fat­ti, è quel­la di for­ni­re mano­do­pe­ra gra­tui­ta alle azien­de.

Secondo i manifestanti, inoltre, le attività svolte durante l’alternanza non costituirebbero concretamente un’esperienza formativa.

Il 48% degli stu­den­ti, secon­do un son­dag­gio con­dot­to dal sito scuolazoo.com, si ritie­ne pro­fon­da­men­te insod­di­sfat­to dall’alternanza, sot­to­li­nean­do in par­ti­co­la­re gli accor­di stret­ti dal Miur con gigan­ti inter­na­zio­na­li che poco o nul­la han­no a che fare con la rea­le for­ma­zio­ne che la scuo­la dovreb­be dare ai pro­pri stu­den­ti (come appun­to McDonald’s o Zara).
Abbia­mo rac­col­to le testi­mo­nian­ze di chi ha vis­su­to in pri­ma per­so­na que­sta espe­rien­za, per rac­con­tar­vi ciò che fun­zio­na e ciò che non fun­zio­na affat­to di que­sto programma.

Fran­ce­sca, 18 anni, diplo­ma­ta quest’estate in un liceo lin­gui­sti­co lom­bar­do, ci rac­con­ta la sua recen­te esperienza:

Abbia­mo lavo­ra­to in una scuo­la ele­men­ta­re (che abbia­mo dovu­to tro­va­re noi sin­go­li stu­den­ti, sen­za rice­ve­re aiu­to dal­la diri­gen­za sco­la­sti­ca), dal­le 9:00 alle 16:30 per una set­ti­ma­na, e per i restan­ti 4 mesi 2 ore a set­ti­ma­na duran­te il pome­rig­gio. La mia man­sio­ne? Non fare nien­te. Nul­la di nul­la. Sono rima­sta mesi a fis­sa­re il muro, al mas­si­mo ho chiac­chie­ra­to con alcu­ne mae­stre. La pre­mes­sa era quel­la che, essen­do stu­den­ti di lin­gue stra­nie­re, avrem­mo affian­ca­to il docen­te di ingle­se o quel­la di ita­lia­no. In real­tà io non ho mai affian­ca­to nes­su­no, alcu­ne mie com­pa­gne inve­ce ave­va­no il com­pi­to di segui­re alcu­ni bam­bi­ni affet­ti da auti­smo, sen­za aver rice­vu­to alcu­na pre­pa­ra­zio­ne ad un ruo­lo tan­to deli­ca­to. In linea gene­ra­le, pen­so che se in linea col pro­prio per­cor­so di stu­di l’alternanza pos­sa esse­re par­te di una for­ma­zio­ne, un’introduzione al mon­do del lavo­ro, ma così come l’ho fat­ta io è solo una per­di­ta di tempo.

Gio­van­ni, 20 anni, è sta­to inve­ce uno dei pri­mi a spe­ri­men­ta­re la riforma:

Ho avu­to la mia pri­ma espe­rien­za nel 2015, ero in quar­ta supe­rio­re. Anco­ra non era ben deli­nea­ta, ma era pre­vi­sto nel mio per­cor­so di stu­di uno sta­ge non retri­bui­to pres­so un’azienda pub­bli­ca, un ente pub­bli­co o un libe­ro pro­fes­sio­ni­sta. Io ho lavo­ra­to in un noto ospe­da­le del mila­ne­se, nell’ufficio ammi­ni­stra­zio­ne. Ho pas­sa­to il mio tem­po sem­pre nel­la stes­sa posta­zio­ne con un lavo­ro par­ti­co­lar­men­te mono­to­no, mi chie­de­va­no di siste­ma­re, con­trol­la­re e com­pi­la­re fat­tu­re rice­vu­te o invia­te da altre azien­de. Poche vol­te ho cam­bia­to man­sio­ne, giu­sto qual­che ora davan­ti al PC per gesti­re meglio il lavo­ro e gua­da­gna­re un po’ di tem­po, il tut­to con una dipen­den­te che mi segui­va quan­do ne ave­vo neces­si­tà. Mi sono ritro­va­to for­te­men­te a con­tat­to con la real­tà lavo­ra­ti­va: a dar­mi gli ordi­ni era il capo uffi­cio, una per­so­na seve­ra che ci tene­va però a far rispet­ta­re le rego­le e a con­trol­la­re che andas­se tut­to bene. Ho lavo­ra­to 7 ore al gior­no, dal­le 9:00 alle 16:00, con meno di un’ora per la pau­sa pran­zo. Nono­stan­te non abbia rice­vu­to nep­pu­re il rim­bor­so per la men­sa, sono con­ten­to di aver intra­pre­so que­sta espe­rien­za. A 17 anni sen­ti­vo par­la­re di lavo­ro, di quan­to fos­se duro e in alcu­ni casi fru­stran­te, mi è ser­vi­to per capi­re tan­te cose. Ho pro­va­to sul­la mia pel­le una par­te del­la vita che effet­ti­va­men­te mi mancava.

Miriam, 17 anni, stu­den­tes­sa di un liceo clas­si­co, non è però altret­tan­to convinta:

L’anno scor­so, in ter­za, ho avu­to un’espe­rien­za a dir poco inu­ti­le, sen­za man­sio­ni, sen­za com­pi­ti. Nor­mal­men­te si dovreb­be fare qual­co­sa per ave­re un pri­mo approc­cio alla futu­ra real­tà lavo­ra­ti­va. Que­sto è il con­cet­to chia­ve che sta die­tro alla rifor­ma, non è com­ple­ta­men­te sba­glia­to, ma non vie­ne con­cre­tiz­za­to affat­to bene. Non so nep­pu­re se chia­mar­la alter­nan­za Scuo­la-Lavo­ro, ci han­no por­ta­to in un’università a segui­re del­le lezio­ni teo­ri­che sul fun­zio­na­men­to buro­cra­ti­co degli ate­nei. Non è un’esperienza total­men­te super­flua come sen­to usci­re dal­le boc­che di mol­ti coe­ta­nei e da per­so­ne anche più gran­di di me, ma dico che han­no sba­glia­to a intro­dur­la nel per­cor­so obbli­ga­to­rio per con­clu­de­re gli stu­di.

Anna, 16 anni, ci rias­su­me, infi­ne, la sua tumul­tuo­sa vicenda:

Ver­so la fine del­la ter­za supe­rio­re tut­ta la clas­se ini­ziò a cer­ca­re un luo­go dove fare que­sto sta­ge. Ho fre­quen­ta­to un pro­fes­sio­na­le foto­gra­fi­co, quin­di la tat­ti­ca era scri­ve­re mail a stu­di foto­gra­fi­ci o foto­gra­fi veri men­tre si bus­sa­va por­ta a por­ta ai nego­zi di fotografia.
Cre­do che a nes­su­no di noi sia anda­to bene il pri­mo meto­do, men­tre il secon­do è sta­to anco­ra più tra­gi­co: ricor­do pome­rig­gi depri­men­ti in cui entra­vo e usci­vo dai nego­zi del­la mia cit­tà e quel­le vici­ne sen­ten­do solo rifiu­ti, chie­de­vo di lavo­ra­re gra­tis e la gen­te mi man­da­va via. Era­va­mo tut­ti dispe­ra­ti, non sape­va­mo dove sbat­te­re la testa. A scuo­la i pro­fes­so­ri ci ter­ro­riz­za­va­no dicen­do che non facen­do le ore obbli­ga­to­rie non avrem­mo potu­to acce­de­re alla quar­ta ma nel frat­tem­po non ci aiu­ta­va­no per nul­la a capi­re come tro­va­re qualcosa.
Per for­tu­na dopo aver gira­to tut­ta la pro­vin­cia di Vare­se e par­te di Mila­no ho avu­to l’il­lu­mi­na­zio­ne: il nego­zio dove ave­vo com­pra­to la mia pri­ma mac­chi­na foto­gra­fi­ca e vari acces­so­ri ave­va chiu­so, ma il nipo­te del pro­prie­ta­rio pos­se­de­va un altro nego­zio dove, oltre a lui, lavo­ra­va la madre che mi ave­va cono­sciu­ta nel pre­ce­den­te nego­zio. Insom­ma, alla fine otten­ni un posto dove fare lo sta­ge. Come mol­tis­si­mi nego­zi di que­sto gene­re non era solo foto­gra­fia ma anche otti­ca e tele­fo­nia. For­tu­na­ta­men­te deci­se di far­mi occu­pa­re solo di ciò per cui sta­vo studiando.
Nono­stan­te non fos­si esa­ge­ra­ta­men­te fuo­ri tem­po ho dovu­to fare del­le cor­se incre­di­bi­li per i modu­li che il mio isti­tu­to avreb­be dovu­to for­ni­re per l’al­ter­nan­za, ma alla fine ci sono riu­sci­ta. La scuo­la era fini­ta, ero sta­ta pro­mos­sa sen­za debi­ti, ed ero pron­ta a pas­sa­re un mese del­l’e­sta­te dei miei 16 anni a fare foto­tes­se­re! In tut­to que­sto, però, ho inse­gna­to ad usa­re Pho­to­shop al mio capo. Stra­no eh, non avrei dovu­to impa­ra­re io qualcosa? 

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Enrico Bozzi
Social Media Mana­ger, stu­den­te di Scien­ze Uma­ni­sti­che per la Comu­ni­ca­zio­ne, appren­di­sta stre­go­ne, aggiu­sta­tut­to, tut­to­fa­re. Mi pia­ce bere Negro­ni e dar­mi un tono.

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