Le “linee rosse” di Rampini, da New York a Pechino

Le bre­tel­le e gli occhia­li ros­so sgar­gian­ti sono i soli­ti, quel­li resi famo­si dall’imitazione di Maurizio Croz­za. Fede­ri­co Ram­pi­ni, appe­na tor­na­to dal viag­gio in Asia al segui­to del pre­si­den­te ame­ri­ca­no Donald Trump, ha pre­sen­ta­to a Boo­k­Ci­ty il suo nuo­vo libro edi­to da Mon­da­do­ri, Le linee Rosse.

Que­sto suo ulti­mo lavo­ro rac­co­glie impres­sio­ni e ragio­na­men­ti di un’intera vita pas­sa­ta in movi­men­to: nato a Geno­va, cre­sciu­to a Bru­xel­les e poi cor­ri­spon­den­te da Pari­gi, San Francisco, Pechi­no e New York, Ram­pi­ni ha avu­to modo di appro­fon­di­re i rap­por­ti geo­po­li­ti­ci dominan­ti dell’ultimo quar­to di seco­lo. Sag­gio di geo­po­li­ti­ca, Le linee ros­se si pone come obiet­ti­vo non solo la let­tu­ra dell’economia, del­la socie­tà e del­la poli­ti­ca mon­dia­le alla luce dei con­fi­ni e del­le diret­tri­ci com­mer­cia­li e poli­ti­che nevral­gi­che spar­se sul pla­ni­sfe­ro, ma anche la risco­perta del­le car­te geo­gra­fi­che come stru­men­ti ver­ti­ca­li. Secon­do Ram­pi­ni, infat­ti, le map­pe devo­no essere let­te in pro­fon­di­tà, qua­si in retro­spet­ti­va, attra­ver­so un con­ti­nuo con­fron­to con quel­le che le han­no precedute. 

La storia, dunque, come metro di misura degli attuali equilibri geopolitici.

I temi sul tavo­lo sono mol­te­pli­ci e affa­sci­nan­ti: il pro­gres­si­vo arre­tra­men­to dell’impero americano che ha domi­na­to il mon­do lun­go tut­to il Novecento; la stra­bi­lian­te espan­sio­ne eco­no­mi­ca e com­mer­cia­le del­la nuo­va Cina, pro­te­sa ver­so Occi­den­te anche attra­ver­so il gigan­te­sco e visio­na­rio pro­get­to, innan­zi­tut­to infra­strut­tu­ra­le, della nuova Via del­la seta”, ter­re­stre e marittima; le dif­fi­col­tà dell’Europa uni­ta, sem­pre più sul­la stra­da di un ritor­no a un’Europa “dei sei”, a gui­da fran­co-tede­sca; l’atavica insi­cu­rez­za del­la Rus­sia, che ten­de con­ti­nua­men­te a inglobare nuo­vi ter­ri­to­ri “cusci­net­to”, per allon­ta­na­re dal pro­prio cen­tro le cru­cia­li linee ros­se del con­fi­ne tra Orien­te e Occiden­te.

Attra­ver­so la nar­ra­zio­ne di Ram­pi­ni, un con­ti­nuo giro intor­no al glo­bo, emer­ge un qua­dro di indub­bio inte­res­se. Gli inte­res­si poli­ti­ci, le visio­ni dei lea­der, il con­trar­si del­le aree demo­cra­ti­che e libe­ra­li, le cen­su­re enor­mi nell’accesso a inter­net, anco­ra in vigo­re soprat­tut­to nei pae­si in via d’espansione, sono solo alcu­ni dei temi toc­ca­ti.

Alla sto­ria e alla geo­gra­fia, fili con­dut­to­ri di tut­to il libro, si sovrap­po­ne con­ti­nua­men­te l’attualità inter­na­zio­na­le, habi­tat natu­ra­le di Ram­pi­ni, che da alcu­ni anni risie­de a New York come corrispon­den­te di “Repub­bli­ca”. E allo­ra ecco i viag­gi nell’America di mez­zo che ha vota­to Trump, delu­sa e for­se tra­di­ta dal­la sini­stra libe­ral, e le pere­gri­na­zio­ni in tut­to il sud est asiatico che Ram­pi­ni intra­pren­de da mol­ti anni.

Non man­ca­no cer­to gli aned­do­ti: i lea­der auto­ri­ta­ri, ha nota­to Ram­pi­ni, han­no più tem­po di leg­ge­re dei nostri, e non è raro che il pre­si­den­te cine­se Xi Jin­ping citi Tuci­di­de di fron­te a uno spae­sa­to Donald Trump, o che Putin tra­scor­ra lun­ghe ore a stu­dia­re sui testi sto­ri­ci del­la Gran­de Rus­sia impe­ria­le, che secon­do mol­ti rap­pre­sen­ta il suo vero oriz­zon­te politico.

Le linee ros­se, dun­que, del­le guer­re e dei com­mer­ci, del­le ten­sio­ni e del­le allean­ze, che si contrag­go­no e si espan­do­no a rit­mo incal­zan­te, che toc­ca­no sem­pre nuo­ve lati­tu­di­ni e già si prepara­no a modi­fi­car­si anco­ra, inces­san­te­men­te. Con que­sto sag­gio Fede­ri­co Ram­pi­ni rie­sce ad abbrac­cia­re una varie­tà di temi e oriz­zon­ti ine­di­ta, che meri­ta sem­pre di esse­re appro­fon­di­ta, spe­cie se affron­ta­ta da un osser­va­to­re acu­to come lui.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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