Vogue cambia rotta e da oggi dà voce al dibattito sociale?

Fran­ce­sca Ferrari

Ieri, 10 novem­bre 2017, è usci­to il nume­ro di dicem­bre di Vogue. Non è un nume­ro come gli altri: la nota rivi­sta di moda ha deci­so, infat­ti, di rin­no­var­si met­ten­do in coper­ti­na un vol­to nuo­vo: la model­la metic­cia Adwoa Aboah. Que­sta bel­lis­si­ma don­na non è sem­pli­ce­men­te una man­ne­quin in gran voga nell’ultimo perio­do, ma soprat­tut­to una fem­mi­ni­sta con­vin­ta, impe­gna­ta in nume­ro­se cau­se su que­sto tema, fon­da­tri­ce del­la piat­ta­for­ma ‘Gurls Talk’ .

Adwoa era già fini­ta su altre due coper­ti­ne del­la stes­sa testa­ta pri­ma d’o­ra (sia nel­l’e­di­zio­ne ita­lia­na che in quel­la ame­ri­ca­na), segno che di que­sti tem­pi la bel­lez­za pura e sem­pli­ce ha smes­so di pia­ce­re ed è sta­ta sca­val­ca­ta dall’accordo fascino-intelligenza.

Que­sta nuo­va rot­ta pre­sa dal nuo­vo diret­to­re di Vogue, Edward Ennin­ful, non è solo riscon­tra­bi­le nel­la pri­ma pagi­na, ma anche e soprat­tut­to nel­la cel­ta dei pro­ta­go­ni­sti pre­si in esa­me dal maga­zi­ne: Sadiq Khan, Skep­ta, Ste­ve McQueen and Zadie Smith, per citar­ne alcu­ni. Que­sto cam­bia­men­to radi­ca­le opta­to dal­la rivi­sta UK che nell’ultimo perio­do, quan­do anco­ra Ale­xan­dra Shul­man era al timo­ne del­la “bib­bia del­la moda”, era sta­ta cri­ti­ca­ta per la poca diver­si­ty. Il pri­mo segno di que­sto cam­bia­men­to risa­le al 2002, quan­do per la pri­ma vol­ta in coper­ti­na com­pa­ri­va una don­na ‘afro’, Nao­mi Cam­p­bell. Si dovrà poi aspet­ta­re fino al 2014 per rive­de­re un’altra don­na “di colo­re” in coper­ti­na, anche se, va ricor­da­to, nel frat­tem­po è sta­to pub­bli­ca­to qual­che ser­vi­zio a Rihan­na e Zoe Kravitz.

Si trat­ta di una scel­ta impat­tan­te, qua­si para­go­na­bi­le a quel­la del­la coper­ti­na sto­ri­ca di Vogue Ita­lia, quan­do il foto­gra­fo Chris van Wan­ge­n­heim ritras­se con la sua mac­chi­na la tra­vol­gen­te e con­tur­ban­te Don­na Jordan.

L’obiettivo del  magazine è chiaro: cercare di entrare nel dibattito politico, sociale, artistico e culturale che finora sembrava solo prerogativa di certi quotidiani, per  introdurlo finalmente in questo mondo così scintillante ed etereo.

La sfi­da è ardua ma il nuo­vo diret­to­re con­si­de­ra dove­ro­so que­sto cam­bia­men­to, rive­lan­do­si così incli­ne alle nuo­ve ten­den­ze di pen­sie­ro e di sti­le. La stes­sa Cam­p­bell spe­ra­va di vede­re nuo­vi vol­ti sul men­si­le e allo­ra, ecco rea­liz­za­to il suo sogno. Si spe­ra che que­sto nuo­vo mood si pro­lun­ghi a lun­go non solo su Vogue ma anche su altre testa­te, per dare nuo­vo respi­ro al gior­na­li­smo di moda e dimo­stra­re che il dibat­ti­to socia­le si può leg­ge­re anche su que­sti gene­ri edi­to­ria­li, vol­ti a par­la­re alle don­ne in pri­ma persona.

 

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