Geografia, questa sconosciuta

Mat­tia Albano

Nel­l’im­ma­gi­ne di coper­ti­na: cor­ri­do­io del­le car­te geo­gra­fi­che, Musei Vaticani

La geo­gra­fia è una mate­ria osti­ca, si sa. Anche per i più fer­ra­ti, ricor­da­re i nomi di alcu­ne capi­ta­li, cono­sce­re la loca­liz­za­zio­ne con­ti­nen­ta­le di alcu­ni Pae­si o sape­re la posi­zio­ne di alcu­ni laghi impor­tan­ti, può esse­re un’operazione alquan­to com­ples­sa. Tut­ta­via, nes­su­na con­si­de­ra­zio­ne di que­sta natu­ra può spie­ga­re il gra­vis­si­mo defi­cit di cono­scen­ze geo­gra­fi­che che coin­vol­ge lar­ghe fet­te di popo­la­zio­ne ita­lia­na.

Sono pas­sa­ti infat­ti meno di due mesi dal­la con­clu­sio­ne dell’inda­gi­ne con­dot­ta da libreriamo.it che ha inte­res­sa­to un cam­pio­ne di 2.500 ita­lia­ni di età com­pre­sa tra i 18 e i 65 anni, e quel­lo che ne emer­ge è un qua­dro a dir poco pre­oc­cu­pan­te. Per cita­re solo alcu­ne tra le rispo­ste più scon­cer­tan­ti, 1 inter­vi­sta­to su 3 ha dichia­ra­to che la capi­ta­le dell’Austria è Ber­li­no. Più o meno la stes­sa per­cen­tua­le di inter­vi­sta­ti inol­tre, ha col­lo­ca­to la Mole Anto­nel­lia­na a Firen­ze e la cit­tà Zaga­bria in Romania.
Non solo, secon­do un’inda­gi­ne anco­ra più recen­te di Skuola.net (di cir­ca un mese fa), effet­tua­ta su cir­ca 1.500 ragaz­zi (dal­le scuo­le medie all’università), qua­si la metà degli stu­den­ti (il 49%) non sa che le regio­ni ita­lia­ne sono 20. Ovvia­men­te il cam­pio­ne pre­so in esa­me dal sito stu­den­te­sco Skuola.net, coin­vol­gen­do un nume­ro infe­rio­re di per­so­ne (1.500 con­tro le 2.500 di libreriamo.it) ed un seg­men­to mol­to più mar­ca­to sul pia­no ana­gra­fi­co (solo la fascia gio­va­ni­le stu­den­te­sca), è meno rap­pre­sen­ta­ti­vo rispet­to a quel­lo del­lo stes­so libreriamo.it, per l’appunto.

Tut­ta­via, il fat­to che anche da que­sto son­dag­gio emer­ga una foto­gra­fia dell’Italia mol­to pre­oc­cu­pan­te dal pun­to di vista del­la pre­pa­ra­zio­ne geo­gra­fi­ca, dovreb­be for­se indur­re una qual­che rifles­sio­ne.  Anche per­ché, sem­pre secon­do l’indagine del fami­ge­ra­to sito per stu­den­ti già in pre­ce­den­za evo­ca­to, il nume­ro di regio­ni ita­lia­ne non è l’unico tal­lo­ne d’Achille su cui inciam­pa­no le gio­va­ni gene­ra­zio­ni studentesche.

Tan­ta con­fu­sio­ne, infat­ti, vie­ne riscon­tra­ta anche in altre que­stio­ni non meno impor­tan­ti atti­nen­ti alla disci­pli­na geo­gra­fi­ca. Da quel­la del­le pro­vin­ce (1 ragaz­zo su 3 col­lo­ca Pia­cen­za in Lom­bar­dia ed 1 su 5 Cro­to­ne in Basi­li­ca­ta), a quel­la dei laghi (il 40% non sa che il lago di Gar­da è il più gran­de d’Italia), fino alla que­stio­ne del­le capi­ta­li (per fare solo un esem­pio, solo il 57% sa che Washing­ton è la capi­ta­le degli Sta­ti Uniti).

Inutile dire che, rispetto a questo quadro così allarmante di deficit culturale, gli studenti hanno pochissime colpe.

Le cau­se prin­ci­pa­li di que­sto pro­ble­ma, infat­ti, come spes­so acca­de quan­do ad esse­re coin­vol­ta è un’ampia pla­tea di per­so­ne, sono siste­mi­che. E, nel­lo spe­ci­fi­co, sono da indi­vi­dua­re nel taglio di ore set­ti­ma­na­li dedi­ca­te alla geo­gra­fia (soprat­tut­to nel­le scuo­le secon­da­rie di secon­do gra­do), da un lato, e nel­la pre­sen­za di mol­ti pro­fes­so­ri inap­pro­pria­ti che, per col­pe non loro ma a cau­sa di rego­le sba­glia­te, han­no potu­to ope­ra­re come docen­ti sen­za ave­re l’abilitazione a que­sto tipo di insegnamento.

Non c’è da dispe­ra­re trop­po comun­que, per­ché la situa­zio­ne potreb­be mol­to pre­sto miglio­ra­re. Pro­prio di recen­te infat­ti, il Tar si è pro­nun­cia­to sul­la que­stio­ne con una sen­ten­za che impo­ne alle scuo­le di met­te­re in cat­te­dra solo docen­ti dota­ti di spe­ci­fi­ca abi­li­ta­zio­ne, esclu­den­do ad esem­pio quel­li di ita­lia­no e scien­ze. Il miglio­ra­men­to atte­so, tut­ta­via, non sarà abba­stan­za signi­fi­ca­ti­vo se l’ingresso di docen­ti più qua­li­fi­ca­ti non sarà accom­pa­gna­to da un aumen­to del­le ore set­ti­ma­na­li. Sen­za con­ta­re poi che, for­se, un tema così impor­tan­te (dal pun­to di vista cul­tu­ra­le e non solo), andreb­be affron­ta­to e risol­to con gli stru­men­ti del­la poli­ti­ca, sen­za obbli­ga­re la magi­stra­tu­ra a svol­ge­re un ruo­lo di sup­plen­za (vedi sen­ten­za TAR pri­ma cita­ta). Per­ché, se da un lato è vero che è sta­ta una rifor­ma gover­na­ti­va a taglia­re dra­sti­ca­men­te il nume­ro di ore dedi­ca­te allo stu­dio del­la geo­gra­fia (rifor­ma Gel­mi­ni, perio­do 2008–2013), d’altro can­to è anche vero che, sen­za un inter­ven­to poli­ti­co, dif­fi­cil­men­te il pro­ble­ma potrà esse­re effi­ca­ce­men­te risol­to.

L’ultima rifor­ma del­la scuo­la (suc­ces­si­va a quel­la Gel­mi­ni) è la cosid­det­ta rifor­ma del­la “Buo­na Scuo­la” (13 luglio 2015). Rifor­ma mol­to con­te­sta­ta per il modo discu­ti­bi­le con il qua­le ha affron­ta­to il tema dell’alternanza scuo­la-lavo­ro e per il mag­gio­re pote­re che ha con­fe­ri­to ai diri­gen­ti sco­la­sti­ci, la “Buo­na Scuo­la” non ha mini­ma­men­te toc­ca­to la que­stio­ne “geo­gra­fia”. Eppu­re, baste­reb­be una pic­co­la modi­fi­ca didat­ti­ca per risol­ve­re il pro­ble­ma. Ma si sa, la poli­ti­ca a vol­te i pro­ble­mi, anzi­ché risol­ver­li, li crea. Una vol­ta crea­ti però, come già in pre­ce­den­za evi­den­zia­to, solo gli stru­men­ti del­la poli­ti­ca pos­so­no aiu­tar­ci a risolverli.

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