Napoli collettiva (?)

Il 30 otto­bre scor­so è usci­to su Il Gior­no un pez­zo riguar­dan­te la nostra uni­ver­si­tà e, più pre­ci­sa­men­te, la sera­ta Tra­shu­ni­mi — Festa sen­za Per­do­no, tenu­ta­si tre gior­ni pri­ma. In sin­te­si, i ragaz­zi del col­let­ti­vo Dil­lin­ger (che ha orga­niz­za­to la festa) ave­va­no chie­sto un loca­le dell’università a tal sco­po ma, veden­do­se­lo nega­re dal Ret­to­re, han­no occu­pa­to. La festa si è fat­ta, con qual­che aula aper­ta e qual­che pic­co­lo dan­no qua e là. La cosa non è pia­ciu­ta a tut­ti, in par­ti­co­la­re a Uni­lab che a mez­zo stam­pa ha con­dan­na­to l’atto, aggiun­gen­do che que­ste feste, gene­ral­men­te tre all’anno, sono “una con­ti­nua umi­lia­zio­ne dell’istituzione a van­tag­gio di per­so­ne che, tra­ve­sti­te da orga­niz­za­to­ri di even­ti socio­cul­tu­ra­li, non fan­no che pri­va­tiz­za­re gli uti­li e col­let­ti­viz­za­re par­te dei costi. Men­tre le asso­cia­zio­ni uni­ver­si­ta­rie spes­so si con­fron­ta­no con impie­ga­ti pun­ti­glio­si che ren­do­no l’organizzazione di un even­to con invi­ta­ti di spic­co impre­sa epi­ca. Il mes­sag­gio è allar­man­te: chi rispet­ta le rego­le vie­ne pena­liz­za­to, i fur­bi regna­no e incassano”.

Incu­rio­si­ta dal dibat­ti­to, ma soprat­tut­to dall’ultima fra­se sul rispet­to del­le rego­le e la vit­to­ria dei fur­bi, ho deci­so di sen­ti­re un ami­co che stu­dia a Napo­li, cit­tà dove que­sto prin­ci­pio è una leg­ge non scrit­ta. For­se il con­fron­to con un’altra real­tà potreb­be dare nuo­vi spun­ti al dibat­ti­to che, sareb­be bel­lo, non appro­das­se a solu­zio­ni dra­sti­che in un sen­so o in un altro

La pri­ma cosa da dire su Napo­li è che i cen­tri socia­li sono parec­chi, mol­to atti­vi e alcu­ni godo­no di fama ben oltre i con­fi­ni del­la cit­tà. Pen­sa­te allo spa­zio Insur­gen­cia, l’Ex OPG Occu­pa­to- Je so paz­zo, l’Officina 99. «Si trat­ta di un insie­me di comu­ni­tà non sem­pre omo­ge­neo, alcu­ne mani­fe­sta­no ten­den­ze anar­coi­di, altre si rifan­no all’ideologia mar­xi­sta-leni­ni­sta, altre anco­ra pre­sen­ta­no spic­ca­te ten­den­ze auto­no­mi­ste quan­do non sepa­ra­ti­ste. Il cen­tro socia­le Zero81 ha come emble­ma il ter­ri­to­rio dell’ex Regno del­le Due Sici­lie, affian­ca­to da una stel­la ros­sa e capi­ta non di rado di indi­vi­dua­re, tra i ves­sil­li pre­sen­ti alle mani­fe­sta­zio­ni, ban­die­re bor­bo­ni­che», mi rac­con­ta il mio ami­co che chia­me­rò, per rispet­to all’a­no­ni­ma­to, Pietro. 

«Per il cit­ta­di­no comu­ne, estra­neo alle dina­mi­che dia­let­ti­che dei cen­tri socia­li e dei col­let­ti­vi auto­no­mi, gli stes­si sono in real­tà dif­fi­cil­men­te distin­gui­bi­li gli uni dagli altri, per­ché sul pia­no pra­ti­co con­di­vi­do­no tut­ti le stes­se istan­ze: riqua­li­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio, disob­be­dien­za civi­le, dirit­ti socia­li (casa e lavo­ro su tut­ti), lot­ta al raz­zi­smo e al fasci­smo, lot­ta al capi­ta­li­smo e al neo­li­be­ri­smo, ini­zia­ti­ve a favo­re dell’immigrazione e dell’integrazione, ini­zia­ti­ve in favo­re dei ceti socia­li più debo­li, come atti­vi­tà ludi­che e di dopo­scuo­la per i bam­bi­ni più disa­gia­ti, e ulti­ma­men­te ten­den­za a costi­tuir­si in comi­ta­ti di cit­ta­di­nan­za di rile­van­za isti­tu­zio­na­le tito­la­ri di un rap­por­to diret­to con le stes­se auto­ri­tà cit­ta­di­ne e comu­na­li». Con De Magi­stris sin­da­co, quest’ultima istan­za è diven­ta­ta più di una sem­pli­ce aspi­ra­zio­ne e i rap­por­ti fra il sin­da­co, la giun­ta e i cen­tri socia­li sono dive­nu­ti sem­pre più intensi. 

Ad esem­pio, nel­la lista del sin­da­co, si è can­di­da­ta ed è sta­ta elet­ta al con­si­glio comu­na­le Eleo­no­ra De Majo, espo­nen­te di spic­co del cen­tro Insur­gen­cia, la qua­le si è resa pro­ta­go­ni­sta, dopo le ele­zio­ni, di scon­tri con le for­ze di poli­zia, in par­ti­co­la­re in occa­sio­ne di una visi­ta a Napo­li dell’ex pre­mier Mat­teo Ren­zi. Gra­zie a que­sto rap­por­to con l’amministrazione comu­na­le, a Napo­li i cen­tri socia­li sono dive­nu­ti una real­tà pro­ta­go­ni­sta del­la vita poli­ti­ca napo­le­ta­na a tut­ti gli effet­ti, le cui richie­ste, pro­te­ste e istan­ze sono dive­nu­te ido­nee a pro­dur­re effet­ti di imme­dia­to rilie­vo nell’amministrazione del­la città.

Tutto ciò, fatta esclusione per la violenza che spesso sopraggiunge in sede di protesta, non appare negativo. 

Sape­re che real­tà di que­sto gene­re rie­sco­no ad ave­re più voce e pos­so­no entra­re anche nel­le stan­ze di coman­do, por­tan­do le istan­ze di chi le vive, di per sé è una cosa mol­to posi­ti­va, visto il cre­scen­te con­sen­so riscos­so da for­ze poli­ti­che popu­li­ste di destra con­tro l’accoglienza, con­tro i migranti. 

Napo­li, va det­to, è un fio­re all’occhiello in que­sto sen­so: sono infat­ti estre­ma­men­te posi­ti­vi i risul­ta­ti con­se­gui­ti dai col­let­ti­vi e dai cen­tri socia­li in mate­ria di acco­glien­za. Diver­sa­men­te rispet­to a quan­to acca­de in gran par­te del resto d’Italia, a Napo­li è dif­fi­ci­le tro­va­re noti­zie di cro­na­ca nera rela­ti­ve ad epi­so­di di raz­zi­smo e di intol­le­ran­za ad ope­ra del­la cit­ta­di­nan­za nei con­fron­ti dei migran­ti appar­te­nen­ti ad altre etnie. «Ciò si deve soprat­tut­to al gran­de lavo­ro dei col­let­ti­vi e dei cen­tri socia­li con­ti­nua la mia cono­scen­za che accol­go­no i migran­ti nei loca­li occu­pa­ti, repe­ri­sco­no abi­ta­zio­ni e beni di pri­ma neces­si­tà, inse­gna­no loro la lin­gua ita­lia­na e spes­so quel­la napo­le­ta­na, orga­niz­za­no ini­zia­ti­ve in favo­re dell’accoglienza, mobi­li­ta­no la cit­ta­di­nan­za affin­ché ade­ri­sca alle ini­zia­ti­ve medesime.»

Den­tro i migran­ti e fuo­ri Sal­vi­ni. Sì per­ché fu pro­prio a Napo­li, lo scor­so mar­zo, che Sal­vi­ni ven­ne dura­men­te con­te­sta­to duran­te una sua visi­ta. Su que­sto pun­to Pie­tro è più seve­ro: con la bene­di­zio­ne del sin­da­co, han­no pri­ma occu­pa­to la sala del­la Mostra d’Oltremare dove la pre­fet­tu­ra ave­va sta­bi­li­to si doves­se svol­ge­re il comi­zio del lea­der leghi­sta, pro­vo­can­do la can­cel­la­zio­ne dell’evento. In segui­to, quan­do l’evento è sta­to con­fer­ma­to, han­no ten­ta­to di assal­ta­re la Mostra, scon­tran­do­si con la poli­zia, van­da­liz­zan­do e met­ten­do a fer­ro e fuo­co il quar­tie­re Fuo­ri­grot­ta. Lascia­mo ai let­to­ri la rifles­sio­ne su quan­to que­sto sia giu­sto e quan­to sia limi­ta­zio­ne del­la liber­tà di paro­la. Per­so­nal­men­te, pur cre­den­do che tut­ti deb­ba­no ave­re dirit­to di dire la pro­pria, non rie­sco a non pen­sa­re che la cit­tà di Napo­li non si sia per­sa mol­to, non poten­do assi­ste­re all’evento Sal­vi­ni. I napo­le­ta­ni poi, è giu­sto dir­lo per meglio com­pren­de­re e non dimen­ti­ca­re che die­tro alle azio­ni ci sono del­le per­so­ne, non sono mai sta­ti trop­po per le mez­ze misu­re. Duran­te il perio­do buio dell’Inquisizione (che lascia­va poco spa­zio alla liber­tà d’opinione) nel 1547, il popo­lo napo­le­ta­no non ci pen­sò trop­po alla noti­zia del­le pri­me tre con­dan­ne a mor­te per ere­sia in cit­tà, ad assal­ta­re l’allora sede dell’Inquisizione, cac­cian­do­la dal­la città. 

Il discorso è sempre lo stesso: è giusto impedire di parlare ad un generatore automatico di frasi che fomentano l’odio come Salvini o tanto vale lasciarlo intervenire e qualificarsi da sé?

For­se Vol­tai­re pro­pen­de­reb­be per la secon­da, ma non dilun­ghia­mo­ci e tor­nia­mo al rap­por­to di col­let­ti­vi e cen­tri socia­li con uni­ver­si­tà (e di rifles­so dei licei) e for­ze del­l’or­di­ne. «Del pro­gres­si­vo raf­for­za­men­to dei cen­tri socia­li han­no bene­fi­cia­to sen­za dub­bio i col­let­ti­vi stu­den­te­schi. I rap­pre­sen­tan­ti di spic­co dei col­let­ti­vi sono spes­so impor­tan­ti espo­nen­ti dei cen­tri socia­li; in altre occa­sio­ni, dipen­do­no pra­ti­ca­men­te da essi.» Nul­la di nuo­vo, è raro che ci sia una sepa­ra­zio­ne net­ta tra le due real­tà. Basti pen­sa­re al rap­por­to tra il Col­let­ti­vo Lam­bret­ta e il cen­tro socia­le Zam di Mila­no. «La com­mi­stio­ne arri­va al pun­to — con­ti­nua Pie­tro — che le stes­se assem­blee dei col­let­ti­vi si svol­go­no, in alcu­ni casi, come quel­lo del liceo Geno­ve­si in Piaz­za del Gesù, diret­ta­men­te all’interno dei cen­tri socia­li, nel caso spe­ci­fi­co allo Zero81. Ogni scuo­la, ogni aula o loca­le occu­pa­to dai rap­pre­sen­tan­ti dei col­let­ti­vi, vie­ne imme­dia­ta­men­te inva­so da espo­nen­ti dei cen­tri socia­li, che prov­ve­do­no, assie­me agli stu­den­ti, alla puli­zia, alla rior­ga­niz­za­zio­ne, alla mes­sa a nuo­vo e allo sfrut­ta­men­to dei loca­li sot­to il loro con­trol­lo. Il caso più recen­te è quel­lo del Lab Nas­sau di via Mez­zo­can­no­ne, nato dall’occupazione non con­cor­da­ta di alcu­ni loca­li dell’Università Fede­ri­co II, per la riqua­li­fi­ca­zio­ne dei qua­li era­no sta­ti pre­di­spo­sti ingen­ti fon­ti da par­te dell’UE, fon­di che di con­se­guen­za andran­no perduti.»

E per quan­to riguar­da le feste? «Le feste uni­ver­si­ta­rie orga­niz­za­te all’interno dei loca­li sta­bil­men­te occu­pa­ti dell’università sono fre­quen­ti, e non pri­ve di aned­do­ti non del tut­to edi­fi­can­ti: ad esem­pio, nel­la not­te fra il tre­di­ci e il quat­tor­di­ci mag­gio scor­so, alcu­ni cara­bi­nie­ri, giun­ti in via Mez­zo­can­no­ne (dove la Fede­ri­co II ha una del­le sue sedi, ndr) a segui­to di una segna­la­zio­ne per schia­maz­zi not­tur­ni, sono sta­ti accol­ti a bot­ti­glia­te dal­le fine­stre del­le aule occu­pa­te, nel­le qua­li si sta­va svol­gen­do un festi­no. La vicen­da ha fat­to mol­to scal­po­re nell’opinione pub­bli­ca napo­le­ta­na, che ha rav­vi­sa­to come, in alcu­ne zone del­la cit­tà, a cau­sa dell’ostilità mani­fe­sta e tal­vol­ta vio­len­ta degli espo­nen­ti dei cen­tri socia­li e dei col­let­ti­vi stu­den­te­schi, la for­za pub­bli­ca sia osta­co­la­ta  nel­la sua ope­ra di tute­la dei dirit­ti dei cit­ta­di­ni. È suf­fi­cien­te la sem­pli­ce pre­sen­za di pat­tu­glie di poli­zia e di cara­bi­nie­ri nel­la zona del­la movi­da napo­le­ta­na per sen­tir par­la­re di “cit­tà mili­ta­riz­za­ta” nei comu­ni­ca­ti dei cen­tri socia­li. Natu­ral­men­te, in una cit­tà in cui lo stes­so sin­da­co non fa miste­ro di esse­re schie­ra­to “al fian­co dei cen­tri socia­li”, ciò non può che pro­vo­ca­re un riti­ro del­le for­ze dell’ordine dai luo­ghi più cal­di e affol­la­ti del week-end. Cir­co­stan­za, quest’ultima, assai gra­ve, che ha impe­di­to il legit­ti­mo inter­ven­to del­la for­za pub­bli­ca in situa­zio­ni pur­trop­po a vol­te con esi­ti tra­gi­ci

Da que­sto rac­con­to appa­re evi­den­te che l’oc­ca­sio­na­le man­can­za di liber­tà di gira­re tran­quil­lo per alcu­ne zone del­la pro­pria cit­tà spin­ge gio­va­ni non cer­to sim­pa­tiz­zan­ti per la destra, a non vede­re di buon occhio i cen­tri socia­li che potreb­be­ro gesti­re deter­mi­na­te situa­zio­ni, esat­ta­men­te come gesti­sco­no l’accoglienza ai migran­ti. Il ragaz­zo che si get­ta dal­l’o­be­li­sco oppu­re le bot­ti­glia­te che ci si può pren­de­re nel momen­to sba­glia­to a piaz­za Bel­li­ni non han­no colo­re poli­ti­co, con­no­ta­zio­ne geo­gra­fi­ca e non c’en­tra­no i cen­tri socia­li. Sono casua­li­tà, potreb­be­ro acca­de­re dovun­que. Cer­to è che in una cit­tà come Napo­li e spe­cial­men­te in rio­ni come For­cel­la o Sani­tà, dove non di rado acca­de che inno­cen­ti muo­ia­no o resti­no feri­ti per­ché tro­va­ti­si in mez­zo a rego­la­men­ti di con­ti, la pre­sen­za del­le for­ze del­l’or­di­ne è neces­sa­ria per la sicu­rez­za dei cit­ta­di­ni. Non si trat­ta di mili­ta­riz­za­re la cit­tà, cosa ver­so cui chi scri­ve è for­te­men­te con­tra­ria, ma di capi­re una situa­zio­ne deli­ca­ta e fare ciò che è pos­si­bi­le per limi­ta­re i dan­ni. Con la con­sa­pe­vo­lez­za che biso­gna lot­ta­re per estir­pa­re quel can­cro che è la camor­ra, che infet­ta men­ta­li­tà e vita pra­ti­ca di una cit­tà. Mi doman­do se effet­ti­va­men­te in que­sto coro di soli­da­rie­tà nei con­fron­ti del­la liber­tà e con­dan­na sen­za appel­lo del­le for­ze del­l’or­di­ne, non ci sia anche qual­che voce mala­men­te inte­res­sa­ta. Arri­via­mo così ad pun­to noda­le del­la vicen­da e par­lia­mo, in chiu­su­ra, del poco affron­ta­to tema dell’infil­tra­zio­ne camor­ri­sti­ca nei cen­tri sociali.

«Que­sto è un capi­to­lo deci­sa­men­te oscu­ro di tut­ta la fac­cen­da. Ben­ché non man­chi­no for­ma­li pre­se di posi­zio­ne con­tro la camor­ra, mani­fe­sta­te pre­va­len­te­men­te attra­ver­so cor­tei e pro­te­ste di piaz­za, il tas­so di infil­tra­zio­ne è visi­bil­men­te ele­va­to. È dif­fi­ci­le ipo­tiz­za­re che vi sia­no dei veri e pro­pri rap­por­ti tra i ver­ti­ci del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta e quel­li dei cen­tri socia­li, ma è faci­le tro­var­si ad ave­re a che fare con spac­cia­to­ri ed espo­nen­ti del­la micro­cri­mi­na­li­tà, ben­ve­nu­ti e affe­zio­na­ti fre­quen­ta­to­ri di alcu­ni cen­tri socia­li, che con­trol­la­no il ter­ri­to­rio in rela­zio­ne allo spac­cio e al con­su­mo di dro­ga. Le ipo­te­si che si pos­so­no avan­za­re van­no da un’infiltrazione mini­ma tol­le­ra­ta per quie­to vive­re ad una rea­le e coscien­te con­vi­ven­za paci­fi­ca. Pur­trop­po que­sto dato è dif­fi­cil­men­te dimo­stra­bi­le, per­ché ad oggi nes­sun gior­na­li­sta d’inchiesta si è pre­mu­ra­to di veni­re a capo del­la vicen­da, né risul­ta­no prov­ve­di­men­ti giu­di­zia­ri in meri­to. Tut­ta­via Ste­fa­no Fol­li, fir­ma di Repub­bli­ca, in un edi­to­ria­le dell’anno scor­so par­la di «cen­tri socia­li che non sap­pia­mo quan­to infil­tra­ti dal­la camor­ra ». Un dato vera­men­te pre­oc­cu­pan­te è quel­lo rela­ti­vo alle occu­pa­zio­ni di licei e scuo­le: poi­ché gli orga­niz­za­to­ri stes­si del­le occu­pa­zio­ni sono espo­nen­ti di spic­co del­le nuo­ve leve dei cen­tri socia­li, acca­de pra­ti­ca­men­te sem­pre che le scuo­le occu­pa­te apra­no le por­te ai lea­der degli stes­si, e con essi ai rap­pre­sen­tan­ti del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta, che di con­se­guen­za può gesti­re il traf­fi­co di dro­ga negli isti­tu­ti. Ho avu­to espe­rien­ze per­so­na­li che mi per­met­to­no di non dubi­ta­re dei rap­por­ti tra camor­ra e cen­tri socia­li, anche se mi è impos­si­bi­le for­ni­re una docu­men­ta­zio­ne in meri­to. Ho appre­so, par­lan­do del feno­me­no con ragaz­zi più adden­tro que­ste vicen­de (ma anche que­sto dato non è pos­si­bi­le docu­men­tar­lo) che la pre­sen­za di camor­ri­sti all’interno dei cen­tri vie­ne giu­sti­fi­ca­to con l’argomento che que­sti ulti­mi sareb­be­ro in fin dei con­ti vit­ti­ma del­lo Sta­to e del­la socie­tà neo­li­be­ri­sta che li emar­gi­na e li costrin­ge, di fat­to, a intra­pren­de­re il per­cor­so del­la cri­mi­na­li­tà organizzata.»

Questa senza dubbio è la cosa che fa più rabbia. 

Pen­sia­mo­ci: del­le istan­ze sacro­san­te come quel­le dell’antifascismo, del­la riqua­li­fi­ca­zio­ni di spa­zi dati in gestio­ne a cit­ta­di­ni che ne fan­no un uso uti­le per vita cul­tu­ra­le del­la cit­tà, l’accoglienza e la mes­sa in atto di una con­vi­ven­za fon­da­ta su basi soli­de con chi arri­va nel nostro pae­se, tut­to que­sto, infan­ga­to (in par­te) pro­prio da chi non com­bat­te que­ste bat­ta­glie, ma anzi bene­fi­cia del caos per con­ti­nua­re i pro­pri affa­ri. La camor­ra a Napo­li si occu­pa prin­ci­pal­men­te di gesti­re il traf­fi­co di dro­ga: il piz­zo è un’usanza demo­dé. Come tran­cia­re alla radi­ce que­sta con­ni­ven­za? Esi­ste un solo modo: lega­liz­za­re le dro­ghe, toglien­do così il mono­po­lio alla mali­vi­ta. Bat­ta­glia, quel­la del­la lega­liz­za­zio­ne, por­ta­ta avan­ti da cen­tri socia­li e col­let­ti­vi (in tut­ta Ita­lia, non solo a Napo­li) a dimo­stra­zio­ne anco­ra una vol­ta che non è mai pos­si­bi­le inca­sel­la­re un grup­po nel­la sua inte­rez­za, essen­do i grup­pi for­ma­ti da persone. 

Pie­tro mi rac­con­ta un’ul­ti­ma cosa, la nasci­ta del movi­men­to Napo­li Dire­zio­ne Oppo­sta. «Un fat­to nuo­vo e inte­res­san­te è che a ini­zio otto­bre i rap­pre­sen­tan­ti di mol­ti cen­tri socia­li han­no deci­so di fede­rar­si per costi­tui­re un nuo­vo sog­get­to poli­ti­co indi­pen­den­te deno­mi­na­to “Napo­li Dire­zio­ne Oppo­sta”. Natu­ral­men­te non voglio­no esse­re chia­ma­ti “par­ti­to”, per­ché si con­si­de­ra­no una cosa diver­sa dal­le altre for­ma­zio­ni poli­ti­che, ma al di là del­le que­stio­ni di nomen­cla­tu­ra, que­sto signi­fi­ca che i loro voti e quel­li che gesti­sco­no con con­flui­ran­no più nel baci­no elet­to­ra­le di De Magi­stris, il qua­le comun­que non dovreb­be rican­di­dar­si per un ter­zo man­da­to, vuoi per­ché nutre nean­che tan­to vela­ta­men­te ambi­zio­ni poli­ti­che a livel­lo nazio­na­le, vuoi per­ché dopo sei anni di gestio­ne del Comu­ne l’ente è a serio rischio dis­se­sto a det­ta del­la Cor­te dei Con­ti  , fer­mo restan­do che il sin­da­co ten­de a mini­miz­za­re la vicen­da  . La nasci­ta di Napo­li Dire­zio­ne Oppo­sta segna comun­que una svol­ta, per­ché fino a que­sto momen­to i cen­tri socia­li e i col­let­ti­vi non ave­va­no mai sen­ti­to il biso­gno di costi­tuir­si in for­za poli­ti­ca auto­no­ma, aven­do con­di­vi­so in linea di mas­si­ma la gestio­ne cit­ta­di­na di De Magi­stris e aven­do sem­pre godu­to di una cor­sia pre­fe­ren­zia­le rispet­to ai comu­ni cit­ta­di­ni nei rap­por­ti con le isti­tu­zio­ni cit­ta­di­ne. Pro­ba­bi­le che la spac­ca­tu­ra risal­ga al mese di luglio, quan­do il sin­da­co ha defi­ni­to “inac­cet­ta­bi­le” l’occupazione di alcu­ni uffi­ci comu­na­li ad ope­ra dei comi­ta­ti per la casa, natu­ral­men­te lega­ti a filo dop­pio ai cen­tri socia­li e ai col­let­ti­vi studenteschi.»

Dopo aver illu­stra­to la situa­zio­ne del­la cit­tà di Napo­li in manie­ra il più pos­si­bi­le obiet­ti­va, si potreb­be fare un’ul­ti­ma rifles­sio­ne. Così come ci sono mil­le sfu­ma­tu­re, con­ve­nien­ze poli­ti­che, luci e ombre nel­la dina­mi­ca napo­le­ta­na, così nel dibat­ti­to mila­ne­se non è con­si­glia­bi­le pola­riz­za­re la discus­sio­ne su due estre­mi (“le feste e le occu­pa­zio­ni sono da abo­li­re” oppu­re “biso­gna met­te­re a fer­ro e fuo­co l’università”) esclu­den­do pro­prio tut­te le sfu­ma­tu­re, cer­ta­men­te pre­sen­ti anche qui. Entram­be que­ste istan­ze estre­mi­ste pos­so­no fomen­ta­re, crea­re con­sen­so e por­ta­re voti in sede di ele­zio­ni stu­den­te­sche, ma bana­liz­za­no e sem­pli­fi­ca­no il dibat­ti­to, sen­za la volon­tà di com­pren­de­re e miglio­ra­re la vita uni­ver­si­ta­ria e socia­le gio­va­ni­le del­la nostra città.

Con­di­vi­di:
Susanna Causarano
Osser­vo ma non sono sem­pre cer­ta di quel­lo che vedo e ten­to inva­no di ammaz­za­re il tem­po. Ma quel­lo resta dov’è.

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