Ricordati di oggettificare le feste

Lumi­na­rie acce­se, mer­ca­ti­ni dap­per­tut­to e nevro­si da rega­lo: il Nata­le sta arri­van­do. Ha deci­so, irri­ve­ren­te, di non rispet­ta­re più l’8 dicem­bre per ini­zia­re a mani­fe­star­si in tut­te le sue for­me mate­ria­li, anzi anno dopo anno vie­ne ansio­sa­men­te anti­ci­pa­to sem­pre di più, tan­to che le luci­ne a for­ma di pac­co rega­lo e abe­ti sono com­par­se già a par­ti­re da metà del­lo scor­so novembre.

Supermercati e negozi rassicurano il consumatore con un’insegna che a caratteri cubitali recita: aperti anche il 24, il 25 e il 31 dicembre.

Insom­ma, se non farai in tem­po a pren­de­re i rega­li o ti accor­ge­rai di esser­ti dimen­ti­ca­to di qual­co­sa all’ultimo minu­to, non teme­re: da qual­che par­te tro­ve­rai un cen­tro com­mer­cia­le aper­to e al tuo ser­vi­zio, dove potrai sod­di­sfa­re l’e­si­gen­za del­l’ul­ti­mo minuto.

Ma a che prez­zo? Se da una par­te vie­ne esau­di­to il desi­de­rio del con­su­ma­to­re abi­tua­to ad otte­ne­re tut­to e subi­to, dall’altra una schie­ra di com­mes­si e cas­sie­ri è costret­ta a lavo­ra­re. Que­sta logi­ca del resta­re neces­sa­ria­men­te sem­pre aper­ti, in qual­sia­si gior­no, a qua­lun­que ora, è sta­ta assi­mi­la­ta soprat­tut­to dai cen­tri com­mer­cia­li, aper­ti tut­to il gior­no e tut­ti i gior­ni dell’anno (inclu­si festi­vi e dome­ni­che). In gene­ra­le, sem­bra che le per­so­ne non abbia­no più tem­po di fare acqui­sti nei gior­ni lavo­ra­ti­vi, acqui­sti che van­no dai più basi­la­ri (quel­li per sod­di­sfa­re biso­gni fisio­lo­gi­ci per inten­der­ci, come il cibo) ai più futi­li (non neces­sa­ri per la soprav­vi­ven­za). Come ci si bar­ca­me­na­va pri­ma, quan­do i super­mer­ca­ti era­no chiu­si di  dome­ni­ca? Ci si chie­de. Quan­do si com­pra­va­no i rega­li di Natale?

In que­sti tem­pi di lavo­ro sen­za tur­ni fis­si, a chia­ma­ta, con repe­ri­bi­li­tà 24/7 e ora­ri sre­go­la­ti, pen­sia­mo che in fon­do tut­to que­sto ci sia dovu­to, che sia un dirit­to o una age­vo­la­zio­ne indi­spen­sa­bi­le il poter fare acqui­sti in qual­sia­si momen­to quan­do il lavo­ro ce lo concede.

Non pen­sia­mo mai, però, che le per­so­ne che ci per­met­to­no il pri­vi­le­gio di que­sta con­di­zio­ne (com­mes­si e cas­sie­ri) subi­sco­no l’as­sen­za di que­sta con­di­zio­ne e sono quin­di impos­si­bi­li­ta­ti a usu­frui­re del­lo stes­so dirit­to all’ac­qui­sto sfre­na­to e incessante.

Duran­te le feste, nata­li­zie in par­ti­co­la­re, si respi­ra una ben nota e tota­le ansia con­su­mi­sti­ca: si deve com­pra­re tut­to e subi­to, fare rega­li a ogni costo, anche a chi non si cono­sce abba­stan­za e di cui igno­ria­mo i gusti; piut­to­sto un pro­fu­mo a caso, can­de­le colo­ra­te, maglio­ni brut­ti, taz­ze. L’importante è non pre­sen­tar­si a mani vuo­te, non fare la figu­ra del tir­chio, spen­de­re ed esi­bi­re il pro­prio pote­re d’acquisto.

Ogni lavo­ra­to­re, però, dovreb­be ave­re il dirit­to di poter pas­sa­re le feste a casa, con la pro­pria fami­glia. Non si trat­ta tan­to del­la pos­si­bi­li­tà nega­ta di “san­ti­fi­ca­re le feste”, da buon cri­stia­no; si  può anche non cre­de­re nel­la san­ti­tà del Nata­le. L’aspetto dav­ve­ro ingiu­sto è che per ogni per­so­na che in quei gior­ni può “ogget­ti­fi­ca­re le feste”, ce n’è una che non può farlo.

Non si tratta, quindi, di riappropriarsi del significato religioso del Natale, ma del valore etico del lavoro.

Qual­co­sa sem­bra muo­ver­si: i dipen­den­ti del cen­tro com­mer­cia­le di Orio al Serio han­no chie­sto al con­si­glio di ammi­ni­stra­zio­ne di rive­de­re i gior­ni di aper­tu­ra del cen­tro com­mer­cia­le nel perio­do nata­li­zio, soste­nu­ti dal­la CGIL. Il ripo­so è un dirit­to di tut­ti, dico­no. Ricordiamocelo.

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Sheila Khan

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