Anna Muzyčuk mette in scacco l’Arabia Saudita

Nel 2017 la nazio­na­le ita­lia­na di cal­cio, fra mil­le pole­mi­che, è rima­sta esclu­sa dal­la pros­si­ma edi­zio­ne dei mon­dia­li. Il “dram­ma”, se così si può defi­ni­re, è sta­to ampia­men­te ana­liz­za­to sot­to mol­tis­si­mi pun­ti di vista. Tra i tan­ti arti­co­li pub­bli­ca­ti dopo la disfat­ta azzur­ra è man­ca­ta, però,  una rifles­sio­ne sul “dram­ma” degli atle­ti che sono rima­sti esclu­si dal­la com­pe­ti­zio­ne più impor­tan­te e più ambi­ta da qual­sia­si calciatore.
Il cal­cio, però, non è l’u­ni­co sport degno di atten­zio­ne. Si è appe­na con­clu­sa in Ara­bia Sau­di­ta l’edizione del tor­neo di scac­chi più impor­tan­te dell’anno: il tito­lo mon­dia­le, che è sta­to rias­se­gna­to lo scor­so 30 di dicembre.

L’e­di­zio­ne del 2017 si è svol­ta con un’as­sen­te d’eccezione, Anna Muzy­cuk. Nata nel 1990 in Ucrai­na, Muzy­cuk diven­ta “Gran­de Mae­stro” di scac­chi nel 2002, rag­giun­gen­do la più gran­de ono­ri­fi­cen­za per uno scac­chi­sta e nel 2016 si gua­da­gna il tito­lo mon­dia­le sia nel­la spe­cia­li­tà degli scac­chi “bli­tz” (una ver­sio­ne in cui le par­ti­te han­no una dura­ta mas­si­ma di die­ci minu­ti) che nel “gio­co rapi­do” (le cui par­ti­te pos­so­no dura­re fino a un’ora).

La gio­va­ne cam­pio­nes­sa ha rinun­cia­to a difen­de­re i suoi due tito­li annun­cian­do il suo riti­ro dal­la com­pe­ti­zio­ne su facebook:

Tra pochi gior­ni andrò a per­de­re due tito­li del cam­pio­na­to del mon­do, uno dopo l’altro. Solo per­ché ho deci­so di non anda­re in Ara­bia Sau­di­ta. Per non gio­ca­re secon­do le rego­le di qual­cun altro, per non indos­sa­re l’aba­ya (un lun­go vesti­to che copre per inte­ro il cor­po del­la don­na, ndr), per non esse­re neces­sa­ria­men­te scor­ta­ta quan­do sono fuo­ri, per non sen­tir­mi una crea­tu­ra di secon­da categoria.

Ecco le moti­va­zio­ni alla base del­la scel­ta del­la cam­pio­nes­sa di boi­cot­ta­re l’edizione del­la cop­pa del mon­do di scac­chi, una scel­ta che le farà per­de­re anche mol­ti sol­di. Se è vero che la tra­di­zio­ne degli scac­chi vuo­le che ogni par­te­ci­pan­te copra di tasca pro­pria le spe­se di viag­gio per rag­giun­ge­re il luo­go del­la com­pe­ti­zio­ne, è pur vero che il mon­te­pre­mi di que­st’an­no, finan­zia­to dal prin­ci­pe ere­di­ta­rio Moham­med bin Sal­man, ammon­ta­va ad un miliar­do e sei­cen­to milio­ni di dollari.

“In questi giorni” continua il messaggio di Anna, “avrei guadagnato più soldi di quanti ne avrei presi combinando una dozzina di tornei tutti assieme”.

Alla sua pro­te­sta si è uni­ta anche la sorel­la di Anna, Mar­jia Muzy­cuk, anche lei scacchista.

Rinunciare a due titoli mondiali per i propri ideali significa aver compreso fino in fondo l’essenza dello sport, che ambisce ad educare e formare non solo corpi, ma anche menti.

Il rifiu­to di rinun­cia­re a una par­te del­la pro­pria  iden­ti­tà cul­tu­ra­le per poter gio­ca­re anche a costo di sacri­fi­ca­re ciò per cui si è dedi­ca­to tan­to tem­po e gran­de sfor­zo, e non secon­da­ria­men­te una valan­ga di sol­di, fa riflet­te­re sul­le enor­mi cifre di dena­ro che sem­bra­no gover­na­re ogni mos­sa del­la stra­gran­de mag­gio­ran­za degli atleti/superstar di oggi, e su quan­to, appa­ren­te­men­te, non esi­sta altro che il dio denaro.

Nell’anno in cui si è spe­so 222 milio­ni di euro per il tra­sfe­ri­men­to di Ney­mar, in cui mez­za cit­tà ha cri­ti­ca­to Don­na­rum­ma per aver rifiu­ta­to un con­trat­to qua­si farao­ni­co appe­na diciot­ten­ne, in cui si è par­la­to più di cifre che di sport, Anna Muzy­cuk ha ricor­da­to a fine anno quel­lo che con­ta davvero.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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