Fake news cercasi

Il 18 gen­na­io è sta­to inau­gu­ra­to un pro­to­col­lo ope­ra­ti­vo per il con­tra­sto del­le fake news. Il comu­ni­ca­to stam­pa è infat­ti appar­so ieri sul sito del­la Poli­zia Posta­le e reci­ta che «alla vira­liz­za­zio­ne del pro­ble­ma, allo­ra, è oppor­tu­no con­trap­por­re la vira­liz­za­zio­ne del­la pos­si­bi­le solu­zio­ne».

La pro­ce­du­ra si strut­tu­ra in tre fasi: rac­col­ta di infor­ma­zioni sospet­te (è il cit­ta­di­no, infat­ti, a col­le­gar­si al sito del­la Poli­zia di Sta­to e a inse­ri­re l’url del­la fal­sa noti­zia da segna­la­re alle auto­ri­tà), ana­li­si dei con­te­nu­ti fina­liz­za­ta ad una even­tua­le smen­ti­ta e smen­ti­ta uffi­cia­le sui cana­li social isti­tu­zio­na­li, con annes­se richie­ste di rimozione.

Il mini­stro Min­ni­ti, pro­mo­to­re del pro­to­col­lo, ha riba­di­to che è «mol­to impor­tan­te che sia la Poli­zia Posta­le a svol­ge­re que­sto lavo­ro» aggiun­gen­do che «la cre­di­bi­li­tà, la capa­ci­tà di inter­ven­to e la ter­zie­tà del ser­vi­zio lo met­te al ripa­ro da qual­sia­si ele­men­to di par­zia­li­tà».
Ora, la Poli­zia Posta­le è una uni­tà spe­cia­le del­la Poli­zia di Sta­to, quin­di non si capi­sce bene in che modo sareb­be ter­za o ester­na: rispet­to alla Poli­zia di cer­to no. E poi: per­ché è mol­to impor­tan­te che sia la Poli­zia ad occu­par­se­ne? Il capo del­la Poli­zia deve rispon­de­re al mini­stro del­l’In­ter­no di tur­no, scel­to a sua vol­ta dal par­ti­to poli­ti­co al gover­no. Il rischio, anche se smen­ti­to deci­sa­men­te da Min­ni­ti, non sarà quel­lo di una par­zia­li­tà di que­sti “garan­ti”? E poi chi con­trol­la il loro ope­ra­to chi con­trol­la i controllori?

Nun­zia Ciar­di, diret­tri­ce del ser­vi­zio di Poli­zia Posta­le, affer­ma:«non dia­mo per scon­ta­to che tut­ti abbia­no gli stru­men­ti per rico­no­sce­re il vero dal fal­so onli­ne» e poi aggiun­ge «noi voglia­mo sol­tan­to con­ti­nua­re a fare quel­lo che già fac­cia­mo tut­ti gior­ni, aiu­ta­re i cit­ta­di­ni ad orien­tar­si, in que­sto caso a capi­re se quel­la deter­mi­na­ta infor­ma­zio­ne è atten­di­bi­le o meno.»
Ma que­sto non sareb­be piut­to­sto il lavo­ro di un gior­na­li­sta anzi­ché di un mem­bro del Cnai­pic? E soprat­tut­to: le fake news cir­co­la­no pro­prio per­ché gli uten­ti sareb­be­ro poco pro­pen­si al fact-chec­king. L’intero pro­ble­ma nasce da una pro­fon­da sfi­du­cia nei con­fron­ti del­le capa­ci­tà cri­ti­che dei let­to­ri. E allo­ra per­ché tut­to que­sto siste­ma di con­trol­lo e sicu­rez­za si basa pro­prio sul­le segna­la­zio­ni in rete che i cit­ta­di­ni devo­no fornire?

Cosa sia una fake news dovrem­mo ormai saper­lo tut­ti. A scan­so di equi­vo­ci: Wiki­pe­dia la definisce

infor­ma­zio­ne inven­ta­ta, ingan­ne­vo­le o distor­ta, resa pub­bli­ca con il deli­be­ra­to inten­to di disin­for­ma­re o dif­fon­de­re bufa­le attra­ver­so i mez­zi di infor­ma­zio­ne tra­di­zio­na­li o via Inter­net, soprat­tut­to per mez­zo dei media sociali.

Ma la que­stio­ne è più sot­ti­le di come appa­re. Ecco un esem­pio limi­te: ipo­tiz­zia­mo che Sal­vi­ni affer­mi che il recen­te boom influen­za­le sia dovu­to alla immi­gra­zio­ne incon­trol­la­ta e che Vul­ca­no Sta­ta­le ripor­ti que­sta dichia­ra­zio­ne. Vul­ca­no non ripor­te­reb­be una noti­zia fal­sa, per­ché Sal­vi­ni avreb­be effet­ti­va­men­te rila­scia­to una dichia­ra­zio­ne di quel tipo, anche se in con­tra­sto con la real­tà scientifica.

In que­sto caso un uten­te medio cosa dovreb­be fare? Segna­la­re, pur sapen­do che però Sal­vi­ni ha effet­ti­va­men­te rila­scia­to la dichia­ra­zio­ne? Non segna­la­re e con­tri­bui­re così alla disin­for­ma­zio­ne dilangante?

Ora, la que­stio­ne è sacro­san­ta sia da un pun­to di vista cul­tu­ra­le che poli­ti­co. Il caso del nipo­te del­la Bol­dri­ni assun­to alla Came­ra o i fune­ra­li di sta­to di Totò Rii­na sono esem­pi lam­pan­ti di cosa sia­no noti­zie sem­pli­ce­men­te fake, cioè fat­ti non avve­nu­ti. Ma come la met­tia­mo con noti­zie pale­se­men­te bor­der­li­ne, come nell’esempio precedente?

Concludendo: siamo sicuri che l’assenza di pensiero critico (un problema culturale, con evidenti ripercussioni sul piano politico-sociale) si contrasti con i protocolli operativi del ministro dell’Interno anziché con una rieducazione culturale?

Più che con­trol­lo­ri for­se ci vor­reb­be­ro gior­na­li­sti seri, capa­ci non solo di veri­fi­ca­re le fon­ti ma anche di con­tri­bui­re alla costru­zio­ne di un pen­sie­ro critico.

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Lucia De Angelis
Mi entu­sia­sma­no i temi socia­li, i filo­so­fi gre­ci, le per­so­ne intel­li­gen­ti e le cose difficili.

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