Inizia la corsa al nuovo Rettore

Il 2018 non è solo l’anno del­le ele­zio­ni nazio­na­li e regio­na­li. Per la Sta­ta­le quest’anno signi­fi­ca anche la scel­ta di un nuo­vo Ret­to­re — elet­to dai pro­fes­so­ri di ruo­lo, ricer­ca­to­ri, per­so­na­le tec­ni­co-ammi­ni­stra­ti­vo e dai rap­pre­sen­tan­ti degli stu­den­ti mem­bri dei prin­ci­pa­li orga­ni di gover­no — che suc­ce­de­rà a Gian­lu­ca Vago, in cari­ca dall’ottobre del 2012.
Anche se non anco­ra for­mal­men­te, sono già sta­te annun­cia­te le can­di­da­tu­re per il pros­si­mo man­da­to nel­le figu­re di Maria Pia Abbrac­chio, pro­fes­so­res­sa dal Dipar­ti­men­to di Scien­ze Far­ma­co­lo­gi­che e Bio­mo­le­co­la­ri, Giu­sep­pe De Luca, pro­fes­so­re dal Dipar­ti­men­to di Eco­no­mia e già pro­ret­to­re dele­ga­to alla Didat­ti­ca e, infi­ne, il pro­fes­sor Elio Fran­zi­ni dal Dipar­ti­men­to di Filo­so­fia. Il 29 gen­na­io nell’Aula Magna del­la Sta­ta­le, i tre can­di­da­ti si sono già con­fron­ta­ti in un dibat­ti­to, orga­niz­za­to da R.S.U, che ver­te­va sul­la que­stio­ne del tra­sfe­ri­men­to ad Expo del­le Facol­tà che ora risie­do­no in Cit­tà Stu­di.

Dal luglio 2016, quan­do era sta­ta for­ma­liz­za­ta la mani­fe­sta­zio­ne di inte­res­se, sull’argomento non si sono regi­stra­ti cam­bia­men­ti sostan­zia­li: l’idea nasce come solu­zio­ne all’inadeguatezza tec­no­lo­gi­ca e alla caren­za di ser­vi­zi degli spa­zi di Cit­tà Stu­di, per i qua­li una ristrut­tu­ra­zio­ne risul­te­reb­be mol­to più dispen­dio­sa rispet­to alla crea­zio­ne di un nuo­vo polo a Rho. Il tra­sfe­ri­men­to, inve­ce, coste­reb­be 380 milio­ni di euro, dei qua­li solo 130 ver­reb­be­ro for­ni­ti dal­la Regio­ne, men­tre il resto dovreb­be esse­re stan­zia­to dal­la Sta­ta­le stes­sa e, for­se, dal­la ven­di­ta degli immo­bi­li di Piola.

La pro­fes­so­res­sa Abbrac­chio, appog­gia­ta su que­sto pun­to anche dal pro­ret­to­re De Luca, met­te subi­to in luce gli inne­ga­bi­li van­tag­gi del tra­sfe­ri­men­to in un polo più tec­no­lo­gi­co: «Là potrem­mo dise­gna­re un vero e pro­prio cam­pus dove tut­ti gli spa­zi sono uti­liz­za­ti, dove non c’è disper­sio­ne di spa­zi (…), dove ci sarà sicu­ra­men­te nel lun­go ter­mi­ne un abbat­ti­men­to dei costi di eser­ci­zio (…).» Il pro­ble­ma del­la disper­sio­ne degli spa­zi — che, tra l’altro, vive pure par­te di Stu­di Uma­ni­sti­ci — sem­bra esse­re essen­zia­le poi­ché costi­tui­sce un osta­co­lo alla «pos­si­bi­li­tà di inte­ra­zio­ne che a Cit­tà Stu­di non abbia­mo con­cre­ta­men­te. Cer­to, ci cono­scia­mo, pos­sia­mo col­la­bo­ra­re, ma la col­la­bo­ra­zio­ne è sem­pre solo for­ma­le (…). Ma non è la stes­sa cosa che vive­re tut­ti insie­me in un uni­co ambien­te (…) dove sono pre­sen­ti que­sti spa­zi di col­le­ga­men­to tra le aule e labo­ra­to­ri (…) che sono spa­zi di vita insie­me».

Seb­be­ne anche il pro­fes­sor Fran­zi­ni rico­no­sca i van­tag­gi di que­sto nuo­vo cam­pus — la cui area, in real­tà, sareb­be più pic­co­la rispet­to a quel­la attua­le — il suo pun­to di vista rap­pre­sen­ta una voce fuo­ri dal coro: «Sareb­be sta­to bel­lo se ci fos­se sta­to un pia­no (com­pa­ra­ti­vo tra tra­sfe­ri­men­to e ristrut­tu­ra­zio­ne di Cit­tà Stu­di, ndr) affi­da­to (…) non a sog­get­ti che han­no con­flit­ti di inte­res­se (il Poli­cli­ni­co di Mila­no, ndr). (…) Tra l’altro ad oggi io non ho anco­ra visto un pia­no eco­no­mi­co dei costi effet­ti­vi del tra­sfe­ri­men­to e dei costi anche per poter tro­va­re quei sol­di che van­no al di là di quei 130 milio­ni dati con la Leg­ge di Bilan­cio.» Lascian­do inten­de­re con que­sta osser­va­zio­ne che tut­to ciò che è sta­to det­to sul­la soste­ni­bi­li­tà del tra­sfe­ri­men­to del polo scien­ti­fi­co ad Expo sia sta­to det­to sen­za cogni­zio­ne di cau­sa, ma solo come slo­gan elet­to­ra­le da gri­da­re a gran voce.

In effetti, questa oscurità riguardo le modalità con cui si dovrebbero trovare il resto delle risorse necessarie per portare a termine il progetto si riflette anche su alcune dichiarazioni dei candidati.

Lascia piut­to­sto per­ples­si la pro­po­sta del­la pro­fes­so­res­sa Abbrac­chio, la qua­le sostie­ne che non biso­gne­reb­be par­ti­re «dall’idea che dob­bia­mo cede­re que­ste aree che noi lascia­mo ad altri (Bicoc­ca e Poli­tec­ni­co, ndr). Se fos­se soste­ni­bi­le, per­ché non ristrut­tu­ra­re que­ste aree di Cit­tà Stu­di per noi stes­si che ne abbia­mo pro­fon­da­men­te biso­gno?». Secon­do la pro­fes­so­res­sa, que­ste aree ristrut­tu­ra­te potreb­be­ro esse­re riu­ti­liz­za­te per ospi­ta­re il polo di Lin­gue o Beni Cul­tu­ra­li o, in alter­na­ti­va, esse­re tra­sfor­ma­te in resi­den­ze per gli stu­den­ti. Però, qua­lun­que sia il desti­no ulti­mo di Cit­tà Stu­di — che si ipo­tiz­za pos­sa anche diven­ta­re la casa di Beni Cul­tu­ra­li e Scien­ze Poli­ti­che, le cui sedi sono poten­zial­men­te in ven­di­ta — si dimen­ti­ca il pun­to fon­da­men­ta­le: il rica­va­to dal­la ven­di­ta degli immo­bi­li, sia­no essi di Pio­la, piut­to­sto che via Con­ser­va­to­rio o di via Noto, devo­no esse­re desti­na­ti alla costru­zio­ne del nuo­vo cam­pus a Rho, poi­ché i soli finan­zia­men­ti del­la Regio­ne non basta­no per copri­re la spe­sa. Finan­zia­men­to che non è sta­to offer­to all’Ateneo per il pro­get­to in sé o come pre­mio per un pas­sa­to vir­tuo­so: nell’area Expo non ci vuo­le anda­re nes­su­no, nem­me­no il Poli­tec­ni­co e la Bicoc­ca, che anzi han­no mostra­to inte­res­se nel voler com­pra­re il polo di Cit­tà Stu­di, che noi inve­ce voglia­mo lascia­re; pro­ba­bil­men­te la Regio­ne sta cer­can­do di spin­ger­ci con i sol­di, come fa il con­ta­di­no con la caro­ta e l’asino. In sostan­za, non si può pen­sa­re di tra­sfe­ri­re le Facol­tà scien­ti­fi­che nell’ex area Expo e, allo stes­so tem­po, ristrut­tu­ra­re gli spa­zi di Cit­tà Stu­di, i qua­li, come han­no riba­di­to più vol­te gli stes­si can­di­da­ti, sono in par­te fati­scen­ti e quin­di ina­dat­ti ad ospi­ta­re alcun Dipartimento.

Al ter­mi­ne del dibat­ti­to, in rispo­sta ad una doman­da posta da Vul­ca­no Sta­ta­le, i can­di­da­ti si sono anche espres­si sull’introduzione del nume­ro pro­gram­ma­to a Stu­di Uma­ni­sti­ci, tema cen­tra­le di que­sto e del­lo scor­so anno acca­de­mi­co. Il pro­fes­sor Fran­zi­ni si schie­ra «per l’autodeterminazione dei popo­li. Lin­gue ave­va vota­to per il nume­ro pro­gram­ma­to (…) dun­que io ho vota­to a favo­re. Nel caso diven­tas­si Ret­to­re farei esat­ta­men­te quel­lo che ho fat­to da Pre­si­de, ossia par­le­rei con tut­ti e sen­ti­rei qua­li sono le varie posi­zio­ni e rispet­te­rei la volon­tà dei sin­go­li dipar­ti­men­ti. Farei esat­ta­men­te il con­tra­rio di quel­lo che è sta­to fat­to (rife­ren­do­si alle moda­li­tà con cui è sta­to appro­va­to il nume­ro pro­gram­ma­to lo scor­so mag­gio, ndr)».
La pro­fes­so­res­sa Abbrac­chio, inve­ce, con­fes­sa di sta­re rie­sa­mi­nan­do il caso e con­ti­nua: «Senz’altro saprò dare una rispo­sta più con­cre­ta quan­do sare­mo vera­men­te can­di­da­ti a Ret­to­re. (…) Il mio model­lo è basa­to sul meto­do, ossia ana­liz­za­re insie­me la situa­zio­ne vede­re i nume­ri, e sul­le per­so­ne, cioè lavo­ra­re insie­me rispet­tan­do­ci a vicen­da per cer­ca­re di tro­va­re una solu­zio­ne con­di­vi­se. Ma que­sto non riguar­da solo il nume­ro chiu­so, riguar­de­reb­be tutto.» 
Infi­ne, il pro­fes­sor De Luca fa nota­re come «a Scien­ze Poli­ti­che il nume­ro pro­gram­ma­to è sta­to inse­ri­to l’anno pri­ma sen­za che ci fos­se uno stre­pi­to e uno scal­pi­tio par­ti­co­la­re. Nei cor­si di lau­rea dell’area scien­ti­fi­ca tut­ti i cor­si ven­go­no com­mi­su­ra­ti a deter­mi­na­te esi­gen­ze. Qui c’è sta­to un attor­ci­glia­men­to di con­si­de­ra­zio­ni poli­ti­che che han­no por­ta­to al peg­gio di quan­to si potes­se fare sot­to il pro­fi­lo del­la gestio­ne. Ma i diret­to­ri di Dipar­ti­men­ti era­no tut­ti favo­re­vo­li ad un pri­mo con­tin­gen­ta­men­to, quin­di sareb­be­ro anda­ti ver­so una for­ma di orien­ta­men­ti agli ingres­si. (…) Dob­bia­mo esse­re respon­sa­bi­li rispet­to la scel­ta dei ragaz­zi: a dicem­bre 300 ragaz­zi dell’area uma­ni­sti­ca han­no rinun­cia­to agli stu­di. Il tema dell’orientamento è quin­di fon­da­men­ta­le. Con le for­me che i Dipar­ti­men­ti riter­ran­no, ma che devo­no rispet­ta­re lo stan­dard e gli inte­res­si com­ples­si­vi dell’ateneo».

Oltre alla fumo­si­tà del­le argo­men­ta­zio­ni, che lascia­no inten­de­re miste­rio­si con­flit­ti di inte­res­se e sot­ter­fu­gi, lascia stu­pi­ti la tota­le man­can­za di una paro­la nei discor­si degli aspi­ran­ti ret­to­ri: stu­den­ti. Si è par­la­to dei van­tag­gi e degli svan­tag­gi del tra­sfe­ri­men­to per il cor­po docen­ti e per il per­so­na­le tec­ni­co-ammi­ni­stra­ti­vo, del­la soste­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca e edi­li­zia, ma (qua­si) mai di stu­den­ti, dei sog­get­ti che vivo­no l’università in pri­ma persona.

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