Curling is fun

Il 9 feb­bra­io tut­to il mon­do del­lo sport ha potu­to ammi­ra­re la ceri­mo­nia d’apertura dei ven­ti­tree­si­mi gio­chi olim­pi­ci inver­na­li, che si stan­no tenen­do in Corea. I gio­chi inver­na­li non godo­no del­la stes­sa riso­nan­za dell’edizione clas­si­ca, eppu­re nel­le Olim­pia­di inver­na­li tro­via­mo disci­pli­ne dav­ve­ro note­vo­li e di gran­de fasci­no. Ad esem­pio, per chi ama l’agonismo e l’adrenalina c’è l’hockey;  per chi, inve­ce, cer­ca uno sport più tran­quil­lo ma ugual­men­te emo­zio­nan­te c’è il pat­ti­nag­gio di figu­ra. Alcu­ne disci­pli­ne piut­to­sto impro­ba­bi­li distin­guo­no le Olim­pia­di inver­na­li da quel­le tra­di­zio­na­li: il Bia­thlon che uni­sce due disci­pli­ne, lo sci di fon­do e il tiro a segno con la carabina. 

La presenza di discipline curiose rende bellissime le Olimpiadi invernali, ma viene da domandarsi: «Perché?»

La stes­sa doman­da si pone ogni vol­ta che si osser­va­no dei gio­ca­to­ri di cur­ling “sco­paz­za­re” il ghiac­cio come dei for­sen­na­ti. For­se, però, a quel pun­to la rispo­sta diven­ta del tut­to secon­da­ria: guar­da­re il cur­ling è un’esperienza inspie­ga­bil­men­te appa­gan­te nono­stan­te nes­su­no cono­sca bene le regole.

A pri­mo impat­to, il cur­ling può sem­bra­re un mix tra il gio­co del­le boc­ce e il bow­ling gio­ca­to però a squa­dre di quat­tro gio­ca­to­ri. In real­tà, si trat­ta di un gio­co mol­to com­ples­so, tan­to da esse­re sta­to defi­ni­to “scac­chi sul ghiac­cio”. Di ogni team fan­no par­te un lan­cia­to­re, due spaz­za­to­ri e il capi­ta­no, che guar­da e dà ordi­ni su quan­do e come puli­re la pista; infi­ne, una riserva.

Que­sta disci­pli­na oggi è mol­to pra­ti­ca­ta in Cana­da e in Nor­ve­gia, così come in Sve­zia ma anche in Sviz­ze­ra e Regno Uni­to nel qua­le affon­da le sue ori­gi­ni, in par­ti­co­la­re in Sco­zia nel­la pri­ma metà del XVI secolo.

La testimonianza più antica dell’esistenza del curling risale al 1511 ed è costituita da una roccia levigata su cui fu incisa la data di quell’anno.

La pie­tra fu ritro­va­ta in un baci­no di uno sta­gno pro­sciu­ga­to pres­so la cit­ta­di­na di Dun­bla­ne dove fu rin­ve­nu­ta una secon­da pie­tra risa­len­te al 1551. Il gio­co dove­va esse­re mol­to apprez­za­to tra i cit­ta­di­ni più abbien­ti, tan­to che i pri­mi cir­co­li di cur­ling spes­so uti­liz­za­va­no del­le dighe per crea­re laghi poco pro­fon­di che si ghiac­cias­se­ro anche a tem­pe­ra­tu­re rela­ti­va­men­te meno bas­se. Era, però, sicu­ra­men­te mol­to dif­fu­so anche tra i ceti più bas­si: si rac­con­ta che alcu­ni ope­rai del­la cit­tà di Dar­vel si sva­gas­se­ro gio­can­do con gli stru­men­ti da lavo­ro come i ontrap­pe­si dei mac­chi­na­ri (che spes­so e volen­tie­ri era­no pie­tre rimuovibili).

Ini­zial­men­te le sto­ne (ossia gli ogget­ti che i gio­ca­to­ri lan­cia­no sul­la pista) era­no pie­tre di fiu­me ben levi­ga­te e il con­trol­lo sul lan­cio era mol­to limi­ta­to. Oggi, inve­ce, la sto­ne è un disco di pie­tra che pesa tra i 17 e 19 kg con la cir­con­fe­ren­za mas­si­ma di 91 cm e un’altezza di non meno di 11 (com­pre­so il mani­co). La par­te a con­tat­to col ghiac­cio è det­ta coro­na ed è un anel­lo posto alla base del­la sto­ne, che per­met­te alla stes­sa di ruo­ta­re con più faci­li­tà. Infat­ti, anche se spes­so non si nota, il gio­co del cur­ling è basa­to prin­ci­pal­men­te sul­la rota­zio­ne del­le pie­tre che det­ta­no del­le tra­iet­to­rie stor­te, det­te curl. Spaz­za­re il ghiac­cio per­met­te di con­ser­va­re più a lun­go la velo­ci­tà del lan­cio e la velo­ci­tà è essen­zia­le per la cur­va­tu­ra: tan­to la pie­tra è velo­ce meno sarà la sua cur­va, al con­tra­rio un lan­cio più len­to ten­de­rà a devia­re di più. Le sco­pe di oggi sono prin­ci­pal­men­te in fibra di car­bo­nio o altri mate­ria­li mol­to resi­sten­ti ma una vol­ta si uti­liz­za­va la sco­pa di sag­gi­na, comu­ne pra­ti­ca­men­te in ogni casa dal tar­do medioe­vo in avanti.
Quel­lo che non è cam­bia­to nel tem­po è lo sco­po del gio­co, ossia otte­ne­re più pun­ti del­la squa­dra avver­sa­ria. I pun­ti si otten­go­no lan­cian­do le pro­prie sto­nes all’interno del­la casa. Ci sono gene­ral­men­te otto o die­ci mani per par­ti­ta e per cia­scu­na ogni squa­dra ha otto lan­ci quin­di le par­ti­te sono piut­to­sto lun­ghe e sono den­se di stra­te­gia: esi­sto­no stra­te­gie più incen­tra­te sul­la dife­sa del­la casa (quin­di boc­cian­do le sto­nes avver­sa­rie) ed altre più aggressive.

Tut­te le tat­ti­che si devo­no adat­ta­re allo sche­ma di gio­co, che è sem­pre in muta­men­to lan­cio dopo lan­cio: la miglior tat­ti­ca con­si­ste nel costrin­ge­re la squa­dra che ha l’ultimo lan­cio del­la mano (col qua­le è più sem­pli­ce fare pun­ti) a for­za­re l’ultimo tiro, in modo da ren­der­gli dif­fi­ci­le por­ta­re il mar­tel­lo (così è chia­ma­to l’ultimo tiro) lon­ta­no dal­la casa. Il cur­ling è un gio­co in cui fare pre­vi­sio­ni è pra­ti­ca­men­te impos­si­bi­le e occor­ro­no gran­di capa­ci­tà di adattamento.

Per quan­to sia segui­to e apprez­za­to tra il pub­bli­co cana­de­se, nep­pu­re in Cana­da i miglio­ri atle­ti rie­sco­no a gua­da­gnar­si da vive­re con solo l’attività ago­ni­sti­ca. La situa­zio­ne non è cam­bia­ta nean­che con  l’am­mis­sio­ne del­la disci­pli­na tra i gio­chi olim­pi­ci. Per que­sto, anche se for­se sogna­te anco­ra di  fare i cal­cia­to­ri, alme­no pote­te gustar­vi del­le mera­vi­glio­se par­ti­te di cur­ling alla TV.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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