Dai The Sunshine alle audizioni per Sanremo Giovani passando per X‑Factor: Silver

Foto di Chia­ra Sardelli
L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per que­stio­ni di bre­vi­tà e chiarezza.

Quan­do hai ini­zia­to a can­ta­re e suo­na­re e come mai?

Fin da pic­co­lo ho sem­pre avu­to un’attrazione per la musi­ca gra­zie a mio papà e mio fra­tel­lo che ascol­ta­va­no in casa i dischi di Bob Dylan e dei Bea­tles. All’età di 8 anni ho fat­to la mia pri­ma espe­rien­za su un pal­co can­tan­do, in cop­pia col mio miglio­re ami­co, ad un pic­co­lo con­cor­so del mio pae­se. Poi la pas­sio­ne per la chi­tar­ra è arri­va­ta intor­no agli 11 anni, ho ini­zia­to a suo­nar­la per­ché all’interno del grup­po Scout di cui face­vo par­te c’era biso­gno di nuo­ve leve, e io non vede­vo l’ora di impa­ra­re a suo­na­re uno strumento.

Il tuo nome è Sil­vio, da dove arri­va il nome d’arte “Sil­ver”?

Duran­te la mia infan­zia nel grup­po Scout ave­vo un ami­co che mi chia­ma­va sem­pre Sil­ver, ma io non apprez­za­vo quel nomi­gno­lo, anzi, mi inner­vo­si­va alquan­to esse­re chia­ma­to così; ma poi, quan­do fon­dai la mia pri­ma band in ado­le­scen­za, sen­tii il biso­gno di ave­re un nome d’arte e a quel pun­to pen­sai che fos­se arri­va­to il momen­to di pren­de­re quel nomi­gno­lo e far­lo diven­ta­re par­te di me, e così non lo lasciai più.

Se non aves­si fat­to il can­tan­te, qua­le sareb­be sta­to il tuo futuro?

È dif­fi­ci­le da dire, nul­la è pia­ni­fi­ca­bi­le al 100% nel­la vita, biso­gna sem­pre esse­re pron­ti al cam­bia­men­to. Per quan­to mi riguar­da pos­so dire che pri­ma di dedi­car­mi com­ple­ta­men­te alla musi­ca lavo­ra­vo in uffi­cio, in uno stu­dio di pro­get­ta­zio­ne impian­ti termo-tecnici.

Da dove arri­va l’ispirazione per le tue canzoni?

Ovvia­men­te ogni sin­go­la can­zo­ne ha vita pro­pria e quin­di è ispi­ra­ta da ele­men­ti e situa­zio­ni sem­pre diver­si, però sen­za dub­bio le espe­rien­ze che vivo diret­ta­men­te nel cor­so del­la mia vita, gior­no per gior­no, mi dan­no impor­tan­ti sti­mo­li per ini­zia­re a scri­ve­re una canzone.

Qua­li sono gli arti­sti che ti han­no mag­gior­men­te influenzato?

Devo dire che sono sta­to for­tu­na­to per­ché a casa mia si è sem­pre ascol­ta­ta mol­ta musi­ca, prin­ci­pal­men­te la musi­ca degli anni ‘60 e ‘70, arti­sti come Bob Dylan, Bea­tles, Dono­van, Queen, Guns N’ Roses, pas­san­do ovvia­men­te attra­ver­so il can­tau­to­ra­to ita­lia­no come De Gre­go­ri, Ben­na­to, Vec­chio­ni, ecc.

Qual è la can­zo­ne o le can­zo­ni a cui sei par­ti­co­lar­men­te lega­to e perché?

Sareb­be­ro dav­ve­ro trop­pe le can­zo­ni da elen­ca­re, ma se pro­prio lo devo fare ne direi una in lin­gua ingle­se e una ita­lia­na per non far tor­to a nes­su­no: Hotel Cali­for­nia degli Eagles, per­ché cre­do abbia una com­po­si­zio­ne favo­lo­sa, una melo­dia e un’armonia mol­to equi­li­bra­te, ma che attra­ver­so il testo ti desta­bi­liz­za, ado­ro la sen­sa­zio­ne che que­sto bra­no mi tra­smet­te ogni vol­ta che lo ascolto.
Per la can­zo­ne ita­lia­na inve­ce sce­glie­rei Sogna Ragaz­zo Sogna di Vec­chio­ni per­ché è ric­ca di con­si­gli con­cre­ti, così rari da tro­va­re, e poi anche per­ché ho avu­to il gran­de ono­re di impa­ra­re a suo­nar­la diret­ta­men­te da Rober­to Vec­chio­ni in per­so­na, in un pome­rig­gio di Mila­no sul diva­no di un loft in cui era­va­mo per un’intervista.

Qual è una tua can­zo­ne a cui sei par­ti­co­lar­men­te legato?

Anche qui è dif­fi­ci­le, è come chie­de­re ad un papà qual è la più bel­la tra le sue figlie; comun­que rispon­do dicen­do che emo­ti­va­men­te c’è una can­zo­ne che mi toc­ca più del­le altre: Ora toc­ca a me. È una sor­ta di dia­lo­go tra un gio­va­ne, che deve anco­ra sco­pri­re tut­to del­la vita, e un anzia­no che dispen­sa con­si­gli pre­zio­si; nel video­clip di que­sta can­zo­ne si com­ple­ta il cer­chio dell’emotività per quan­to mi riguar­da, per­ché  ho volu­to che il ruo­lo dell’anziano fos­se inter­pre­ta­to da mio zio Ange­lo che è par­te del­la mia vita fin da quan­do sono nato.

Pri­ma di ini­zia­re il per­cor­so da soli­sta can­ta­vi in un grup­po, i The Sun­shi­ne. Cosa ti ha inse­gna­to que­sta espe­rien­za e come mai hai deci­so di con­ti­nua­re que­sto per­cor­so da solo?

Gli anni dei The Sun­shi­ne sono sta­ti fon­da­men­ta­li sot­to tan­ti pun­ti di vista. Ovvia­men­te sot­to quel­lo musi­ca­le, per­ché è lì che ho ini­zia­to a capi­re cosa signi­fi­cas­se dav­ve­ro “Fare Musi­ca”; poi dal pun­to di vista uma­no, a livel­lo di ami­ci­zia, di espe­rien­ze, di con­di­vi­sio­ne, di fal­li­men­ti e di suc­ces­si… Insom­ma in que­gli anni con i The Sun­shi­ne cre­do di ave­re vis­su­to appie­no e di aver assor­bi­to mol­te infor­ma­zio­ni uti­li al mio futuro.
La scel­ta del per­cor­so soli­sta pas­sa attra­ver­so la mia par­te­ci­pa­zio­ne al pro­gram­ma tele­vi­si­vo X- Fac­tor, nel sen­so che pur­trop­po, in quel­la edi­zio­ne, non era pos­si­bi­le par­te­ci­pa­re come band (a meno che tut­ti i com­po­nen­ti can­tas­se­ro) e quin­di ho affron­ta­to da solo i pro­vi­ni… Una vol­ta ter­mi­na­to il pro­gram­ma abbia­mo pro­va­to a riu­nir­ci, ma pur­trop­po nel­la vita di ognu­no era­no suben­tra­ti altri impe­gni e quin­di non è sta­to pos­si­bi­le pro­se­gui­re come band.

Ti sei clas­si­fi­ca­to quar­to alla ter­za edi­zio­ne di X‑Factor. Cosa ti ha inse­gna­to que­sta esperienza?

È sta­ta indub­bia­men­te una del­le espe­rien­ze più impor­tan­ti del­la mia vita! L’esperienza è dura­ta 3 mesi e devo dire che sono sta­to mol­to for­tu­na­to per­ché vive­re la real­tà di uno show di quei livel­li al fian­co di pro­fes­sio­ni­sti veri è un pri­vi­le­gio che in pochi han­no modo di spe­ri­men­ta­re. Anche solo osser­van­do per esem­pio il meto­do di lavo­ro dei vari arti­sti, coreo­gra­fi, bal­le­ri­ni, regi­sti, ecc. si ave­va modo di fare pro­prie del­le drit­te impor­tan­ti. Anche dal pun­to di vista per­so­na­le poi ho rice­vu­to mol­to dall’esperienza di X‑Factor, mol­te del­le ami­ci­zie nate in quei 3 mesi con­ti­nua­no anco­ra oggi con sti­ma reci­pro­ca e gio­ia immen­sa ogni vol­ta che ci si incon­tra per qual­che occasione.

Il tuo ulti­mo sin­go­lo, Let me fall in love, è in ingle­se. Come mai que­sta deci­sio­ne di tor­na­re a can­ta­re in ingle­se? Com’è nata e cosa rap­pre­sen­ta per te que­sta canzone?

Il nuo­vo sin­go­lo Let me fall in love nasce dal­la col­la­bo­ra­zio­ne con Fabio D’Amato che mi inviò la musi­ca ed io scris­si imme­dia­ta­men­te il testo; for­se pro­prio que­sta imme­dia­tez­za ha gio­ca­to un ruo­lo impor­tan­te nel­la scel­ta del­la lin­gua, non ho pen­sa­to mol­to e ho scrit­to sul foglio quel­lo che natu­ral­men­te è usci­to. Cre­do che esi­sta­no can­zo­ni nate per esse­re can­ta­te in ingle­se e que­sta era una
di quelle.
Que­sta can­zo­ne trat­ta in manie­ra abba­stan­za diret­ta la volon­tà di inna­mo­rar­si anco­ra, for­se la neces­si­tà di far­lo per poter com­ple­ta­re ciò che potrem­mo esse­re. Nono­stan­te al gior­no d’oggi si pro­muo­va l’amore in ogni modo e in ogni cir­co­stan­za, esi­sto­no anco­ra dei bloc­chi, tal­vol­ta crea­ti dal­la socie­tà e tal­vol­ta da noi stes­si, che limi­ta­no que­sto sen­ti­men­to con il rischio di far­lo diven­ta­re uno sco­no­sciu­to da cui sta­re lontani.

Hai par­te­ci­pa­to alle audi­zio­ni per San­re­mo Gio­va­ni. Com’è sta­ta que­sta espe­rien­za e cosa ti ha insegnato?

Esse­re sele­zio­na­to tra i 68 fina­li­sti del festi­val con un bra­no inte­ra­men­te scrit­to da me ed esi­bir­si davan­ti alla com­mis­sio­ne pre­sie­du­ta da Clau­dio Baglio­ni mi ha dato una gran­de cari­ca ed una immen­sa ener­gia per­ché è sta­ta un’importante con­fer­ma, visto che il bra­no pre­sen­ta­to è sta­to valu­ta­to su una pro­po­sta ini­zia­le di 650. Pur­trop­po i posti a dispo­si­zio­ne era­no sol­tan­to 8, ma ci riproveremo.

Hai pro­get­ti futuri?

Sicu­ra­men­te il pros­si­mo step sarà l’album per il qua­le ho già mate­ria­le scrit­to e non vedo l’ora di ini­zia­re a lavorare.

Da gen­na­io con­du­ci insie­me a Mara Bosi­sio e Andrea La Gre­ca il pro­gram­ma TV Arri­va­no i nostri 3.0 in onda su Vuem­me. Cosa ti aspet­ti da que­sta nuo­va esperienza?

Non sono mai stato un fan delle aspettative, credo sia più fruttuoso pensare a fare le cose con passione ed energia positiva.

Il pro­gram­ma che co-con­du­co tut­ti i gior­ni su Vuem­me (cana­le 88 del digi­ta­le) con Mara ed Andrea ha una bel­la cari­ca e ci per­met­te di esse­re libe­ri di espri­mer­ci al meglio men­tre pre­sen­tia­mo, alla manie­ra dei Vee-Jay, i bra­ni musi­ca­li uno dopo l’altro.

Come ti vedi fra cir­ca 20 anni?

Mi pia­ce mol­to rispon­de­re così: “Da qual­che par­te, su un pal­co, nel mondo” 😉

Tut­te le espe­rien­ze che hai fat­to ti han­no cam­bia­to in qual­che modo o sei rima­sto lo stes­so ragaz­zo di prima?

C’è sta­to un perio­do che mi sono accor­to che sta­vo cam­bian­do in peg­gio, una sen­sa­zio­ne stra­na alla qua­le sape­vo già che non mi sarei mai abi­tua­to e che gra­zie anche ad alcu­ni ami­ci ho abban­do­na­to celer­men­te. A par­te que­sta paren­te­si cre­do che il cam­bia­men­to sia fon­da­men­ta­le nel­la cre­sci­ta di cia­scu­no, l’importante che sia rispet­to­so per sé e per gli altri.

Cosa con­si­glie­re­sti ai gio­va­ni che voglio­no intra­pren­de­re una car­rie­ra musicale?

Seb­be­ne al gior­no d’oggi il talent sem­bra esse­re l’unica via per la velo­ce asce­sa c’è anche da dire che un NO rice­vu­to alle sele­zio­ni di un pro­gram­ma tele­vi­si­vo di por­ta­ta nazio­na­le può azze­ra­re l’autostima o fare allon­ta­na­re dal­la musi­ca per sem­pre. Ecco per­ché il mio con­si­glio è sem­pre quel­lo di non snob­ba­re la famo­sa gavet­ta arti­sti­ca, facen­do tut­ti gli step neces­sa­ri per arri­va­re il più pos­si­bi­le pre­pa­ra­ti al mag­gior nume­ro di even­tua­li­tà che il mon­do ci può met­te­re davan­ti, dopo­tut­to sia­mo le espe­rien­ze che vivia­mo.

Con­di­vi­di:
Giulia-Gloria-Chandal Costa

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.