Frida Kahlo, quella vera, in mostra al MUDEC

In un mon­do di uomi­ni come quel­lo del pro­fon­do Mes­si­co post-rivo­lu­zio­na­rio del XX seco­lo, una don­na, una di quel­le che han­no lo sguar­do arrab­bia­to con il pro­prio desti­no, rie­sce ad impor­re, non sen­za dif­fi­col­tà, un’idea tut­ta nuo­va di fem­mi­ni­li­tà, indi­pen­den­za e forza.
Que­sta don­na è Fri­da Kahlo, arti­sta tra­sfor­ma­ta subi­to in un model­lo fem­mi­ni­le di rife­ri­men­to, mai attua­le come oggi, che affer­ma il pro­prio valo­re in una socie­tà maschi­li­sta con­ser­va­tri­ce, e lo fa attra­ver­so la sua arte. Gesto rivo­lu­zio­na­rio che le per­met­te al con­tem­po di con­fron­tar­si con i miti sgre­to­la­ti del­la tra­di­zio­ne pre­i­spa­ni­ca e con un’identità di gene­re anco­ra tut­ta da affer­ma­re nel­la sfe­ra pubblica.

È que­sto che la mostra “FRIDA KAHLO. Oltre il mito”, pro­mos­sa dal Comu­ne di Mila­no-Cul­tu­ra con 24ORE Cul­tu­ra, si pro­po­ne di con­den­sa­re al MUDEC di Mila­no; frut­to diret­to di oltre 5 anni di stu­dio e pre­pa­ra­zio­ne sul­la figu­ra del­la pit­tri­ce mes­si­ca­na che por­ta­no final­men­te alla luce le ulti­me pre­zio­se sco­per­te di Casa Azul (la dimo­ra-stu­dio di Fri­da e suo mari­to Die­go Rivera).
Da oggi, 1 feb­bra­io, al 3 giu­gno 2018 infat­ti, saran­no espo­ste oltre 200 ope­re, fra cui una cin­quan­ti­na di dipin­ti, alcu­ni dise­gni, sva­ria­te let­te­re ed altri mate­ria­li d’archivio ine­di­ti por­ta­ti in Ita­lia per la pri­ma vol­ta.

L’allestimento puli­to ed ordi­na­to accom­pa­gna il visi­ta­to­re in sale mol­to ampie che gio­ca­no con i colo­ri, ma mai trop­po per non oscu­ra­re quel­li degli sgar­gian­ti qua­dri di Fri­da. Ritrat­ti ico­ni­ci, come La colon­na spez­za­ta, Die­go nel­la mia men­teAuto­ri­trat­to con scim­mia, scan­di­sco­no un per­cor­so espo­si­ti­vo arric­chi­to da foto­gra­fie sto­ri­che e spez­zo­ni di video.

L’obiettivo dichiarato è quello di un racconto inedito e allo stesso tempo molto intimo, che, per una buona volta, vada a demolire il mito, l’icona pop che tutti noi conosciamo.

“Un’artista irri­me­dia­bil­men­te ingo­ia­ta dal mito” l’ha defi­ni­ta il cura­to­re Die­go Sileo che, supe­ran­do la nota vicen­da bio­gra­fi­ca, ha volu­to affron­ta­re in manie­ra più pun­tua­le e appro­fon­di­ta la car­rie­ra arti­sti­ca e foca­liz­zar­si sul­la don­na artista.
Per far­lo l’esposizione, ha scar­ta­to un approc­cio cro­no­lo­gi­co e ne ha pri­vi­le­gia­to uno tema­ti­co sud­di­vi­so in quat­tro macro sezioni.

La pri­ma, Don­na, scan­da­glia il les­si­co che Fri­da, in con­so­nan­za con quel­lo che acca­de­va nei suoi anni, ave­va costrui­to per inter­pre­ta­re la real­tà e la sua sto­ria per­so­na­le. Lo spu­do­ra­to mani­fe­sto del pro­prio cor­po, in manie­ra a vol­te rivo­lu­zio­na­ria a vol­te pro­vo­ca­to­ria, fu l’arma per affer­mar­si; il gesto attra­ver­so cui con­se­gnar­si agli occhi del pub­bli­co, come vit­ti­ma sacri­fi­ca­le e, con­tem­po­ra­nea­men­te, car­ne­fi­ce di se stes­sa. Da qui la scel­ta pre­do­mi­nan­te del ritratto.

In Ter­ra, inve­ce, sono sot­to­li­nea­ti i riman­di di tipo sto­ri­co, etni­co e geo­gra­fi­co, com­po­nen­ti essen­zia­li per l’artista che sof­fri­va ter­ri­bil­men­te quan­do si tro­va­va lon­ta­na dall’amato Mes­si­co. Le sue ope­re non si stac­ca­no mai da un’innegabile matri­ce socia­le e cul­tu­ra­le usa­ta come valo­re iden­ti­ta­rio e rac­cor­do con le pro­prie radici.

Si pro­se­gue con la sezio­ne Poli­ti­ca, pre­pon­de­ran­te nel­la sua arte, non per­chè ser­va di qual­che ideo­lo­gia di pote­re, ma piut­to­sto per la stes­sa natu­ra di irri­sol­ta pro­te­sta e oppo­si­zio­ne, che rispec­chia­va in pie­no la vita atti­va e mili­tan­te dell’artista iscrit­ta tra le file del Par­ti­to Comunista.

Ed infi­ne il Dolo­re che tri­ste­men­te, come spes­so acca­de, è la miglio­re fon­te di arte. Una vita bre­ve, segna­ta da un tre­men­do inci­den­te a soli 18 anni, un amo­re mala­to, sva­ria­ti tra­di­men­ti e tre abor­ti non pote­va por­ta­re che tan­ta sofferenza.

La pittura diventa una strategia per esternare questo dolore, tanto personale quanto traslato all’intera umanità: l’osservatore viene trascinato negli stessi tormenti, riconoscendosi in essi per crudezza ed immediatezza.

L’arte di Fri­da Kahlo non lascia indif­fe­ren­ti, ipno­tiz­za, met­te a disa­gio, imba­raz­za qua­si, con arro­gan­te sfrontatezza.
Dolo­re che però, allo stes­so tem­po, vie­ne supe­ra­to con una resi­lien­za che ha dell’eccezionale. Infat­ti, è piut­to­sto nel­le let­te­re pri­va­te, scor­cio inti­mo sul­la per­so­na­li­tà di Fri­da, che emer­go­no la sua instan­ca­bi­le capa­ci­tà di risol­le­var­si, il desi­de­rio incon­te­ni­bi­le di fare arte e il gran­de amo­re per la vita, costan­te­men­te cele­bra­ta al suon di “Viva la vida!”

La mostra ha anche dato vita ad un inte­ro palin­se­sto di con­fe­ren­ze ed ini­zia­ti­ve lega­te al Mes­si­co e al pano­ra­ma sto­ri­co-cul­tu­ra­le che ha influen­za­to l’artista, per un’immersione dav­ve­ro tota­le nel suo uni­ver­so. Gli incon­tri coin­vol­ge­ran­no il per­so­na­le scien­ti­fi­co del museo e lo staff di 24ORE Cul­tu­ra rispon­den­do al dise­gno del MUDEC di amplia­re l’esperienza musea­le a 360 gra­di, tat­ti­ca che, peral­tro, si è rive­la­ta vin­cen­te visto il recen­te rag­giun­gi­men­to del milio­ne di visi­ta­to­ri a soli due anni dall’apertura.

Diret­ta­men­te con­nes­sa a que­sta esi­bi­zio­ne ne è sta­ta avvia­ta un’altra “IL SOGNO DEGLI ANTENATI” che, ponen­do­si in stret­to dia­lo­go con quel­la di Fri­da, la inte­gra pro­po­nen­do pre­ci­si riman­di ico­no­gra­fi­ci con gli ogget­ti di matri­ce meso­po­ta­mi­ca o pre­co­lom­bia­na già facen­ti par­te del­la col­le­zio­ne per­ma­nen­te del museo. Un’idea fina­liz­za­ta a com­pren­de­re meglio gli ele­men­ti fon­dan­ti la pra­ti­ca e la poe­ti­ca dell’artista ma, allo stes­so tem­po, a risco­pri­re come l’arte pri­mi­ti­va abbia avu­to risvol­ti deter­mi­nan­ti nel­la con­tem­po­ra­nei­tà, in par­ti­co­lar modo nel­la costi­tu­zio­ne iden­ti­ta­ria di una nazio­ne post-rivo­lu­zio­na­ria come il Mes­si­co di pri­mo Nove­cen­to.

Duran­te la con­fe­ren­za stam­pa tut­to que­sto è sta­to defi­ni­to come “il pro­get­to più impor­tan­te in cui il MUDEC si sia impe­gna­to fino ad ora”, che vede già 80mila pre­no­ta­ti anco­ra pri­ma dell’apertura uffi­cia­le e che ha indub­bia­men­te rap­pre­sen­ta­to per la strut­tu­ra musea­le una gros­sa cre­sci­ta dal pun­to di vista scientifico.

Per ulte­rio­ri infor­ma­zio­ni si riman­da al sito del museo.

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Gaia Lamperti
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Ho il vizio di com­pra­re voli low-cost quan­do mi anno­io. Sono per il buon rock, i loca­li chias­so­si, i pome­rig­gi al mare, le men­ti fre­sche e gli ani­mi caldi.

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