And the Oscar goes to…

Men­tre l’Italia era sin­to­niz­za­ta su La7 pron­ta ad affron­ta­re la not­ta­ta in com­pa­gnia di Men­ta­na, noi cine­fi­li abbia­mo pen­sa­to, inve­ce, che sareb­be sta­to più diver­ten­te e di sicu­ro più sod­di­sfa­cen­te guar­da­re la ceri­mo­nia degli Oscar 2018.

Anda­ta in onda que­sta not­te su Sky­Ci­ne­maO­scar e in chia­ro su Tv8 la 90esima edi­zio­ne degli Aca­de­my Awards, la diret­ta si apre con un bian­co e nero: vec­chie imma­gi­ni di ceri­mo­nie pas­sa­te si fon­do­no con le imma­gi­ni in diret­ta, com­men­ta­te dal con­dut­to­re per il secon­do anno con­se­cu­ti­vo, Jim­my Kim­mel, noto per il suo talk show sera­le Jim­my Kim­mel Live! in onda sul cana­le Abc dal 2003.

La scor­sa edi­zio­ne era sta­ta ricor­da­ta, e pro­ba­bil­men­te lo sarà in futu­ro, per quei minu­ti fina­li,  quel momen­to in cui ven­ne annun­cia­to come vin­ci­to­re del­la cate­go­ria “miglior film”, il musi­cal La La Land: tut­to il cast salì sul pal­co, ma in pochi minu­ti si sco­prì che il film vin­ci­to­re quel­la sera era un altro: Moon­light. Ed è con il ricor­do di quel momen­to che Kim­mel comin­cia il suo mono­lo­go: «Quan­do sen­ti­re­te il vostro nome, non alza­te­vi subi­to, aspet­ta­te un minu­to!».

Non pote­va man­ca­re il rife­ri­men­to alla vicen­da Wein­stein, che Kim­mel fa qua­si imme­dia­ta­men­te e a suo modo, addi­tan­do come uomo per­fet­to pro­prio «Oscar», che «tie­ne le mani a posto, non dice mai paro­lac­ce, e cosa più impor­tan­te, non ha un pene.» E poi rin­ca­ra la dose: «Se riu­scia­mo a fer­ma­re le mole­stie a Hol­ly­wood, le don­ne dovran­no ave­re a che fare con le mole­stie solo altro­ve.»

Nel suo mono­lo­go Kim­mel ammet­te un’altra gran­de veri­tà: la mag­gior par­te dei film nomi­na­ti non ha fat­to gran­di nume­ri al bot­te­ghi­no, ma non impor­ta: «Non fac­cia­mo film come Chia­ma­mi col tuo nome per sol­di, li fac­cia­mo per far arrab­bia­re Mike Pen­ce», vice pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti, noto anche per la sua non nasco­sta omo­fo­bia (ricor­de­re­te la famo­sa “pre­sun­ta” bat­tu­ta di Trump sul suo vice, di qual­che mese fa: «vuo­le impic­ca­re tut­ti i gay»).

Striz­zan­do l’occhio al film di Guil­ler­mo Del Toro, La For­ma dell’acqua, Kim­mel ci fa sor­ri­de­re anco­ra ama­ra­men­te quan­do sot­to­li­nea come gli uomi­ni abbia­no rovi­na­to tut­to a tal pun­to che le don­ne ormai han­no ini­zia­to ad usci­re con i pesci.

La pri­ma cate­go­ria, annun­cia­ta da Vio­la Davis (Pre­mio Oscar 2017 nel­la cate­go­ria “miglior attri­ce non pro­ta­go­ni­sta” per il film Bar­rie­re), è quel­la per il “miglior atto­re non pro­ta­go­ni­sta”. Tra i can­di­da­ti Chri­sto­pher Plum­mer (Tut­ti i sol­di del mon­do), Wil­lem Dafoe (The Flo­ri­da Pro­ject), Richard Jen­kins (La For­ma dell’acqua), Woo­dy Har­rel­son (Tre Mani­fe­sti a Ebbing, Mis­sou­ri), and the Oscar goes to: Sam Roc­k­well per la sua inter­pre­ta­zio­ne in Tre Mani­fe­sti a Ebbing, Mis­sou­ri.

A pre­sen­ta­re la cate­go­ria “miglior film stra­nie­ro” e ad annun­ciar­ne il vin­ci­to­re (Una don­na fan­ta­sti­ca Una mujer fan­tá­sti­ca) è sali­ta sul pal­co degli Aca­de­my Rita More­na, che ha indos­sa­to lo stes­so abi­to di quan­do, nel 1962, vin­se come miglior attri­ce non pro­ta­go­ni­sta per la sua inter­pre­ta­zio­ne in West Side Sto­ry.

La pro­ta­go­ni­sta del film stra­nie­ro vin­ci­to­re, Danie­la Vega è sta­ta la pri­ma don­na tran­sgen­der a cal­ca­re il pal­co degli Aca­de­my Awards, e lo ha fat­to per intro­dur­re l’esibizione musi­ca­le di Suf­jan Ste­vens, con la sua “Myste­ry of Love” (can­di­da­ta come “miglior can­zo­ne” per il film Chia­ma­mi col tuo nome). Come “miglior colon­na sono­ra” ha por­ta­to a casa la sta­tuet­ta La For­ma dell’acqua, men­tre la miglior can­zo­ne, inve­ce, è sta­ta vin­ta da Remem­ber Me, scrit­ta da Robert Lopez e Kri­sten Ander­son-Lopez per il film d’animazione, anch’esso vin­ci­to­re come “miglior film d’animazione”, Coco.

Il film di Luca Gua­da­gni­no, Chia­ma­mi col tuo nome, uni­ca pre­sen­za ita­lia­na agli Oscar 2018, si è avvi­ci­na­to alla vit­to­ria gra­zie a James Ivo­ry, che ha sce­neg­gia­to il film adat­tan­do­lo a par­ti­re dal roman­zo di André Aci­man. Con i suoi 89 anni è il più anzia­no vin­ci­to­re di un Oscar (esclu­si gli Oscar alla car­rie­ra, ovviamente).

Nel­la cate­go­ria “miglior sce­neg­gia­tu­ra ori­gi­na­le”, si aggiu­di­ca la vit­to­ria il film di Jor­dan Peel Scap­pa Get out.
È sali­to sul pal­co quest’anno anche Kobe Bryant a riti­ra­re l’Oscar per il “miglior cor­to­me­trag­gio ani­ma­to”, Dear Basket­ball.
Il regi­sta Guil­ler­mo Del Toro ha riti­ra­to il suo pre­mio, per il suo lavo­ro con La for­ma dell’acqua, dal­le mani di Emma Sto­ne (Pre­mio Oscar 2017 come “miglior attri­ce protagonista”).

Nel suo discorso di ringraziamento Del Toro ha ricordato il suo essere un immigrato, e di come il mondo cinematografico sappia cancellare quelle linee di confine che il resto del mondo vorrebbe invece rendere più profonde.

A far alza­re in pie­di tut­te le don­ne in sala è sta­ta Fran­ces McDor­mand quan­do è sali­ta sul pal­co per accet­ta­re la sta­tuet­ta vin­ta nel­la cate­go­ria “miglior attri­ce pro­ta­go­ni­sta” per la sua magi­stra­le inter­pre­ta­zio­ne in Tre Mani­fe­sti a Ebbing, Mis­sou­ri.

La ceri­mo­nia è sta­ta inter­mez­za­ta dal­le esi­bi­zio­ni musi­ca­li del­le cin­que can­zo­ni con­cor­ren­ti, ma quel­la più emo­zio­nan­te è sta­ta l’unica fuo­ri gara, ovve­ro quel­la di Eddie Ved­der, il qua­le ha inter­pre­ta­to Room At The Top di Tom Pet­ty, accom­pa­gnan­do con la sua voce e la sua musi­ca il clas­si­co In Memo­riam, ovve­ro il video in ricor­do di tut­ti gli addet­ti del mon­do cine­ma­to­gra­fi­co scom­par­si nel­lo scor­so anno.

Dopo cir­ca tre ore di ceri­mo­nia, è final­men­te giun­to il momen­to di sco­pri­re il film vin­ci­to­re dell’Academy Award nel­la cate­go­ria “miglior film”. Non pos­sia­mo dire che sia sta­ta una sor­pre­sa sco­pri­re che è sta­to pro­prio il film di Guil­ler­mo Del Toro, La for­ma dell’acqua, ad esse­re sta­to pre­mia­to. Annun­cia­to anche quest’anno da War­ren Beat­ty e Faye Duna­way, non è man­ca­ta la sce­net­ta comica:

quando Del Toro sale su palco, controlla immediatamente il contenuto della busta prima di esultare con il suo cast.

I film con cui con­cor­re­va non sono di cer­to sta­ti film faci­li su cui pre­va­le­re; infat­ti alte aspet­ta­ti­ve si era­no crea­te anche intor­no al film di Mar­tin McDo­na­gh, Tre Mani­fe­sti a Ebbing Mis­sou­ri. Evi­den­te­men­te è sta­ta trop­po for­te da supe­ra­re que­sta «sto­ria in cui l’amore risul­ta in gra­do di fran­tu­ma­re ogni divi­sio­ne e bar­rie­ra che l’uomo, nel­la sua men­te, può inven­ta­re».

Ma ecco la lista di tut­ti i vincitori:

Miglior atto­re non pro­ta­go­ni­sta: Sam Roc­k­well (Tre Mani­fe­sti a Ebbing, Mis­sou­ri)
Miglior truc­co e accon­cia­tu­re: L’ora più buia
Miglio­ri costu­mi: Il filo nascosto
Miglior docu­men­ta­rio: Ica­rus
Miglior sono­ro (edi­ting): Dun­kirk
Miglior sono­ro (mixing): Dun­kirk
Miglior sce­no­gra­fia: La For­ma dell’acqua
Miglior film stra­nie­ro: Una don­na fantastica
Miglior attri­ce non pro­ta­go­ni­sta: Alis­son Jan­ney (Io, Tonya)
Miglior cor­to d’animazione: Dear Basket­ball
Miglior film d’animazione: Coco
Miglio­ri effet­ti spe­cia­li: Bla­de Run­ner 2049
Miglior mon­tag­gio: Dun­kirk
Miglior cor­to­me­trag­gio docu­men­ta­rio: Hea­ven is a Traf­fic Jam on the 405
Miglior cor­to­me­trag­gio: The Silent Child
Miglior sce­neg­gia­tu­ra adat­ta­ta: James Ivo­ry (Chia­ma­mi col tuo nome)
Miglior sce­neg­gia­tu­ra ori­gi­na­le: Scap­pa Get out
Miglior foto­gra­fia: Bla­de Run­ner 2049
Miglior colon­na sono­ra: La for­ma dell’acqua
Miglior can­zo­ne ori­gi­na­le: Remem­ber Me (Coco)
Miglior regi­sta: Guil­ler­mo Del Toro (La for­ma dell’acqua)
Miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta: Gary Old­man (L’ora più buia)
Miglior attri­ce pro­ta­go­ni­sta: Fran­ces McDor­mand (Tre Mani­fe­sti a Ebbing, Mis­sou­ri)
Miglior Film: La for­ma dell’acqua

Ed infi­ne, un podio del­le Best Dres­sed 2018 secon­do Vul­ca­no Sta­ta­le: 1) vin­ci­tri­ce indi­scus­sa, ele­gan­tis­si­ma in Cha­nel: Mar­got Rob­bie 2) Jen­ni­fer Law­ren­ce, in Dior 3) Lupi­ta Nyong’o, in Ver­sa­ce.

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Francesca Rubini
Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.

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