Annientamento — un film distopico sull’autodistruzione umana

Anche se in Ita­lia non se ne è sen­ti­to mol­to par­la­re, sal­vo nel­le ulti­me set­ti­ma­ne in cui il film è entra­to nel cata­lo­go ita­lia­no di Net­flix, all’ este­ro del film Annien­ta­men­to se ne par­la­va dal 2013 quan­do la Para­mount ha acqui­sta­to i dirit­ti del roman­zo omo­ni­mo dell’ ame­ri­ca­no Jeff Van­der­Meer, padre del­la tri­lo­gia sull’area X e di cui annien­ta­men­to è il pri­mo capi­to­lo. Le ripre­se ini­zia­ro­no però solo nel 2015, dopo che Nata­lie Port­man fu scel­ta per il ruo­lo del­la pro­ta­go­ni­sta, ini­zial­men­te pro­po­sto a Julian­ne Moo­re e Til­da Swinton.

Usci­to al cine­ma nel feb­bra­io di quest’anno solo in Ame­ri­ca e in Cina, il film poi dopo due set­ti­ma­ne è sta­to inse­ri­to nel­la libre­ria di Net­flix in tut­to il mondo.

Parlare di questo film è difficile: sin dalle prime scene si capisce benissimo cosa si ha agli occhi e, con il passare dei minuti, la sensazione che non si arriverà a comprendere tutto aumenta.

Una don­na vie­ne inter­ro­ga­ta da un uomo in quel­lo che sem­bra esse­re un rifu­gio anti­a­to­mi­co: lei è spor­ca e feri­ta; lui indos­sa una divi­sa erme­ti­ca anti­ra­dia­zio­ni; nel men­tre si ascol­ta il rac­con­to di Lena e il reso­con­to del­la sua missione.

Per por­ta­re a ter­mi­ne la mis­sio­ne in que­stio­ne la bio­lo­ga ex mili­ta­re si offre volon­ta­ria, nel­la spe­ran­za di capi­re cosa è acca­du­to al mari­to, anche lui entra­to nell’area X insie­me ad altri sol­da­ti. Com’era pre­ve­di­bi­le, infat­ti, nell’ area le comu­ni­ca­zio­ne tra­mi­te radio e altri dispo­si­ti­vi elet­tro­ni­ci non fun­zio­na­no come la loca­liz­za­zio­ne tra­mi­te satel­li­te. Chi però pen­sa che la pre­sen­za di un’area da esplo­ra­re e poten­zial­men­te con­ta­mi­na­ta da una miste­rio­sa for­za chi­mi­co-bat­te­rio­lo­gi­ca o altro in cui il cam­po magne­ti­co non rispon­de come vor­reb­be la fisi­ca ter­re­stre sia cosa già vista e noio­sa sba­glia. Non è pos­si­bi­le ave­re idea di quel­lo che acca­de nell’area X.

L’originalità e la fantasia di VanderMeer, trasposte sullo schermo dal regista Alex Garland, creano uno scenario al contempo da incubo e da sogno.

In que­sto con­te­sto semi-oni­ri­co, la squa­dra di scien­zia­te che accom­pa­gna­no Lena nel­la mis­sio­ne affron­ta i peri­co­li e i loro demo­ni qua­si fino a far­si con­su­ma­re. Annien­ta­men­to par­la di que­sto: nel con­te­sto del tut­to fan­ta­sti­co è nasco­sto qual­co­sa di più rea­le e pro­fon­do che si rispec­chia nei per­so­nag­gi. Ognu­no di essi pos­sie­de una ten­den­za auto­di­strut­ti­va con cui dovrà fare i con­ti, assie­me al ter­ro­re per la mor­te det­ta­to da un irre­pri­mi­bi­le sen­so di soprav­vi­ven­za.

Man mano che la mis­sio­ne va avan­ti e che le scien­zia­te si adden­tra­no nel­la miste­rio­sa zona si appren­de, gra­zie a dei fla­sh­back, qua­li sono i veri pro­ble­mi di Lena e del­le sue com­pa­gne che nascon­do­no tan­ti miste­ri quan­to la zona X. Si trat­ta, insom­ma, di un viag­gio che rispec­chia carat­te­ri mol­to uma­ni e che dal pun­to di vista nar­ra­ti­vo è capa­ce di sor­pren­de­re. Non era­no, comun­que, man­ca­ti film del­lo stes­so gene­re: una fan­ta­scien­za che però rive­la di non voler par­la­re di mon­di paral­le­li o di viag­gi inter­stel­la­ri ma di uomi­ni e di don­ne. Il tut­to resti­tui­to da una regia asso­lu­ta­men­te all’altezza e mol­to corag­gio­sa: alcu­ne inqua­dra­tu­re sono mol­to par­ti­co­la­ri, come ad esem­pio quel­le in cui l’azione è “nasco­sta” da teli di pla­sti­ca tra­spa­ren­ti che defor­ma­no le imma­gi­ni in manie­ra qua­si imper­cet­ti­bi­le, resti­tuen­do però un effet­to stra­no; alcu­ni effet­ti in CGI ben riu­sci­ti, inol­tre, tra­smet­to­no l’idea di tro­var­si in un’area disto­pi­ca e affa­sci­nan­te, tan­to bel­la quan­to pau­ro­sa e miste­rio­sa.
La Port­man e gli altri atto­ri del cast rie­sco­no a dare vita a dei per­so­nag­gi com­ples­si e cre­di­bi­li a cui è sem­pli­ce affe­zio­nar­si. Annien­ta­men­to non por­ta eroi sul­lo scher­mo ma il buo­no e il male di per­so­ne più o meno debo­li, costret­te a misu­rar­si con qual­co­sa di ina­spet­ta­to e stra­vol­gen­te: un annientamento.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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