Il ballo delle incertezze

Il pen­sie­ro espres­so in que­sto tweet di Ales­san­dro Masa­la, figlio di un’idea iro­ni­ca, potreb­be non esse­re la più para­dos­sa­le del­le vie d’uscita al risul­ta­to del 4 mar­zo. Un bal­lo del­le incer­tez­ze con pro­ta­go­ni­sti due vin­ci­to­ri, Sal­vi­ni Di Maio, che riven­di­ca­no la pri­mo­ge­ni­tu­ra per un nuo­vo gover­no. Il pro­ble­ma però è di natu­ra mate­ma­ti­ca: entram­bi han­no otti­me ragio­ni per chie­de­re l’incarico, for­ti di un soste­gno popo­la­re sen­za pre­ce­den­ti per le rispet­ti­ve aree poli­ti­che, ma non han­no nume­ri a suf­fi­cien­za per incas­sa­re la fidu­cia. Ai lea­der di Lega e M5S man­ca­no rispet­ti­va­men­te 71 e 133 par­la­men­ta­ri per otte­ne­re del­le mag­gio­ran­ze mini­me. In que­sto sce­na­rio da duel­lo western si inse­ri­sce un ter­zo inco­mo­do, il PD. Il gran­de scon­fit­to di que­ste ele­zio­ni ritor­na ina­spet­ta­ta­men­te al cen­tro del­la sce­na. Iro­nia del­la sor­te, si è det­to in que­sti anni che il par­ti­to di Ren­zi fos­se diven­ta­to una  nuo­va DC, un par­ti­to di gover­no a tra­zio­ne cen­tri­sta e media­tri­ce: ecco, ora il PD sem­bra rico­pri­re il ruo­lo che fu del PSI. Una stret­ta cru­na d’ago da cui pare neces­sa­rio pas­sa­re per for­ma­re un nuo­vo esecutivo.

Questo inedito triello alla messicana sta facendo discutere tutti, addetti ai lavori e non.

Lui­gi Di Maio è sta­to il pri­mo, su Repub­bli­ca, a fare un appel­lo “alla nazio­ne” invo­can­do “la respon­sa­bi­li­tà” degli elet­ti a soste­ne­re un suo gover­no. Un gover­no, benin­te­so, mono­co­lo­re gril­li­no con lista di mini­stri già pre­pa­ra­ta e spe­di­ta a Mat­ta­rel­la. A sini­stra, dove basta mol­to meno per anda­re in para­no­ia, si sono già aper­te dia­tri­be in meri­to: Ren­zi, nel suo discor­so da dimis­sio­na­rio, ha nega­to qual­sia­si futu­ro appog­gio e a lui si sono uni­ti qua­si tut­ti i mas­si­mi diri­gen­ti del par­ti­to, ecce­zion fat­ta per Emi­lia­no e Chiam­pa­ri­no. Da fuo­ri sono in mol­ti a invo­ca­re un’intesa con Di Maio, non da ulti­mo Pif, che in un video ha chie­sto di “met­te­re da par­te l’orgoglio”. Al net­to di tut­te le incer­tez­ze, due cose resta­no. La pri­ma è che la vicen­da ver­rà stru­men­ta­liz­za­ta: nel PD per far­si lar­go alle pri­ma­rie e fuo­ri per indi­ca­re un capro espia­to­rio. La secon­da è che pro­ba­bil­men­te il nome del nuo­vo pre­mier usci­rà solo dopo l’elezione dei pre­si­den­ti di Came­ra e Sena­to, pri­mi ogget­ti di media­zio­ne par­la­men­ta­re. La sfin­ge Mat­ta­rel­la sarà l’ultima a pronunciarsi.

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Francesco Albizzati
Pen­so, scri­vo, par­lo: spes­so iro­ni­ca­men­te. Aller­gi­co agli ‑ismi.

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