Cartoomics e i film indipendenti: intervista a Giorgio Pastore

Oggi è l’ultimo gior­no di Car­too­mics, che si svol­ge in Fie­ra a Mila­no come ogni anno per ripro­por­re agli appas­sio­na­ti un appun­ta­men­to imman­ca­bi­le per una full immer­sion nel­la cul­tu­ra pop: dagli ani­me ai video­ga­mes pas­san­do per i fumet­ti ita­lia­ni e dal fan­ta­sy più clas­si­co fino alla fan­ta­scien­za e, per­ché no, per­si­no d’avanguardia. In que­sta cor­ni­ce mol­to colo­ra­ta e movi­men­ta­ta, nel­la gior­na­ta di saba­to si sono tenu­ti una serie di inter­ven­ti per discu­te­re sui film di que­sto gene­re in Ita­lia e in par­ti­co­la­re pro­prio sui film di fan­ta­scien­za e hor­ror.

Si trat­ta di un tipo di cine­ma che nel nostro pae­se sem­bra non tro­va­re mol­to segui­to ma che, pro­prio per que­sto, offre un sac­co di pos­si­bi­li­tà a chi desi­de­ra cimen­tar­si in un gene­re cine­ma­to­gra­fi­co ine­splo­ra­to. Qual­co­sa però sem­bra si stia muo­ven­do. In effet­ti, dopo Il ragaz­zo invi­si­bi­le (del qua­le è sta­to anche fat­to un sequel) e soprat­tut­to Lo chia­ma­va­no Jeeg Robot, entram­bi accol­ti dal­la cri­ti­ca in manie­ra entu­sia­sta, le pic­co­le pro­du­zio­ni sogna­no in grande.

Da anni al Cartoomics le piccole produzioni dividono lo spazio dedicato alle proiezioni per farsi conoscere dal pubblico.

Quest’anno tra le tan­te pro­po­ste di film indi­pen­den­ti stra­nie­ri abbia­mo avu­to anche la nostra­na Astra films, che ha pre­sen­ta­to il cor­to­me­trag­gio Assassin’s Creed- Resi­stan­ce, diret­to da Joe (Gior­gio) Pasto­re, e rea­liz­za­to in col­la­bo­ra­zio­ne con il suo fida­to team di cui fan­no par­te Ric­car­do Garo­fa­lo, che ha diret­to la foto­gra­fia, e Ales­san­dro Car­ne­va­le Pel­li­no, da cui è nata l’idea per que­sto cor­to. Que­st’ul­ti­mo è ance pro­ta­go­ni­sta sul­lo scher­mo di que­sto “spin off” che, ben­ché non sia uffi­cia­le, per cer­ti ver­si sicu­ra­men­te potreb­be esse­re apprez­za­to dai fan più del film del 2016 con Fassbender.

Pel­li­no rac­con­ta di come si sia appas­sio­na­to alla saga video­lu­di­ca per il fat­to che si basi sul­la Sto­ria e su fat­ti real­men­te acca­du­ti e di come sia rima­sto col­pi­to dai per­so­nag­gi pro­ta­go­ni­sti, gli assas­si­ni, gli agen­ti di mor­te non infal­li­bi­li e disu­ma­ni ma piut­to­sto tena­ci e devo­ti a una causa.

Il cor­to si basa pro­prio su que­sti due ele­men­ti: un qua­dro sto­ri­co disto­pi­co ma ben defi­ni­to e un pro­ta­go­ni­sta che è deter­mi­na­to a com­pie­re la sua mis­sio­ne a ogni costo; non solo azio­ne e par­kour e que­sto, insie­me a un espe­dien­te nar­ra­ti­vo sem­pli­ce ma deci­sa­men­te d’effetto, ren­de Resi­stan­ce un cor­to ori­gi­na­le che rie­sce a far fron­te al bud­get limi­ta­to, risul­tan­do così un pro­dot­to mol­to godi­bi­le e deci­sa­men­te ori­gi­na­le incar­nan­do lo spi­ri­to del fran­chi­se lan­cia­to dal­la Ubi­soft, cosa che, chis­sà come mai, sem­bra non riu­sci­re mol­to bene nel­le tra­spo­si­zio­ni cine­ma­to­gra­fi­che hol­ly­woo­dia­ne dei videogiochi.

Al ter­mi­ne del­la pro­ie­zio­ne abbia­mo avu­to modo di cono­sce­re meglio Gior­gio Pasto­re ed ecco l’intervista esclu­si­va per Vulcano.

L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per que­stio­ni di bre­vi­tà e chiarezza.

Gior­gio, dal­la tua pagi­na si leg­ge che sei un arti­sta com­ple­to, oltre a diri­ge­re scri­vi e sei un musicista.

Sì, pen­so che sia anche una sfi­da cimen­tar­si in più arti, in più ambi­ti; per me è anche una sfi­da affron­ta­re più lavo­ri, ho scrit­to anche dei libri (“Dei del cie­lo, dei del­la ter­ra”; “La ricer­ca del­la pie­tra filo­so­fa­le” e un ter­zo in usci­ta) sem­pre lega­ti al gene­re fan­ta­scien­ti­fi­co. Sono libri che par­la­no di ufo­lo­gia di mon­di fan­ta­sti­ci. Mi pia­ce il fat­to di poter sogna­re a occhi aper­ti e imma­gi­na­re mon­di che non esi­sto­no per­ché il cine­ma è anche questo. 

Molto spesso ci propongono in TV o al cinema dei prodotti troppo legati alla realtà, invece secondo me il cinema dovrebbe proprio farci evadere dalla realtà, proporci dei finali che nella vita sarebbe difficile vedere realizzati.

Fra tut­te le for­me d’arte ce n’è una che pre­fe­ri­sci oppu­re le con­si­de­ri tut­te fac­ce di un’unica medaglia?

Io sono par­ti­to scri­ven­do, poi sono arri­va­to a far musi­ca e ho suo­na­to per diver­se band per anni. Il cine­ma, però, effet­ti­va­men­te è l’arte che mi per­met­te di pen­sa­re sia al video, quin­di con la foto­gra­fia sia alla pit­tu­ra per­ché a pen­sar­ci fare una bel­la foto­gra­fia è simi­le a pre­pa­ra­re un qua­dro e sia anche alla musi­ca. Nel caso di Resi­stan­ce le musi­che sono di Mar­co Giar­di­na, ma mol­te colon­ne sono­re le com­pon­go io, del resto lavo­ran­do per se stes­si… Maga­ri lavo­ras­si per Hol­ly­wood! Ad ogni modo, mi pia­ce mol­to crea­re colon­ne sono­re, a vol­te pro­prio da una musi­ca ven­go spin­to per crea­re un cor­to, defi­nen­do imma­gi­ne apposite.

A pro­po­si­to di Hol­ly­wood, hai accen­na­to al bud­get che per que­sto lavo­ro è sta­to ridot­to. Ritie­ni che que­sto sia sem­pre una limi­ta­zio­ne? Si dice spes­so che sia pos­si­bi­le fare di neces­si­tà vir­tù e in effet­ti in que­sto cor­to ave­te com­pen­sa­to alla grande. 

Mi fa pia­ce­re sen­tir­te­lo dire, noi ce la met­tia­mo sem­pre tut­ta e abbia­mo una visio­ne del cine­ma mol­to anni ‘90, in cui non so se hai pre­sen­te India­na Jones o i Goo­nies, in cui ci sono del­le sto­rie sem­pli­ci. Oggi­gior­no, secon­do me, si con­ta mol­to sugli effet­ti spe­cia­li. Pen­sa ai film sui super eroi: negli ulti­mi anni pun­ta­no mol­to sul­la CGI, fan­ta­sti­ca per cari­tà, però con poca sostan­za, a par­te alcu­ne ecce­zio­ni, lascia­no poco spa­zio a del­le tra­me che potreb­be­ro inve­ce valo­riz­za­re il lavo­ro, ric­chi di effet­ti spe­cia­li ma pove­ri di idee; poi dipen­de da caso a caso.

Abbia­mo par­la­to dei film di gene­re, ma che mi dici del­le serie TV? Oggi si stan­no sem­pre più affer­man­do come pro­dot­ti di qua­li­tà mol­to apprez­za­ti. Tu lavo­ri a una tua web series, Links. Cosa puoi dir­ci in proposito?

“Links the web series” è un pro­get­to nato nel 2012 e sia­mo arri­va­ti al ter­zo capi­to­lo che è il film di Star­gods che è una sor­ta di reboot per­chè chiun­que non aves­se visto Links lo com­pren­de lo stes­so ma chi inve­ce cono­sce le pri­me due sta­gio­ni sicu­ra­men­te lo apprez­za di più; è un lavo­ro par­ti­to dal­la mia pas­sio­ne per le serie tv e tele­film. Mi ricor­do che la pri­ma paro­la scrit­ta di Links è sta­ta but­ta­ta giù dopo aver visto Lost e Doc­tor Who (spe­cie le pri­me due sta­gio­ni) che con cer­ti alie­ni, vedi quel­lo con la cer­nie­ra sul­la fron­te, mi ha fat­to pen­sa­re “Beh anche con pochi sol­di si può fare”. Non sem­pre ser­vo­no alti bud­get per otte­ne­re dei bei effet­ti o che pos­sa­no sem­bra­re buf­fi ma rea­li­sti­ci. Links non si pren­de mai sul serio, lo stes­so film di Star­gods  fa sem­pre un po’ il ver­so alle teo­rie sugli ufo, pur par­lan­do pro­prio di ufo­lo­gia, un po’ per man­can­za di bud­get e per­ché ci pia­ce rider­ci sopra. Si trat­ta del­la stes­sa iro­nia pre­sen­te nei film di cui par­la­vo pri­ma anni ‘80-’90 che han­no segna­to la nostra infanzia.

Vul­ca­no è il maga­zi­ne dell’università sta­ta­le di Mila­no, vuoi dare qual­che drit­ta ai gio­va­ni arti­sti che ci leggono?

Quel­lo che pos­so dire io è “fare, fare, fare fare” cioè non fer­mar­si per­ché non si tro­va il bud­get, non si tro­va la loca­tion, non si tro­va­no per­so­ne che col­la­bo­ra­no per­ché quel­le arri­va­no, quan­do tu comin­ci a fare le cose poi quel­le arri­va­no. Mol­ta gen­te si fer­ma e maga­ri si auto­pre­clu­de la pos­si­bi­li­tà di rea­liz­za­re qual­co­sa o per pau­ra, per sco­rag­gia­men­to o per­ché aspet­ta una tele­fo­na­ta che può anche non arri­va­re mai. Insom­ma, mai fer­mar­si per­chè si pen­sa di non ave­re le qua­li­tà o il bud­get o i mez­zi per fare qual­co­sa per­chè il rischio è quel­lo di ritro­var­si adul­ti sen­za aver rea­liz­za­to nulla.

Il cor­to Resi­stan­ce ver­rà pre­sto pre­sen­ta­to a Ubi­soft. Gli auto­ri spe­ra­no che il loro lavo­ro pos­sa rien­tra­re nel “cano­ne” del­la serie. Il suo fina­le aper­to lascia spa­zio a nuo­ve idee che nel grup­po di Astra films sem­bra­no non mancare.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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