L’Unione Europea, finalmente, si sta rilanciando

In Euro­pa qual­co­sa si sta muo­ven­do. Come con­fer­ma­no deci­sio­ni e dichia­ra­zio­ni di vari lea­der, dopo le ele­zio­ni ita­lia­ne del 4 mar­zo e in vista del­le euro­pee del 2019 sono in vista cam­bia­men­ti deter­mi­nan­ti per il futu­ro dell’Unione.

La spin­ta pro­pul­si­va arri­va diret­ta­men­te dal pre­si­den­te fran­ce­se Emma­nuel Macron. Lo scor­so set­tem­bre ave­va pro­nun­cia­to alla Sor­bo­na un atte­sis­si­mo discor­so sul futu­ro dell’Unione Euro­pea. Le spe­ran­ze non era­no sta­te disat­te­se: Macron, infat­ti, rilan­ciò in quell’occasione un gran­de pro­get­to di rifor­ma e rifon­da­zio­ne dell’Europa, che pren­des­se le basi dal­la volon­tà fran­co-tede­sca di dare vita alla cosid­det­ta “Euro­pa a due velo­ci­tà”, nel­la qua­le i pae­si con­tra­ri alle rifor­me non pos­sa­no sbar­ra­re la stra­da a quel­li più volen­te­ro­si. Nell’Unione a 27, infat­ti, c’era sem­pre sta­to il vin­co­lo dell’unanimità per le deci­sio­ni comu­ni­ta­rie. Ma oggi il pre­si­den­te fran­ce­se inten­de vol­ta­re pagi­na: «L’Europa che cono­scia­mo è trop­po len­ta, debo­le, inef­fi­ca­ce, ma solo l’Europa ci può dare la capa­ci­tà di agi­re nel mon­do di fron­te alle gran­di sfi­de».

Innan­zi­tut­to, i temi. Macron ha par­la­to di sei pun­ti chia­ve su cui costrui­re l’Europa del futu­ro: sicu­rez­za coor­di­na­ta per fare fron­te al ter­ro­ri­smo e gestio­ne rigo­ro­sa e con­di­vi­sa del­le fron­tie­re comu­ni; dife­sa comu­ne auto­no­ma dal­la Nato, tra­mi­te la crea­zio­ne di un eser­ci­to con­di­vi­so dai pae­si mem­bri, e poli­ti­che migra­to­rie gesti­te dall’Ue e non dai sin­go­li sta­ti; poli­ti­ca este­ra comu­ne e par­te­na­ria­to con l’Africa, sov­ven­zio­na­to da una tas­sa sul­le tran­sa­zio­ni finan­zia­rie; tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca che pre­ve­da una tas­sa sul car­bo­ne e un mer­ca­to euro­peo dell’energia, accom­pa­gna­ta da un raf­for­za­men­to del­la sovra­ni­tà ali­men­ta­re; digi­ta­le, attra­ver­so la crea­zio­ne di un’agenzia euro­pea dell’innovazione e sol­le­ci­tan­do l’aumento del­la ricer­ca nel cam­po dell’intelligenza arti­fi­cia­le; mone­ta uni­ca for­te che crei una zona euro effi­ca­ce, soli­da­le e com­pe­ti­ti­va a livel­lo mon­dia­le, attra­ver­so l’introduzione di un mini­ste­ro del­le finan­ze euro­peo e la gestio­ne del bilan­cio a livel­lo comu­ni­ta­rio, capa­ce di sta­bi­li­re a mon­te la misu­ra del­la tas­sa­zio­ne che i sin­go­li sta­ti pos­so­no appli­ca­re alle imprese.

La que­stio­ne prin­ci­pa­le di que­sto pro­ces­so è rap­pre­sen­ta­ta dal peso poli­ti­co che l’Europa uni­ta  e con un’unica voce in poli­ti­ca este­ra  può ave­re nel­lo scac­chie­re internazionale.

Di fronte al progressivo indebolimento della Nato e al disimpegno degli Stati Uniti di Trump rispetto alle questioni europee, di fronte alle velleità della Russia di Putin nei confronti dell’est europeo, di fronte alla crescita cinese e alla progressiva destabilizzazione del Medio Oriente, solo un’Europa forte e coesa può affrontare le grandi sfide dei prossimi decenni.

Mol­to si è già fat­to: la Ban­ca Cen­tra­le, sot­to la gui­da di Mario Dra­ghi, è sta­ta in gra­do di supe­ra­re gran­di dif­fi­col­tà, soprat­tut­to attra­ver­so l’acquisto di tito­li di sta­to e il rila­scio di mone­ta, di por­re le basi per la ripre­sa eco­no­mi­ca regi­stra­ta in que­sti mesi.

Per quan­to riguar­da la dife­sa comu­ne, già a dicem­bre è sta­to rag­giun­to un impor­tan­te suc­ces­so con l’approvazione, da par­te di 23 pae­si mem­bri, di dicias­set­te pro­get­ti con­di­vi­si e la nasci­ta del­la cosid­det­ta Pesco, una coo­pe­ra­zio­ne raf­for­za­ta in ambi­to mili­ta­re. Que­sto risul­ta­to era sta­to rin­cor­so dall’Ue fin dal 1954, quan­do un pro­get­to ana­lo­go fu boc­cia­to dal­la Fran­cia. Non va inol­tre dimen­ti­ca­to che mol­ti degli obiet­ti­vi posti da Macron furo­no sem­pre osteg­gia­ti dal­la Gran Bre­ta­gna: i lea­der ingle­si, da Chur­chill alla That­cher, han­no rifiu­ta­to per oltre quarant’anni non solo la mone­ta uni­ca, ma anche l’unione poli­ti­ca e fede­ra­le, le sov­ven­zio­ni eco­no­mi­che all’Unione e la dife­sa comune.

Dopo la Brexit si è aperta dunque una larga, inedita e imprescindibile finestra di possibilità per rilanciare l’Unione.

Il discor­so di Macron alla Sor­bo­na ha col­to que­sta oppor­tu­ni­tà, anche attra­ver­so lapro­nun­cia di paro­le di spe­ran­za rivol­te agli stu­den­ti che lo ascol­ta­va­no: «Non lascio nul­la a tut­ti colo­ro che pro­met­to­no l’odio e la divi­sio­ne. Non dob­bia­mo cade­re nel­la trap­po­la dei popu­li­sti ponen­do­ci solo doman­de sem­pli­ci, “bian­co o nero”. Vor­rei vede­re un ampio dibat­ti­to l’anno pros­si­mo, in tut­ti i pae­si che lo desi­de­ra­no, per deter­mi­na­re le idee che nutro­no il nostro pro­get­to. La sovra­ni­tà, l’uni­tà e la demo­cra­zia sono inse­pa­ra­bi­li per l’Europa».

L’appello del pre­si­den­te fran­ce­se era sta­to accol­to con sod­di­sfa­zio­ne da più par­ti. Il pro­ble­ma prin­ci­pa­le era però lo stal­lo poli­ti­co del­la Ger­ma­nia sca­tu­ri­to dal­le ele­zio­ni di fine set­tem­bre, che costrin­ge­va la can­cel­lie­ra Ange­la Mer­kel a ricer­ca­re dif­fi­ci­li con­ver­gen­ze per for­ma­re un nuo­vo gover­no. La svol­ta è sta­ta la rie­di­zio­ne del­la Gran­de Coa­li­zio­ne Cdu-Spd. Il social­de­mo­cra­ti­co Mar­tin Schulz, per con­tra­sta­re l’avanzata del­le for­ze anti-Ue in Ger­ma­nia, ha for­te­men­te volu­to che il nuo­vo accor­do met­tes­se al cen­tro l’Europa, le pos­si­bi­li­tà di rilan­cio del pro­get­to comu­ni­ta­rio e il raf­for­za­men­to dell’asse fran­co-tede­sca. La Mer­kel ha par­la­to di un gran­de pro­get­to per l’Europa, che riguar­da ciò che è neces­sa­rio per­ché l’Europa abbia più fidu­cia in se stes­sa e por­ti fidu­cia e sod­di­sfa­zio­ne ai suoi cit­ta­di­ni».

Sul­lo stes­so tema, Macron ha infi­ne rilan­cia­to la sua pro­po­sta duran­te il ver­ti­ce di Davos di fine gen­na­io: «Non sono inge­nuo, non costrui­re­mo nien­te di suf­fi­cien­te­men­te ambi­zio­so se sia­mo in 27. Dob­bia­mo cam­bia­re la nostra meto­do­lo­gia, che non signi­fi­ca aspet­ta­re tut­te le per­so­ne sedu­te intor­no al tavo­lo pri­ma di deci­de­re. Que­sto vuol dire che se si è pron­ti per esse­re più ambi­zio­si, l’importante è pro­gre­di­re sia a livel­lo di inte­gra­zio­ne che di deter­mi­na­zio­ne. Qua­li­tà che riguar­da­no la capa­ci­tà di gover­na­re  in quan­to pae­se, in que­sto cli­ma glo­ba­le, che vuo­le difen­de­re i pro­pri valo­ri e inte­res­si. Dia­mo­ci da fare».

L’Italia, dal can­to suo, ha pron­ta­men­te spo­sa­to il pro­get­to, per boc­ca del pre­mier Pao­lo Gen­ti­lo­ni: «Il pro­ces­so non può esse­re con­di­zio­na­to dal vago­ne più len­to del nostro tre­no. Sen­za fughe in avan­ti, con aper­tu­ra lar­ghis­si­ma, Ita­lia e Fran­cia andran­no avan­ti con la Ger­ma­nia e altri Pae­si».

Com’è evi­den­te, la stra­da trac­cia­ta da Macron è per­cor­ri­bi­le soprat­tut­to per­ché nel­le urne di Fran­ciaGer­ma­nia le destre euro­scet­ti­che sono sta­te scon­fit­te. In entram­bi i casi, anche se con moda­li­tà dif­fe­ren­ti, han­no pre­val­so coa­li­zio­ni o rag­grup­pa­men­ti diso­mo­ge­nei acco­mu­na­ti dal­la posi­zio­ne euro­pei­sta. Il par­ti­to di Macron, En Mar­che, è riu­sci­to a pre­va­le­re sui vec­chi par­ti­ti e su Mari­ne Le Pen in vir­tù del­la pro­pria tra­sver­sa­li­tà e del­la pro­pria capa­ci­tà di con­te­ne­re tan­to i social­de­mo­cra­ti­ci quan­to i libe­ral-demo­cra­ti­ci. In Ger­ma­nia, come det­to, l’accordo di gover­no è nato sul­la base del­la con­trap­po­si­zio­ne euro­pei­sti-anti­eu­ro­pei­sti. Ora la gran­de osser­va­ta spe­cia­le è l’Italia. Dopo le ele­zio­ni ita­lia­ne si trar­ran­no le som­me del­la sta­gio­ne elet­to­ra­le che l’Europa ha vis­su­to negli ulti­mi due anni e ci si pro­iet­te­rà ver­so le ele­zio­ni euro­pee del 2019. Per que­sti moti­vi è abba­stan­za evi­den­te che le pos­si­bi­li­tà di suc­ces­so del rilan­cio euro­peo, di rifor­ma e rin­no­va­men­to, risie­da­no in lar­ga misu­ra, per il nostro pae­se, nell’esito del­le ele­zio­ni del 4 marzo.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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