Di Maio, Salvini, Berlusconi: il triangolo no!

Nel­la not­te tra vener­dì e saba­to si è con­su­ma­to il ritua­le par­ri­ci­dio poli­ti­co del vec­chio lea­der. Votan­do a sor­pre­sa per Anna Maria Ber­ni­ni nel secon­do scru­ti­nio del Sena­to, infat­ti, Mat­teo Sal­vi­ni ha umi­lia­to Sil­vio Ber­lu­sco­ni e l’ha costret­to a rinun­cia­re alla can­di­da­tu­ra di Pao­lo Roma­ni, can­di­da­tu­ra che fino a quel momen­to ave­va rap­pre­sen­ta­to la linea Magi­not di For­za Ita­lia, l’ultima dispe­ra­ta ridot­ta di fron­te alle pre­te­se salviniane.
In que­sto modo Sal­vi­ni è riu­sci­to a impor­re la sua linea sia all’alleato Ber­lu­sco­ni che al pro­mes­so allea­to Lui­gi Di Maio. Ha rea­liz­za­to, insom­ma, un finis­si­mo capo­la­vo­ro poli­ti­co che ha con­cre­tiz­za­to la stra­te­gia dei “due for­ni” — gio­ca­re cioè su due tavo­li con­tem­po­ra­nea­men­te — ini­zia­ta all’indomani del voto del 4 mar­zo. Alla Came­ra è anda­to il pen­ta­stel­la­to orto­dos­so Rober­to Fico, al Sena­to la super­ber­lu­sco­nia­na Maria Eli­sa­bet­ta Alber­ti Casel­la­ti. E, ina­spet­ta­ta­men­te, gra­zie ai voti di Ber­lu­sco­ni e Di Maio mes­si insieme.

La par­ti­ta del­le pre­si­den­ze era ini­zia­ta in una situa­zio­ne cao­ti­ca. Con il Pd e Libe­ri e Ugua­li che si era­no autoe­sclu­si, l’accordo rag­giun­to gio­ve­dì era di eleg­ge­re un gril­li­no alla Came­ra e un espo­nen­te di cen­tro-destra al Sena­to. L’intenzione di Sal­vi­ni, com’è noto, è fare di que­sta mag­gio­ran­za la base par­la­men­ta­re del pros­si­mo gover­no: por­ta­re insom­ma all’alleanza con i Cin­que Stel­le il cen­tro-destra nel­la sua inte­rez­za, così da non per­de­re l’appena con­qui­sta­ta lea­der­ship del­la coa­li­zio­ne. Se infat­ti l’accordo con i Cin­que Stel­le fos­se del­la sola Lega, il peso con­trat­tua­le del lea­der leghi­sta sareb­be mol­to ridi­men­sio­na­to. Ber­lu­sco­ni ave­va pro­ba­bil­men­te fiu­ta­to la trap­po­la — il sot­tin­te­so dell’intera vicen­da è che Sal­vi­ni vuo­le len­ta­men­te assor­bi­re quel che resta di For­za Ita­lia — e si era impun­ta­to su Roma­ni, sgra­di­to a Di Maio a cau­sa di una anti­ca con­dan­na per pecu­la­to. Roma­ni, Ber­ni­ni, Casel­la­ti: tre can­di­da­ti di For­za Ita­lia in cam­po era­no trop­pi, e Sal­vi­ni ha avu­to gio­co faci­le a trian­go­la­re con i Cin­que Stel­le e a met­te­re Ber­lu­sco­ni nel sac­co. E “trian­go­la­re” è pro­prio il ter­mi­ne adat­to, per­ché il gio­co di spon­da di Sal­vi­ni — con la fin­ta sul­la Ber­ni­ni — è sta­ta una vera e pro­pria mano­vra geometrica.

Ma il triangolo in questione non è solo euclideo.

C’è qual­co­sa di più, come il mura­les del bacio tra Sal­vi­ni e Di Maio appar­so sui muri di Roma ha dimo­stra­to. Tra i due, dopo le trat­ta­ti­ve degli ulti­mi gior­ni, la sin­to­nia è otti­ma. «Ormai sen­to Di Maio più di mia mam­ma», ha ammes­so il segre­ta­rio leghi­sta. E a stret­to giro Di Maio ha riba­di­to il con­cet­to: «Sal­vi­ni ha dimo­stra­to di esse­re una per­so­na che sa man­te­ne­re la paro­la data.» A que­sto pun­to l’accordo, soprat­tut­to per la par­ti­ta del gover­no, sem­bra esse­re nei fat­ti. Entram­bi si sono pro­ba­bil­men­te resi con­to di come sia neces­sa­rio capi­ta­liz­za­re in fret­ta il suc­ces­so elet­to­ra­le: sin­go­lar­men­te non pos­so­no far­lo, ma insie­me pos­so­no tro­va­re una qual­che inte­sa che evi­ti al Pae­se di tor­na­re alle urne in tem­pi bre­vi. Anche per­ché dif­fi­cil­men­te Mat­ta­rel­la sarà dispo­sto a inca­ri­ca­re qual­cu­no se i par­ti­ti inte­res­sa­ti non gli dimo­stre­ran­no l’esistenza di un accor­do vero che si fon­di su un pro­gram­ma di gover­no coe­ren­te. Su que­sta stra­da, però, ci sono alme­no due ostacoli.

Come in ogni trian­go­lo che si rispet­ti, la pri­ma dif­fi­col­tà è nel­la cop­pia prin­ci­pa­le. A chi spet­ta la pre­mier­ship? Al capo del par­ti­to più for­te (Di Maio) o al lea­der del­la coa­li­zio­ne più vota­ta (Sal­vi­ni)? La par­ti­ta è aper­ta, e non è dif­fi­ci­le che si tra­sfor­mi pre­sto in una bat­ta­glia cam­pa­le. La gui­da del gover­no, oltre alla natu­ra­le visi­bi­li­tà, garan­ti­sce anche un peso poli­ti­co e deci­sio­na­le che un sem­pli­ce part­ner di mag­gio­ran­za non può ave­re. Se i due gio­va­ni lea­der doves­se­ro scon­trar­si con asprez­za su que­sto pun­to, non è impro­ba­bi­le che si ritro­vi­no entram­bi costret­ti a fare un pas­so indie­tro. Lascian­do spa­zio aper­to, di con­se­guen­za, a un pre­mier di area — o gril­li­na o leghi­sta — che garan­ti­sca entram­bi i con­traen­ti. Ma que­ste sono pro­ble­ma­ti­che tat­ti­che, che si scio­glie­ran­no solo duran­te le con­sul­ta­zio­ni al Qui­ri­na­le, dal 3 apri­le in poi.

La que­stio­ne fon­da­men­ta­le, al momen­to, è un’altra. Ed è una que­stio­ne che ripor­ta in bal­lo il famo­so trian­go­lo. Si trat­ta, nean­che a dir­lo, del ter­zo inco­mo­do: Sil­vio Ber­lu­sco­ni. Come det­to, nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne gran par­te del­le for­tu­ne di Sal­vi­ni dipen­de­ran­no da come si pre­sen­te­rà al Qui­ri­na­le, rap­pre­sen­tan­te di una coa­li­zio­ne del 37 per cen­to oppu­re lea­der di un par­ti­to del 17. Per lui è dun­que impor­tan­tis­si­mo tene­re uni­to il cen­tro-destra, e por­tar­lo inte­ra­men­te nel­la trat­ta­ti­va con Di Maio. Il gio­co dei “due for­ni” sul­le pre­si­den­ze era fina­liz­za­to pro­prio a que­sto: tener­si uni­to a Ber­lu­sco­ni men­tre già abbrac­cia­va Di Maio. Un trian­go­lo in pie­na rego­la. Come si è visto nei gior­ni scor­si, però, Ber­lu­sco­ni non è affat­to inten­zio­na­to a rive­sti­re il ruo­lo del­la vit­ti­ma sacri­fi­ca­le, a cede­re su tut­ta la linea e a con­se­gna­re ogni pote­re sul­la coa­li­zio­ne all’alleato leghi­sta. Ma, ovvia­men­te, resi­sten­ze in que­sto sen­so arri­va­no anche dal fron­te oppo­sto, quel­lo dei gril­li­ni. Per loro non è sta­to indo­lo­re nem­me­no il voto alla Casel­la­ti al Sena­to: chis­sà cosa suc­ce­de­reb­be, soprat­tut­to tra i mili­tan­ti, se il Movi­men­to si ritro­vas­se al gover­no con quel­lo che Gril­lo, anco­ra non mol­to tem­po fa, chia­ma­va “psi­co­na­no”. E soprat­tut­to dopo le cro­cia­te degli ulti­mi cin­que anni con le qua­li i Cin­que Stel­le han­no accol­to ogni accor­do tra Pd e For­za Ita­lia. Un rebus, insomma.

Intan­to l’appassionato bacio del mura­les è sta­to can­cel­la­to con inso­li­ta soler­zia dall’Ama. Ma è l’emble­ma dell’inedita con­ver­gen­za tra i due lea­der del popu­li­smo nostra­no, e resta, al momen­to, una del­le poche cer­tez­ze del­la situa­zio­ne poli­ti­ca. Come appa­re una cer­tez­za il trian­go­lo Di Maio-Ber­lu­sco­ni-Sal­vi­ni. Sem­bra di sen­tir­lo, il lea­der dei Cin­que Stel­le, che sul filo del tele­fo­no rie­vo­ca con Sal­vi­ni il noto ritor­nel­lo di Rena­to Zero: «Lui chi è? Come mai l’hai por­ta­to con te? Io vole­vo incon­trar­ti da solo, semmai…»

https://www.youtube.com/watch?v=zwpjBxDzqr0

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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