I meravigliosi gonfiabili e altre storie — Mazzucchelli al Museo del Novecento

Anni ’70. Un ope­ra­io dell’Alfa Romeo, una bam­bi­na del­la Mon­tes­so­ri e uno stu­den­te di Mila­no esco­no di casa e van­no al lavo­ro, a scuo­la, al par­co. Luo­ghi in cui van­no tut­ti i gior­ni, e che cono­sco­no benis­si­mo. Che però oggi sono cam­bia­ti. Enor­mi tubi e coni gon­fia­bi­li in PVC, gio­chi da com­por­re, gigan­te­sche stan­ze di pla­sti­ca si sono impos­ses­sa­te del­lo spa­zio: nes­su­no sape­va da dove venis­se­ro, cosa voles­se­ro, se venis­se­ro in pace. Solo fidan­do­si e avvi­ci­nan­do­si han­no capi­to la vera essen­za, lo sco­po di quei gran­di ospi­ti silen­zio­si: giocarci.

Sono le ope­re di Fran­co Maz­zuc­chel­li, arti­sta mila­ne­se eclet­ti­co e impre­ve­di­bi­le mol­to atti­vo nel­la secon­da metà del seco­lo scor­so. Se sie­te nati trop­po tar­di, poco male. Al Museo del Nove­cen­to è appe­na sta­ta inau­gu­ra­ta la sua per­so­na­le, pro­vo­ca­to­ria­men­te chia­ma­ta Non ti abban­do­ne­rò mai.

La provocazione scaturisce direttamente dal tipo di arte che Mazzucchelli porta in strada: la A.ToA., art to abandon.

Le scul­tu­re gon­fia­bi­li sono abban­do­na­te nel­le stra­de, spes­so peri­fe­ri­che, di loca­li­tà ita­lia­ne ed euro­pee, e affi­da­te alle per­so­ne che le popo­la­no per­ché le toc­chi­no, le rom­pa­no e se le por­ti­no a casa. Moti­vo per il qua­le la sigla la A.ToA. rive­la, se let­ta alla fran­ce­se, una dedi­ca nasco­sta: à toi, a te.

La mostra ripor­ta con gran­de chia­rez­za gli anni dal 1964 al 1979, nel cui span abbia­mo modo di vede­re il pro­get­to arti­sti­co evol­ver­si. Que­sto per­ché, mal­gra­do la casua­li­tà appa­ren­te – favo­ri­ta dal fat­to che le ope­re fos­se­ro cala­te ex machi­na sen­za pre­av­vi­si né per­mes­si – ogni ope­ra pre­ve­de­va un’ampia ela­bo­ra­zio­ne, pre­ce­den­te e successiva.

Quel­la pre­ce­den­te si com­po­ne tra idea­zio­ne e pro­get­ta­zio­ne, assi­mi­la­bi­li alle crea­zio­ni arti­sti­che tra­di­zio­na­li. Nel­la pri­ma fase, quel­la del­la metà degli anni ’60, Maz­zuc­chel­li rea­liz­za i pri­mi Abban­do­ni: gran­di gon­fia­bi­li abban­do­na­ti per stra­da, vivi solo se toc­ca­ti. Negli anni ’70 affer­ra anco­ra più gran­dio­sa­men­te degli spa­zi con le Riap­pro­pria­zioni – per gli spa­zi ester­ni, come Par­co Sem­pio­ne – e le Sosti­tu­zio­ni, per quel­li inter­ni, come il salo­ne d’ingresso del Palaz­zo del­la Trien­na­le. I veli tra­spa­ren­ti di pla­sti­ca sono gon­fia­ti con un flus­so di aria costan­te, e pren­do­no for­me stra­ne e can­gian­ti. Le per­so­ne entra­no, esco­no, graf­fi­ta­no e vivo­no lo spa­zio arti­sti­co in modo del tut­to ine­di­to e imprevedibile.

 

Con­di­vi­di:
Giulia Giaume
Inna­mo­ra­ta del­la cul­tu­ra in ogni sua for­ma, lascia­te­mi in ludo­te­ca con un barat­to­lo di Nutel­la e sono a posto.

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