Pretendi il futuro: intervista a Corrado Melluso di Nero

Inter­vi­sta di Gian­lui­gi Mus­si e Shei­la Khan 

Inven­ta­re il futu­ro: per un mon­do sen­za lavo­ro è un sag­gio scrit­to da Nick Srni­cek e Alex Wil­liams e tra­dot­to e pub­bli­ca­to in Ita­lia dal­la casa edi­tri­ce Nero lo scor­so feb­bra­io. Que­sto sag­gio si pro­po­ne di imma­gi­na­re un mon­do sen­za il siste­ma capi­ta­li­sta h24 a cui sia­mo ormai abi­tua­ti e con un red­di­to di base uni­ver­sa­le garan­ti­to per tut­ti, per usci­re dal­la logi­ca dell’identificazione tra lavo­ro sala­ria­to e iden­ti­tà per­so­na­le, la stes­sa che alla doman­da “Cosa fai?”, ti fa rispon­de­re il più del­le vol­te con la tua pro­fes­sio­ne, poco impor­ta se sei mol­te altre cose in più al di fuo­ri del­le ore lavorative. 

In occa­sio­ne del Boo­k­Pri­de abbia­mo par­la­to con Cor­ra­do Mel­lu­so, coor­di­na­to­re edi­to­ria­le di Nero.

Per­ché ave­te deci­so di pub­bli­ca­re que­sta ope­ra? È una scel­ta edi­to­ria­le mol­to inte­res­san­te e rischio­sa… ma inte­res­sa anche al pubblico?

A quan­to pare sì, altri­men­ti non sarem­mo qui a par­lar­ne. È un libro che è usci­to nel 2015 in Inghil­ter­ra e ha sca­te­na­to un enor­me dibat­ti­to, tant’è che anche gli auto­ri han­no dovu­to scri­ve­re una post­fa­zio­ne in cui rimo­du­la­no alcu­ne cose che ave­va­no scrit­to ini­zial­men­te. Quel­lo che cre­do è che la sini­stra ita­lia­na non abbia anco­ra affron­ta­to cer­ti temi fino in fon­do; anzi, cre­do che non li abbia affron­ta­ti pro­prio. E quin­di un libro del gene­re è fon­da­men­ta­le per ini­zia­re un dibat­ti­to su cosa sia la sini­stra oggi.

Venia­mo al tito­lo: Inven­ta­re il futu­ro. Per­ché que­sto titolo?

Per­ché il futu­ro per come lo inten­dia­mo in que­sto momen­to è mono­di­re­zio­na­le, è un eter­no capi­ta­li­smo che si ripro­por­rà per sem­pre, men­tre nes­sun tipo di gover­no è sta­to eter­no fino­ra, tut­te le cose uma­ne han­no avu­to un ini­zio e una fine. E quin­di dovre­mo re-inven­ta­re il futu­ro, reim­po­stan­do­lo vir­tuo­sa­men­te a par­ti­re da quei dati salien­ti del­la con­tem­po­ra­nei­tà che fini­ran­no sicu­ra­men­te per definirlo.

Pri­ma par­la­vi di una nuo­va sini­stra, ma in cosa con­si­ste que­sta idea di nuo­va sinistra?

La sini­stra tra­di­zio­na­le negli ulti­mi trent’anni ha sostan­zial­men­te dife­so lo sta­tus quo, ha dife­so posti di lavo­ro che si sta­va­no per­den­do, quin­di sta­va difen­den­do quel mec­ca­ni­smo di sfrut­ta­men­to che c’era in atto fino a un minu­to pri­ma; ha dife­so il mon­do per come lo cono­scia­mo oggi. Negli ulti­mi anni è sta­ta, insom­ma, una for­za di rea­zio­ne. Una sini­stra nuo­va dovreb­be tor­na­re alle sue ori­gi­ni, ovve­ro chie­der­si che cos’è la sini­stra… e la sini­stra in fon­do è quel pen­sie­ro secon­do il qua­le gli uomi­ni sono tut­ti ugua­li e quel­la pra­ti­ca fina­liz­za­ta al che lo diventino.

Nel libro si par­la di una socie­tà post-lavo­ro. Ci spie­ghi esat­ta­men­te cosa signi­fi­ca una socie­tà post-lavo­ro nel concreto?

La tec­no­lo­gia com­por­ta mol­tis­si­me cose. Se guar­dia­mo i trend degli ulti­mi anni il nume­ro di ore lavo­ra­te è sem­pre infe­rio­re rispet­to all’e­splo­sio­ne demo­gra­fi­ca in atto. Que­sto signi­fi­ca che c’è sta­ta un’esplosione tec­no­lo­gi­ca. L’agricoltura o l’in­du­stria pesan­te sono già pro­fon­da­men­te auto­ma­tiz­za­te. Il lavo­ro si è quin­di spo­sta­to ver­so il ter­zia­rio, che è quel­lo che pro­du­ce in ter­mi­ni capi­ta­li­sti­ci meno uti­li e che quin­di por­ta poi Ven­tu­ra a par­la­re di clas­se disa­gia­ta (Raf­fae­le Alber­to Ven­tu­ra è l’autore di Teo­ria del­la clas­se disa­gia­ta, NdR), svi­lup­pan­do un discor­so sba­glia­to nel momen­to in cui di fron­te a dif­fe­ren­ti moda­li­tà pro­dut­ti­ve, dovrem­mo pen­sa­re a dif­fe­ren­ti socie­tà, e quin­di rispet­to a un lavo­ro che ser­ve sem­pre meno dovre­mo riu­sci­re a far vive­re comun­que tut­ti. Per­ché una socie­tà giu­sta non è quel­la che garan­ti­sce un posto nel mon­do a chi è più bra­vo o più pro­dut­ti­vo; una socie­tà giu­sta è quel­la che garan­ti­sce un posto nel mon­do a chi non lo è. 

Quan­do nel libro si par­la di pie­na auto­ma­zio­ne e red­di­to uni­ver­sa­le vie­ne spon­ta­neo chie­der­si quan­do que­ste due cose potran­no esse­re realizzate…

Spe­ria­mo il pri­ma pos­si­bi­le. Però ci sono dei dati che ci dan­no la misu­ra di come sarà la neces­sa­rio dav­ve­ro mol­to pre­sto. Per fare un esem­pio, si potreb­be ipo­tiz­za­re che quan­do si riu­sci­rà a met­te­re il metal­lo nel­le stam­pan­ti 3D tut­ta la pic­co­la mani­fat­tu­ra ver­rà spaz­za­ta via. E que­sto com­por­te­rà un’enorme per­di­ta di posti di lavo­ro, men­tre la popo­la­zio­ne con­ti­nue­rà ad aumen­ta­re. Quin­di dovre­mo fron­teg­gia­re un pro­ble­ma socia­le enor­me, e ristrut­tu­ra­re i model­li finan­zia­ri ed eco­no­mi­ci per come li cono­scia­mo oggi sarà asso­lu­ta­men­te necessario.

A pro­po­si­to di auto­ma­zio­ne del lavo­ro, i lavo­ri intel­let­tua­li potran­no anche que­sti esse­re sosti­tui­ti? Lavo­ri come il cor­ret­to­re boz­ze sono mol­to dif­fi­ci­li da sosti­tui­re; Word, Goo­gle e l’iPhone han­no dei siste­mi di cor­re­zio­ne auto­ma­ti­ca, ma mol­to spes­so sono imprecisi.

Pen­so che anche que­sti lavo­ri alla lun­ga ver­ran­no auto­ma­tiz­za­ti. Le tra­du­zio­ni onli­ne sono orren­de ma sem­pre miglio­ri; le cor­re­zio­ni boz­ze tra­mi­te Word sono orren­de, ma sem­pre miglio­ri. E si arri­ve­rà a un pun­to, maga­ri non di per­fe­zio­ne, ma di buo­na appros­si­ma­zio­ne, dove baste­rà solo una rilet­tu­ra. Ma que­sto non è un pro­ble­ma. Il pun­to sarà la nostra capa­ci­tà di spo­sta­re il nostro lavo­ro di reda­zio­ne su un lavo­ro crea­ti­vo diverso. 

Dovremo o rinunciare a questi lavori oppure considerare anche come un reddito universale di base che metta le persone su un piano di trattativa sindacale completamente diverso. 

Per esem­pio, se doma­ni mi chie­di di fare il cor­ret­to­re boz­ze a un libro per 15 cen­te­si­mi a car­tel­la ma io ho già di che cam­pa­re (cioè rice­vo già il red­di­to di base uni­ver­sa­le, NdR), quel lavo­ro non l’accetterò. Allo stes­so modo la cosa andrà  a impat­ta­re su tut­ti i lavo­ri oggi con­si­de­ra­ti più umi­li. Se io ho già di che cam­pa­re, al call cen­ter o mi paghi mol­tis­si­mo o ci vai tu. Se io ho già di che cam­pa­re, da Deli­ve­roo ci vai tu a lavo­ra­re. Ed è que­sto l’approccio del­la sini­stra che cri­ti­chia­mo. Rispet­to a un pro­ble­ma come quel­lo dei fat­to­ri­ni di Deli­ve­roo, qua­le deve esse­re la mia pro­spet­ti­va? Far­gli fare un con­trat­to di lavo­ro a tem­po inde­ter­mi­na­to e far­li sta­re sul­la bici­clet­ta fino a 70 anni oppu­re fare in modo che pos­sa­no cam­pa­re nono­stan­te Deliveroo?

Lo stand di Nero edi­tions al Book Pri­de di Milano

Come si può con­ci­lia­re, se si può con­ci­lia­re, que­sta nuo­va sini­stra con il capitalismo?

È un per­cor­so gra­dua­le. L’automazione di cui par­lo non por­te­rà imme­dia­ta­men­te alla distru­zio­ne del siste­ma capi­ta­li­sti­co, ma a un rimo­del­la­men­to del siste­ma che cono­scia­mo. Cam­bie­rà non solo le pro­spet­ti­ve sin­da­ca­li, ma anche le strut­tu­re socia­li: finan­che i mec­ca­ni­smi di oppres­sio­ne iden­ti­ta­ria potreb­be­ro sva­ni­re attra­ver­so un red­di­to di base uni­ver­sa­le. Quel­lo, insom­ma, non sarà la fine del­la lot­ta, ma l’inizio ver­so la col­let­ti­viz­za­zio­ne dei mez­zi di pro­du­zio­ne. E que­sta non è una pro­spet­ti­va ultra­mo­der­na, ma anti­chis­si­ma, che si rifà addi­rit­tu­ra all’età dell’oro lati­na, quan­do già si imma­gi­na­va che i frut­ti degli albe­ri potes­se­ro cre­sce­re natu­ral­men­te e gli uomi­ni limi­tar­si raccoglierli.

Re-inven­ta­re il futu­ro: qual è la tua idea di futu­ro? E che dire­zio­ne pren­de­rà? E que­ste due pro­spet­ti­ve coin­ci­do­no oppu­re no?

La dire­zio­ne che pren­de­rà non pos­so saper­la. Quel­lo che mi augu­ro è un futu­ro sen­za lavo­ro, sen­za dena­ro, dove l’u­ma­ni­tà pos­sa vive­re in pace e in felicità.

Con­cen­tria­mo­ci ora sul ver­bo pre­ten­de­re che spic­ca a chia­re let­te­re sul­la coper­ti­na: pre­ten­di la pie­na auto­ma­zio­ne, pre­ten­di il red­di­to uni­ver­sa­le, pre­ten­di il futu­ro. Cosa fare nel concreto? 

Maga­ri fos­si­mo un movi­men­to poli­ti­co! Pur­trop­po abbia­mo sol­tan­to pub­bli­ca­to un libro scrit­to da due stu­dio­si ingle­si. Il pun­to indi­ca­to da Srni­ceck e Wil­liams sareb­be pro­prio deter­mi­na­re tut­ta una serie di think tank che vada­no a chia­ri­re anche il pro­ces­so orga­niz­za­ti­vo attra­ver­so il qua­le por­re que­ste pretese. 

Però con uno slogan di un movimento di qualche anno fa potremmo dire che “Noi siamo il 99%”, quindi possiamo pretendere tutto.


Pre­ten­de­re. Que­sta sem­bra esse­re la chia­ve dell’azione pra­ti­ca, al di là del sag­gio teo­ri­co di Nick Srni­cek e Alex Wil­liams. Il ver­bo, for­se in for­ma di impe­ra­ti­vo, è ripe­tu­to per ben tre vol­te sul­la coper­ti­na, nero su ros­so, con un font asciut­to e d’impatto: Pre­ten­di! Pre­ten­di! Pretendi!
Chie­de­re con for­za, vole­re qual­co­sa, non accon­ten­tar­si, allen­ta­re le redi­ni del buon sen­so per tro­va­re solu­zio­ni nuo­ve che non si pos­so­no con­ce­pi­re den­tro i rigo­ro­si sche­mi a cui sia­mo abi­tua­ti: for­se sono que­ste le chia­vi per la vera rivo­lu­zio­ne auspi­ca­ta da que­sto saggio. 

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.