Professori armati: la soluzione di cui gli USA hanno bisogno?

Loren­zo Rossi

In coper­ti­na: “Gun Coun­try” di Michael Mur­phy (Insti­tu­te for Con­tem­po­ra­ry Art in Grand Rapids, Mia­mi. 2014)

Che il secon­do emen­da­men­to del­la costi­tu­zio­ne sta­tu­ni­ten­se sia ogget­to di con­tro­ver­sie sul suo­lo ame­ri­ca­no e abbia atti­ra­to spes­so l’attenzione dei media inter­na­zio­na­li non è una novi­tà. Diver­se vol­te sono sta­te pro­po­ste del­le rifor­me per raf­for­za­re il con­trol­lo sul pos­ses­so di armi ma nes­su­na ha mai riscon­tra­to suc­ces­so al Sena­to l’ul­ti­ma vol­ta nel 2016 quan­do, dopo la stra­ge di Orlan­do, sono sta­te boc­cia­te quat­tro rifor­me legi­sla­ti­ve rela­ti­ve a que­sto problema.

L’e­men­da­men­to, che affon­da le pro­prie radi­ci in un pas­sa­to segna­to dal­le occu­pa­zio­ni bri­tan­ni­ca e spa­gno­la, è rima­sto quin­di da sem­pre inal­te­ra­to, come il suo mes­sag­gio: “ […] il dirit­to dei cit­ta­di­ni di dete­ne­re e por­ta­re armi non potrà esse­re infran­to. Ma cosa ha com­por­ta­to que­sta man­can­za di rego­la­men­ta­zio­ne del “dirit­to di ucci­de­re” – come vie­ne chia­ma­to da molti?

I dati sono chia­ri. Negli ulti­mi due anni, negli USA i mor­ti per arma da fuo­co han­no supe­ra­to abbon­dan­te­men­te i 30.000 casi, dall’i­ni­zio del 2018 più di 1.800 sta­tu­ni­ten­si han­no per­so la vita nel­lo stes­so modo30 stra­gi sono sta­te com­piu­te. All’indomani del mas­sa­cro di  Par­kland, in Flo­ri­da, dove 17 stu­den­ti di una scuo­la sono sta­ti ucci­si da un loro coe­ta­neo, il dibat­ti­to sul­la faci­le acces­si­bi­li­tà alle armi, anche di gros­so cali­bro — come un fuci­le auto­ma­ti­co AR-15, usa­to duran­te il mas­sa­cro – si è riac­ce­so.

Duran­te un incon­tro riguar­dan­te il pro­ble­ma del­la sicu­rez­za nel­le scuo­le con dei soprav­vis­su­ti di que­st’ul­ti­ma stra­ge, il pre­si­den­te Donald Trump si è espres­so con una pro­po­sta che ha fat­to gela­re il san­gue e indi­gna­re un nume­ro con­si­de­re­vo­le di ame­ri­ca­ni, e cioè arma­re e adde­stra­re gli inse­gnan­ti. “Insegnanti/alle­na­tori alta­men­te adde­stra­ti ed esper­ti di armi potreb­be­ro risol­ve­re il pro­ble­ma imme­dia­ta­men­te, pri­ma che la poli­zia pos­sa arri­va­re.”, si giu­sti­fi­ca Trump su Twit­ter.

Le risposte dei diretti interessati non hanno tardato a farsi sentire, quasi tutte estremamente critiche verso questa idea.

La Natio­nal Edu­ca­tion Asso­cia­tion (NEA), che rap­pre­sen­ta tre milio­ni di inse­gnan­ti sta­tu­ni­ten­si, ha rimar­ca­to la neces­si­tà di leg­gi più seve­re sul­la ven­di­ta e il con­trol­lo del­le armi; l’A­me­ri­can Fede­ra­tion of Tea­chers, la qua­le ne rap­pre­sen­ta altri 1,7 milio­ni ha rife­ri­to che gli edu­ca­to­ri “non voglio­no esse­re arma­ti, voglio­no inse­gna­re”; il gover­na­to­re del­la Flo­ri­da, Rick Scott repub­bli­ca­no — ha anch’e­gli espres­so avver­sio­ne per la pro­po­sta pre­si­den­zia­le, con­si­glian­do inve­ce di intro­dur­re la pre­sen­za di un agen­te in ogni scuo­la. È bene sape­re che dei pro­fes­so­ri arma­ti non sareb­be­ro una novi­tà negli Sta­ti Uni­ti, infat­ti in Texas sono già pre­sen­ti, ma occor­re una pre­ci­sa­zio­ne: si trat­ta di edu­ca­to­ri che lavo­ra­no pres­so scuo­le di comu­ni­tà mol­to pic­co­le, lon­ta­ne da qual­sia­si dipar­ti­men­to di poli­zia, la qua­le per recar­si sul posto impie­ghe­reb­be mol­to tem­po se ci fos­se una situa­zio­ne di emergenza.

Oltre alle opi­nio­ni espres­se direttamen­te da inse­gnan­ti e asso­cia­zio­ni, il pia­no del pre­si­den­te pre­sen­ta mol­ti pun­ti debo­li da un pun­to di vista pra­ti­co, dovu­ti ad un’al­ta disin­for­ma­zio­ne. Un’in­da­gi­ne del FBI può aiu­ta­re a fare chia­rez­za a riguar­do. Pren­den­do in ana­li­si 160 casi di spa­ra­to­rie o stra­gi dal 2000 al 2013 l’a­gen­zia fede­ra­le ha chia­ri­to che in nes­su­no di que­sti epi­so­di il kil­ler è sta­to fer­ma­to da un indi­vi­duo che ave­va con sé un’ar­ma da fuo­co – a meno che non si sia trat­ta­to di un agen­te di poli­zia – o addi­rit­tu­ra, in 21 di essi sono sta­ti dei civi­li disar­ma­ti a risol­ve­re la situazione.

L’in­da­gi­ne pren­de in con­si­de­ra­zio­ne anche l’af­fer­ma­zio­ne di Trump secon­do cui se gli inse­gnan­ti fos­se­ro arma­ti, potreb­be­ro neu­tra­liz­za­re la minac­cia istan­ta­nea­men­te. Essa vie­ne smen­ti­ta, facen­do rife­ri­men­to al mas­sa­cro del­la Colum­bi­ne, duran­te il qua­le gli agen­ti ave­va­no ingag­gia­to uno scon­tro a fuo­co con i respon­sa­bi­li del­la stra­ge sen­za riu­sci­re ad eli­mi­nar­li. In più, in 21 dei 45 casi – sem­pre tra quel­li ana­liz­za­ti – in cui c’è sta­ta una spa­ra­to­ria tra poli­zia e ricer­ca­ti, un uffi­cia­le ha per­so la vita oppu­re è sta­to feri­to.

Si può dunque capire implicitamente che un insegnante armato avrebbe molte più difficoltà e affronterebbe più rischi se si trovasse a gestire una tale situazione.

Aven­do rice­vu­to un con­si­de­re­vo­le nume­ro di cri­ti­che, Trump ha modi­fi­ca­to la sua pro­po­sta, facen­do cre­de­re che il suo pia­no era di por­ta­re indi­vi­dui alta­men­te adde­stra­ti per fron­teg­gia­re epi­so­di simi­li, non intro­dur­re diret­ta­men­te le armi nel­le scuole.

Ad una simi­le solu­zio­ne ci ave­va già pen­sa­to l’or­ga­niz­za­zio­ne no pro­fit Edu­ca­to­r’s School Safe­ty Net­work, che pro­po­ne dei cor­si di for­ma­zio­ne in modo da far svi­lup­pa­re al per­so­na­le sco­la­sti­co le capa­ci­tà neces­sa­rie per iden­ti­fi­ca­re stu­den­ti insta­bi­li e seguir­li con una mag­gio­re attenzione.

Con le sue 88 armi ogni cen­to per­so­ne, gli Sta­ti Uni­ti sono il Pae­se in cui que­sti stru­men­ti sono più dif­fu­si. Il pro­ble­ma gene­ra­to non riguar­da più solo le armi in sé ma si rami­fi­ca nel tes­su­to sociale, poli­ti­co ed eco­no­mi­co – rela­ti­va­men­te alle lob­by di tale set­to­re sta­tu­ni­ten­se. In tut­to que­sto sem­pre più civi­li e sem­pre più stu­den­ti per­de­ran­no la vita in stra­gi o altri atti di follia.

Nono­stan­te il 51% del­la popo­la­zio­ne sia favo­re­vo­le a mag­gio­ri restri­zio­ni sul­la ven­di­ta di armi, l’at­tua­le pre­si­den­za pare non pro­por­re solu­zio­ni vali­de alla situa­zio­ne. Sarà quin­di il per­so­na­le sco­la­sti­co l’en­ne­si­mo eser­ci­to degli Sta­ti Uni­ti? O ciò che ser­ve sono dei mag­gio­ri con­trol­li e pre­ven­zio­ni nei con­fron­ti di un “bene” che spez­za deci­ne di inno­cen­ti vite ogni giorno?

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