In ricordo di Stephen Hawking

Si spe­gne all’e­tà di 76 anni uno dei padri del­la cosmo­lo­gia moder­na: Ste­phen Haw­king. Gran­de ricer­ca­to­re scien­ti­fi­co, occu­pò per 30 anni la cat­te­dra di mate­ma­ti­ca all’U­ni­ver­si­tà di Cam­brid­ge, si foca­liz­zò nel­lo stu­dio del cosmo e dei buchi neri, sua gran­de pas­sio­ne e inte­res­se. Si ricor­da­no infat­ti due date mol­to impor­tan­ti: nel 1971 dimo­strò come subi­to dopo il Big Bang si crea­ro­no dei micro-buchi neri e nel 1974 affer­mò che i buchi neri pos­so­no esse­re descrit­ti dal­le leg­gi del­le ter­mo dina­mi­ca ed emet­to­no radia­zio­ni (cono­sciu­te poi Radia­zio­ne di Haw­king in ono­re del loro scopritore).

Il suo lavo­ro però non si arre­sta, tan­to che dimo­stra che i buchi neri han­no tre pro­prie­tà: mas­sa, momen­to ango­la­re e cari­ca elet­tri­ca. Ipo­tiz­za inol­tre un uni­ver­so pri­vo di limi­ti spa­zio-tem­po­ra­li sen­za singolarità.

Grazie al suo impegno nella ricerca e alla grande capacità divulgativa ha permesso a chiunque di poter comprendere concetti di meccanica quantistica e simili, aprendo così un dibattito molto più ampio e ispirando in questo modo giovani menti.

Ste­phen Haw­king però non fu solo un faro lumi­no­so per la scien­za, ma un segno di spe­ran­za per tut­te le per­so­ne affet­te da gra­vi mal­for­ma­zio­ni fisi­che. Ste­phen, infat­ti, ha sem­pre man­te­nu­to un atteg­gia­men­to posi­ti­vo riguar­do al suo sta­to fisi­co (si ricor­di che lo scien­zia­to era affet­to da Scle­ro­si late­ra­le amio­tro­fi­ca — sin­dro­me dege­ne­ra­ti­va — che gli fu già dia­gno­sti­ca­ta mol­to pre­sto, più pre­ci­sa­men­te a 13 anni). Gra­zie alla gran­de tena­cia e al suo otti­mi­smo ha con­se­gui­to tra­guar­di che nem­me­no un qual­sia­si altro uomo avreb­be mai sogna­to di rag­giun­ge­re, atteg­gia­men­to che ha sem­pre dimo­stra­to in più occa­sio­ni: «A par­te la sfor­tu­na di con­trar­re la mia gra­ve malat­tia, sono sta­to for­tu­na­to sot­to qua­si ogni altro aspet­to.», dice­va.
Nel 2014 la sto­ria di Haw­king diven­ta la sce­neg­gia­tu­ra del cele­ber­ri­mo film La teo­ria del tutto, diret­to da James Marsh e magi­stral­men­te inter­pre­ta­to da Eddie Red­may­ne, che vin­se l’O­scar come miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta. Tra­mi­te la pel­li­co­la mol­ti han­no potu­to cono­sce­re la for­za di vive­re, e natu­ral­men­te l’o­pe­ra­to, di una del­le men­ti più bril­lan­ti degli ulti­mi anni.
Tut­to il mon­do si tro­va pro­fon­da­men­te affran­to per la per­di­ta di un tale uomo. Il modo in cui deci­se di affron­ta­re la vita lo ha reso gran­de e immor­ta­le, met­ten­do­ci spes­so davan­ti all’idea che la vita diven­ta tra­gi­ca a secon­da di come noi deci­dia­mo di affron­tar­la, che essa deve esse­re vis­su­ta inten­sa­men­te sen­za remo­re e sen­za rim­pian­ti, vis­su­ta a pie­no e come direb­be­ro i suoi figli: «È sta­to un gran­de scien­zia­to e un uomo straor­di­na­rio […] . Il suo corag­gio e la sua per­se­ve­ran­za con la sua bril­lan­tez­za e il suo umo­ri­smo han­no ispi­ra­to per­so­ne in tut­to il mondo.»
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Francesca Ferrari
Sono una let­te­ra­ta com­bat­ti­va come una tigre, rug­gi­sco ma fac­cio anche le fusa. Non impor­ta come cado, l’im­por­tan­te è rial­zar­mi e nel men­tre guar­do il mon­do e ne fac­cio articoli.

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