Un passo fuori dal confine italiano con i Karma Krew

Abbia­mo fat­to una chiac­chie­ra­ta con Manu D, che, insie­me a Man­ny (Mar­co) e Los (Car­los), fa par­te dei Kar­ma Krew, un grup­po rap sviz­ze­ro nato a Luga­no nel 2005: ecco quel­lo che ha rac­con­ta­to del grup­po, del­la musi­ca e non solo.

Come sono nati i Kar­ma Krew e da dove nasce il nome?

Sia­mo ami­ci da una vita, io e Man­ny gio­ca­va­mo a pal­la­ca­ne­stro e Car­los era il nostro alle­na­to­re. Lo spi­ri­to di squa­dra è sem­pre sta­to fon­da­men­ta­le per lui e spes­so ci si tro­va­va anche fuo­ri dagli alle­na­men­ti, ad esem­pio per vede­re dei film. Tut­ti e tre ascol­ta­va­mo mol­to hip hop e rap e abbia­mo ini­zia­to per gio­co. Il nome in real­tà deri­va dal con­cet­to di kar­ma, che ci ha col­to pro­prio men­tre sta­va­mo guar­dan­do Hur­ri­ca­ne, con Den­zel Washing­ton (tra l’altro uno dei nostri atto­ri pre­fe­ri­ti). Pro­prio in que­sto film c’è tut­to un pas­sag­gio che par­la del kar­ma, ci sia­mo guar­da­ti e abbia­mo deci­so che quel­lo sareb­be sta­to il nome. Il grup­po è nato pri­ma con la rela­zio­ne di ami­ci­zia e di sport e poi per gio­co ci sia­mo mes­si a fare musi­ca. Poi quan­do è usci­to il pri­mo demo nel 2005, ci han­no det­to che era­va­mo bra­vi e abbia­mo deci­so di pro­var­ci veramente.

Da dove arri­va la vostra ispi­ra­zio­ne per le can­zo­ni e da dove nascono?

Può sem­bra­re bana­le, ma la rispo­sta è da noi stes­si, dal­le nostre espe­rien­ze. Se si ascol­ta­no due o tre can­zo­ni si nota che non can­tia­mo mai di cose bana­li, di cose che non ci riguar­da­no. Sono sem­pre espe­rien­ze per­so­na­li e l’ispirazione la pren­dia­mo da quel­lo che ci suc­ce­de tut­ti i gior­ni, così come maga­ri da situa­zio­ni che discu­tia­mo insie­me e che vivia­mo noi in pri­ma per­so­na, rara­men­te par­lia­mo di altro o fac­cia­mo una can­zo­ne di tipo com­mer­cia­le. È sem­pre sta­to un po’ così, a vol­te for­se trop­po, per­ché maga­ri un disco inte­ro può esse­re un po’ pesan­te, però prin­ci­pal­men­te da quel­lo. Inol­tre ascol­tia­mo mol­ta musi­ca, e non solo hip hop e rap.

Che gene­re di musica?

Negli anni la cosa è cam­bia­ta mol­to, però ini­zial­men­te ascol­ta­va­mo prin­ci­pal­men­te solo rap. Poi sia­mo pas­sa­ti mol­to dal fran­ce­se all’italiano, ame­ri­ca­no per for­za, e oggi in real­tà un po’ di tut­to. Io quan­do scri­vo oggi comun­que non fac­cio più rife­ri­men­to al rap ita­lia­no. Al gior­no d’oggi secon­do me per­so­ne da cui vera­men­te pren­de­re ispi­ra­zio­ne in Ita­lia ce ne sono poche, a meno che non vuoi fare un cer­to gene­re, diver­so da quel­lo che fac­cio io. Aven­do fat­to anche il con­ser­va­to­rio per me la par­te musi­ca­le è impor­tan­tis­si­ma, quin­di per­so­ne che san­no anche suo­na­re, come ad esem­pio Ed Shee­ran, ti dan­no quel­la moti­va­zio­ne in più.

Che stru­men­to hai studiato?

Ho stu­dia­to vio­li­no al con­ser­va­to­rio per 10 anni e poi ho impa­ra­to da solo a suo­na­re il pia­no­for­te. Da lì poi ho ini­zia­to a fare le pri­me pro­du­zio­ni per noi.

Par­lia­mo dell’ultimo album del grup­po, Uomi­ni come noi, usci­to nel 2015: è un disco mol­to per­so­na­le ed è pre­sen­te la trac­cia Bastar­do, fat­ta in col­la­bo­ra­zio­ne con Gué Peque­no: com’è sta­to lavo­ra­re con lui?

In que­gli anni Gué ha ini­zia­to a fre­quen­ta­re Luga­no, quin­di l’abbiamo cono­sciu­to e quan­do gli abbia­mo lan­cia­to la pro­po­sta è cadu­ta pro­prio nel momen­to giu­sto, per­ché lui sta­va per fare anco­ra più suc­ces­so e col­la­bo­ra­re con lui dopo quel perio­do lì sareb­be sta­to mol­to com­pli­ca­to. È sta­to mol­to dispo­ni­bi­le e gli è pia­ciu­to il fat­to di non fare il clas­si­co pez­zo come i suoi, abbia­mo fat­to un pez­zo con la chi­tar­ra che l’ha ripor­ta­to un po’ a scri­ve­re come scri­ve­va all’inizio. Inol­tre abbia­mo volu­to pro­vo­ca­re con il tito­lo, difat­ti le radio all’inizio non vole­va­no man­da­re la can­zo­ne per­ché il tito­lo era una “paro­lac­cia”, poi han­no ascol­ta­to il pez­zo ed è sta­to man­da­to. Gué è sta­to mol­to dispo­ni­bi­le ed è venu­to anche a fare il video, cosa che noi non ci sarem­mo mai aspet­ta­ti, ed è sta­to vera­men­te bel­lo col­la­bo­ra­re con lui.

Ave­te lavo­ra­to anche con un’altra arti­sta, Mar­ti­na: come mai ave­te avu­to l’idea di ave­re una voce fem­mi­ni­le nel­le vostre canzoni?

Mar­ti­na innan­zi­tut­to è una gran­de ami­ca – e lo è tut­to­ra una mia gran­de ami­ca per­so­na­le — aldi­là del fat­to che ha una voce incre­di­bi­le, anche se so che se fos­se più moti­va­ta andreb­be anche più lon­ta­no. La sua voce ci sta­va e sic­co­me ave­va­mo volu­to pun­ta­re su un gene­re anco­ra una vol­ta un po’ meno rap e un po’ più acces­si­bi­le — che non vuol dire né pop né com­mer­cia­le – ogni tan­to ci sta­va abbi­na­re lei, oltre al fat­to che Car­los can­ta in una manie­ra incre­di­bi­le. In alcu­ni pez­zi ci vole­va e poi in tour è venu­ta con noi, sia lei che un’altra ragaz­za, per­ché comun­que è un valo­re aggiun­to anche al live. Ades­so c’è un’altra mia gran­de ami­ca che can­ta benis­si­mo e se doves­se esser­ci un nuo­vo pro­get­to pro­ba­bil­men­te lavo­re­rei con entram­be que­ste due ragazze.

Voi sie­te famo­si soprat­tut­to in Tici­no, come l’avete pre­so que­sto “suc­ces­so”? Ve l’aspettavate o no?

In real­tà ci abbia­mo sem­pre gio­ca­to sopra e non abbia­mo mai pun­ta­to a fare i sol­di con la musi­ca. Tut­to quel­lo che gua­da­gna­va­mo — che era pochis­si­mo — lo inve­sti­va­mo di nuo­vo per il disco dopo. Il “suc­ces­so” sì è arri­va­to, sicu­ra­men­te ci aspet­ta­va­mo di fare l’ultimo mini­tour che abbia­mo fat­to in Tici­no in esta­te quan­do è usci­to Uomi­ni come noi (nel 2015, ndr). Abbia­mo fat­to 15 date duran­te gli ope­nair e i festi­val e c’erano del­le date anche solo nostre dove veni­va­no 1500/2000 per­so­ne, che per noi sono nume­ri mol­to alti, per­ché quan­do lo fai a even­ti come Pro­get­to Amo­re (even­to di bene­fi­cen­za orga­niz­za­to da Pao­lo Mene­guz­zi in Tici­no, ndr) dove ci sono 30 arti­sti va bene, però quan­do ven­go­no per sen­ti­re te ti gasi. È anche vero che noi abbia­mo sem­pre pun­ta­to mol­to sul­la qua­li­tà, non sia­mo mai sta­ti dei feno­me­ni di comu­ni­ca­zio­ne, però pen­so che tan­ti han­no apprez­za­to, anche per­ché non abbia­mo la fan­ba­se ad esem­pio di ragaz­zi di 14 anni, per­ché abbia­mo anche le mam­me e i papà che ci ascol­ta­no. Quin­di quan­do vedi que­ste 2000 per­so­ne vedi anche la fami­glia al com­ple­to per­ché apprez­za­no pro­prio tut­to il lavo­ro che c’è die­tro a livel­lo musi­ca­le, a cui io ten­go tantissimo.

Quin­di come per­so­ne sie­te bel­le persone …..

Que­sta è una cosa di quel­le su cui ride­va­mo sem­pre, per­ché dice­va­mo che non sia­mo mai sta­ti in pri­gio­ne, non fumia­mo, non abbia­mo mai rapi­na­to nes­su­no (ride, ndr), nei pez­zi quin­di non pos­sia­mo nean­che rac­con­ta­re que­ste cose e dob­bia­mo tro­va­re argo­men­ti diver­si. Sì sia­mo tre ragaz­zi come ci han­no sem­pre det­to nor­ma­lis­si­mi, che si fan­no un maz­zo così e basta.

A pro­po­si­to di età e fan, nel­la can­zo­ne Anni d’oro del 2011, te dici “Ragaz­zi d’oro come noi la mam­ma non ne fa più” … Ragaz­zi d’oro in che senso?

In real­tà era per­ché dopo le varie date che face­va­mo abbia­mo visto che comun­que la mag­gior par­te dei nostri fan era­no ragaz­zi gio­va­ni e ogni tan­to ci chie­de­va­mo se anche noi era­va­mo così rim­bam­bi­ti, per­ché ogni tan­to ti tro­va­vi cer­ti ragaz­zi di 14 anni e pen­sa­vi: “Ma io ero così a 14 anni?”. Que­sto però è un clas­si­co pen­sie­ro che fan­no tut­ti quan­do cre­sco­no. Noi sia­mo sem­pre sta­ti mol­to lega­ti alla fami­glia e ai geni­to­ri, abbia­mo dei valo­ri di un cer­to tipo ed è vero che se oggi non sia­mo super ami­co­ni, un moti­vo per cui sia­mo sta­ti 12 anni insie­me a fare musi­ca c’è, quin­di abbia­mo gli stes­si valo­ri, con­di­vi­dia­mo le stes­se idee. Quel­la rima di Anni d’oro la puoi col­le­ga­re a 4 anni dopo in Uomi­ni come noi al bra­no Why-Fai, dove dice­va­mo I ragaz­zi come noi la mam­ma non li fa più, ma for­se sono cam­bia­te anche le mam­me. In quel bra­no in real­tà ce la sia­mo pre­sa anche un po’ con i geni­to­ri, per­ché mi chie­do come mai sono così que­sti ragaz­zi di oggi. Voglio dire, i miei geni­to­ri dei valo­ri me li han­no inse­gna­ti, poi cer­to io ci ho lavo­ra­to sopra e loro sono sem­pre sta­ti con­vin­ti di que­sta cosa.

E il rap­por­to con la fami­glia com’è? A voi i geni­to­ri sono sem­pre sta­ti vicino?

Sì, anche se ovvia­men­te a 17 anni dire a mia madre che face­vo rap non era pro­prio il mas­si­mo e non mi aspet­ta­vo chis­sà cosa. Per il resto loro sono sem­pre sta­ti i nostri pri­mi fan, mia madre tut­to­ra ver­reb­be ai con­cer­ti in pri­ma fila. Uno dei bra­ni più for­ti di signi­fi­ca­to, non tan­to per me, ma per Mar­co (Man­ny, ndr), è Mac­chia nera (2015, ndr), per­ché era appe­na mor­to di can­cro suo padre. Quel­lo è un bra­no che ha scrit­to di get­to subi­to, lo abbia­mo regi­stra­to ed è stu­pen­do secon­do me. Mar­co ha avu­to una situa­zio­ne fami­lia­re un po’ com­pli­ca­ta, tra cui la mor­te del padre, Car­los ha i geni­to­ri in Por­to­gal­lo, per­ché lui è por­to­ghe­se, io inve­ce ho i geni­to­ri qua. La fami­glia è sem­pre sta­ta impor­tan­te, ma come ho det­to sia­mo vera­men­te tre per­so­ne normalissime.

Il grup­po è for­ma­to da te (Manu D), Man­ny e Los: sie­te ami­ci, ma ave­te mai liti­ga­to ad esem­pio per le can­zo­ni o era­va­te sem­pre d’accordo?

Sì era­va­mo d’accordo, ma comun­que era­va­mo sem­pre tre teste diver­se, maga­ri anche tre gene­ri diver­si, a vol­te qual­cu­no dice­va di fare in un modo e un altro non era pro­prio d’accordo. Abbia­mo liti­ga­to pesan­te­men­te nel 2011, quan­do è usci­to Anni d’oro, dove lì per diver­si moti­vi ave­va­mo un po’ allon­ta­na­to Car­los e abbia­mo fat­to il bra­no con Maxi B (rap­per sviz­ze­ro, ndr). Sei mesi dopo è anda­to tut­to a posto e sia­mo anda­ti avan­ti a lavo­ra­re. Oggi sia­mo sicu­ra­men­te ami­ci per quel­lo che abbia­mo con­di­vi­so, ma non abbia­mo più però quel fee­ling che c’era pri­ma. Aldi­là del fat­to che Man­ny è in Austra­lia da 5 anni ormai e tor­na rara­men­te e Car­los lavo­ra tan­tis­si­mo. Io e Car­los lavo­ria­mo in ora­ri diver­si, per­ché lui lavo­ra tan­to di sera con la pal­la­ca­ne­stro per­ché è alle­na­to­re e io lavo­ro di gior­no. È stra­no per­ché non rien­tria­mo ognu­no nel­la cer­chia degli ami­ci stret­ti dell’altro, però so benis­si­mo che se ho biso­gno di qual­co­sa loro ci sono ed è un pec­ca­to dir­lo, ma ci sen­tia­mo rara­men­te, però va bene così, sono pas­sa­ti anche 12 anni. Poi io e Man­ny abbia­mo 30 anni, Car­los ne ha qua­si 40, quin­di le cose ormai sono cam­bia­te parec­chio da quan­do si gio­ca­va a basket e si face­va musi­ca e basta.

Mar­co è in Austra­lia per lavo­ro e Car­los è alle­na­to­re. Te di cosa ti occupi?

Io ho una for­ma­zio­ne di mana­ge­ment alber­ghie­ro e pen­sa­vo di lavo­ra­re negli alber­ghi, poi oggi in real­tà fac­cio tutt’altro: sono diret­to­re com­mer­cia­le per una socie­tà inter­na­zio­na­le, una cosa com­ple­ta­men­te diver­sa. Negli ulti­mi anni infat­ti il lavo­ro ormai ha pre­so un’importanza che non mi per­met­te più nean­che trop­po di fare mol­to altro, anche quan­do qual­cu­no mi pro­po­ne di anda­re a fare una pun­ta­ta in tele­vi­sio­ne. Ad esem­pio ulti­ma­men­te sono sta­to invi­ta­to a fare un quiz come con­cor­ren­te, infat­ti sono arri­va­to di fat­to all’entrata e han­no mes­so la mia can­zo­ne e mi han­no chie­sto ovvia­men­te come andas­se con la musi­ca. Que­ste cose così rie­sco a far­le, ma dire di fare un tour per me sareb­be qua­si impos­si­bi­le in que­sto momen­to, un album for­se, ma non noi tre insie­me, abbia­mo sem­pre det­to che Uomi­ni come noi sareb­be sta­to l’ultimo album e così sarà. L’altro gior­no ho sen­ti­to Mar­co e ha det­to che tor­na a bre­ve per tre set­ti­ma­ne, maga­ri un pez­zo riu­scia­mo anche a far­lo e se ci riu­scia­mo lo man­dia­mo in radio e basta. Non sia­mo più in quel­la fase dove spen­dia­mo 5/10mila euro per fare un video­clip. Se in esta­te la mia mole di lavo­ro si abbas­sa e rie­sco a scri­ve­re una deci­na di can­zo­ni e a fare un disco serio, allo­ra mi impe­gne­rei anche un mini­mo a pro­muo­ver­lo, ma comun­que sem­pre in Sviz­ze­ra, per­ché è anco­ra tut­to più genuino

Tra l’altro tu sei anche spea­ker del­la squa­dra di hoc­key su ghiac­cio del Luga­no (vostra squa­dra del cuo­re) e nel 2013 ave­te scrit­to e inter­pre­ta­to l’inno per la squa­dra, Uni­ti fie­ri bian­co­ne­ri

Sì, da noi (in Sviz­ze­ra, ndr) l’hockey è come il cal­cio in Ita­lia, quin­di è lo sport prin­ci­pa­le. Il fat­to di fare l’inno l’avevo pro­po­sto alla socie­tà e all’inizio non era­no mol­to entu­sia­sti, poi l’abbiamo fat­to ed è pia­ciu­to tan­tis­si­mo. Da lì loro mi han­no chie­sto di fare lo spea­ker, cosa che i pri­mi due anni ho pre­so un po’ così e oggi per me è pesan­te, per­ché il mio lavo­ro prin­ci­pa­le, come ho det­to, non è la musi­ca e lavo­ro 60/70 ore a set­ti­ma­na, inol­tre devo esse­re pre­sen­te a tut­te le par­ti­te casa­lin­ghe. Però mi pia­ce per­ché ho in mano pro­prio tut­ta la dire­zio­ne arti­sti­ca oltre che esse­re spea­ker, quin­di anche tut­to lo show, i video, le musi­che e tut­to il resto ed è fan­ta­sti­co. Io per­so­nal­men­te l’ho sem­pre fat­to “per bene­fi­cen­za” nel sen­so che va bene così, fin­ché non mi com­pli­ca vera­men­te trop­po i piani.

Ave­te scrit­to e pro­dot­to il bra­no Cam­bie­re­mo il mon­do e c’è una fra­se che per­so­nal­men­te mi pia­ce mol­to: “Pren­di­mi per mano con­tro­ven­to con­tro­sen­so, poi lascia­ti anda­re e dopo pro­va a imma­gi­na­re.” Ci sono vostre cita­zio­ni, fra­si o can­zo­ni a cui sie­te par­ti­co­lar­men­te lega­ti o lo sie­te a tutte?

Cam­bie­re­mo il mon­do sicu­ro è un bra­no per noi impor­tan­tis­si­mo, per­ché è quel­lo che for­se vera­men­te ci ha dato una spin­ta incre­di­bi­le nel 2012. Con il pro­get­to che abbia­mo mes­so in pie­di con le scuo­le, abbia­mo fat­to vera­men­te sen­ti­re la can­zo­ne a 12mila ragaz­zi, quin­di in radio veni­va tra­smes­sa 4 vol­te al gior­no cir­ca, abbia­mo cura­to ogni det­ta­glio su quel pez­zo lì. Chia­ro se lo faces­si­mo oggi farem­mo le cose for­se anco­ra meglio sicu­ra­men­te, però per quel­lo che pote­va­mo dare in quel momen­to era il mas­si­mo, per­ché abbia­mo cura­to ogni mini­ma nota e ogni mini­ma cosa. In quel testo lì ci sono parec­chie cose che ci piac­cio­no mol­to, ovvia­men­te ho più ten­den­za a dir­ti che i bra­ni che sen­to più miei in que­sto momen­to sono quel­li più recen­ti, tipo Listen (2017, ndr) sicu­ra­men­te. Il bel­lo di quel­la rima che hai det­to è che c’è den­tro Prova a imma­gi­na­re come chiu­su­ra, pre­sa appo­sta per­ché era il tito­lo di un altro nostro bra­no piut­to­sto impor­tan­te (Pro­va a imma­gi­na­re, 2010, ndr). Anche in Bastar­do ci sono un paio di cita­zio­ni for­ti, ad esem­pio A Nata­le sia­mo tut­ti buo­ni un sac­co, il pro­ble­ma sono gli altri 364. Pen­san­do ad altri bra­ni quel­le dell’ultimo disco sicu­ro, però per quan­to mi riguar­da sicu­ra­men­te Listen è impor­tan­te e anche un bra­no che ho appe­na fini­to di scri­ve­re che vor­rei regi­stra­re, dove lì ti direi ogni sin­go­la rima, però è nor­ma­le per­ché l’ho appe­na scritto.

Listen è il tuo ulti­mo bra­no, è usci­to nel 2017 con la col­la­bo­ra­zio­ne di Mar­ti­na e ha le stro­fe in ita­lia­no e il ritor­nel­lo in ingle­se. Com’è nato e per­ché ha una par­te in inglese?

Que­sto è un bra­no che era pron­to da tem­po in real­tà e dato che mi pia­ce­va mol­to era un pec­ca­to tener­lo da par­te, quin­di l’ho siste­ma­to e l’ho pro­dot­to, con l’idea even­tual­men­te di riu­sci­re a scri­ve­re un album nel 2018. Il ritor­nel­lo in ingle­se per­ché ormai è diven­ta­ta qua­si la mia pri­ma lin­gua, soprat­tut­to a livel­lo lavo­ra­ti­vo, e sono sta­to anche spes­so all’estero. Mar­ti­na per­ché è Mar­ti­na ovvia­men­te. La cosa che ho nota­to è che il bra­no è pia­ciu­to tan­tis­si­mo ed è sta­to tra­smes­so mol­to in radio. Il video è mol­to bel­lo, ho chia­ma­to anche mol­ti ami­ci, ma la cosa che ho nota­to è che è sta­to visto pochis­si­mo e in quel momen­to mi sono pro­prio accor­to di cosa signi­fi­ca oggi con i social con­ti­nua­re a fare pro­mo­zio­ne e a far par­la­re di sé. Se ti fer­mi un atti­mo crol­la tut­to e io negli ulti­mi due anni non ho più usa­to i social per come lo fareb­be una per­so­na nor­ma­le oggi. Non ho più fat­to pro­mo­zio­ne sul­la musi­ca, non abbia­mo più segui­to tan­to la pagi­na, né con­di­vi­so i pez­zi e così via, infat­ti il video è sta­to pro­mos­so poco. Soli­ta­men­te noi con un bra­no nel giro di 6 mesi riu­scia­mo a fare 100mila visua­liz­za­zio­ni, pen­so che il video di Listen ha fat­to 10mila visua­liz­za­zio­ni dopo un anno, nien­te in con­fron­to. Que­sto però è dato dal fat­to che io ho smes­so di crea­re quell’immagine di me che fa musi­ca e que­sta è un’altra cosa che mi fa pen­sa­re che se doves­si rimet­ter­mi a fare un disco e lavo­ra­re sul­la comu­ni­ca­zio­ne, per 6 mesi devo rico­min­cia­re a dire ad esem­pio “Sono in stu­dio e sto facen­do le pro­ve”, “Sto scri­ven­do il pez­zo”, “Sto facen­do que­sto fea­tu­ring” e anda­re a fare le inter­vi­ste. È pesan­te, però il pez­zo vole­vo far­lo e infat­ti sono con­ten­to di aver­lo fatto.

Come grup­po ave­te fat­to bene­fi­cien­za e ave­te par­te­ci­pa­to a pro­get­ti ed even­ti, come Pro­get­to Amo­re o come Cam­bie­re­mo il mon­do. Qual era la vostra sen­sa­zio­ne e come vi sen­ti­va­te quan­do partecipavate?

Il moti­vo prin­ci­pa­le per cui par­te­ci­pa­va­mo sem­pre a ini­zia­ti­ve di que­sto tipo è per­ché dato che per noi è sem­pre sta­to un gio­co e ci riu­sci­va abba­stan­za faci­le far­lo, pote­va esse­re altret­tan­to faci­le tra­mi­te que­sto gio­co rac­co­glie­re fon­di o sup­por­ta­re una cau­sa e ci sia­mo chie­sti per­ché non avrem­mo dovu­to far­lo. A Pro­get­to Amo­re è più sem­pli­ce, per­ché fai due pez­zi e poi hai fini­to, Cam­bie­re­mo il mon­do è sta­to mol­to più stan­can­te, però ha por­ta­to quel­lo che ha por­ta­to. Poi non doven­do mai fare sol­di, che le entra­te ven­ga­no a noi o che vada­no a qual­cu­no che ha biso­gno, per noi è meglio che vada­no a qual­cu­no che ha biso­gno. Difat­ti tra un mese vado in Suda­fri­ca a gira­re un video: ho fat­to un altro bra­no per l’associazione di alcu­ni miei ami­ci, un bel pro­get­to piut­to­sto gran­de. È un bra­no che ho pro­dot­to io e ho coin­vol­to altri 7 musi­ci­sti del Tici­no, che non fan­no rap, per­ché c’è un roc­ker, c’è un musi­ci­sta che fa coun­try, due can­tan­ti e altri e vado a gira­re il video. Quin­di non smet­to di far­lo, que­sta è una cosa che mi han­no pro­po­sto loro e non mi sono tira­to indie­tro, è mol­to tem­po che non pub­bli­co un bra­no e quin­di vado per que­sto pro­get­to. Secon­do me alla fine è meglio fare una cosa così che un bra­no come Listen, dove comun­que ho but­ta­to via dena­ro per fare un video. Qui il video ce lo paga uno spon­sor che cre­de nel pro­get­to e noi andia­mo a fare una cosa che poi rac­co­glie fondi.

Sia­mo arri­va­ti all’ultima doman­da: pro­get­ti futu­ri a par­te il Sudafrica?

Io in real­tà a livel­lo di pro­du­zio­ne ho già mol­to, dovrei met­ter­mi a scri­ve­re e l’estate potreb­be esse­re un buon momen­to per even­tual­men­te capi­re se ha sen­so fare un album. Ho que­sta “pau­ra”, per­ché comun­que se lo fac­cio voglio che ci sia un mini­mo di segui­to e quin­di mi dovrei rimet­te­re a fare pro­mo­zio­ne e tut­to il resto. Se ci sarà qual­co­sa sarà qual­co­sa di mio per­so­na­le, dove sicu­ra­men­te col­la­bo­re­rò con una e con l’altra in bra­ni mes­si insie­me o diver­si, però voglio anco­ra una vol­ta che sia mol­to musi­ca­le. Un’altra cosa su cui pun­to tan­tis­si­mo è il fat­to di suo­na­re, per­ché il disco è bel­lo e una vol­ta che l’hai pub­bli­ca­to ti dici va bene, ma fini­sce lì. Quin­di se fac­cio il disco poi voglio anda­re a suo­nar­lo live, anche per­ché ades­so abbia­mo una band, sono degli ami­ci che suo­na­no per altri 3 musi­ci­sti e rie­sco­no ad impa­ra­re i bra­ni in due gior­ni e poi ven­go­no a suo­na­re con te. Infat­ti quan­do suo­ni con la band è vera­men­te un’altra cosa: sia­mo in 8 sul pal­co, è mol­to bel­lo ….. È quel­la for­se la cosa che mi man­ca di più, per­ché per regi­stra­re un pez­zo vai in stu­dio e lo fai, suo­na­re davan­ti a 1000/2000 per­so­ne è diver­so. Quin­di pri­ma di tut­to quel­lo, ma come grup­po l’ho già det­to, for­se sal­ta fuo­ri un bra­no con Man­ny, però a livel­lo musi­ca­le pur­trop­po il tem­po è quel­lo che è, ormai.

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Giulia-Gloria-Chandal Costa

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