87 milioni di profili Facebook manipolati: Zuckerberg e il caso “Cambridge Analytica”

Mat­tia Alfano

«Signor Zuc­ker­berg, negli ulti­mi gior­ni ha man­da­to dei mes­sag­gi a qual­cu­no.» «Si.»

«Vor­reb­be dir­ci il con­te­nu­to e a chi ha invia­to quei mes­sag­gi qui pub­bli­ca­men­te?» Dopo qual­che atti­mo di imba­raz­zo, l’inventore del colos­so Face­book rispon­de:  «No.» Le doman­de mira­te e alla par­ven­za bana­li del sena­to­re demo­cra­ti­co Dick Dur­bin, davan­ti al con­gres­so Usa per il caso Cam­brid­ge Ana­ly­ti­ca, met­to­no al muro Mark Zuc­ker­berg.

Biso­gna però fare pri­ma un po’ di chia­rez­za. Il caso deno­mi­na­to “Cam­brid­ge Ana­ly­ti­ca” è scop­pia­to nel wee­kend tra il 17 e il 18 mar­zo ad ope­ra di alcu­ni pesan­ti arti­co­li usci­ti sul Guar­dian e sul New York Times. Que­sti han­no dimo­stra­to un uso scor­ret­to di una immen­sa quan­ti­tà di dati pre­si da Face­book da par­te di una socie­tà di con­su­len­za chia­ma­ta Cam­brid­ge Ana­ly­ti­ca. Que­sta azien­da ingle­se, di idee con­ser­va­tri­ci, ha lo sco­po di pre­le­va­re un’enorme quan­ti­tà di dati dai vari social net­work e, tra­mi­te l’uso di algo­rit­mi com­ples­si, rie­la­bo­rar­li al fine di otte­ne­re un pre­ci­so pro­fi­lo psi­co­lo­gi­co dei vari uten­ti. In que­sto modo la socie­tà si appli­ca poi per atti­va­re, sem­pre tra­mi­te social, una sor­ta di “pro­pa­gan­da mira­ta” al fine di otte­ne­re il con­sen­so di voto di quel­la per­so­na  per un deter­mi­na­to par­ti­to o per­so­nag­gio poli­ti­co. Il mul­ti­mi­liar­da­rio infor­ma­ti­co e impren­di­to­re sta­tu­ni­ten­se è sta­to cita­to in giu­di­zio per aver per­mes­so que­sta rac­col­ta e di aver poi sot­to­va­lu­ta­to e nasco­sto la cosa. Secon­do alcu­ne fon­ti sareb­be­ro cir­ca 87 milio­ni i pro­fi­li Face­book usa­ti dal­la com­pa­gnia ingle­se di cui cir­ca 214 mila quel­li ita­lia­ni. Que­sto caso si è abbat­tu­to poi sul pre­si­den­te USA Donald Trump e sul­le pre­si­den­zia­li del 2016. L’entourage di Trump infat­ti ha affi­da­to la gestio­ne del­le rac­col­ta dati per la cam­pa­gna elet­to­ra­le pro­prio a Cam­brid­ge Analytica.

Non si sa di preciso quanto l’azienda abbia collaborato né con quali strumenti, ma da indagini giornalistiche e giudiziarie si è venuto a conoscenza che l’attività online pro Trump fu molto organizzata e su larga scala. Così come lo è stata l’attività di scredito nei confronti di Hillary Clinton.

Tor­nan­do alle rispo­ste imba­raz­za­te di Mark Zuc­ker­berg, ver­reb­be da dire che si è com­por­ta­to in modo del tut­to nor­ma­le. Mol­tis­si­mi com­men­ti di per­so­ne lo han­no pre­so a male paro­le per non aver dichia­ra­to il con­tra­rio, e cioè, per non aver volu­to dichia­ra­re il con­te­nu­to dei mes­sag­gi per­so­na­li. D’altronde, chi lo fareb­be mai? Chi vor­reb­be dichia­ra­re pro­prio tut­to di ciò che pen­sia­mo? Nes­su­no. La veri­tà è che qua­si tut­te le per­so­ne di que­sto mon­do si sono scon­tra­te con le miglio­ri men­ti del­la Sili­con Val­ley. Costo­ro, infat­ti, han­no intro­dot­to, nel­la nostra vita quo­ti­dia­na, una paro­la a dir poco “dia­bo­li­ca”: con­di­vi­sio­ne. Que­sto ter­mi­ne infat­ti è posi­ti­vo. Impli­ca appie­no il valo­re di socia­li­tà, di col­let­ti­vi­tà e di ami­ci­zia. E chi non vor­reb­be esse­re socie­vo­le e dispo­ni­bi­le nei con­fron­ti degli altri? Anche in que­sto caso nes­su­no. Ma sia­mo con­sa­pe­vo­li di tut­to ciò che vi sta die­tro a que­sto mon­do di con­di­vi­sio­ni, like, foto e tag? Sia­mo vera­men­te con­sa­pe­vo­li del con­trol­lo e del­lo sfrut­ta­men­to che vie­ne eser­ci­ta­to da que­ste piat­ta­for­me vir­tua­li? Solo in par­te. For­tu­na­ta­men­te però, alme­no in Euro­pa, si sta cer­can­do di prov­ve­de­re ad un mag­gio­re incre­men­to del­le nor­me sul­la pri­va­cy per cer­ca­re di por­re un mini­mo fre­no a que­sto dila­ga­re di contenuti.

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