La questione siriana e le nuove tensioni internazionali

Loren­zo Rossi

La rap­pre­sa­glia con­tro Assad era sta­ta annun­cia­ta, e Trump ha man­te­nu­to la paro­la: all’al­ba di Saba­to scor­so ben 120 mis­si­li sono piom­ba­ti su tre siti di pro­du­zio­ne di armi chi­mi­che vici­ni a Dama­sco e appar­te­nen­ti al regi­me del dit­ta­to­re. Gli USA non sono sta­ti i soli a com­pie­re il raid aereo, a esso han­no par­te­ci­pa­to pure Fran­cia e Regno Unito.

È sta­ta distrut­ta la loro capa­ci­tà di pro­dur­re armi chi­mi­che. E da par­te loro non c’è sta­ta nes­su­na vittima.

Così ha com­men­ta­to il Pre­si­den­te fran­ce­se Macron.
Ma a cosa è dovu­to que­sto mas­sic­cio attac­co con­tro Assad? Com’è facil­men­te intui­bi­le, tut­to è ricon­du­ci­bi­le allulti­mo uti­liz­zo di armi chi­mi­che da par­te del regi­me con­tro civi­li e ribel­li, avve­nu­to il 7 Apri­le a Dou­ma, nel­la Ghu­ta orien­ta­le, in cui alme­no un cen­ti­na­io di per­so­ne han­no per­so la vita a cau­sa del gas sarin e di altri gas a base di clo­ro rilasciati.
La situa­zio­ne, però, ave­va gene­ra­to una fuga di noti­zie mol­to con­tra­stan­ti da par­te di innu­me­re­vo­li fon­ti. La Socie­tà Medi­ca Ame­ri­ca­no-siria­na (SAMS), la dife­sa civi­le siria­na – i cosid­det­ti Caschi Bian­chi – e l’Osservatorio siria­no per i dirit­ti del­l’uo­mo (SOHR) sono sta­ti i pri­mi a ren­de­re nota la noti­zia e ad accu­sa­re il dit­ta­to­re di un deli­be­ra­to mas­sa­cro di Stato.

I media siriani, sotto il controllo del regime, avevano negato ogni coinvolgimento di quest’ultimo, accusando pure laccaduto di essere una messinscena di numerosi attori ribelli.

Que­ste due inter­pre­ta­zio­ni sono sta­te trat­ta­te da nume­ro­si media in cui spes­so è faci­le rico­no­sce­re unaffi­lia­zio­ne con Sta­ti Uni­ti o Rus­sia. Inol­tre, men­tre le fon­ti di que­stulti­ma con­fer­ma­va­no lassen­za di qual­sia­si agen­te chi­mi­co, Macron rite­ne­va di pos­se­de­re la pro­va – che fino­ra non è sta­ta rive­la­ta — per inca­stra­re Assad.
LONU, mostra­ta­si neu­tra­le alle due ver­sio­ni, ha man­da­to nei gior­ni scor­si alcu­ni mem­bri dellOPAC — l’Organizzazione per la proi­bi­zio­ne del­le armi chi­mi­che – nel­la zona dell’accaduto per indagare.
Que­sta situa­zio­ne com­pli­ca­ta non ha comun­que fat­to desi­ste­re Trump e i suoi omo­lo­ghi di Fran­cia e Regno Uni­to, dallordi­na­re il lan­cio di una piog­gia di mis­si­li Crui­se su tre siti di fab­bri­ca­zio­ne di armi chi­mi­che già da tem­po individuati.

Il tutto è terminato con un tweet del Presidente statunitense che annunciava “missione compiuta”.

Il Tycoon ha volu­to così dimo­stra­re che il suo approc­cio a que­sto gene­re di situa­zio­ni è ben diver­so da quel­lo del suo pre­de­ces­sore, Oba­ma.
Qua­li saran­no ora le ten­sio­ni dal pun­to di vista inter­na­zio­na­le? Si pro­spet­ta un for­te con­flit­to diplo­ma­ti­co e media­ti­co tra Sta­ti Uni­ti e Rus­sia, che è sta­ta accu­sa­ta pure dal pre­si­den­te fran­ce­se di aver con­tri­bui­to all’attacco chi­mi­co sui civi­li siria­ni. La ten­sio­ne fra le due super­po­ten­ze era già alta nei gior­ni scor­si, quan­do alcu­ni jet rus­si han­no sor­vo­la­to a bas­sa quo­ta il cac­cia­tor­pe­di­nie­re sta­tu­ni­ten­se Donald Cook al lar­go del­le coste siria­ne. In quel caso lammi­ra­glio Vik­tor Krav­chen­ko si è giu­sti­fi­ca­to ridu­cen­do latto ad un gesto di inti­mi­da­zio­ne, moti­va­to dal fat­to che la nave si sta­va avvi­ci­nan­do ad un base russa.
Dopo gli avve­ni­men­ti di saba­to, la Rus­sia ha pro­po­sto del­le san­zio­ni per gli Sta­ti Uni­ti che sono sta­te poi boc­cia­te dal Con­si­glio di Sicu­rez­za dellONU. Al con­tra­rio, Nik­ki Haley, amba­scia­tri­ce ame­ri­ca­na pres­so le Nazio­ni Uni­te, ha dichia­ra­to l’in­ten­zio­ne di un aumen­to del­le san­zio­ni ver­so la Fede­ra­zio­ne Rus­sa. Gli USA han­no inol­tre invi­ta­to gli allea­ti – Regno Uni­to e Fran­cia – ad un mag­gio­re con­trol­lo sul ter­ri­to­rio siria­no e allado­zio­ne di un nuo­vo pro­gram­ma con­tro l’uso di armi chi­mi­che che sarà pre­sen­ta­to pres­so lONU oggi stesso.
Il Papa ha com­men­ta­to lacca­du­to dicen­do do esse­re “pro­fon­da­men­te tur­ba­to dallattua­le situa­zio­ne mon­dia­le” e pare non sia luni­co a pen­sar­la così. La spe­ran­za è che d’o­ra in poi la Siria rispet­ti gli accor­di inter­na­zio­na­li sulluso degli arma­men­ti chi­mi­ci ai qua­li ha ade­ri­to nel 2013. Pare, però, che attual­men­te Assad stia aven­do la meglio sul­le for­ze ribel­li. Per ora, un pun­to chia­ve del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne Trump e dei suoi allea­ti rima­ne quel­lo di scon­fig­ge­re defi­ni­ti­va­men­te la pre­sen­za dellISIS nel territorio.
La que­stio­ne siria­na è, ormai da mol­to tem­po, un pun­to cal­do negli sce­na­ri geo­po­li­ti­ci inter­na­zio­na­li. Le ten­sio­ni fra le varie poten­ze coin­vol­te nel­la vicen­da riman­go­no alte ed ogni deci­sio­ne futu­ra potrà con­si­de­rar­si tan­to un rischio quan­to una pos­si­bi­le soluzione.

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