Eurovision Song Contest: spettacolo, musica ed emozioni

Giu­lia-Glo­ria-Chan­dal Costa 

Ieri sera si è con­clu­sa la 63ª edi­zio­ne del­l’Eu­ro­vi­sion Song Con­te­st all’Al­ti­ce Are­na di Lisbo­na (are­na di 480m²). Alla com­pe­ti­zio­ne, con­si­de­ra­ta l’evento non spor­ti­vo più segui­to, han­no par­te­ci­pa­to ven­ti­sei Pae­si che si sono sfi­da­ti duran­te la fina­le, tra bal­li, coreo­gra­fie e momen­ti emo­zio­nan­ti. Alla fine l’ha spun­ta­ta l’i­srae­lia­na Net­ta con la sua Toy, un bra­no che rima­ne nel­la men­te fin da subi­to, lot­tan­do con la secon­da clas­si­fi­ca­ta, Ele­ni Fou­rei­ra, diret­ta­men­te da Cipro con Fue­go e un bal­lo e una coreo­gra­fia in sti­le Beyoncé.

L’ar­ti­sta israe­lia­na Net­ta, vin­ci­tri­ce del­l’Eu­ro­vi­sion 2018.

I nostri ita­lia­ni, Ermal Meta e Fabri­zio Moro, han­no par­te­ci­pa­to con Non mi ave­te fat­to nien­te, il bra­no vin­ci­to­re dell’ultima edi­zio­ne del Festi­val di San­re­mo, e gra­zie al tele­vo­to sono riu­sci­ti ad otte­ne­re un otti­mo quin­to posto. Ad apri­re la sera­ta sono sta­ti alcu­ni can­tan­ti por­to­ghe­si, tra cui Mari­za, la cui musi­ca tra­di­zio­na­le — il Fado — è con­si­de­ra­ta patri­mo­nio dell’UNESCO. É segui­ta, poi, la sfi­la­ta del­le ban­die­re e dei can­tan­ti in gara, con quat­tro con­dut­tri­ci facen­ti par­te del­la TV e del cine­ma portoghesi.

Al termine delle ventisei esibizioni è stato dato il via al televoto, al quale ogni Paese non poteva votare il proprio e componeva il 50% dei punti, mentre l’altra parte dei punti è stata assegnata dalle giurie nazionali di quarantatré Paesi.

LEuro­vi­sion è una mani­fe­sta­zio­ne musi­ca­le nata nel 1956. Da allo­ra, ogni anno i Pae­si euro­pei e altri si sfi­da­no. Ogni Pae­se ha la sua via per deci­de­re il pro­prio con­cor­ren­te: in Ita­lia vie­ne deci­so tra­mi­te il Festi­val di San­re­mo, dove dal 2015 al vin­ci­to­re vie­ne data la pos­si­bi­li­tà di rap­pre­sen­ta­re il Pae­se sal­vo rinun­cia. Inol­tre, ogni anno il Pae­se che vin­ce ha loppor­tu­ni­tà di orga­niz­za­re l’evento dell’anno successivo.
Que­st’anno le can­zo­ni in gara era­no qua­ran­ta­tré all’inizio e si sono ridot­te a ven­ti­sei gra­zie alle due semi­fi­na­li tenu­te­si l’8 e il 10 maggio.

Ita­lia, Regno Uni­to, Fran­cia, Ger­ma­nia e Spa­gna, in quan­to Pae­si fon­da­to­ri dell’evento, e il Pae­se ospi­tan­te acce­do­no alla fina­le di dirit­to.
Mol­to varie­ga­te sono sta­te le varie esi­bi­zio­ni dei diver­si Pae­si. Ad apri­re la gara vera e pro­pria è sta­to l’ucraino Melo­vin con la sua Under the lad­der, dan­do spet­ta­co­lo tra un pia­no­for­te, del fuo­co e la sua len­te a con­tat­to di un azzur­ro chia­ris­si­mo. Poi è sta­to il tur­no di Ama­ia e Alfre­do dal­la Spa­gna con un roman­ti­co bra­no dal tito­lo Tu Can­cíon. La slo­ve­na Lea Sirk si è pre­sen­ta­ta con i capel­li lega­ti rosa e ha can­ta­to nel­la sua lin­gua Hva­la, nie!, che in ita­lia­no vuol dire “No gra­zie”, coin­vol­gen­do il pub­bli­co can­tan­do; men­tre la Litua­nia è sta­ta rap­pre­sen­ta­ta da Ieva Zasi­mu­skai­tė con la can­zo­ne When we’­re old, bra­no in ingle­se e litua­no. Il quin­to ad esi­bir­si è sta­to l’austriaco Cesár Samp­son con Nobo­dy but you, un bra­no pop che ha col­pi­to ed è arri­va­to ter­zo, a sor­pre­sa, nel­la clas­si­fi­ca fina­le. Per Samp­son era la pri­ma vol­ta come can­tan­te soli­sta, ma ave­va già par­te­ci­pa­to nel ruo­lo di cori­sta. Eli­na Nechaye­va, can­tan­te liri­ca esto­ne, ha can­ta­to un bra­no in ita­lia­no, La For­za, per cele­bra­re la musi­ca ita­lia­na, e indos­sa­va un vesti­to costa­to cir­ca 65mila euro e vi era­no crea­ti effet­ti spe­cia­li. Per set­ti­mo si è esi­bi­to il nor­ve­ge­se Ale­xan­der Rybak con la sua Tha­t’s how you wri­te a song, una can­zo­ne alle­gra e movi­men­ta­ta anche dall’entusiasmo del ragaz­zo, che ave­va già vin­to l’Eurovision nel 2009 con la can­zo­ne Fai­ry­ta­le. Poi è arri­va­to il tur­no del Por­to­gal­lo, con Cláu­dia Pascoal (anche lei con i capel­li di un rosa acce­so) che can­ta O Jar­dim in por­to­ghe­se; e del Regno Uni­to, con SuRie e la sua Storm. Al deci­mo posto han­no can­ta­to i rap­pre­sen­tan­ti del­la Ser­bia San­ja Ilic e Bal­ka­ni­ka, che han­no pre­sen­ta­to il bra­no Nova deká in ser­bo. Il tede­sco Michael Schul­te ha can­ta­to You let me walk alo­ne, can­zo­ne dedi­ca­ta al padre che ha per­so quan­do ave­va 10 anni, men­tre il roc­ker alba­ne­se Eugent Bush­pe­pa ha can­ta­to Mall in alba­ne­se. La Fran­cia si è pre­sen­ta­ta con il duo Mada­me Mon­sieur, che ha can­ta­to Mer­cy ed è riu­sci­to a coin­vol­ge­re ha coin­vol­to il pub­bli­co nel fina­le del­la canzone.

Uno dei Paesi rivelazione è stata la Repubblica Ceca, che ha schierato il giovane Mikolas Josef con Lie to me, che rimane facilmente in mente tra acrobazie e musica.

Non è sta­ta da meno la Dani­mar­ca con Rasmus­sen, che ha can­ta­to Higher ground, bra­no ispi­ra­to a un vichin­go esi­sti­to real­men­te, Magnus Erlends­son, che soste­ne­va i con­flit­ti non vio­len­ti. Al sedi­ce­si­mo posto ha can­ta­to l’australiana Jes­si­ca Mau­boy con We got love, bra­no pop e orec­chia­bi­le, segui­ta dal­la fin­lan­de­se Saa­ra Aal­to e la sua Mon­sters, dove can­ta­va giran­do lega­ta a una ruo­ta e poi bal­lan­do sul pal­co dell’arena. Han­no poi gareg­gia­to gli Equi­nox dal­la Bul­ga­ria con Bones e il trio mol­da­vo DoRe­Dos con My luc­ky day, con una coreo­gra­fia, una melo­dia e dei vesti­ti coin­vol­gen­ti che han­no ricor­da­to una sce­na di tea­tro. Poi lo sve­de­se Ben­ja­min Ingros­so, cugi­no di Axwell Ingros­so dei Swe­dish Hou­se Mafia, che con la sua Dan­ce you off ha ricor­da­to Justin Tim­ber­la­ke e Michael Jack­son men­tre can­ta­va e ballava.

Gli unici a suonare un po’ di metal sono stati gli Aws, gruppo rock, con il brano in ungherese Viszlát nyár.

La sera­ta è con­ti­nua­ta con il can­tan­te coun­try Way­lon dai Pae­si Bas­si, che ha can­ta­to Outlaw in ‘em, ripor­tan­do in Euro­pa un po’ di quel­lo sti­le ame­ri­ca­no coun­try rock; e con Toge­ther dell’irlandese Ryan O’Shau­gh­nes­sy, can­zo­ne cal­ma accom­pa­gna­ta anche da ballerini.
Sen­za dub­bio c’erano i favo­ri­ti, come Israe­le e Cipro, ma il tele­vo­to ha dato una ribal­ta­ta alla clas­si­fi­ca facen­do sali­re in alto alcu­ni Pae­si. I nostri ita­lia­ni stes­si sono riu­sci­ti ad otte­ne­re un otti­mo risul­ta­to, nono­stan­te sem­bra­va il con­tra­rio con i voti del­le 43 giu­rie nazio­na­li. Una sor­pre­sa è sta­ta l’Austria, che è riu­sci­ta ad arri­va­re ter­za e ha sfio­ra­to la vit­to­ria, pri­ma dei pun­ti otte­nu­ti da Israe­le e Cipro con il televoto.
Duran­te l’attesa del tele­vo­to si sono esi­bi­ti altri can­tan­ti por­to­ghe­si, come Bran­ko, May­ra Andra­de e altri e Sal­va­dor Sobral, vin­ci­to­re dell’edizione dell’anno scor­so dell’Eurovision.
Insom­ma uno spet­ta­co­lo che ogni anno va in sce­na otte­nen­do sem­pre otti­mi risul­ta­ti e c’è da scom­met­te­re che sarà così anche l’anno pros­si­mo in Israele.

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